Buon compleanno stazione di Como S. Giovanni, costruzione né bella né brutta

Como SG (21)143 anni di attività e 50 dall’ultima ricostruzione. Sono questi i numeri che caratterizzeranno la stazione di Como San Giovanni il prossimo 27 luglio. Tanto tempo, infatti, è ormai passato dal giorno in cui il principale scalo ferroviario della città è stato inaugurato ed anche gli attuali fabbricati, oggetto qualche anno di in un intervento di riqualificazione nell’ambito del progetto “100 stazioni”, si apprestano a ricordare il mezzo secolo di vita. La storia di Como San Giovanni, il cui nome particolare deriva dal fatto che per realizzare la linea ferroviaria in convalle venne abbattuto ciò che rimaneva dell’antico monastero di San Giovanni in Pedemonte, inizia dunque nel bel mezzo dell’estate del 1875 quando il treno arriva in Como dopo essersi fermato per qualche decennio a Camerlata. L’antico fabbricato, che molte immagini d’epoca riportano circondato da carrozze e che con l’Esposizione Voltiana del 1899 fu capolinea della prima sperimentale linea tramviaria cittadina (e inconsapevole linea d’arrivo di una popolare sfida tra il mezzo elettrico e l’omnibus a cavalli), rimase capolinea della direttrice Milano-Como per solo un anno. Nel 1876, infatti, con l’apertura dello scalo di Chiasso incomincia a subire l’antagonismo della località ticinese in un confronto che dura tuttora. A rendere Como, però, uno scalo del tutto internazionale è la decisione di istituire degli appositi uffici doganali (in precedenza ubicati a Chiasso) che vengono ampliati negli ultimi anni della Belle Epoque. Lavori che hanno lo scopo di rendere tutta la stazione più ampia, risolvendo, in particolare, la mancanza di binari per la manovre dei carri e dei treni merci che, sovente a cavallo tra il XIX ed il primo decennio del XX secolo, erano scaricate/caricate sui binari di corsa dei treni con evidente pericolo per i passeggeri.

A Como, del resto, uno scalo merci fu progettato fin dal 1910 ma divenne operativo negli anni ‘30 quando si incominciò a parlare di una completa ricostruzione del fabbricato ferroviario anche perché, di lì a pochi anni, tutto il tracciato tra Como e Milano venne elettrificato (ed i relativi lavori si conclusero nel 1939). Negli intenti la nuova stazione “avrà tutte le caratteristiche della vastità e dell’ordine: la facciata esterna sarà semplice ma elegante ed armoniosa. E i vantaggi dell’ingrandimento incominceranno a farsi sentire relativamente presto perché non appena saranno costruiti i primi fasci di nuovi binari molti inconvenienti del servizio viaggiatori rimarranno di conseguenza eliminati ed il servizio procederà con maggiore speditezza e regolarità”. Su progetto dell’Ing. Paolo Perilli, però, i lavori per la realizzazione dell’attuale fabbricato viaggiatori della stazione di Como San Giovanni prendono il via solo nel dopoguerra, nel 1948, per concludersi l’anno successivo. A cantiere in dirittura d’arrivo, come spesso accade, a Como si guarda con nostalgia alla vecchia stazione. In città infatti i commenti  negativi non si sprecano ed i più gentili rilevano come nuova stazione non è certo un valore aggiunto per Como pur essendo stata ispirata a quello stile architettonico molto in voga nel nostro Paese tra il 1930 ed il 1940 (lo stesso firmatario del progetto ha infatti progettato , tra gli altri, gli scali di Roma Tuscolana e Prenestina, Torino Porta Nuova, Padova e Venezia Santa Lucia). “Potrebbe servire indifferentemente come esposizione di mobilio o come colonia marina” si esclama rimarcando che si tratta di una costruzione che “si perderà nel grigiore delle cose mediocri”. I giudizi e commenti poco lusinghieri, una costante che dura tutt’oggi verso questo fabbricato, non sono però circoscritti al solo giudizio architettonico ed estetico. Critiche e osservazioni puntuali sono riservate anche ad alcune pecche insite nel progetto. Uno dei principali indiziati è il salone le cui vetrate sono giudicate troppo grandi affinché venga riscaldato dal solo pavimento: “Graziosa novità – si nota – che però presuppone un funzionamento perfetto perpetuo altrimenti per ogni riparazione delle tubature bisognerà sfasciare il pavimento, il che è facile prevedere, abbastanza di frequente”. Altre osservazioni pungenti riguardano l’ubicazione dei servizi ai viaggiatori. Ci si chiede perché l’Ufficio Informazioni Turistiche non sia stato inserito nello stesso locale con il cambiavalute anziché privilegiare il giornalaio. Ma un punto dolente è riservato ai numerosi locali sotterranei di cui è dotata la stazione dei quali solo una parte è destinata a diventare dormitorio per gli emigranti in partenza verso i Paesi del Nord Europa. Il timore, peraltro fondato, è che tutti gli altri spazi rimarranno inutilizzati e cadranno in rovina. Di qui la proposta, che non troverà mai seguito, di attrezzare tali locali ad albergo diurno per cittadini e viaggiatori. Come accennato le critiche verso questo ultimo fabbricato, con più o meno intensità, non sono mai cessate dal giorno della sua inaugurazione, nonostante gli ultimi miglioramenti. Dura la vita del treno, e delle sue infrastrutture, in Italia. Un mezzo dalle grandi potenzialità ma mai sfruttato completamente. Forse anche a Como dove da mezzo secolo i cittadini prendono i convogli (sempre meno) verso Milano, Lecco (!) o la Svizzera in una stazione sì storica ma, come si affermò a chiare lettere il giorno della sua inaugurazione, “né bella, né brutta”.

Leggi l’articolo pubblicato dal quotidiano La Provincia il 16 luglio 2018:

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