La funivia Cernobbio-Bisbino, “il sogno proibito” dell’Esposizione Voltiana del 1927

Vettura funiviaL’Esposizione Voltiana del 1927 è stata un evento sicuramente significativo per la città di Como ed il suo comprensorio ed in effetti ci ha lasciato un’eredità sfruttata ancora oggi, ad esempio, dal punto di vista turistico (il faro di San Maurizio) o sportivo (lo stadio “Giuseppe Sinigaglia”). Eppure il suo lascito avrebbe potuto essere ben più cospicuo se il “sogno” di un avvocato milanese, Piero Giussani, fosse diventato realtà. Questo professionista, infatti, era innamorato di Cernobbio e proprio in vista dell’Esposizione Voltiana lanciò l’idea della costruzione di una funicolare tra Cernobbio ed il monte Bisbino. Un’infrastruttura che avrebbe contribuito alla “completa valorizzazione del nostro Bisbino; un’opera che è destinata ad imprimere grande impulso alla ridente nostra città”. In effetti il progetto suscitò immediatamente curiosità e interesse per poi coinvolgere successivamente nel Comitato Promotore dell’opera, tra gli altri, Alessandro Tarabini, segretario generale del Fascio Comasco e Console della Milizia; Luigi Zeloni, della Cartiera di Maslianico; Vincenzo Colombo dell’Hotel Regina Olga; la direzione del Grand Hotel Villa D’Este; esponenti politici locali dei Comuni di Rovenna e soprattutto di Cernobbio che, in un Consiglio Comunale, manifestarono il più vivo “incoraggiamento all’iniziativa che merita l’appoggio dell’intera cittadinanza per la sua genialità”. Tecnicamente la linea avrebbe coperto un percorso di 1.700 metri circa per un dislivello di 759 metri. La stazione di partenza della funicolare sarebbe stata realizzata sopra il letto del torrente Garovo (che sarebbe stato coperto) “all’altezza del cancello dell’attuale villa Conte Tarnis (già Fornara)”. Le cabine, della capacità di venti persone, avrebbero raggiunto in sette minuti la quota Croce di Crona (m. 940, sopra l’abitato di Madrona) dove sarebbe sorta la stazione d’arrivo comunicante con la strada militare per la vetta del monte. Il piano operativo prevedeva dieci corse l’ora per un movimento massimo di 200 persone. Vicino alla stazione di arrivo si sarebbe in un primo tempo realizzato un gran chalet “in stile medievale ma con elementi tipici da montagna” della capacità complessiva di 20 camere “capace per i servizi di colazioni, pranzi e buffetteria che avrebbe lasciato spazio, nel 1928, ad un grande albergo. L’idea della funicolare venne lanciata nel 1925, gli appoggi arrivarono copiosi. Per rendere l’opera attiva per l’Esposizione Voltiana era necessario raccogliere la somma necessaria per l’investimento. Così, nei primi mesi del 1926, venne costituita la F.A.B., Società Anonima Funivia Alpe Bisbino, che emise 5500 azioni da 500 lire ciascuna al fine di raccogliere i 2milioni 750mila lire occorrenti. L’Avv. Giussani, nel presentare agli investitori questo progetto, non lesinava di sottolineare anche i ricavi della futura funivia quantificati in L. 740.000 annui. Fiducioso nel successo del progetto il Comitato Promotore, sempre nel 1926, incaricò la società “Ceretti e Tanfani” di Milano-Bovisa di progettare la linea, le stazioni e le cabine della funivia e instaurò un dialogo intenso con il Comune di Cernobbio affinché si fosse intervenuti sullo stato delle strade che avrebbero dovuto permettere l’accesso automobilistico alla stazione di partenza della teleferica. Ma nonostante il grande impegno e l’abnegazione promossa soprattutto dall’Avv. Giussani, la raccolta finanziaria non ebbe gli esiti sperati affinché i lavori iniziassero, e soprattutto finissero, per l’Esposizione Voltiana. In proposito Giussani manifestò la sua sorpresa, ben presto disappunto e poi delusione, su come le cose stavano andando: “Alle mie lettere – scrisse in un’occasione – nessuno risponde” ed anche le suppliche di trattare dell’argomento nelle assisi pubbliche non ottennero risposta. L’Avv. Giussani fu così costretto ad assistere alle Celebrazioni Voltiane del 1927 senza la sua funivia circa la quale, però, non si rassegnò e proseguì nella sua instancabile opera di proselitismo. L’obiettivo era di inaugurarla almeno entro il 1928 ma la sua morte prematura segnò il definitivo abbandono di questo progetto in quanto nessun altro dei personaggi coinvolti decise di proseguire. E così dell’iniziativa “geniale e grandiosa” della funivia Cernobbio-Bisbino non rimasero che i progetti ed alcuni bozzetti del Grand Hotel in quota. Ben presto l’idea venne dimenticata anche se, orami quasi anni fa, per un certo periodo l’argomento tornò d’attualità ma, anche in questo caso, alle parole non seguirono fatti concreti.

Leggi l’articolo pubblicato sul quotidiano La Provincia in data 30 aprile 2018:

Bisbino, la funivia dei sogni 1

Bisbino, la funivia dei sogni 2

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