Un sentiero sul Bisbino non solo per salvarsi ma per trovare la felicità…la storia del Maggiore Tony Dobson

tony dobson 002Tony Dobson. Un nome inglese come tanti altri. Un nome comune tra le migliaia di soldati che hanno servito in guerra sua Maestà Giorgio VI, padre dell’attuale Regina Elisabetta II. Un nome che, a prima vista, non suscita alcuna particolare considerazione. Invece quest’uomo, Maggiore dell’esercito britannico, riuscì a salvarsi nelle settimane seguenti l’8 settembre 1943, grazie all’aiuto ricevuto sulle sponde del lago di Como. Aiuto che gli permise, attraverso i sentieri del monte Bisbino, di raggiungere non solo la salvezza ma, per quegli strani giochi che solo il destino sembra riservare alle persone, anche l’amore e la felicità La storia del maggiore Tony Dobson è stata scoperta e recuperata da Franco Edera, “anima” del Piccolo Museo del Monte Bisbino, un autentico scrigno di storie, testimonianze e ricordi della vita in questa zona del nostro territorio comasco, ubicato accanto al Santuario ed punto ristoro in vetta alla montagna. Tutto ha inizio nel luglio del 2015 quando Edera, rileggendo i messaggi lasciati sul libro a ricordo dei visitatori del museo, si imbatte in alcune righe scritte in francese: “Mio marito, il maggiore Dobson, nell’ottobre del 1943 è evaso dalla guerra ed è passato da questo montagne aiutato dai passatori italiani. Grazie, Nelli Dobson”. Grazie a questo poche righe Franco Edera riesce così a contattare la famiglia di Dobson ed in particolare il figlio Mark, che vive a Londra. Dopo tanti anni, quindi, torna alla luce la storia di questo Commissario Ufficiale della Royal Engineers che, all’inizio della II guerra mondiale, si trova in Iraq e poi viene trasferito in Egitto. Promosso Maggiore nel mese di aprile del 1942 si trova sulla linea Gazala in Libia. È proprio il punto in cui, alla fine di maggio, l’ Afrika Korps di Rommel attacca le postazioni Inglesi. Dobson viene catturato ed internato nel Campo PG29 a Veano Piacentino. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, e lo sbandamento del Regio Esercito,  i cancelli del campo vengono aperti e tutti i prigionieri scappano, nascondendosi nelle campagne limitrofi. Dobson e una manciata di altri ufficiali si stabiliscono in case coloniche, nascosti dagli stessi contadini che a loro rischio personale e familiare li aiutano e proteggono. Inizialmente,  è convinto che basti restare nascosto per qualche settimana in attesa dell’arrivo dell’esercito Alleato ma la realtà è un’altra: le forze anglo-americane sono bloccate nel sud Italia. Ecco, quindi, il problema di mettersi in salvo. A questo obiettivo si dedicano, in particolare, gli uomini del Comitato di Liberazione Nazionale. La strada principale verso la libertà è quella del trasferimento clandestino in Svizzera. Gli ex-prigionieri, debitamente travestiti, vengono accompagnati in piccoli gruppi a Milano dove, nei pressi della Stazione Centrale, alloggiano temporaneamente. Al momento opportuno sarebbero stati accompagnati a Como e poi in Svizzera.  Ad ottobre inoltrato Dobson raggiunge la nostra città e, con un battello, Moltrasio. Qui un contrabbandiere, in accordo con gli emissari del CLN, lo accompagna lungo il Bisbino facendo tappa ai rifugi Murelli e Bugone. Nonostante la fatica del cammino, le temperature ormai quasi invernali e la paura di essere scoperto, il Maggiore inglese fissa nella mente immagini e colori delle Prealpi e del lago. Raggiunta la Svizzera a Cabbio, Dobson viene immediatamente trasferito nei Grigioni dove vi rimane fino a che gli Alleati non riescono a stabilire un punto di confine nei pressi di Ginevra all’inizio del 1944. Per un anno, quindi, è costretto ad una forzata “vacanza” che gli permette di dedicarsi alla montagna ed al suo sport preferito, lo sci. E, come accennato, durante questo periodo ad Arosa incontra la sua futura moglie Nellie Homberger, che sposa nel 1946. Successivamente rientrerà nei ranghi dell’esercito britannico ma il ricordo del lago e delle Prealpi comasche lo accompagnò tutta la vita a tal punto che perfino dopo tanti anni i suoi familiari hanno voluto vedere anche loro questi panorami. Una visita che ha permesso anche a tutti noi di conoscere la storia del Maggiore Tony Dobson.

L’articolo pubblicato sul quotidiano La Provincia in data 23 aprile 2018:

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