Nel crepuscolo del XIX secolo la Como-Lecco è sinonimo di lentezza e inaffidabilità

Retrospettiva giornalistica della storia di questa linea ferroviaria (1)

Appena costruita e già inaffidabile. Così può essere definito il servizio passeggeri lungo la linea ferroviaria Como-Lecco già nell’ultima parte del XIX secolo. Almeno questo è il giudizio che traspare dalle cronache d’epoca riportate da quotidiani e settimanali locali. A pochi anni dall’avvio del servizio di trasporto tra i due centri principali del Lario le notizie di stampa, infatti, non lesinano critiche e proteste: «Como, come capoluogo di provincia, è una delle città meno felici – si scrive sul quotidiano “La Provincia” il 16 gennaio 1893 -; gli altri centri di provincia sono centri di piccole reti ferroviarie. Invece Como è sempre più isolata: a Lecco vi si arriva prima in vettura (ovvero la carrozza a cavalli, ndr) piuttosto che in ferrovia. Ecco un grandioso ed utile argomento che dovrebbero studiare assieme le autorità locali, la stampa, il circolo dei Commercianti e la società pel Bene Economico di Como. Tutto attorno a noi si muove e s’agita e progredisce; conviene muoversi, agitarsi, progredire anche noi». Nonostante l’auspicio, però, le cose non sembrano destinate a migliorare. Qualche anno dopo, infatti, sotto il titolo “La linea ferroviaria Como-Lecco” in un articolo del quotidiano “La Prealpina” di Varese, allora territorio della Provincia di Como, datato 30 novembre 1899 si legge: «È generale il lamento della popolazione intorno agli orari della nuova linea Como-Lecco, testé aperta al pubblico. Figuratevi che il viaggio da Lecco a Como dura quasi tre ore, mentre la diligenza impiegava quattro ore e mezzo. Poi non ci sono che tre corse al giorno con pochissime coincidenze a Lecco colla linea di Bergamo ed a Como con quelle di Varese e Milano».

In effetti il servizio offerto non è dei migliori. In questi primi anni, infatti, non esistono convogli esclusivamente adibiti al trasporto dei passeggeri bensì treni misti come un redattore de “La Provincia” descrive per il suo quotidiano in un variopinto articolo dedicato alle caratteristiche di questa direttrice. Tra le righe del pezzo si legge: «Un lungo treno merci in fondo al quale sono attaccate due carrozze per passeggeri e che, strada facendo, fa tutti li comodacci sui. Ma è inutile reclamare; la società Adriatica ha sempre fatto così e farà sempre così; intanto dobbiamo ringraziarla di avere almeno cambiati i vagoni; ho veduto un bellissimo carrozzone di terza classe ed uno di seconda discreto. E v’è di più che sono accesi i lumi pel passaggio delle gallerie. Ciò prova che a forza di picchiare qualcosa si ottiene». Come si può notare nella sua breve, ma accorata, descrizione, l’autore fa trasparire lato un certo scoraggiamento ma anche la consapevolezza che è solo continuando ad insistere con i gestori che il territorio comasco potrà ottenere qualche risultato per migliorare lo stato di servizio lungo questa direttrice. Ed in effetti già in questo crepuscolo di ‘800 non mancano le prese di posizione, le discussioni, le proposte da parte di politici di varia estrazione e di enti diversi per un suo miglioramento. Nel 1897, ad esempio, la linea è oggetto di una vivace discussione nel corso del Consiglio dell’Amministrazione, meglio, della Deputazione Provinciale come si chiamava allora il governo provinciale del territorio, datata 7 ottobre e di cui il quotidiano “La Provincia” ci lascia ampi stralci riportando, ad esempio, le parole del Consigliere Rossi: «Molti paesi si lagnano del servizio sulla Como-Lecco e la Società Adriatica promette, e non mantiene, prendendo la cosa a scherzo». Il collega Carlo Carcano, che interviene subito dopo, sottolinea come la Società Adriatica faccia il cosiddetto “orecchio da mercante” di manzoniana memoria alle diverse  interrogazioni e richieste di chiarimento che dalla Provincia di Como si levano reclamando una maggiore attenzione sulla qualità del servizioo: «La Società Adriatica non ha data risposta alcuna e quindi la Deputazione Provinciale è impotente a dare chiarimenti  proposito». Già qualche mese prima, il 3 giugno, ad esempio, proprio dalle pagine del quotidiano cittadino era stata dato notizia della mozione “ad hoc” presentata dal defunto presidente della Camera di Commercio, cav. Nobili, e fatta propria dal suo sostituto, il cavalier Francesco Bertolotti, sulla riforma della linea Como-Lecco.

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