“Il livello di questo lago s’ha da regolare” All’origine dei problemi che hanno determinato la nascita del progetto Paratie

“Offriremo una soluzione definitiva al problema delle esondazioni del lago”. Qualche settimana fa, con questa parole, Massimo Sertori, assessore agli Enti Locali di Regione Lombardia, ha presentato il nuovo progetto paratie di Como. In effetti, bisogna dire che il livello delle acque del Lario, come per ogni bacino, è sempre stato una “spina nel fianco” per chi ha vissuto sulle sue sponde. Una spina, a volte, particolarmente dolorosa ed è proprio per questo che 72 anni fa si cercò di porvi rimedio dando vita al sistema di regolazione delle acque del lago di Como. Una decisione che non ha ottenuto gli effetti sperati e che, ad ogni stagione di “magra” o di “forti piogge”, ripropone un dibattito (con relative polemiche) che appare infinito. Del resto trovare un punto di incontro tra le esigenze di chi sul lago ci vive e ci lavora (e che vorrebbe un livello delle acque il più possibile stabile), e chi invece si trova in pianura, e quindi auspica che il lago sia regolato in modo da trattenere il maggior volume possibile delle piene così garantire i quantitativi necessari all’irrigazione soprattutto nei mesi estivi, finora si è rivelato impossibile. E questo confronto sembra destinato a procrastinarsi nel tempo senza che possa essere trovata una soluzione definitiva, anche se proprio l’idea delle paratie nasce per sanare uno dei problemi principali del lago, ovvero le sue esondazioni nella città di Como. Continua a leggere

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L’Esposizione Agraria e della Villeggiatura del 1909: quando Como promuoveva la natura nella Belle Epoque

ArticoloOrticolario è un evento che ha saputo destare l’attenzione, peraltro mai sopita, da parte del pubblico verso la natura, il giardinaggio, i fiori e a tutto l’ambiente che ha sempre ricoperto un ruolo importante tra le passioni dei comaschi anche in tempi “inusuali”. In passato, ovvero quando l’attenzione politico-economica del comprensorio era quasi esclusivamente rivolta allo sviluppo industriale del territorio, Como ospitò eventi di successo dedicati alla natura ed al turismo. È questo il caso in particolare dell’”’Esposizione Agraria e della Villeggiatura”, una grande manifestazione che nel mese di settembre del 1909 animò tutta la città. Un evento di portata nazionale che, come rilevarono le cronache d’epoca nel loro linguaggio aulico, segnò «per Como il trionfo della villeggiatura, poiché le cospicue ville che ne infiorano il lago ed i sontuosi alberghi sono gremiti di villeggianti e di forestieri». Continua a leggere

Rispetto dell’ambiente e cultura del riciclo: in quattro anni recuperate nel comasco 4.104 tonnellate di pneumatici usati

pneusHa suscitato vivace interesse la scorsa settimana la notizia dell’arresto in flagranza di reato di tre giovani ticinesi da parte dei Carabinieri di Como che stavano rubando dei pneumatici da un’autovettura in sosta nei pressi della stazione di Como San Giovanni. Un fatto di cronaca che ha evidenziato non solo come i tre protagonisti non siano nuovi a questa attività ma che ha riportato d’attualità un argomento molto spesso non preso nella dovuta considerazione ovvero l’impatto e le conseguenze che hanno gli pneumatici di gomma nella nostra vita. Elemento insostituibile per ogni veicolo a trazione i copertoni di auto, camion, moto e biciclette rappresentano, infatti, una non trascurabile fonte di inquinamento, se non recuperati, una volta logori. È pur vero che ormai ovunque, nel territorio provinciale, questi possono essere portati alle diverse Piazzole Ecologiche Comunali, se non lasciati agli stessi gommisti in caso di cambio dello pneumatico, ma ancora fanno spesso brutta mostra di sé, soprattutto a brandelli, ai lati delle strade di maggiore percorrenza del territorio nonché lungo l’autostrada A9 anche se, per dovere di cronaca occorre sottolineare come rispetto ad altre zone italiane, nel nostro territorio sia molto raro imbattersi in gomme logore abbandonate ai cigli delle strade. Questo non solo è un comportamento incivile ma è anche pericoloso per la salute di tutti. Si pensi, infatti, alle discussioni ed agli allarmi che vengono lanciati ogni qual volta vengono individuati roghi che interessano anche gli pneumatici. Continua a leggere

Rifiuti, coltelli, bossoli, siringhe ed erba alta. Il Parco delle Rimembranze è stato nuovamente abbandonato

Rimembranze rifiuti 1L’apposita segnaletica, rovinata dal tempo e dall’incuria, suona quasi beffarda per chi si reca in queste settimane al Parco della Rimembranze posto ai piedi della collina su cui sorge il Castel Baradello. “Ogni utente è pregato di portare con sé i rifiuti e di non abbandonarli” si legge sui cartelli. Peccato che le parole, ormai sbiadite delle insegne, siano rimaste, nei fatti, lettera morta. Numerosi rifiuti di varia natura, ubicati in diversi punti del prato, insieme a coltelli, bossoli di pistola, anche siringhe, nonché resti di fuochi accesi sul terreno, sono infatti gli assoluti protagonisti di questo prato dal quale si può ammirare in tutta la sua bellezza la torre dell’antico castello medievale di Como ricostruita nel 1903 ad opera di un comitato cittadino ed alle cui pendici si sono poi alteranti numerosi scavi archeologici, gli ultimi dei quali hanno evidenziato come il manufatto medievalesia stato edificato su una precedente struttura risalente all’epoca romana. Ma non è la storia, antica o recente, che ora caratterizza questo contesto. L’incuria, la mancanza di senso civico ed il disinteresse sono gli assoluti protagonisti di quel desolante panorama che oggi caratterizza soprattutto il giardino nato negli anni ’30 per ricordare i caduti, e le rispettive armi di appartenenza, della Grande Guerra. Uno scenario squallido che in queste ultime settimane è inoltre apparso davanti agli occhi increduli delle centinaia di bambini e di adolescenti di diversi gruppi dei GREST della zona di Como Sud che, nelle loro attività, stanno frequentando sentieri e località della Spina Verde. Uno scenario di abbandono che risulta ancora più odioso in quanto su tutta la collina che cinge da un lato la città, e sulle cui pendici ha avuto origine la Como preistorica e celtica prima dell’arrivo dei romani, deve (dovrebbe?) vigilare un apposito Parco, almeno come soggetto che se non può intervenire direttamente segnala ad altre autorità le situazioni più a rischio. Per dovere di cronaca si deve affermare che tale scempio non ha eguali su tutto il resto del territorio della Spina Verde che però, complessivamente, si presenta agli occhi di gitanti, ragazzi e turisti nei suoi sentieri e nei suoi spazi ammantata da una cornice di decadimento e abbandono con la sola eccezione rappresentata dalle zone circostanti le diverse baite tra le quali possono annoverarsi anche sorprese inaspettate agli occhi dei frequentatori di passaggio. Ogni riferimento in questo caso è rivolto a quell’autentica trasformazione che è in corso ormai da un anno alla ex baita Elisa che da discarica privata, anche di materiale altamente inquinante (resine e vernici di diversa natura su tutte), sta piano piano cambiando pelle tornando all’antico, in quanto in procinto di essere riaperta come Casa Scout intitolata all’indimenticato parroco di Prestino, e accanito sostenitore del movimento creato da Baden Powell, don Giambattista Levi. Continua a leggere

La mobilità del futuro a Como tra elettricità, bici e più mezzi pubblici

668  (3)Nel nostro territorio sono allo studio, o in procinto di diventare operativi, alcuni progetti promossi da attori pubblici e privati finalizzati alla realizzazione di piste ciclabili nel territorio. Percorsi che, nell’intenzione dei proponenti, sono destinati ad incrementare la presenza, nonché la completezza, di vie ciclabili tra il nostro territorio, il lago e il nord Europa tramite la Svizzera. Si pensi in proposito alla via che dovrebbe nascere lungo il torrente Breggia una volta effettuata l’opportuna bonifica ambientale dell’alveo del corso d’acqua (in proposito venerdì 12 giugno, alle ore 21, presso la struttura CernobbioShed le Amministrazioni comunali di Como, Maslianico e Cernobbio, insieme ad ERSAF, l’ente regionale che si occupa di ambiente e foreste, presenteranno ai cittadini l’intervento che avrebbe dovuto essere partito già alla fine del mese di aprile) oppure alle nuove piste che lo stesso Comune rivierasco ha in mente di realizzare per un migliore collegamento con Como e con le altre località della sponda occidentale del lago nell’ambito di una riqualificazione complessiva di via Regina, l’arteria che corre lungo il muro di confine di Villa Erba. Continua a leggere

Anche nel lago di Como ci sono le microplastiche?

acquaSarebbe interessante avere dei dati precisi anche per ciò che concerne la presenza di questo fenomeno nel lago di Como nonché, magari, anche negli altri bacini lacustri minori del nostro territorio. Stiamo parlando delle “microplatiche”, ovvero quelle particelle plastiche di diametro compreso tra 0,3 e 5 millimetri la cui presenza in modo considerevole nel Mediterraneo è salita prepotentemente alla ribalta poco più di un mese e mezzo fa in seguito alla pubblicazione dei primi risultati dell’indagine effettuata dalla nave di ricerca scientifica Tara Méditerranée. L’approfondimento eseguito dagli scienziati di questa imbarcazione di studio ha infatti permesso di verificare come, nonostante l’acqua dei nostri mari sia per lo più pulita e limpida, nonché trasparente e con tanto di ottima vista del fondale, sia invece invasa dalla plastica, ovvero da quelle particelle invisibili all’occhio umano che galleggiano nello strato superficiale dell’acqua marina. Secondo i primi dati diramati nel mese di ottobre, infatti, le microplastiche avrebbero raggiunto la preoccupante concentrazione di 250 miliardi di microframmenti. Da questi dati allarmanti è iniziata la curiosità, mista ad una sorta di prima preoccupazione, di conoscere se è presente nonché quali siano i livelli di questo tipo di inquinamento nelle acque dolci interne. La microplastica, infatti, raggiunge i bacini direttamente per lo più come scarto da abrasivi (sabbiature) e cosmetici (come le microsfere di polietilene) ma è stato verificato come anche sacchetti e imballaggi possano sminuzzarsi in minuscole parti mentre non vanno trascurate anche le sostanze schiumogene provenienti da materiali isolanti. Due sono i principali danni imputati alla microplastica: il rilascio di sostanze tossiche dalle stesse particelle e la loro interazione con i piccoli organismi che vivono nelle acque. Continua a leggere