Dalla Legge di bilancio oltre 13 milioni (in sei anni) per la manutenzione delle strade provinciali comasche. Una volta, invece, qui si sperimentava il futuro

Da un settimanale d’epoca (1922) le condizioni di una strada comasca nel periodo invernale

13 milioni e 197 mila euro da utilizzare per sistemare le strade comasche. È quanto la Legge di Bilancio 2018 attribuisce al nostro territorio, per un periodo complessivo di sei anni, in base a quanto disposto dal decreto di riparto proposto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio riservato ad interventi di manutenzione della rete stradale di province e città metropolitane che ha ottenuto l’assenso da parte della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali. Una vera e propria boccata d’ossigeno per il nostro tessuto viabilistico che ha urgente bisogno, in più di un’occasione, di una necessaria serie di lavori di sistemazione e ripristino. Sembra infatti impossibile che la sconsolante realtà odierna sia stata preceduta da tempi dove proprio il territorio di Como era stato testato per dimostrare l’evoluzione nelle tecniche di costruzione e mostrare, a tutta Italia, quale fosse il futuro delle vie di comunicazione per i veicoli a motore. Forse, infatti, non tutti sanno che proprio l’attuale A9 fu la prima autostrada costruita in Italia. Venne realizzata tra il 1923 ed il 1925 ed il primo lotto il 23 settembre 1924 venne inaugurato dal viaggio di una Lancia Trikappa di casa Savoia con a bordo Re Vittorio Emanuele III.

L’autostrada: un concetto innovativo per il nostro Paese nei primi anni ‘20 del secolo scorso ma che, al momento della presentazione dell’idea, fu salutato con grande entusiasmo con queste parole: “Non si può che definire colossale l’impresa di costruire oggi una strada per uso esclusivo di autoveicoli, pavimentata con sistemi moderni per una spesa globale di 60 milioni”. L’autostrada, “grazie alla quale non sarà difficile pertanto raggiungere Como da Milano in 40 minuti”, fu frutto dell’iniziativa dell’Ing. Piero Puricelli,  tra i fondatori della Società Anonima Autostrade’, il soggetto economico che ottenne nei primi giorni del mese di dicembre del 1922 la concessione ufficiale del Governo per la sua costruzione da Milano ai laghi lombardi. Lo stile aulico dell’epoca, in effetti, rende giustizia a quelle che erano le grandi novità che accompagnavano un’opera del genere. Infatti oltre alla rapidità di comunicazioni fra Milano ed il comasco, per motivi economici e turistici (anche a livello internazionale), le innovazioni dell’autostrada erano sintetizzate nello “sfollamento degli autoveicoli dalle strade ordinarie provinciali e comunali a tutto vantaggio del traffico locale a base di carretti trainati da quadrupedi e dei pedoni, frequentemente minacciati nella persona e sempre avvolti da una soffocante nube di polvere; la diminuzione, grande, se non la scomparsa, degli investimenti automobilistici dovuto allo sviluppo quasi rettilineo e con rarissime ampie curve del percorso; alla larghezza della strada, più che sufficiente per la corsa veloce di due colonne di autovetture in senso contrario, e alla quasi mancanza di polvere”.

Interessante, sempre dando uno sguardo a come si deteriorano le strade di nuova costruzione o di recente rifacimento al giorno d’oggi (per un esempio dei più recenti a Como basta percorrere via d’Annunzio dalle rotonde con la strada Varesina a via Venturino in quel di Lazzago, chiusa tre giorni in autunno per il suo ripristino e che ora ha visto parte del fondo cedere con tanto di cartelli che costringono le auto a viaggiare quasi al centro della carreggiata), sono le prescrizioni relative al modo in cui si sarebbe dovuto realizzare la pavimentazione: “speciale, ovvero che dovrà rispondere ai seguenti requisiti: abolire la polvere, essere impermeabile e facilitare lo scolo delle acque di pioggia, ridurre al minimo l’attrito, evitare la possibilità di cedimenti e qualunque causa di deformazione del profilo, rendere minime le usure. La strada sarà realizzata in calcestruzzo, in strati di diversa grossezza, su ottimo fondo ghiaioso con uno strato superficiale di catrame preparato appositamente”. Verrebbe da pensare: altri tempi ed altra cura nel realizzare le opere pubbliche.

Tornando all’attualità a provvedere all’erogazione delle risorse per la manutenzione della rete viaria alla Provincia di Como sarà la Direzione Generale per le strade e autostrade e per la vigilanza e la sicurezza nelle infrastrutture stradali del Ministero, entro il 30 giugno di ogni anno. Il decreto disciplina l’utilizzo delle risorse, che non potranno essere utilizzate per realizzare nuove tratte di infrastrutture o interventi non di ambito stradale, ma solo per interventi di progettazione e di adeguamento normativo, miglioramento della sicurezza, percorsi per la tutela di utenti deboli, salvaguardia pubblica incolumità, riduzione dell’inquinamento ambientale, riduzione del rischio da trasporti soprattutto quelli eccezionali, incremento della durabilità e riduzione dei costi, anche grazie alla programmazione pluriennale.

L’articolo sulle pagine de Il Settimanale

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