Il binario Radetzky: quando da Camerlata gli austriaci fuggirono dopo la battaglia di San Fermo

Anche se non certo con la celerità che la cittadinanza (e soprattutto i pendolari) vorrebbero, i lavori per la futura stazione unica di Camerlata, lungo la direttrice della Chiasso-Como-Milano, proseguono. Una volta completata tornerà ad essere realtà una stazione che serve contemporaneamente le due principali direttrici verso il capoluogo lombardo della nostra città: quella, appunto, sulla linea delle Ferrovie dello Stato e quella per Saronno-Milano Cadorna delle Ferrovie Nord Milano. Tornerà, abbiamo scritto, perché la stazione unica non è una novità del XXI secolo bensì il recupero, in forme diverse, di uno stato di fatto già operativo a Como per più di un secolo. Stiamo parlando di quello che è passato allo storia come il “binario Radetsky”, attivo dal 1849 al 1965. Il nome con cui era conosciuto ci suggerisce già qualcosa sul suo conto ma per scoprire le sue origini dobbiamo fare un salto nel tempo, soffermandoci soprattutto nei decenni successivi alla Restaurazione (prima metà del XIX secolo). È in questo periodo che nel Regno Lombardo Veneto iniziano ad essere sviluppate le linee ferroviarie e la prima direttrice, di poco più di dodici chilometri fortemente voluti dal Governo Imperiale, viene inaugurata 17 agosto 1840: Milano Porta Nuova-Monza. Per vedere il treno a Como le cose vanno invece per le lunghe. La colpa è della vicinanza con il Canton Ticino, isola felice dove trovano riparo oppositori alla corona asburgica e anarchici. Per questo dovranno trascorrere nove anni affinché i binari facciano la loro comparsa a Como, per la verità non proprio in città bensì nel territorio del limitrofo comune della Casa Merlata, ovvero Camerlata, in quanto le conoscenze tecniche della prima metà del XIX secolo non si erano riuscite a superare l’ostacolo rappresentato dal dislivello fra la convalle e quella che, di lì a qualche decennio, sarebbe diventata una delle sue tante frazioni.  La linea Camnago di Lentate (dove nel frattempo si era sviluppata la ferrovia da Monza) – Camerlata viene inaugurata il 6 dicembre 1849 ed altro non è che uno sviluppo del primo tratto ferroviario lombardo: ecco perché la direttrice ferroviaria Como-Milano non è un collegamento logico in termini di pianificazione tra le due città.

A Camerlata, nei pressi di quella che oggi è la conosciutissima piazza, viene edificata la prima stazione ancora identificabile dal cittadino moderno in quanto, praticamente sul suo sedime, è stato realizzato un edificio visibile ancora oggi quale sede scolastica. Il binario ferroviario si sviluppa lungo l’attuale via Scalabrini che, infatti, presenta uno sviluppo rettilineo fino all’attuale stazione di Albate Camerlata, costruita dopo che il treno arrivò effettivamente in convalle. Questo tratto di tre chilometri è il “binario Radetsky” la cui denominazione fa fatta risalire ai moti rivoluzionari del 1848 ed alle vicende della I guerra d’indipendenza del 1859. L’intitolazione al famoso generale austriaco deriva dal fatto che proprio percorrendo su un treno questo binario le truppe austriache fuggirono da Como in direzione di Monza, dopo aver subito la famosa sconfitta di San Fermo della Battaglia ad opera dei Cacciatori delle Alpi. A Camerlata il treno di attestò per poco più di venticinque anni, in quanto proprio dalla limitrofa piazza partivano le corse delle diverse diligenze che assicuravano il trasporto di persone e merci al di là delle Alpi. Ma anche dopo che venne realizzata l’attuale linea che portò il treno in città, il binario Radetzky, nella fattispecie l’ultima sua parte, continuò ad assicurare il collegamento tra la linea FNM e quella delle Ferrovie dello Stato. Su questo binario, parte del quale è ancora oggi scoperto e parte è semplicemente interrato e comunque visibile sotto lo strato di asfalto, ad esempio transitavano i convogli di fedeli che ogni 25 Aprile partivano da Olgiate Comasco (dalla stazione ubicata sulla linea ferroviaria Grandate-Malnate) per Monza in occasione del pellegrinaggio a San Gerardo. Nel 1965 le FS lo ritennero inutile e venne chiuso al transito, con la sola eccezione di una sua diramazione dopo qualche centinaio di metri dalla stazione di Albate Camerlata che portava i convogli merci all’ex Rasa. Ora, come tanti tratti ferroviari del nostro Paese, è completamente abbandonato ma in sé nasconde ancora una beffa per i comaschi: nonostante sia oltre mezzo secolo che da lì non transita un treno, la linea è ancora alimentata elettricamente. Lo testimonia un segnalatore perennemente acceso, probabilmente dalla potenza di pochi watt, ma che nessuno, dal 1965, si è ancora ricordato di scollegare. Facile, in proposito, pensare alle parole di un famoso film di Totò: “E io pago”. Chissà il perché.

Leggi l’articolo pubblicato dal quotidiano “La Provincia” in data 4 giugno 2018:

La Provincia – pagina 38 

La Provincia – pagina 39

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...