Alluvioni, piene e danni: una costante il nostro territorio. I fatti rovinosi del 1868 e del 1888

In questi ultimi giorni le Amministrazioni Comunali del territorio hanno fatto i conti, ed iniziato ad intervenire dopo l’urgenza, dopo i danni registrati in seguito all’ondata di maltempo che ha colpito anche il comasco all’inizio del mese di novembre. Alberi caduti, collegamenti interrotti, corsi d’acqua in piena che hanno riversato nel lago un’ingente quantità di foglie, rami e detriti. Se è vero che in altre aree dell’Italia il bilancio del maltempo è stato ben più grave e drammatico, visto che non sono mancati anche i morti, non si può certo non rilevare come le forti piogge hanno lasciato conseguenze. Insieme alla cronaca degli episodi più gravi, ed alla conta dei danni, non sono mancate anche le osservazioni circa la mancanza di una cura generalizzata dell’ambiente che ci circonda. Condizioni sempre più necessaria viste le mutate condizioni climatiche che vedono il ripetersi sempre più frequente di precipitazioni di forte intensità in un brevissimo lasso di tempo. Nel corso della storia sono, ovviamente, numerose le emergenze registrate dovute al maltempo.

Le cronache ci riportano fatti ed eventi risalenti fin dal Medioevo ma è con la seconda metà del XIX secolo che i racconti si fanno più dettagliati e precisi grazie alla nascita dei primi giornali del comasco. In particolare il 1800 viene ricordato per due eventi drammatici accaduti, rispettivamente, il 6 ottobre 1868 e l’11 settembre 1888. In quelle date Como, e le località lacustri, vennero interessate da altrettante rovinose piene. In particolare quella del 1888 “deve registrarsi fra le più nefaste” come raccontò ai suoi lettori il settimanale “Il nuovo Lario”, edito a Menaggio, che si occupava di cronaca e politica da Como alla Valtelllina. Il settembre che saluta le località del lago di Como in quel 1888 arriva dopo un anno particolare, caratterizzato da piogge “ripetute e continuate”, da temperature rigide anche in estate con conseguente caduta di neve sulle vette delle Prealpi lariane. L’intensificarsi delle precipitazioni nei primi giorni di settembre provocano immediatamente la piena dei fiumi e del lago con straripamenti ed inondazioni. «Dopo 20 anni il lago è montato sulle rive e le sue onde hanno flagellato le soglie degli alberghi e dei ristoranti» raccontano i cronisti dell’epoca che offrono una descrizione dei danni e dei disagi provocati dall’alluvione:  giardini invasi dalle acque limacciose; le darsene non più capaci di offrire ricovero alle imbarcazioni; paesi rivieraschi invasi dal lago sotto i loro portici e sulle piazze; frane rovinose che interrompono le comunicazioni; ruscelli tramutati in torrenti; cascate nei prati e nelle vigne. Nonostante l’annata inclemente dal punto di vista atmosferico si rileva come l’inondazione abbia, ed accade ancora oggi, colto inaspettatamente i cittadini. A Como le barche trovano approdo a pochi passi da via di Quadra, nei pressi del Duomo in quel quartiere che è stato demolito negli anni ’30 del XX secolo; a Lecco presso piazza Garibaldi. I piroscafi della navigazione sono costretti ad interrompere il servizio perché troppo pericoloso: i pontili, nel migliore dei casi, sono stati sommersi se non divelti dalla forza delle acque. In Valsassina i torrenti provocano il formarsi di un lago sull’altipiano di Balisio mentre danni ingenti sono provocati da Colico in su, verso Chiavenna e Sondrio, dove si verifica l’allagamento del Pian di Spagna e l’interruzione delle comunicazioni con la Valtellina perché vengono sommersi gran tratti di strade e rovinati i binari della ferrovia. «Cernobbio, che da qualche settimana aveva preso un aspetto ridente per frequenza di villeggianti, è ora ridotto in desolante squallore. La parte inferiore dell’abitato è sott’acqua, le ville lungo la sponda sono tutte invase ed i villeggianti ed i forestieri se ne fuggono a frotte» raccontano i cronisti che invece evidenziano come a Dongo «Tanti palazzi sono convertiti in altrettante isole; l’ufficio municipale è dovuto traslocare in una sala del I piano e la piazza si attraversa in tutti i sensi in barca». A Lecco le cronache invece parlano di piazze e le vie principali ingombre di battelli «sì da presentare alla mente una specie di Venezia in miniatura». Uno scenario veramente drammatico (ma senza registrare morti) con la situazione che sarebbe, lentamente, tornata alla normalità solo alla fine del mese di settembre. E nell’annunciare che si è potuti «tornare liberamente a circolare per la città» viene anche amaramente sottolineato come i livelli del lago di Lugano siano rimasti immutati nel corso del mese di settembre. Un’annotazione che, allora come oggi, ci fa sostenere come il tempo abbia sempre fatto le bizze provocando danni e disagi quasi a suo piacimento nel territorio anche se, è pur vero, che ai giorni nostri il clima è effettivamente cambiato.

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