Lago: la Navigazione promuove i battelli con gli utenti…a quando il ritorno del traffico merci?

Fino ai primi anni del XX secolo il lago di Como non era considerato solo un elemento di forte richiamo “turistico” per i personaggi di alto lignaggio che frequentavano le ville poste sulle sue rive o fonte di ispirazione per artisti, musicisti e poeti. Era anche una importante di via di comunicazione che metteva in relazione la Valtellina e la Val Chiavenna con la pianura non solo per le persone, bensì anche per le merci. L’esempio più illustre di questa vocazione dimenticata è rappresentata dallo scalo a lago delle Ferrovie dello Stato, fino ai primi anni ’60 dello scorso secolo ubicato dove oggi si trova il Monumento alla Resistenza europea presso i giardini pubblici, collegato direttamente con la stazione di Como San Giovanni da un cavalcavia ad arco che superava via Borgovico e dintorni arrivando fino all’imbocco dell’odierno viale Fratelli Roselli e di cui oggi rimane solo qualche rudere. Le chiatte facevano la spola soprattutto con Dongo e le sue acciaierie e di questo traffico ancora oggi sono presenti, anche se invisibili, diversi segni. Infatti l’area su cui sorge lo stadio Sinigaglia e gli altri monumenti razionalisti per anni ha visto accumularsi in alcuni punti diversi strati di terreno costituiti dai residui del via vai delle chiatte soprattutto nel XIX secolo e proprio per questo una zona in particolare, quella del campo da calcio, è stata al centro di vivaci studi e dibattiti circa la correlazione tra la malattia Sla ed i numerosi calciatori colpiti dalla stessa che hanno calcato l’erba dello stadio cittadino data appunto la presenza nel sottosuolo di alcune sostanze ferrose (cosa tutta da verificare). Comunque, tornando alla vocazione di via di comunicazione del lago se al momento ipotizzare un ritorno “in grande stile” del trasporto merci sulle sue acque pare un’utopia (sembra che nessun politico o associazione di categoria abbia finora fatto qualche serio ragionamento sulla possibilità e fattibilità di un progetto del genere), la Navigazione dei Laghi tenta invece di incrementare invece il numero dei suoi utenti. Negli ultimi anni più volte lo stato di disavanzo del servizio di trasporto passeggeri sul lago è stato oggetto di vivaci dibattiti e polemiche, soprattutto a livello regionale, culminate con la richiesta avanzata dalla Lombardia di poter gestire direttamente il servizio di battelli e aliscafi, attualmente invece di competenza di un’Esercizio governativo, così come accade per il lago d’Iseo. Per incentivare l’utilizzo del servizio pubblico di navigazione di linea come mezzo integrativo/alternativo alla viabilità stradale, spesso congestionata, contribuendo così a ridurre l’inquinamento ambientale ed il sovraffollamento dei parcheggi nonché ad esser da stimolo per una maggiore conoscenza e valorizzazione del territorio del lago, la Direzione di Esercizio della Navigazione Lago di Como ha quindi lanciato il progetto “Conosci il tuo lago”. Si tratta di un’iniziativa promozionale rivolta a tutti i cittadini residenti nelle località che si affacciano sul lago di Como che consentirà l’applicazione di una riduzione sul costo del biglietto ordinario. La promozione sarà attivata a titolo sperimentale per l’anno 2016 e consentirà l’applicazione di una tariffa ridotta per i biglietti ordinari (escluso il supplemento rapido) e per le carte di libera circolazione. Per ottenere la riduzione i cittadini devono presentare un documento di identità attestante la residenza. L’adesione a tale agevolazione non sarà cumulabile con altre iniziative e/o riduzioni tariffarie e non sarà valida sui servizi speciali, sulle crociere e per il trasporto veicoli e per poterne usufruire i singoli comuni rivieraschi stanno formalmente aderendo all’iniziativa in quanto è appurato come molte Amministrazioni Comunali, assillate dai problemi derivanti dal traffico e dalla difficoltà dei collegamenti, intendono perseguire una più incisiva politica di mobilità dolce e rispetto ambientale, anche attraverso la valorizzazione di mezzi di trasporto alternativi all’autovettura privata. Vedremo, alla fine di questo anno sperimentale, quanti saranno i Comuni che hanno aderito all’iniziativa e soprattutto il numero dei passeggeri. Magari, proprio da iniziative come queste, può nascere la consapevolezza di come anche oggi il lago non sia solo uno stupendo elemento del nostro ambiente, ma anche una risorsa per favorire lo spostamento dei cittadini…ed un giorno, perché no, anche di parte delle merci come del resto avveniva un tempo anche se in questo caso il territorio paga la mancanza di infrastrutture perché quelle un tempo esistenti sono state smantellate oppure, anche se presenti in parte, non possono certo essere utilizzate con i nuovi mezzi moderni.

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Recuperiamo il tempo perduto…Ferrovia Como-Lecco: dalla presenza nel progetto innovativo “Green Station” ai disagi cronici. Le due facce della stessa medaglia

Treno regionaleDopo qualche mese “in altre faccende affaccendato”, recuperiamo un po’ di tempo pubblicando alcuni miei articoli già apparsi…

La consapevolezza che può costituire un asse importante per gli spostamenti nel territorio per motivi di studio, di lavoro e turismo. Allo stesso tempo una realtà quotidiana caratterizzata da continui e ripetuti disagi. Ancora una volta l’argomento al centro della nostra riflessione è la linea ferroviaria Como-Lecco, che transita anche da Cantù, Merone e Molteno. Qualche settimana fa, infatti, si sono conclusi i lavori che hanno interessato questa direttrice e che più volte erano stati prorogati nel corso degli ultimi anni. In concomitanza con la chiusura del cantiere, che ha permesso di migliorare alcuni aspetti tecnici della linea ferroviaria (binari) e che costringevano i convogli a circolare a velocità ridotte, l’importanza di questo collegamento è stata ribadita da alcuni sodalizi ambientali del territorio, quale il circolo “Ilaria Alpi” che, riflettendo in merito al fenomeno dell’inquinamento atmosferico che sta interessando, salvo brevi parentesi vista la presenza quasi continuativa del bel tempo alle nostre latitudini, buona parte del nord Italia. In un nota il presidente del circolo, Roberto Fumagalli, ha sottolineato come qualsiasi decisione politica efficace per contrastare l’inquinamento debba essere finalizzata ad un sempre maggiore spostamento delle quote di traffico dalle strade (auto, camion) alle ferrovie. Un po’ quello che da anni stanno cercando di fare in Svizzera con la creazione del corridoio Alptransit anche se lo stesso principio sta creando non pochi scontri di opinione circa i lavori di risanamento delle gallerie autostradali sotto il San Gottardo che entreranno nel vivo tra pochi anni. Il sodalizio ambientale comasco ha manifestato la propria avversione ai nuovi tracciati previsti in Lombardia, quali la Varese-Como-Lecco, a tutto vantaggio di investimenti da effettuare sulla linea ferroviaria Como-Lecco che “potrebbe spostare molti passeggeri dalle auto private al treno, risolvendo in parte il problema del traffico tra Lecco e l’Oggionese e da qui per Erba, Cantù e Como, con conseguente contenimento dell’inquinamento”. L’idea non è nuova e, come abbiamo visto anche negli scorsi mesi, ha incontrato più di una voce autorevole a suo sostegno. Purtroppo, però, la realtà del servizio su questa direttrice continua ad essere caratterizzato da una negatività persistente in fatto di qualità e disservizi. Non passa, infatti, settimana che consultando i blog dei pendolari oppure dando uno sguardo alle notizie stampa locali, non emergano situazioni inconcepibili come treni soppressi a causa di altri convogli che hanno subito guasti, pendolari costretti a rimanere sul treno per ore malgrado le richieste pressanti da parte dell’utenza di potere scendere e continuare il tragitto a piedi, ritardi… Situazioni che hanno portato, recentemente, a più di uno sfogo da parte del Comitato pendolari. Frasi dove si sottolinea come, nonostante gli sforzi congiunti di enti locali ed associazioni varie per migliorare il servizio sulla Como-Lecco, il gestore Trenord non si occupi affatto di questa linea con il risultato che, semopre e comunque, i viaggiatori risultano privi di alcun tipo di informazione. E dire che, se si ci imbatte sui Comunicati stampa ufficiali delle già Ferrovie dello Stato, la Como-Lecco figura tra linee inserite in un progetto innovativo, ovvero Green Stations, che abbina la promozione dell’economia locale con attività di salvaguardia ambientale, protezione civile, turistiche, naturalistiche e storico culturali. In particolare si fa riferimento alla stazione di Brenna-Alzate dove è stato ricavato uno spazio per l’allestimento di mostre per favorire l’inclusione sociale e la valorizzazione del territorio. La stazione di Brenna-Alzate, già sfondo naturale per una pellicola cinematografica in passato, avrà trovato, dunque, una nuova ragione d’essere ma il servizio di trasporto su questa linea, però, continua a non essere certo al passo coi tempi.

 

La ferrovia della Valmorea promossa a ferrovia turistica italiana. Lo propone un interessante disegno di legge

Ferrovia ValmoreaLa ferrovia della Valmorea potrebbe diventare entro l’anno una “ferrovia turistica” a tutti gli effetti attraverso un recupero con finalità di valorizzazione storico-naturalistica. E’ questa l’interessante novità che prospetta un progetto di legge all’esame della commissione Trasporti della Camera, che proprio per questo ha avviato una serie di audizioni e nei giorni scorsi ha sentito i rappresentanti di Rete Ferroviaria Italiana SpA, della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF). A livello nazionale l’obiettivo è quello di recuperare a nuova vita linee abbandonate, in via dismissione o fortemente ammalorate e non più utilizzate. Nella proposta di legge si fa presente come In Italia vi siano almeno sei percorsi ferroviari ufficialmente ancora esistenti nell’elenco della rete ferroviaria, dove circolano, quasi esclusivamente, treni straordinari e che hanno tutte le caratteristiche necessarie alla loro trasformazione in ferrovia turistica. Si tratta della ferrovia Palazzolo-Paratico (Lombardia), la ferrovia Asciano-Monte Antico (Toscana), la ferrovia Ceva-Ormea (Piemonte), la ferrovia Sulmona-Casteldisangro-Carpinone (Abruzzo-Molise), la ferrovia Agrigento-Porto Empedocle (Sicilia) ed appunto la ferrovia della Valmorea.  La denominazione storica ufficiale di questa linea è, però, “Castellanza-Valmorea-Mendrisio”, nata per soddisfare il fabbisogno di vie di comunicazione che si era venuto a creare in Italia nella seconda metà del XIX secolo. Promossa dalle Ferrovie Nord Milano la sua apertura al pubblico, da Castellanza a Lonate Ceppino, avviene il 18 luglio 1904. Nel mense di novembre 1912 viene invece approntato il progetto per il proseguimento dei binari fino a Valmorea ma i lavori entrano nel vivo alla fine della I guerra mondiale. Il 27 giugno 1926 la linea è ufficialmente inaugurata ed inizia ad essere conosciuta come la “ferrovia della Valmorea”, in quanto nel territorio comunale del paese comasco venne costruita la stazione internazionale di confine, obbligatoria per legge. Un tracciato che si estende per circa 30 chilometri in Italia e 7 in Svizzera. L’avversione delle Ferrovie dello Stato a concedere alle FNM di poter utilizzare su questa tratta i più moderni convogli merci dell’epoca, i contenuti numeri del traffico viaggiatori in quanto non conveniente rispetto alla linea Milano-Chiasso delle Ferrovie dello Stato ed infine l’avversione del Regime Fascista ad avere relazioni con la società controparte svizzera della tratta, porta però repentinamente alla chiusura del tratto tra Mendrisio e Valmorea che avviene a meno di due anni dall’apertura, ovvero nel mese di maggio del 1928. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la linea risulta in esercizio solo nel breve tratto tra Cairate e Castiglione Olona e tra Cairate e Castellanza. Nel 1952 termina il servizio del traffico viaggiatori e nel 1977, dopo il fallimento di alcune imprese della valle Olona che la utilizzavano con convogli merci, linea viene definitivamente chiusa. Il suo recupero, prima da Malnate Olona a Valmorea e poi fino a Stabio e Mendrisio, promosso fin dal 1993 per iniziative di tanti sodalizi della zona e di diversi enti locali, inizia nel 2007 e prosegue fino al 2013 con treni a vapore (la famosa locomotiva modello E3/3 del 1904) che trainano carrozze d’epoca. Va anche segnalato che nel 2014 la ferrovia ha subito una sosta forzata di più di un anno legata ai lavori della tratta ferroviaria Mendrisio-Stabio. Solo la scorsa estate è tornato in funzione il treno turistico che, però, ha percorso solo il tratto in territorio elvetico.  Al fine di garantire l’avvio di ciascuna ferrovia turistica presa in considerazione  il disegno di legge prevede come il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti debba assegnare, per il primo anno di esercizio, un contributo pari a 500 mila euro da destinare all’organizzazione dei treni storici e ordinari sulle diverse tratte ferroviarie. E’ infine previsto come a questo primo elenco possano essere eventualmente aggiunti in futuro anche altri percorsi ferroviarie per i quali sia possibile una totale riconversione ad esclusivo scopo turistico.

Tangenziale di Como: da CAL ad Autostrada Pedemontana, ecco tutti gli attori principali dell’infrastruttura

Tangenziale ComoTra poco meno di un mese (anche se la scadenza potrebbe ora essere prorogata all’anno nuovo) l’A59, ovvero la tangenziale di Como, sarà a pagamento. Conti alla mano: 60 centesimi per percorrere poco meno di due chilometri e mezzo di strada tra Villaguardia e Cà Morta. Intanto il numero di Sindaci che vogliono come l’utilizzo dell’opera (o meglio la sua prima parte visto che l’idea prevede anche il secondo lotto da Albate ad oltre Lipomo) rimanga gratuito sta crescendo nel numero così nella qualità degli appoggi (nell’ultima settimana hanno aderito alla proposta anche società e realtà del mondo economico e del settore dei trasporti)  abbiamo voluto focalizzare la nostra attenzione non tanto sull’infrastruttura in se stessa e sugli scenari futuri, cioè tangenziale gratis o con pedaggio, bensì su coloro che familiarmente parlando “muovono i fili”. Certo i cartelli lungo il percorso parlano chiaro: Autostrada Pedemontana Lombarda. Ma dietro questa sigla si apre una realtà interessante e inaspettata. Continua a leggere

Trenord…proprio un altro mondo

ritardi-trenord-9Riporto un interessante articolo di Paolo Moretti, giornalista molto bravo del quotidiano La Provincia, che descrive come in Lombardia il trasporto ferroviario sia veramente di un’altra dimensione rispetto a quello che accade in altri paesi europei: “Crawly è una piovosa cittadina del Sussex a una cinquantina di chilometri da Londra. Non è che un puntino sulla cartina, eppure ospita più di 100mila abitanti. Tra loro tantissimi pendolari. Diretti quotidianamente verso la City. La distanza in binari e traversine da percorrere è più o meno la stessa che separa la stazione di Como San Giovanni alla fermata dell’Expo, a Rho. Ma se un comasco per coprire una sessantina di chilometri su uno sferragliante vagone impiega un’ora e mezza, il pendolare di Crawly si ritrova sulle rive del Tamigi in poco più di tre quarti d’ora. Stessi chilometri, la metà del tempo. Paese europeo che vai, treno più veloce che trovi. Melun, in Francia, ha molti meno abitanti di Crawly: 40mila circa. Si trova a una quarantina di chilometri da Parigi ed è servito dalla Rer, i treni regionali dell’Île de la Cité. Anche a Melun vivono molti pendolari che, per raggiungere le rive della Senna impiegano una cinquantina di minuti. È un confronto impietoso quello che mette a confronto la vita dei pendolari del resto d’Europa con i passeggeri di Trenord, in particolare con quelli che, per raggiungere Milano, optano per la linea Chiasso-Rho, quella che passa da Como San Giovanni, tanto per intenderci. Detto dei clamorosi ritardi che ogni giorno vengono segnalati sui convogli da e per l’area di Expo (ben 106 nei primi 24 giorni di settembre, anche ieri se ne sono segnalati diversi compresi fra i 6 e i 20 minuti), quel che fa andare su tutte le furie i passeggeri sono anche i tempi di percorrenza. Paragonabili a quelli del secolo scorso. Mediamente il treno S11, il Chiasso-Rho, viaggia a circa 40 chilometri orari. Ovviamente non si tratta della velocità di punta, ma di quella calcolata tenendo conto delle fermate. Una velocità che è la metà dei “cugini” inglesi e francesi. E non è da dire che i treni dei pendolari londinesi o di quelli parigini facciano meno fermate rispetto al convoglio Trenord, che nel tratto tra Como San Giovanni e l’Expo ha complessivamente 15 soste, contro le 13 (tanto per fare un esempio) del treno da Melun a Parigi.
Anche in considerazione di questi dati sulla velocità dei convogli, stupiscono i ritardi accumulati quasi quotidianamente tra il Lario e l’esposizione universale. In almeno una quindicina di occasioni, nel solo mese di settembre, la linea S11 ha totalizzato tempi di percorrenza di due ore, portando la velocità media ad appena 30 chilometri orari. Bisogna andare con la
memoria alla prima metà del Novecento lungo i binari della Tramvia Como-Erba-Lecco, quella che saliva verso Camnago Volta e Solzago, per trovare velocità più basse, 25 km all’ora. Certo, all’epoca non c’era twitter ed eventuali ritardi non venivano comunicati. Ma – per quanto ben fatto il servizio del social team di Trenord – è l’unica consolazione per i pendolari
comaschi“.

Ritardi in treno per andare ad EXPO…provare per credere

trenord-trenoQualche giorno fa il quotidiano La Provincia ha fatto un’interessante analisi degli spostamenti via treno per EXPO. Provare per credere, esperienza personale, non è che il treno sia molto in orario… Già è abbastanza scandaloso impiegare 70 minuti da Cucciago a Rho…se poi dopo si deve attendere anche 20 minuti in più, magari per il viaggio di ritorno dopo una giornata non proprio comoda viste le code che, dolente o nolente, si incontrano nel sito espositivo, ecco che il quadro è ben che delineato. Nell’articolo, infatti, si sottolinea che nel percorrere i circa 60 chilometri di traversine e binari che separano
Como San Giovanni da Rho ci possono volere anche un paio d’ore. Colpa non solo di un andatura media dei convogli rimasta al secolo scorso ma, soprattutto, di una patologica incapacità di rispettare gli orari.
A raccontare gli affanni della linea Chiasso-Rho sono i tweet dell’ufficio stampa di Trenord:.un numero impressionante
di ritardi collezionati. Oltre cento solo a settembre. Il viaggio rischia di essere un vero e proprio calvario. Una media superiore ai 4 ritardi al giorno, conteggiando anche i weekend, quando il traffico è meno sostenuto e i ritardi più rari.
Da segnalare che il tweet scatta solo per ritardi superiori ai 10 minuti.
Come nell’esperienza personale i guai maggiori si sono verificati sul tratta diretta verso il Lario. Tra Rho e Chiasso, infatti, i convogli più lenti del previsto sono stati 60. Una decina di questi ha collezionato ritardi superiori ai 25 minuti, il che significa che per coprire la distanza dall’Expo a San Giovanni ci sono volute un paio di ore, con una velocità media (30 chilometri
orari) appena superiore a quella della vecchia tramvia Como-Erba, chiusa da almeno 60 anni.

Anche ad Erba il progetto Security Team

Stato attuale della stazione di Erba

Hanno preso servizio due vigilantes alla stazione ferroviaria di Erba. Il progetto Security Team per la linea Milano-Asso prevede la presenza di uomini non armati deputati alla sicurezza in alcune stazioni della tratta. La stazione di Erba ospiterà due uomini a tempo pieno; altri gireranno per le altre fermate della Milano-Asso. Per ora i vigilantes hanno un contratto fino alla fine dell’anno ma sembra che il servizio verrà rinnovato per tutto il 2016. La Regione ha deciso di investire sulla sicurezza delle stazioni a seguito di alcuni episodi di violenza registrati nel corso dei mesi scorsi sul territorio (il controllore ferito gravemente con un machete alla stazione di Rho è l’esempio più clamoroso). La stazione di Erba, recentemente riqualificata, non è nuova a episodi vandalici. La presenza di due vigilantes farà sentire più sicuri tutti i pendolari, soprattutto coloro che tornano tardi dal lavoro, quando la stazione è deserta.