Il 2018 di Vincenzo Nibali

20181015_141200Successivamente all’arrivo dell’ultimo “Giro di Lombardia”, Como ha ospitato il training-camp della compagine ciclistica “Bahrain-Merida”. L’appuntamento, il primo in vista della stagione agonistica 2019 anche se le gare dell’anno non sono ancora finite, ha visto i vertici della società incontrare i nuovi ciclisti (9) della squadra in modo da saggiarne ambizioni e metodi di preparazione. Il tutto per consentire, a tempo debito, di affinare gli obbiettivi. E non è detto che possa ancora essere Como la sede di questi incontri operativi come ha sottolineato Brent Copeland, general manager del  team Bahrain-Merida, che ha tracciato un bilancio di questi ultimi giorni insieme agli assessori del Comune di Como, Simona Rossotti (al turismo ed al marketing territoriale) e Marco Galli (allo sport). L’occasione, però, è stata quella di incontrare il capitano della squadra, Vincenzo Nibali, con il quale tracciare inoltre un bilancio della sua stagione agonistica, contrassegnata dall’infortunio occorso al Tour de France, e che ha visto l’atleta siciliano tagliare al secondo posto il traguardo sul lungolago cittadino sabato scorso, 13 ottobre, all’arrivo appunto del Giro di  Lombardia. «Sono molto legato alla cosiddetta “classica delle foglie morte” – ha affermato Nibali –, fin dai primi anni da professionista. E sono felice, dopo la vittoria del 2017, di aver raccolto un nuovo podio. Del resto, vivendo a Lugano, queste sono le mie strade ed i percorsi del comasco caratterizzano i miei allenamenti, nonché quelli di tanti altri compagni con i quali cerchiamo di fare gruppo nei percorsi che ci portano spesso, dopo essere scesi da Mendrisio sul lungolago, in Valle Intelvi e nel porlezzese prima di tornare a casa. Sabato scorso, oltre al risultato in sé mi è molto piaciuto sentire la gente vicina nonostante la sfortuna che ha caratterizzato questa stagione».

Si è trattato di un 2018 in “chiaroscuro”? «Però iniziato con una vittoria inaspettata alla Sanremo. Certo, poi, poteva essere una stagione migliore di quanto lo è stata ma purtroppo il ciclismo, così come gli altri sport, porta con sé anche episodi negativi dopo i quali occorre rialzarsi, reagire. Diciamo che dopo l’infortunio di quest’anno al Tour confido nel 2019 di partire con maggior carica agonistica perché, come nel caso dell’ultimo Lombardia, un secondo posto, pur bello che sia, ti lascia sempre l’amaro in bocca».

Come accennato è stato un infortunio ha caratterizzare il 2018… «Sicuramente i venti giorni cui sono stato fermo mi hanno portato ad accelerare i ritmi per ritornare alle corse. Non è stato facile. Però, giorno dopo giorno, i problemi hanno iniziato a sparire. Non sapevo dove potevo arrivare. Al Giro dell’Emilia sono rientrato nella “top ten”, alle Valli Varesine stavo bene ed al Lombardia è andato quasi tutto ok. Devo ringraziare la nazionale per avermi aiutato ed anche la decisione di prendere parte alla Vuelta non è stata agevole ma mi ha aiutato. È stata una sfida difficile».

Ed ora le vacanze… «Credo di essermele meritate. Ma per un ciclista il periodo di inattività è molto ristretto, una ventina di giorni, e poi si deve ripartire. Certamente questo inverno dovrò continuare con le terapie ed i massaggi, nonché col lavoro in palestra per rinforzarmi (a causa dell’infortunio occorso a luglio – ndr)».

E per il 2019? «Con il team si tende a fare un passo alla volta. Appena saranno svelati i percorsi dei grandi giri a tappe decideremo il da farsi. Attendo di conoscere il percorso del Tour e sembra che nel prossimo giro d’Italia ci sarà una tappa “comasca”. Mi piacerebbe. Conosco le strade e poi sapere che una tappa di un grande giro coinvolge anche un tracciato storico, fornisce ancora più fascino».

Leggi l’articolo tratto da Il Settimanale (18 ottobre 2018)-Clicca qui

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