Como e la raccolta dei rifiuti: una storia caratterizzata da lamentele “perpetue”

RifiutiUna delle polemiche che, a Como, non sembra mai conoscere alcuna interruzione di sorta è quella riguardante i servizi ambientali. Del resto in tutta Italia sono ben poche le località i cui abitanti non si lagnano del servizio di pulizia delle strade e di raccolta dei rifiuti. Nel capoluogo lariano l’attenzione verso questo servizio è diventata particolarmente puntuale negli ultimi anni in seguito all’affermarsi della vocazione turistica della città. “Lamentele continue dei cittadini, proteste dei giornali e ripetute discussioni in Consiglio Comunale” non sono però caratteristiche attuali. La frase sopra riportata, infatti, è una citazione da un settimanale cattolico di Como, “La Vita del Popolo”, datato 11 febbraio 1911! Praticamente è trascorso più di un secolo ma il sentore dell’opinione pubblica sul modo in cui vengono svolti i servizi ambientali in città non pare certo cambiato in meglio anche perché, allora come oggi, si chiedono radicali rinnovamenti.

L’era moderna dei servizi ambientali in Como ha una data precisa: 1° febbraio 1885. Quel giorno, infatti, entra in vigore la convenzione con la quale il Comune di Como affida alla “Società pozzi neri” l’incarico per un servizio che riguarda la spazzatura delle strade, il ritiro dalle case private dei rifiuti domestici ed, evidentemente, lo spurgo pozzi neri. 26 sono gli spazzini che si alternano alle diverse mansioni con turni settimanali. Le lamentele sono contemporanee all’avvio del servizio. Per porre rimedio alle criticità, nel 1902, vengono aggiunti chiarimenti alla convenzione, stabilendo in modo più dettagliato gli impegni della società. Il servizio viene così affidato a diverse squadre, responsabili ciascuna o dell’interno o dell’esterno della città. La contrade vengono divise in varie categorie e, secondo la loro importanza, si stabilisce che la spazzatura sia ritirata quotidianamente, ogni 2 o addirittura 3 giorni.

Nel 1904 lo sviluppo della convalle, e la conseguente apertura di nuove vie, determina un aumento nel lavoro che si traduce in una crescita nelle spese. Nei primi tempi tali aumenti si limitano al solo rinnovo degli attrezzi, successivamente riguardano anche l’entità del salario dei dipendenti. Gli anni della Belle Époque si succedono e con loro i reclami “per il mal servizio” nonché “le rimostranze della Giunta verso la Società”. Da Palazzo Cernezzi si ordina un servizio più regolare (sottoponendolo al controllo dell’Ufficio di sorveglianza della Polizia municipale) concedendo un compenso maggiore alla Società. Si intavolano lunghissime trattative per verificare cosa va migliorato, si sperimentano nuovi sistemi, ma invano. Così nel 1910, sull’esempio di quanto nel frattempo avevano fatto altre città lombarde come Milano, Brescia o Pavia, la Giunta di Como decide di stralciare l’accordo e di procedere alla gestione diretta dei servizi ambientali con la nascita di una società municipalizzata. Il 1° settembre 1910 rappresenta l’avvio di una nuova “fase” Como in questo ambito ma a tante aspettative non corrispondono risultati equivalenti. Avendo buona parte dei vecchi spazzini abbandonato il posto di lavoro, il nuovo personale risulta non pratico alle mansioni (e le cronache d’epoca sottolineano come “non tutto era di buona volontà”): ciò vanifica gli sforzi di chi è preposto a gestire la società. In città, come spesso accade in queste situazioni, il commento è: ”Si stava meglio quando si stava peggio” in una sorta di sentore pubblico “evergreen” che si ascolta anche oggi.

Interessante, in proposito, è anche il parallelo dibattito che anima il Consiglio comunale circa la determinazione della tassa rifiuti. Ad inizio secolo, infatti, Palazzo Cernezzi fissò una cifra per caseggiato, qualsiasi fosse il numero delle famiglie occupanti. Prima della I guerra mondiale ci si interrogò se non fosse il caso che un’abitazione pagasse una tassa proporzionalmente al numero di famiglie che la occupavano. Ed anche il riciclo dei rifiuti occupò uno spazio di confronto non indifferente. Nel 1911, infatti, fu individuata come causa dello squilibrio fra il preventivo e le spese effettivamente sostenute dal Comune di Como per i servizi ambientali, il minor ricavo dalla vendita della materiale umido raccolto. In Consiglio ci fu chi affermò, a chiare lettere, che era in corso un “boicottaggio degli agricoltori” fomentato “da chi vedrebbe volentieri fallire la municipalizzata”.

Nei successivi 80 anni, almeno fin tanto che il servizio fu gestito dal Comune, la cittadinanza fu prodiga nelle lamentele che non cessarono certo con la successiva “esternalizzazione”. Ecco perché, quando si parla di pulizia delle strade e di raccolta rifiuti, sfogliare le cronache cittadine di un secolo fa è come leggere le notizie odierne. L’unica differenza è che allora si utilizzava una lingua italiana più articolata, e forse per questo più poetica. Il senso rimane invariato e viene logico chiedersi se un giorno si arriverà ad assistere alla conclusione di queste polemiche.

Leggi l’articolo sulle pagine de Il Settimanale – La raccolta nella storia

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