L’Esperia ed il sogno dello scudetto nel campionato di calcio svanito per poco

EsperiaSono 25 gli ultras del Como che sono stati colpiti dalla decisione della divisione anticrimine della questura di Como che ha emesso altrettanti Daspo per gli scontri avvenuti fuori dalla stadio Sinigaglia il 14 gennaio 2018 scorso dopo l’incontro con il Varese. Tali disposizioni, che precludono l’accesso agli impianti, hanno durata 3 anni per 12 “tifosi” incensurati e di 5 anni a 13 persone pregiudicate o con precedenti di polizia. Un episodio di cronaca che ben poco ha a che fare con le vicende che contraddistinguono una partita di calcio. Eppure, ancora una volta, sono proprio questi fatti ad occupare spazi importanti sui media a discapito delle gesta sportive. Anzi, arrivando pure a condizionarle. Il Como ha infatti disputato le ultime due partite (peraltro vinte, cosa che ha permesso agli azzurri di occupare saldamente il terzo posto in classifica) senza la presenza sugli spalti di tutti coloro (e sono la maggior parte) che si recano allo stadio per sostenere i colori della loro passione. Tutto questo ci porta a riflettere sul fatto che non sempre è stato così perché ci fu un tempo in cui lo sport, e il calcio, nella nostra città costituì occasione di riscatto per i giovani e, per quasi un decennio, fu una società sportiva a salire in particolare agli onori della ribalta facendo parlare di sé non solo per i risultati raccolti sul campo, dove arrivò a “sfiorare” lo scudetto (e stiamo parlando del titolo tricolore vero e proprio), bensì anche per gli aspetti sociali che contraddistinguevano le proprie attività. Ad incarnare tutto questo fu l’Esperia di Como, società sportiva fondata nel 1914 con la denominazione Associazione Ex Martinitt e composta da ragazzi e studenti provenienti soprattutto dall’orfanotrofio di Como, dipendenza comasca dei Martinitt di Milano.

Erano gli anni del I conflitto mondiale e sospese le attività del FBC Como, in quanto buona parte dei suoi effettivi erano a combattere al fronte, il sodalizio manteneva viva l’attività calcistica in città. La svolta, a guerra conclusa, arrivò nell’estate del 1920. L’Esperia, nome adottato dal sodalizio nel 1919 dopo una vera e propria indagine tra i suoi soci attivi, conquistò il titolo lombardo nel campionato U.L.I.C., una federazione calcistica parallela alla F.I.G.C. ma caratterizzata da minor vincoli per i club che vi si iscrivevano, accomunati soprattutto dalla passione (tra altre società del territorio che partecipavano a tornei ULIC ricordiamo, ad esempio, le ancora attive Ardisci e Spera di via Borgovico e la Sport Maslianico, società antesignana dell’attuale Maslianico Calcio). Quell’estate, preso in affitto un terreno in via Milano dove allestì il proprio campo di gioco (il campo del Como si trovava invece in via dei Mille) l’Esperia dunque si iscrisse alla F.I.G.C. che la collocò nel campionato di Promozione, la serie B di quei tempi. Al termine della stagione 1920-1921, dopo un cammino trionfale, l’Esperia (che sconfisse anche la Canottieri Lecco) venne promossa in Prima Categoria ovvero in serie A. L’exploit degli Aquilotti, così come erano soprannominati i suoi giocatori dal nome della testata del periodico societario, continuò l’anno successivo dove l’Esperia raggiunse le semifinali nazionali. Complice la defezione di ventiquattro società italiane (che decisero di non partecipare al campionato federale per protestare contro la eccessiva presenza di club di medio/piccole dimensioni alla Prima Categoria) l’Esperia vinse il proprio girone di qualificazione e nella fase finale regionale estromise il Como laureandosi Campione di Lombardia. Per ottenere il lasciapassare per la sfida scudetto (allora il campionato si concludeva con una fase simile ai moderni play-off), alla quale si era qualificata la Novese che poi avrebbe vinto il titolo, gli ostacoli da superare erano costituiti dalla Spal di Ferrara e dalla Sampierdarenese, una delle tre società da cui nacque nel 1946 la Sampdoria. Complice l’inesperienza, ed anche un po’ di sfortuna, i biancostellati comaschi conclusero la loro avventura al terzo posto nel girone, con due punti all’attivo, lasciando alla Sampierdarenese il lasciapassare per la finalissima. L’ottima, e inaspettata stagione secondo quanto riportarono le cronache dell’epoca, permimse all’Esperia di conservare il posto nella nuova serie A, denominata I Divisione, alla quale erano state riammesse anche le società che l’anno prima si erano allontanate dalla FIGC. Questo secondo campionato, 1922-23, fu deludente e si concluse con la retrocessione in serie B, denominata II Divisione. L’Esperia, però, non demeritò: in tante partite la sconfitta arrivò con il minimo scarto e, comunque, la squadra comasca raggiunse alcuni risultati di prestigio come il pareggio colto per 0-0 a Marassi col Genoa campione d’Italia (e le cronache nazionali, non comasche, raccontano di un gol annullato ai comaschi per un fuorigioco inesistente) e l’1-1 rimediato, sempre in trasferta, con il Milan. Con la Juventus le sconfitte invece furono due e sempre per 1-0 mentre il momento più bello dell’anno coincise con la vittoria colta per 3-2 sull’Udinese. Da segnalare che, come affermò lo stesso difensore, già nazionale, Renzo De Vecchi, il Genoa si presentò caricatissimo al campo di via Milano per il match di ritorno in quanto voglioso di riscattare lo 0-0 cui era stato costretto dai “volenterosi giovani comaschi”. Dopo due campionati in II Divisione ed una retrocessione in III (la serie C), il 21 maggio 1926, l’Esperia si fuse con il Como, dando vita all’Associazione Calcio Comense. Una decisione che riguardò, però, le attività della prima squadra. Il club biancostellato rimase attivo con il settore giovanile e con le squadre dopolavoristiche, molto in voga durante il periodo del regime. Gli annali del calcio italiano riportano ancora il nome dell’Esperia nel biennio 1946-48 quando, ricostituita una prima squadra ed acquisiti i titoli sportivi del Fino Mornasco Calcio, prese parte a due campionati di serie C. Nel mese di luglio del 1948, complice però la necessità di darsi un’organizzazione stabile soprattutto dal punto di vista economico, la squadra di calcio venne definitivamente dissolta lasciando in attività, ancora per qualche stagione, i giovani. Poi, progressivamente, le attività sportive di questo club, che all’apice della sua fama poteva contare anche su un’agguerrita sezione di atletica leggera ma anche di alpinismo, iniziarono a scemare rimanendo attivo esclusivamente come sodalizio organizzatore di eventi sportivi, ricreativi e culturali. Ed infatti, ancora oggi, al Centro Cardinal Ferrari ha sede la sezione filatelia e collezionismo del Club Esperia 1919, la società calcistica di Como che arrivò a “sfiorare” lo scudetto.

L’articolo sull’Esperia nelle pagine de Il Settimanale

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