Cento anni dalla scomparsa di Antonio Ceruti, un Monsignore che arrivò a Casnedo per lenire le sue delusioni “culturali”

Medaglione Mons CerutiA Cernobbio sono nati, o hanno vissuto per una parte della loro vita, numerosi personaggi. Alcuni molto noti anche oggi, altri meno. Tra i “figliocci” della località il cui ricordo è stato ovattato dallo scorrere del tempo, figura certamente un insigne uomo di cultura della seconda metà del XIX secolo, Mons. Antonio Ceruti. Il sacerdote della chiesa Ambrosiana, infatti, spese gli ultimi trent’anni della sua vita a Casnedo ed alla sua morte, avvenuta il 20 maggio del 1918, venne seppellito nel suo piccolo cimitero. È quindi esattamente un secolo che Mons. Ceruti riposa a Cernobbio circondato da quell’ambiente e quella natura che tanto lo avevano appassionato in vita a tal punto da indurlo ad acquistare, nel 1886, villa Flora: una signorile casa di villeggiatura con giardino situata allora nel territorio comunale di Rovenna.

Come accennato, il nome di Antonio Ceruti a tanti non susciterà particolari emozioni, ma a cavallo tra il XIX ed il XX secolo è stato un personaggio particolarmente apprezzato, in particolare a Milano. Ceruti nasce nel capoluogo lombardo nel 1830. Già ancora prima di essere ordinato sacerdote (1863) presta servizio presso l’archivio Arcivescovile e dopo i “voti” viene assunto dalla Biblioteca Ambrosiana come scrittore aiutante, poi come custode del catalogo ed infine, dal 1870, quale dottore per la sua intensa attività di catalogazione delle sue pubblicazioni. Da Milano, ben presto, il suo nome si propaga nel nord Italia ed entra a far parte di alcune tra le più importanti istituzioni culturali del Regno d’Italia: la Reale Deputazione di storia patria di Torino, il Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere di Milano, la Società Storica Lombarda. Scrittore instancabile, Mons. Ceruti è anche un numismatico molto competente ed apprezzato. La sua è una vita di studi che vanta un solo intermezzo, peraltro dagli indubbi risvolti culturali, ovvero un viaggio in Terra Santa cui partecipa anche don Antonio Stoppani , il famoso abate lecchese che lo descriverà nel suo “Da Milano a Damasco”.

Dal 1886, dunque, Cernobbio rappresenta una località di svago per Mons. Ceruti che qui ha modo di approfondire la sua passione per la botanica. Alle strutture già presenti nel giardino di Villa Flora, infatti, fa aggiungere altre due serre e non disdegna di partecipare alla vita della comunità quale membro del Consorzio dei proprietari di Rovenna per la gestione delle acque della roggia o della Commissione esecutiva per la realizzazione della nuova chiesa di Stimianico. Villa Flora diviene il suo rifugio privilegiato in particolare dopo le delusioni incontrate in seno alla Biblioteca Ambrosiana per una certa incompatibilità con un ben più giovane monsignore, Achille Ratti, il futuro Papa Pio XI. Già in un articolo scritto da Ratti nel 1901, nel quale consiglia di avvalersi “con cautela” della copia redatta da Antonio Ceruti del codice metropolitano di Goffredo da Bussero, emerge il clima burrascoso che aleggia nei rapporti tra i due personaggi. Anche per altri lavori le critiche verso di lui non sono sempre benevole e la convivenza professionale non è certo destinata a migliorare quando Ratti viene nominato prefetto della Biblioteca Ambrosiana dal 1909.

Mons. Ceruti si consola proprio a Cernobbio che, tra l’altro, avrebbe voluto anche continuare ad aiutare dopo la propria morte. La prima versione del suo testamento, infatti, prevede un cospicuo lascito in favore della nuova chiesa “eretta dal sig. cav. Luigi Dell’Orto”, ovvero l’attuale chiesa del SS. Redentore, “con carico di una Messa quotidiana perpetua” ma a seguito di ingenti diminuzioni verificatesi nel suo patrimonio è costretto ad annullare questo impegno. Lunedì 20 maggio 1918 Mons. Ceruti esala il suo ultimo respiro a Villa Flora. Il suo lascito culturale, ovvero la cospicua biblioteca di ben 1.167 titoli tra volumi e documenti, viene lasciata al Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere mentre i possedimenti cernobbiesi vanno ad Angelo Maria Cornelio da Lecco, nipote di don Antonio Stoppani, che li conserva fino alla sua scomparsa, avvenuta nel novembre del 1929. A Mons. Ceruti, viste le dimensioni del piccolo cimitero, viene eretto un imponente monumento funebre a Casnedo che ancora oggi è muto testimone dell’impegno che ha profuso in favore della cultura per tutta la sua vita. Muto anche perché lo scorrere del tempo ha praticamente reso illeggibile l’epitaffio inciso su quella pietra cento anni fa.

Leggi l’articolo pubblicato dal quotidiano La Provincia in data 21 maggio 2018:

Mons Ceruti, grande dimenticato 1

Mons Ceruti, grande dimenticato 2

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