La tortuosa storia del rugby a Como

rugby-2269889_1920Un detto dice che la terza volta è quella buona. Il futuro certamente lo dirà ma i presupposti sembrano dar ragione alla cultura popolare. In ogni caso è dal 2005 che prosegue con crescente successo l’avventura sportiva del Rugby Como. A prima vista questa può apparire come una delle più recenti società sportive istituite nel nostro territorio. Un sodalizio che, a tutt’oggi, può vantare una squadra che milita in serie C2 ed un vasto movimento giovanile che si spinge fino ai piccolissimi under 6 senza dimenticare la sezione femminile. Eppure lo sport del rugby ha fatto più volte capolino nella nostra città, in un tortuoso percorso di successi e delusioni sepolti nelle cronache d’epoca. Eventi che meritano di essere ricordati perché, nel suo piccolo, questa società ha contribuito anch’essa a scrivere una parte della storia sportiva della città.

Il primo tentativo di importare il rugby in città avvenne nella seconda metà degli anni ‘30 con diverse iniziative organizzate dall’Opera Nazionale Balilla e poi dalla Gioventù Italiana del Littorio. A Como vennero allestite compagini giovanili dedicate a questo sport e la nostra città fu anche teatro di match tra squadre italiane che all’epoca primeggiavano in quello che, dal 1938, sarebbe diventato lo sport della “palla ovale” nella ricerca dell’italianizzazione estrema del linguaggio da parte del Regime Fascista. In ogni caso si trattò di un’attività sporadica.

Il vero e proprio successo del rugby di manifestò in quella che può essere definita la prima età “aurea” dello sport comasco ovvero l’immediato dopoguerra ed i primi anni ‘50. Mentre il nome di Como saliva alla ribalta dei quotidiani sportivi per le gesta della sua squadra di calcio in serie A, priva di stranieri, e la Ginnastica Comense vinceva quattro scudetti consecutivi nella pallacanestro femminile, anche il rugby dimostrava di essere vivo e competitivo. La compagine comasca, dalle casacche color “bianco-malva”, si iscrisse nel 1946 al campionato di I Divisione, la serie C dell’epoca. Grande rivale, in questo periodo, si dimostrò il 15 arancionero della Rhodense con il quale si diede vita ad un appassionante duello per due stagioni. Una sfida che si concluse con la promozione in serie B del Rugby Como nel 1948. Allora, come oggi, il 15 comasco disputava i propri incontri in via Belvedere e qui, per sei stagioni consecutive, si comportò egregiamente nella serie cadetta rischiando, in più occasioni, di entrare nella lotta per la promozione in serie A. E nonostante si trattasse di serie B l’interesse verso questo sport e questa squadra era veramente rilevante nonostante nell’immaginario collettivo si continui a pensare che il calcio abbia sempre monopolizzato l’interesse sportivo dell’Italia in qualunque epoca. Così non è stato. In particolar modo in quel periodo soprattutto per le influenze portate dagli eserciti alleati che nella seconda parte del II conflitto mondiale risalirono la nostra penisola. Con gli eserciti si diffuse anche la conoscenza, poi diventata passione, ad esempio per il baseball che giocavano i militari statunitensi nonché del rugby inglese. Sport che ottennero grande risalto non solo sulla carta stampata ma anche nelle prime trasmissioni radiofoniche “ad hoc” dedicate al mondo sportivo. È il caso del rotocalco radiofonico “Domenica Sport” lanciato dalla Rai nel 1952 dove comparve anche il nome di Como con la sua squadra che vide sfumare, in un match contro la Juventus di Torino, le possibilità di inserirsi nella lotta promozione per la massima serie. Tra gli avversari del Rugby Como, infatti, non mancavano le sezioni sportive dedicate al rugby di famosi club calcistici (oltre alla Juventus gli annali riportano anche il nome, ad esempio, del Rugby Internazionale di Milano, diretta emanazione dei neroazzurri pluricampioni d’Italia). Tutto sembrava presagire un futuro quanto meno discreto per questa società sennonché, nel 1955, il Rugby Como si trova senza impianto. Il campo Belvedere viene sempre più richiesto dalle società calcistiche minori della città le quali si lamentano con Palazzo Cernezzi dello stato in cui il campo viene lasciato dopo gli incontri di rugby. La situazione si trascina per un anno finché il Comune esclude la possibilità che questo sport possa essere ancora ospitato dall’impianto di Camerlata. Fino al 1958 i biancomalva riducono, quindi, le loro apparizioni peregrinando per la città e i dintorni (numerosi incontri si disputeranno, per esempio, a Brunate) finché, data l’impossibilità di poter disporre di un terreno di gioco ufficiale, il rugby chiude i battenti. Di palla ovale in città, neanche a farlo apposta, si tornerà a parlarne alla vigilia del secondo periodo aureo sportivo di Como, ovvero gli anni ‘80, ma si tratta, comunque, di un’esperienza limitata. Tutto questo fino al 2005 quando il rugby torna prepotentemente alla ribalta e da 13 anni prosegue le sue attività proprio in quel campo del Belvedere, concesso ufficialmente dal 2012 dal Comune di Como a questa società, nel solco del proprio passato. Quando si dice che i ricorsi storici non esistono…

L’articolo pubblicato da Il Settimanale – rugby

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