Belle Epoque: tutto si evolve. La Como-Lecco no

Retrospettiva giornalistica della storia di questa linea ferroviaria (2)

«Invero è semplicemente enorme che un capoluogo di circondario come Lecco venga tanto distanziato dal suo capoluogo di provincia per colpa di comunicazioni insufficienti tanto più se si pensi che  Lecco dista da Como soli 30 chilometri». Così sul settimanale della Camera di Commercio di Lecco, “La Cronaca”, in data 27 giugno 1908 ci si esprime sui collegamenti tra i due principali centri del Lario. Ogni riferimento al servizio offerto dalla linea ferroviaria Como-Lecco è abbastanza esplicito in quanto la tramvia tra le due località non è ancora stata realizzata. Sono questi gli anni centrali della Belle Epoque, un periodo nel quale la società europea si evolve e guarda al futuro. Ed i mezzi di trasporto, treni in primis, come ormai accade da tanti lustri, continuano a fare notizia per le conquiste che seguitano a raggiungere. Questo, però, non è certo il caso della ferrovia Como-Lecco. È soprattutto nel 1910 che la linea sale nuovamente alla ribalta. Il 22 gennaio il quotidiano comasco “La Gazzetta del Mattino” annuncia che la Deputazione Provinciale dedicherà una serie di sedute al miglioramento dei servizi ferroviari e lacuali del territorio. Nel corso di questi incontri, dagli scranni del Consiglio Provinciale, promotori e detrattori della linea ferroviaria si scatenano come riporta nelle sue cronache “La Provincia” a partire dal successivo 16 febbraio. A difendere l’attuale stato del servizio sono le Ferrovie del Regno, subentrate nella gestione della direttrice alla Società Adriatica: «Le Ferrovie dello Stato hanno fatto notare che non è possibile migliorare il servizio (della Como-Lecco) tanto nelle corse che nel materiale mobile in quanto la linea è già servita da un numero maggiore di treni di quelli che le competerebbero ed il servizio rende solo L. 3600 per chilometri nel suo traffico di viaggiatori e merci». Una situazione economica negativa che va ad aggiungersi al «grave onere pecuniario derivato alla Provincia di Como per l’enorme costo di realizzazione di questa ferrovia in confronto dei preventivi». La reazione delle Ferrovie Italiane evidenzia inoltre alcune delle difficoltà oggettive che, a loro dire, impedirebbero un miglioramento sostanziale del servizio offerto da questo collegamento. Innanzitutto si tratta delle «forti livellette e del numero ragguardevole delle stazioni che non acconsentono di abbreviare il tempo impiegato nel percorso, un argomento che è stato sempre controverso fino dall’epoca dell’apertura all’esercizio di questa linea». L’Amministrazione Provinciale, comunque, non demorde anche sul solco dei risultati ottenuti da precedenti proteste. A tal proposito le cronache d’epoca ricordano, ad esempio, l’ottenuta trasformazione in «accelerato di un altro treno omnibus (da qualche anno, infatti, vengono avviati convogli esclusivamente adibiti al trasporto passeggeri – ndr) e di ridurre a poco a poco, da ore tre e mezza a ore 2.33 in media il tempo impiegato dal treno misto a percorrere la linea». Un risultato, giudicato, molto importante anche perché viene fatto notare come i Comuni posti lungo il percorso progressivamente avevano ottenuto dalle Ferrovie la possibilità di far aggiungere un’ulteriore  carrozza ad ogni treno merci di servizio. Nel 1910 i convogli accelerati per passeggeri, comprese le fermate, i rallentamenti e gli avviamenti dei locomotori, infatti impiegano in media un’ora e cinquanta minuti a coprire la tratta.

Le sedute dedicate appositamente alla Como-Lecco sono un evento che desta una vasta eco in tutta l’area orientale della Provincia di Como. Il 17 febbraio “La Cronaca” di Lecco decide di dedicare un breve approfondimento alla questione ferroviaria mettendo a confronto la Como-Lecco con la Varese-Laveno: «Queste due linee hanno livellette eguali, un numero di stazioni intermedie quasi uguale, pendenze che si equivalgono ma nella Varese-Laveno si impiega minor tempo nonostante la velocità massima sia limitata a 45 chilometri orari. Prendendo i dati della Nord di un minuto per il rallentamento e avviamento dei treni, ed accordando alla Como-Lecco una maggior fermata a Merone e Oggiono, rispetto a quelle adottate sul tronco Varese-Laveno, che è di un minuto per tutte le stazioni, sono quindi 14 i minuti che si potrebbero risparmiare ove si adottasse per la Como-Lecco lo stesso sistema che si adotta per la Varese-Laveno».

Con l’arrivo della primavera, però, miglioramenti al servizio non ne vengono registrati cosicché, il successivo 28 maggio, dalle colonne del “Giornale di Lecco” la Camera di Commercio di Como dichiara: «C’è assenza assoluta di buon volere nell’Amministrazione Ferroviaria nei riguardi della Lecco-Como e non si sospetti che la Camera abbia trascurato quanto era in essa di fare perché si stabilisse su questa linea un ottimo orario».

Con l’arrivo del 1911 la Deputazione Provinciale ci riprova e nella sua seduta del 4 gennaio chiede espressamente alle Ferrovie dello Stato che siano curate maggiormente la coincidenze a Merone coi treni della Nord: «Sempre è stato opposto che il movimento su questa linea è appena tale da giustificare  le tre coppie di treni consentite dalle vigenti disposizioni ferroviarie. Ma Deputazione proclama ancora una volta che la linea Como-Lecco non vedrà mai aumentare il movimento fino a quando non verrà dotato di un orario meno incomodo e fino a quando i treni terranno la marcia attuale. Chi da Como deve recarsi a Lecco, e viceversa, non pensa nemmeno di prendere la strada ferrata ma ha il dubbio se servirsi della società Lariana (ovvero del servizio di navigazione, ndr) o di un buon cavallo».

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