Da Milano al Lario, il canale dei sogni

Un sogno che nasce nel Rinascimento e che, con qualche evidente evoluzione dovuta allo scorrere del tempo, abbraccia l’età Moderna, il secolo del Lumi, l’Ottocento e la Belle Epoque per poi tramontare definitivamente nei primi anni Venti dello scorso secolo. Stiamo parlando dell’ambizioso progetto di collegare Como e Milano attraverso una via d’acqua navigabile. Primo fautore di questa idea, innovativa i tempi in cui vive, è Leonardo da Vinci che, complice il suo inesauribile genio, ipotizza la possibilità di agevolare il trasporto delle merci dalle Alpi verso il capoluogo lombardo sfruttando Como e il suo lago. Nel corso dei secoli altri seguono, modificando e sviluppando, questo punto di partenza fino al progetto ideato da Pagani. Il canale navigabile è dunque stato uno dei tanti sogni rimasti nel cassetto per migliorare il sistema di collegamento di Como e del suo comprensorio? Probabilmente sì, ma viene certo da innervosirsi pensando che si è  arrivati ad un passo affinché tutto diventasse realtà anche una parte minima di questa proposta, come vedremo, sarà poi destinata a realizzarsi.

Il periodo in cui, infatti, le istituzioni locali si mettono seriamente attorno ad un tavolo pensando di realizzare effettivamente questo canale è un momento particolarmente felice per il mondo dei trasporti in tutta Italia, e Como non ne fa eccezione. Siamo nel primo decennio del XX secolo. Le linee ferroviarie si sono sviluppate anche nel nostro comprensorio e anche linee tranviarie sono espansione. La prima bozza del progetto moderno del canale navigabile Como-Milano viene data alle stampa sul finire del 1907 ed è rilanciato tra il 1909 e il 1912 per poi essere accantonato a causa della I guerra mondiale. Dal 1919, però, torna d’attualità e viene addirittura costituito un Comitato promotore, appoggiato finanziariamente dalla società elettrica Edison, che vede in prima fila il famoso imprenditore Giorgio Falck e il sindaco di Milano, avv. Caldara. Come spesso accade il problema del progetto non è tanto l’idea in sé, o le tecniche con cui realizzarla, bensì il suo percorso. Terreno di scontro sono le località che devono essere interessate dal canale. C’è chi avanza l’idea di sfruttare la valle dell’Adda, chi invece il corso del Lambro fino al lago di Pusiano attraversando le colline di Alcurzio e Paterno; chi infine, come il dott. Mario Beretta e l’Ing. Mario Malocchi, ipotizza una via d’acqua che da Milano avrebbe attraversato la Brianza fino a Lecco attraverso tutta una serie di canali con partenza da Lambrate. A Lecco, invece, sarebbe stato costruito un porto in quanto il Lario sarebbe servito per gli spostamenti delle merci fino a Como.

Sono necessari, però, due anni affinché si arrivi ad individuare il progetto definitivo. All’inizio del mese di settembre del 1921 la Commissione tecnica, nominata dalle Province e Camere di Commercio di Milano, Como, Sondrio e dalle città di Milano, Como, Lecco e Sondrio, pubblica i risultati dello studio per la “Linea navigabile porto di Milano-lago di Como” secondo le direttive indicate dall’ing. Carlo Longhi. 77 chilometri complessivi sfruttando l’alveo dell’Adda e canali artificiali sempre a doppia navigazione. Tra le altre caratteristiche del progetto una è l’unica destinata a diventare una realtà ovvero l’idea promossa dall’Ing. Longhi, per conto della Edison, di rendere il lago di Como un serbatoio idrico per la pianura.

Per la via navigabile la strada sembra tutta in discesa e ciò è testimoniato anche dal fatto che l’importanza del canale milanese-comasco viene confermata dal II Convegno Interprovinciale di Navigazione Interna, che si tiene a Brescia il 26 Febbraio 1922, durante il quale viene ribadito come questo sarà addirittura parte di ben più ambizioso progetto: un collegamento diretto via acqua tra Genova e Basilea, tra il mar Mediterraneo ed il mare del Nord attraverso il Reno. Un progetto che si propone di utilizzare imbarcazioni per sostituire un sistema che “con fatica, al giorno d’oggi si sta realizzando sul fronte della mobilità ferroviaria” per complessivi 591 chilometri di vie d’acqua (dei quali 260 all’epoca già attivi) sfruttando il Lario, un tunnel sotto lo Spluga ed in primo tratto del Reno fino al lago di Costanza e poi a Basilea. L’idea non è pura fantasia in quanto gli elaborati, completati dalla domanda di costruzione e dalla richiesta di concessione dell’esercizio per i canali e per i diversi porti, viene presentata il successivo 28 aprile al Ministero dei Lavori Pubblici che, due settimane dopo, esprime “vivissimo compiacimento per l’importante iniziativa di studio e di azione”. Il Governo, quindi, si dichiara favorevole al sorgere di una forte società fra i diversi soggetti interessati e si impegna a semplificare il più possibile le procedure “per l’emanazione dello speciale provvedimento legislativo necessario per la realizzazione dell’opera”. Nell’estate successiva il Consorzio promotore ribadisce la sua disponibilità ad assumere esso stesso la concessione per il canale e i suoi porti definiti “il più grandioso impianto del genere nel nostro Paese e tale da poter stare a pari con i più moderni dell’estero”. Sennonché la crisi istituzionale è alle porte ed il mondo politico ed economico nazionale, alle prese con tumulti e scioperi, non ha più tempo di dedicarsi al progetto. E quando al potere salirà il Partito Nazionale Fascista le priorità saranno altre. E così il canale navigabile tra Como e Milano smetterà di essere un sogno e finirà nel cassetto di “quello che poteva essere  e che non è stato” in buona compagnia con tante altre idee che avrebbero potuto cambiare la storia di Como e del suo territorio.

Leggi l’articolo nella versione pubblicata dal quotidiano La Provincia domenica 6 maggio 2018:

Da Milano al Lario il canale dei sogni

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