Legge del Dopo di Noi e le difficoltà della vita quotidiana al centro “Giornata di primavera 2018” della FAND comasca

La sala conferenze delle Pinacoteca Civica di Como ha ospitato sabato 9 giugno il convegno al centro della tradizionale Giornata di primavera 2018 organizzata dalla FAND, la Federazione che riunisce in un unico soggetto le diverse associazioni storiche che da decenni si battono per i diritti dei disabili ovvero ANMIC (invalidi civili), ANMIL (mutilati del lavoro), UNS (sordi), UIC (ciechi e ipovedenti) e UNMS (mutilati per servizio). Quest’anno “Le famiglie dei disabili, esperienze di vita interna” è stato il tema su cui si è riflettuto e ci si è confrontati durante i lavori introdotti da Alessandra Locatelli, vicesindaco ed assessore alle politiche sociali e di sostegno alla famiglia del Comune di Como. Dopo una dettagliata descrizione dell’attuale offerta relativa a misure e strutture attualmente attivate da Regione Lombardia e dal Comune di Como in favore della categoria, l’attenzione si è poi focalizzata sulla legge del “Dopo di Noi” che,  in estrema sintesi, vuole assicurare un futuro a persone disabili prive del sostegno familiare attraverso interventi destinati a persone con handicap grave. In proposito va sottolineato come Regione Lombardia abbia indicato quale priorità in proposito interventi di natura strutturale (in particolare destinati a rendere abitazioni o appartamenti del tutto idonei) per chi non può permettersi un’abitazione nonché il sostegno del canone di locazione, o delle spese condominiali, verso invece chi ha già una sistemazione. Non vanno poi trascurati alcuni progetti finalizzati ad assicurare un sostegno ed un  aiuto all’autonomia in modo da emancipare il disabile dalla famiglia.

Il convegno ha anche permesso di approfondire la conoscenza di alcune nuovi aspetti di natura legislativa che le famiglie possono adottare per assicurare la continuità di una vita “dignitosa” per il loro figlio o congiunto disabile.  In particolare gli Avvocati Alessandra Fabiano e Maurizio Lo Gullo hanno illustrato gli strumenti del “Trust”, un istituto giuridico duttile e peculiare che può essere coniugato a seconda del caso e che prevede come un disponente affidi un patrimonio ad un soggetto garante che lo preservi per il destinatario; oppure il vincolo di destinazione, che prevede la possibilità d individuare beni mobili o immobili vincolandoli alla realizzazione di uno scopo (meritevole di tutela, in questo caso la continuità della vita dignitosa a favore di un soggetto disabile); o l’affidamento fiduciario, uno strumento creato da un giurista che prevede come un soggetto affidante nomini una persona di fiducia che gestirà dei beni vincolati ad un programma che assicuri, come scopo finale, il benessere della persona disabile.

Benessere della persona disabile e delle sue difficoltà quotidiane che sono stati poi al centro di alcune testimonianze che hanno caratterizzato la seconda parte del convegno con Valentina Introzzi, dell’ANMIC, che ha espresso l’augurio come “presto ovunque vengano superate le barriere non solo architettoniche ma bensì mentali nei confronti delle persone disabili…come nel mio caso dove, essendo in carrozzina, non posso certo nascondermi”. La già consigliera regionvale Daniela Maroni, neo eletta come rappresentante provinciale nel Comitato Paralimpico italiano, nel raccontare brevemente la sua vicenda ha evidenziato come “il disabile non è trasparente o invisibile: fa parte della nostra società. Ed è vero quello che ha detto Valentina: ci sono sempre mani e braccia che aiutano a superare una barriera architettonica, ma per le chiusure mentali questo è più difficile… Dobbiamo lottare per l’inserimento, l’inclusione perché se non ci sono le Istituzioni in supporto alle famiglie, queste si ritrovano da sole in un tessuto quotidiano disarmante. Bene, quindi, alle discussioni nei convegni ma allo stesso tempo queste riflessioni non devono rimanere solo sulla carta”. Approfittando del suo nuovo incarico in ambito sportivo Daniela Maroni ha infine sottolineato come “per certe patologie non c’è una medicina. Però lo sport è un ottimo metodo di cura. Importante perché in campo non esiste la disabilità in quanto tutti sono impegnati nella ricerca di un risultato, di un obiettivo. Ecco perché è auspicio del Comitato Paralimpico, nonché del CONI, dar presto vita a tutta una serie di eventi e competizioni sportive aperte a tutti gli atleti, normodotati o meno, senza alcuna differenza”.

Leggi l’articolo pubblicato sulle pagine de Il Settimanale del 21 giugno 2018:

La legge del Dopo di Noi e le difficoltà della vita

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