Quando la Provincia di Como decise di asfaltare la via Regina invece di privilegiare altre forme di trasporto

La storia della mobilità lungo la sponda occidentale del lago di Como, come abbiamo già avuto modo di vedere, è stata caratterizzata non solo da tante difficoltà ma da troppi progetti abbozzati e mai concretizzatisi. E se i lavori hanno visto la fine, certamente, il percorso di realizzazione non è mai stato lineare. Si pensi, ad esempio, alle lungaggini nella costruzione delle gallerie, da quella di Cernobbio alle più recenti in alto lago, per non parlare della vicenda (ancora tutta da definire nei dettagli) relativa alla cosiddetta variante della Tremezzina. Tra i “sogni” rimasti nel cassetto c’è stato il progetto di realizzare un tram elettrico tra Como ed Argegno. Un progetto sfumato di fronte al mezzo che più di ogni altro ha caratterizzato il XX secolo ovvero il veicolo a motore. Fu negli anni ’20, infatti, che le autorità comasche decisero di privilegiare l’utilizzo di auto, bus e altri mezzi a motore rispetto ad altre soluzioni per ciò che concerne la possibilità di muoversi lungo la via Regina. Eppure il progetto del tram lungo la sponda occidentale del Lario fu rilanciato più volte in meno di trent’anni ma, pur incontrando un favore generalizzato, non ha mai visto la luce. Il primo tentativo in proposito risale all’ultimo anno del XIX secolo. Il 19 gennaio 1899 viene infatti presentata la domanda di concessione per la realizzazione di una ferrovia elettrica (da intendersi come tranvia) da Como a Colico i cui primi tratti da costruirsi sarebbero stati quelli tra Como ed Argegno e tra Cadenabbia e Menaggio. “Abbiamo avuto assicurazione che questa tramvia elettrica sarà presto costruita – si legge nelle cronache dell’epoca che, però, sottolineano – Pare che lungo il tragitto vi sia qualche ostacolo da togliere”. Ed infatti tutto rimane lettera morta, anche perché il tram, contrariamente a quello che accade in altre località, con conformazione morfologica simile dell’allora provincia di Como (si pensi a Varese ed ai suoi collegamenti con le valli o alla sponda orientale del lago Maggiore), farà molta fatica ad affermarsi e la città capoluogo potrà fregiarsi di questo nuovo mezzo di trasporto solo nel 1908. Il torpore che cade su questa proposta è destinato a svanire al termine della I guerra mondiale. Siamo nel 1921 ed in questo caso è l’Amministrazione Provinciale a rilanciare una discussione sul futuro della mobilità lungo la sponda occidentale del lago soprattutto perché preoccupata per “il deperimento continuo dello stato della strada Regina” ed i relativi alti costi di manutenzione. La finalità è quella di far sì che lungo la Regina possano muoversi mezzi accessibili a tutti e che offrano la sicurezza di una continuità nei collegamenti. L’allora Provincia, insieme ad alcuni Comuni del lago, come ad esempio Moltrasio, trovano nella linea tramviaria Como-Argegno la soluzione del problema. A questo argomento, nell’anno successivo, viene addirittura dedicato un grande convegno nel quale, già quasi cento anni fa, viene sottolineato come il tracciato della strada non sia ritenuto idoneo per il transito di camions pesanti oltre un certo tonnellaggio: “La Svizzera, l’Austria, il nostro Trentino ci insegnano: vi sono strade per le quali non si può passare con pesi oltre un dato fisso e con una velocità oltre una data media. E perché mai non potremmo ottenere noi di far attuare tali provvedimenti?” proclama davanti ad un pubblico, tanto eterogeno quanto interessato, l’allora sindaco di Moltrasio, Gianfranco Casati. Parole che noi ascoltiamo ancora oggi ogni qual volta un mezzo provoca rallentamenti o disagi lungo la Regina. Allora, però, le autorità propongono anche un’efficace soluzione  a questo problema: il lago stesso. “Le merci pesantissime e voluminose, il legname, il pietrame, hanno una via comoda, economica, alla portata di tutti: la via d’acqua”. Sulle medesime posizioni si schiera l’Amministrazione Provinciale di Como che promuove la costituzione di un Comitato per la realizzazione di una tramvia elettrica per Argegno con l’obiettivo non solo di servire la popolazione residente bensì anche i turisti. Nell’arco di un anno, però, le cose cambiano e la priorità diventa quella di sistemare lo stato della strada, attraverso la sua asfaltatura, piuttosto che affidarsi ad un mezzo che incomincia a mostrare i segni dell’usura. Ed in effetti di lì a pochi anni alcune tratte tramviarie in provincia di Como, come la parte terminale del tragitto Como-Appiano-Mozzate, vedono i primi autobus sostituire le carrozze su rotaie. Dal 1922 l’obiettivo diviene, quindi, quello di avere una via Regina non più ridotta a “pantano orribile o fonte perenne di accecante polverone” bensì di essere sistemata in modo moderno e duraturo. “La catramatura risponde perfettamente a questi scopi, per l’igiene, per la bellezza del panorama, per la modernità della sua concezione”. Modernità che, però, ben presto mostrerà quei limiti che dobbiamo affrontare ancora noi, oggi, ad un secolo di distanza.

Leggi l’articolo pubblicato sul numero 26 de Il Settimanale:

Quando tra Como e Argegno c’era chi parlava di tram

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