Diario di Guerra: l’informazione locale durante la Grande Guerra

Di seguito la mia relazione presentata nel corso dell’incontro “Grande Guerra, cent’anni dopo (IV Novembre 1918-IV Novembre 2018) Cernobbio e Maslianico ricordano insieme” insieme alle slide. Momento che ha sancito una prima conclusione del progetto “Diario di Guerra” promosso sul sito internet del Comune di Cernobbio dal 24 maggio 2015 e che si concluderà tra due settimane.

Nel 2015 lanciai una proposta “particolare” al Comune di Cernobbio per ricordare i cento anni dallo scoppio della I Guerra Mondiale per l’Italia. I libri di storia, infatti, a differenza dei tragici eventi della II Guerra Mondiale che fece registrare episodi drammatici anche alle nostre latitudini con l’attività partigiana, la fuga di soldati ed ebrei verso la Svizzera nonché le convulse vicende degli ultimi giorni del mese di aprile del 1945, ovviamente raccontano esclusivamente cosa accadde al fronte del Carso, o a quello delle Alpi tridentine. Ma la I guerra mondiale, a differenza di tutte le guerre che la precedettero, fu il primo conflitto che non solo interessò territorialmente buona parte del nostro pianeta ma ebbe ripercussioni anche sulla società in generale: non solo, quindi, sugli uomini ed i giovani “vestiti in grigioverde” bensì sulle famiglie rimaste a casa ma anche su coloro che non ebbero cari o congiunti al fronte. Ecco, quindi, l’idea di ripercorrere, settimana dopo settimana, come gli eventi di guerra vennero raccontati alla popolazione cernobbiese, illustrando anche quali furono le ripercussioni che la stessa guerra ebbe per i cittadini. Del resto i giornali, insieme alle lettere dal fronte, furono gli unici strumenti che permettevano “a chi era rimasto a casa” di sapere cosa stava succedendo. Una fonte di informazione però sottoposta ad un rigido controllo. Infatti, per la prima volta nella storia, anche nel Regno d’Italia vennero adottati due strumenti che consentivano di “manipolare” l’opinione pubblica a seconda dell’andamento della guerra ovvero la censura e la propaganda.

“Arriva la guerra e quindi ci sono bugie a iosa” diceva un proverbio tedesco risalente agli inizi dell’Ottocento. Già il giorno prima dell’entrata in guerra, domenica 23 maggio 1915, ad esempio un Regio decreto vietò a tutti i giornali di diffondere notizie che andassero oltre i comunicati ufficiali su argomenti come i morti e i feriti, gli avvicendamenti negli alti comandi, l’andamento delle operazioni militari. Il giorno successivo venne attivato l’Ufficio stampa del Comando militare supremo, con sezioni staccate nei capoluoghi di provincia. L’accesso diretto dei giornalisti al fronte fu sostanzialmente vietato (con poche eccezioni) dal generale Luigi Cadorna che, personalmente, detestava i cronisti. Fin da subito, quindi, divenne sempre più importante per le autorità coltivare il cosiddetto “fronte interno” e i giornali si trovano coinvolti nel compito di collaborare allo sforzo bellico nazionale.

La guerra doveva apparire gloriosa, sacra e per questo si doveva esaltare la dignità ed il patriottismo nazionale.  Per tutta la durata del conflitto i censori, ogni notte, prima di dare il placet alla pubblicazione, leggevano ogni riga (lavoro immane) e gli articoli non consoni alle ordinanze venivano eliminati cosicché spesso, mancando il tempo per correggerli o sostituirli, le pagine presentavano larghi spazi bianchi o righe oscurate. Col tempo, però, gli spazi in bianco vennero sostituiti da articoli “manipolati” che raccontarono la guerra con il solo obiettivo di mantenere il consenso popolare al conflitto.

Anche le cronache relative alle morti dei caduti, non solo sulle pagine de L’Araldo ma su tutti i periodici locali, diventarono celebrazioni di atti di eroismo personale o di battaglione. Venne invece taciuto lo squallido orrore delle trincee, la violenza e l’inutilità degli assalti, dei prigionieri caduti in mano nemiche (salvo quando questi facevano recapitare ai familiari a casa lettere, anche queste sottoposte a censura), delle fucilazioni per ammutinamento e diserzione. Piuttosto si tendeva a celebrare il ritorno a casa dei feriti .

Le sconfitte furono mitizzate (quanto accaduto a Caporetto nel 1917 fu il più possibile mascherato grazie ad una vera e propria strategia di disinformazione) e sfruttate per esaltare il sentimento di riscossa nazionale incitando all’odio verso il nemico: “Tutti sentiamo la pena e l’orrore per il nemico che ci è in casa, in casa come nel ’48, nel ’59 e nel ’60! Tutti sentiamo l’alito greve della bestia che per anni ha vissuto accovacciata sotto il nostro focolare ed ha mangiato il nostro pane, riscosso le decime, ci ha imposto le taglie, ci ha confiscato i beni, ci ha seviziato il padre, ci ha fatto morire di dolore la madre e ci ha impiccato i fratelli… E’ la nostra via crucis: la prova del Getsemani. Sudiamo sangue come Gesù, e trasciniamo la nostra croce da colle a colle, da città a città, da fiume a fiume”. La demonizzazione del nemico fu esercitata, attingendo a questo fine tutti i tradizionali stereotipi razzisti. Anche sulle pagine del settimanale cernobbiese Austriaci e tedeschi, infatti, venivano descritti come individui rozzi, crudeli e malvagi, dediti a deliberate crudeltà, così come i loro sovrani:  un esempio l’articolo che ricorda la morte dell’imperatore Francesco Giuseppe, l’impiccatore.  “Ma cosa importa se un lembo del sacro suolo della Patria è calpestato dallo straniero?”. La missione è una sola: vincere.

Dopo Caporetto e l’avvicendamento di Cadorna con Diaz, le notizie dal fronte diventano ancora più “asciutte” in quando il nuovo Comandante aveva disposto che i dispacci non potevano superare le 500 parole.

In ogni caso, durante tutto il conflitto, rimase sempre attiva sul settimanale L’Araldo la rubrica “Lettere dal fronte” dove venivano pubblicati gli scritti che i soldati inviavano a casa, scelti tra i più retorici ed in linea con i dettami.

Concentrati sugli episodi bellici e sullo straziante stillicidio di vite umane, finora si ha data una limitata importanza agli effetti che il conflitto ebbe sulla popolazione in ogni centro italiano. Con il passare delle settimane la stampa iniziò a presentare, con un linguaggio opportunamente scelto, le ripercussioni che il conflitto ebbe per tutti i cittadini. Per la maggioranza dei questi, di ogni età o ceto sociale il conflitto, si trasformò ben presto in guerra di logoramento con la comparsa delle difficoltà negli approvvigionamenti alimentari. Col passare dei mesi, infatti, e nonostante le rassicurazioni di una prossima vittoria, iniziarono a peggiorare le condizioni di vita della popolazione, segnata da un forte aumento dei prezzi, da marcate restrizioni alimentari dovute a un ferreo controllo dei consumi da parte del governo, dal deterioramento qualitativo del cibo. Dalla comparsa del pane di Guerra, da vendersi raffermo e confezionato con surrogati di ogni tipo, all’introduzione del calmiere per grano, zucchero, dolci e carne. Nel 1917 si arrivò anche ad introdurre la tessera annonaria per alcuni beni di consumo quali pane, pasta e riso successivamente estesa ad altri alimenti. Nonostante tutto questo, a Cernobbio, così come a Maslianico, Piazza S. Stefano o Rovenna, non si verificarono mai quelle manifestazioni spontanee che videro in altri paesi e città italiani sfilare in piazza persone (soprattutto donne) esasperate dalla penuria dei generi alimentari, dall’aumento del costo della vita, dalle code ai negozi, dalla fame.

Anche per le epidemie, come l’influenza Spagnola scoppiata verso la fine del conflitto e che fece centinaia di migliaia di morti, la Censura fece tentativi di occultamento e notizie furono frammentarie.

Parole che invece non mancarono per celebrare la vittoria il 4 Novembre. Anzi, già qualche giorno prima, come possiamo leggere nella pagina dell’edizione del 2 novembre 1918 de “L’Araldo”, la fine del conflitto era già prossima. Una vittoria che trasformò ogni caduto ed ogni orrore rispettivamente in eroi e gesti valorosi. E questa memoria eroica continuò ad essere perpetrata durante gli anni successivi senza apparente possibilità di un’analisi critica che non fosse affidata alle sole memorie personali dei reduci o dei familiari di soldati nel frattempo scomparsi dopo il ritorno dal fronte.

Come noi sappiamo la realtà della I Guerra Mondiale fu ben diversa da quella che si voleva far credere: una realtà dura e crudele, anche perché i soldati nelle rade licenze, o convalescenze, malgrado l’ordine di non raccontare nulla di quanto vissuto al fronte, parlavano, magari solo con i familiari, narrando di situazioni disumane, di carneficine, di orrori: argomenti, del resto, già sviluppati dalla famosa nota di pace con cui Papa Benedetto XV aveva chiesto alle diverse nazioni belligeranti di porre fine alle ostilità nell’agosto del 1917.

L’aver proposto questo materiale ha quindi voluto consentire di rivivere, almeno in parte, in prima persona il clima generale in cui la Grande Guerra fu portata a conoscenza, e vissuta con le sue conseguenze, a Cernobbio riproponendo tante storie personali, o di gruppo, che la storiografia generale del conflitto, ovviamente spesso limitata al solo doveroso ricordo dei soldati caduti e del loro sacrificio in seguito alla creazione dei viali delle Rimembranze e della costruzione dei diversi monumenti o lapidi loro dedicate, non ha mai preso in considerazione. Ovviamente si tratta di uno “spaccato”… tanti sono altri eventi e notizie che avrebbero meritato spazio. Chissà che tutto questo materiale non possa trovare un giorno la possibilità di essere letto e tramandato perché, nonostante sia passato un secolo, le parole migliori per descrivere la I Guerra Mondiale furono quelle di Benedetto XV, ovvero un’inutile strage.

Serata Grande Guerra

Annunci

Per una volta parliamo di me…il nuovo sito internet diocesano

Da Il Settimanale del 24 maggio 2018:

“Da domenica 20 maggio è ufficialmente on line il nuovo sito della diocesi di Como. L’indirizzo resta lo stesso, www.diocesidicomo.it, “e siamo ancora in una fase di costruzione e implementazione – spiega Luigi Clerici, che, dallo scorso novembre, sta curando la ristrutturazione dello spazio web diocesano -, ma poiché si era a buon punto, la decisione di cominciare a muovere i primi passi nella rete è stata condivisa da tutti”. L’augurio è quello di completare la migrazione dei dati già esistenti e di portare a regime il nuovo sito per il prossimo, o comunque entro la fine del 2018. “Si tratta di un servizio atteso da tempo e atteso da tutti – afferma don Fabio Fornera, vicario episcopale per Pastorale -. L’idea di fondo, che ha fatto da filo conduttore al rinnovamento del sito, è quella di dialogare gli Uffici di pastorale, i Vicariati, il territorio, ma anche rendere più organica l’anagrafica diocesana (dalle parrocchie, alle comunità pastorali, ai sacerdoti e ai diversi provvedimenti) e fare in modo che la ricerca di quello che interessa possa avvenire secondo criteri differenziati ma accessibili a tutti, sia da chi già conosce la diocesi, sia da chi vi arriva come ospite”. Quindi il motore interno permetterà ricerche per argomento, per realtà proponente, per tematiche o anche per collocazione geografica. La piattaforma di riferimento, aggiunge Clerici “resta quella della Conferenza episcopale italiana, che è stata migliorata e potenziata. Inoltre, con il restyling delle diverse pagine, vi è maggiore uniformità, anche grafica, dei “sotto-siti” espressione dei diversi uffici di pastorale”. Il sito della diocesi non è un organo informativo, ma un sito di servizio: “una scrivania, una bacheca – aggiunge Clerici – dove trovare informazioni, notizie di agenda, documenti, proposte formative, sussidi e materiali per la vita pastorale”. Fra le novità: una “stringa” dedicata integralmente ai Vicariati, che potranno inviare segnalazioni delle attività e delle proposte dal territorio, uno spazio multimediale e un’area da cui saranno immediatamente visibili le ultime notizie dal sito del nostro Settimanale on line, in un’ottica di collaborazione, coordinamento e integrazione fra le diverse piattaforme comunicative presenti in diocesi. “Ci auguriamo – conclude don Fabio – di poter completare il quadro anche con una presenza sui social, che deve essere pensata con intelligenza ma dalla quale non si può oggi prescindere”. Un altro aspetto interessante è la presenza dell’applicazione parrocchie.map, molto utile soprattutto per il calendario e gli orari delle Sante Messe nelle varie realtà diocesane. “Per quest’ultimo aspetto è molto importante la collaborazione delle parrocchie: per qualsiasi informazione, segnalazione o per comunicare gli eventuali siti attivati dalle diverse comunità è possibile scrivere a luigi.clerici@diocesidicomo.it”, indirizzo al quale ci si può rivolgere anche per altri tipi di necessità (naturalmente legate al sito, al suo caricamento e al suo utilizzo). “Un lavoro complesso – sottolinea don Angelo Riva, nella veste di direttore dell’Ufficio diocesano comunicazioni sociali – facilmente intuibile, nella mole di lavoro, dalle diverse sottopagine presenti nel menu di accesso al sito diocesano. Come detto il cammino è appena iniziato. Quindi oltre al ringraziamento per chi ha lavorato in passato e a chi si sta impegnando in questa nuova fase di rinnovamento, non possiamo non dire che il sito funzionerà bene nella misura in cui tutti faranno la propria parte, anche con suggerimenti e correzioni. Lavoro d’insieme e coordinamento sono le parole-chiave per una comunicazione efficace: in un’epoca di interconnessione il tutto funziona solo se continuiamo a parlarci e a integrare guardando oltre i confini degli strumenti a nostra disposizione”.

L’articolo pubblicato sulla pagina de Il Settimanale: Il nuovo sito diocesano

“Sotto la neve pane”. Serata alla biblioteca di Lurate Caccivio venerdì 27 febbraio

ImmagineVenerdì 27 febbraio alle ore 21 presso la Biblioteca di Lurate Caccivio è stata organizzata una serata dedicata al passato agricolo del nostro territorio dove in modo sintetico si parlerà di cosa si coltivava nelle nostre contrade e dell’evoluzione delle colture nel corso del tempo. Un modo per rileggere la storia attraverso la principale attività quotidiana del tempo che fu, ovvero quell’agricoltura che è comunque al centro dell’ormai prossima EXPO di Milano. Appuntamento alle ore 21.