Il viaggio lungo 130 anni di una ferrovia tra ferro, legno e seta: la Como – Lecco

Copertina libro2Il 2018 costituisce un anno particolarmente significativo di ricorrenze relative a diverse linee ferroviarie che hanno avuto, o che recitano ancora, un ruolo nel deficitario (e non pienamente sfruttato) panorama del trasporto pubblico nel nostro territorio. Tra queste un ruolo di primo piano spetta alla linea ferroviaria Como-Lecco inaugurata 130 anni fa. Ci riferiamo alla strada ferrata considerata la “Cenerentola” dei collegamenti comaschi ma che, a differenza di altre, pur tra mille difficoltà ed altrettanti motivi di inaffidabilità, è ancora attiva. Un anniversario che due appassionati del mondo delle ferrovie, Roberto Ghioldi, presidente dell’Associazione Como in Treno, e Salvo Bordonaro, già presidente ed instancabile animatore del Treni Club Brianza, hanno voluto degnamente festeggiare dando alle stampe il volume “La ferrovia Como-Lecco – tra ferro, legno e seta nel cuore della verde Brianza”. Un libro fotografico e di narrazione, rivolto non solo agli esperti, ma al grande pubblico che vuole riproporre storia, attualità e prospettive di una linea ferroviaria dimenticata, perennemente in bilico tra speranze di rilancio e rischi di chiusura. Situazioni che, caso più unico che raro nel panorama ferroviario italiano, si sono riproposte con costanza per questa direttrice fin dai primi mesi successivi al viaggio inaugurale che avvenne il 20 novembre 1888. La linea Como-Lecco, infatti, altro non è il risultato di vent’anni di compromessi tra posizioni avanzate dai soggetti più disparati (Amministrazione Provinciale di Como, società costruttrice, paesi interessati dallo sviluppo della linea ed altri che avrebbero voluto farne parte) che hanno avuto come risultato finale quello di scontentare tutti. Il primo viaggio, del resto, ben evidenzia questo clima: nessuno striscione, né bande o coccarde lungo il tragitto così come nessun discorso viene dedicato all’entrata in funzione di questa linea. E dire che la sua realizzazione ha comportato non poco impegno. Il suo percorso è caratterizzato da tre tunnel (“colle Castello” tra Trecallo e Cantù; “Terrò” e “Colle del Fabbrica” ambedue nel territorio comunale di Alzate Brianza), due viadotti e ben 15 stazioni. Col novembre 1888, dunque, nel bene e nel male, la linea comincia a funzionare ma a differenza di quanto accade in tante altre parti d’Italia, i territori attraversati non subiscono alcun sviluppo. Anzi, caso più unico che raro nel panorama dei trasporti, critiche feroci caratterizzano i commenti rilasciati già a pochi anni dall’inaugurazione. Il servizio, nel migliore dei casi, è definito inaffidabile e sui giornali dell’epoca piovono proteste e critiche. Tutti aspetti ben illustrati dal volume di Gholdi e Bordonaro che, oltre a ripercorrere le vicende storiche qui accennate, aiuta anche a riscoprire ricordi perduti come il “filo di seta dalla Brianza al Polo Nord” (in uno degli opifici posti lungo il percorso venne, infatti, confezionata la stoffa utilizzata da Umberto Nobile nella sua sfortunata spedizione) ed a valorizzare quei grandi valori economici e paesaggistici del territorio che attraversa. Gli autori, in linea con lo spirito dell’associazione “Como in Treno”, hanno poi voluto arricchire il volume con analisi e contributi che approfondiscono alcune caratteristiche attuali (e future) della Como-Lecco dando spazio a Legambiente Cantù, che gestisce la “green station” di Alzate Brianza; al Comitato Pendolari, protagonista della silenziosa quotidianità di un servizio non sempre impeccabile; al Prof. Stefano Maggi dell’Università di Siena esperto di trasporti a livello nazionale senza dimenticare un piccolo viaggio nei rapporti tra questa direttrice e la stampa locale, mai tenera fin dagli esordi.

Non mancano poi pagine dedicate al futuro che potrebbe avere per protagonista la Como-Lecco grazie alla “stazione unica di Albate” e la proposta avanzata dagli autori sulle potenzialità di un’interconnessione  tra la Como-Lecco ed sistema AlpTransit, ipotesi peraltro immediatamente fattibile anche senza attendere l’elettrificazione della tratta, mediante l’impiego delle nuove tecnologie ferroviarie oggi a disposizione. Dopo tutto, quello della mancanza di investimenti costanti, è un’altra delle caratteristiche di questa direttrice ben evidenziate dal volume. La prova più lampante è che si tratta di uno dei pochi tragitti comaschi mai elettrificati e percorsi da convogli diesel. Anche se non tutto è sempre stato negativo nella storia di questa linea. Basti pensare allo sforzo compiuto nel 1985 dalla Provincia di Como per evitare la sua completa dismissione così come aveva previsto il Governo varando il cosiddetto piano “dei rami secchi”. Un episodio costruttivo vuole essere il volume “La ferrovia Como-Lecco – tra ferro, legno e seta nel cuore della verde Brianza” che non è un’opera né di nostalgia, né di fantascienza, ma di conoscenza e di proposta.

Leggi e scarica l’articolo pubblicato da La Provincia lunedì 9 aprile 2018:

La Provincia 9-4-18 I                 La Provincia 9-4-18 II

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...