Cento anni fa la “Grande Guerra”: 18 novembre 1916

Al fronte

“Le notizie che abbiamo dai vari fronti sono confortanti, e dimostrano che gli Imperi Centrali non sono più in grado di tener testa dappertutto agli attacchi degli Alleati. Sul Carso e nel Trentino i soldati di Cecco Beppe non possono resistere all’impeto dei nostri e devono scappare ed abbandonare posizioni, prigionieri armi e munizioni.

Gli inglesi hanno fatto un nuovo balzo in avanti nell’Ancre ed hanno catturato più di 5000 prigionieri. In Francia la lotta continua accanita con favore per gli alleati e così pure nella Macedonia, ed in Russia.

I Rumeni, tengono sempre testa agli invasori tanto in Dobrugia che in Transilvania, dove la lotta è continua con ottima fortuna.

Sul mare i Pirati della Kultur vanno silurando navi neutrali e nemiche senza distinzione ed una incursione di torpediniere tedesche nel golfo di Finlandia fu mandata a vuoto dai russi che affondarono parecchie unità tedesche. Una nave tedesca che in acque norvegesi non credette fermarsi alle ingiunzioni di una torpediniera norvegese, fu colpita da cannonate ed obbligata ad obbedire.

Dall’aria i soliti bombardamenti, ed ancora una volta gli aviatori dell’Austria hanno compiuto un orrendo misfatto. Volando su Padova, hanno gettato bombe su di un edificio dove stavano donne e fanciulli, e ne hanno uccise oltre a sessanta ferendone molte altre. Questo misfatto ha indignato tutto il mondo civile che protesta contro gli assassini. Anche il Papa, ha condannato l’atto nefasto compiuto dall’Austria.

In Albania, le nostre truppe procedono gradatamente alla conquista battendo di continuo austriaci e bulgari (…).

 

A Cernobbio

Caduto sul campo dell’onore

“E’ caduto sul campo della gloria il soldato Luigi Avogadro, da qualche anno qui residente colla famiglia, quale colono di villa Torriani. Era stato arruolato recentemente in seguito a nuova visita dei riformati”.

Il pacco da trincea contro i congelamenti

“Due eminenti studiosi dei metodi per proteggere il soldato combattente, il maggiore Casali ed il capitano Pullè, direttore il primo, coadiutore questi del servizio sanitario del Comando supremo, consigliano a tutti quei volenterosi che si prestano a provvedere indumenti per soldato e li inviano agli appositi comitati o agli uffici doni delle armate, di confezionare un “pacco di trincea” contro i congelamenti nel seguente modo:

  • un paio di sopracalze di tela gommata;
  • un paio di zoccoli di qualsiasi forma a suola grossa, con un giro almeno di chiodi;
  • un paio di gambali o calzettoni di lana a maglia per sostituire le mollettiere le quali con l’umidità si restringono, ostacolano la circolazione e favoriscono congelamenti;
  • un vasetto di pomata fatta in base ad una formula felicemente sperimentata e che comprende: polvere di senape gr. 2, tintura di catechu gr. 2, olio di mandorle dolci gr. 40, vaselina gr. 100”.

 

Contrabbando di burro?

“Verso la fine di ottobre era stata sequestrata una certa quantità di burro proveniente dalla Tremezzina e diretto a Cernobbio, donde sarebbe passato poi clandestinamente in Isvizzera (…). Ebbene, questo affare è stato portato alla pretura di Menaggio e consterebbe essere in corso un’inchiesta per poter stabilire press’a poco il consumo di burro nel nostro Comune in confronto cogli altri paese per limitare poi di conseguenza l’introduzione di questo genere di primissima necessità. Chi conosce Cernobbio deve conoscere anche che qui il consumo di burro è indiscutibilmente superiore a quello degli altri paesi e lo prova anche lo straordinario consumo di latte. Tutti gli altri paesi, chi più chi meno, hanno qualche produzione di questo genere alimentare mentre che a Cernobbio non ne abbiamo affatto e se poi si vorrà tener conto anche del numero degli abitanti e si calcoli anche che dei cernobbiesi ben pochi si trovano in condizioni di dover fermarsi a mangiare fuori del paese mentre invece abbiamo tanti operai dei paesi vicini che venendovi a lavorare devono necessariamente mangiare qui almeno una volta al giorno, ed infine tenendo anche conto che pochi paesi come Cernobbio possono contare tanti villeggianti, alberghi, offellerie ed altri mezzi che necessitano di burro più degli altri comuni, in molti dei quali si fa anche consumo d’olio d’oliva di produzione locale. Si comprenderà che la progettata limitazione è un assurdo”.

 

La guerra c’è ma la vita continua

Delizie postali

“Un cittadino lamenta che una cartolina spedita da Milano il 2 Novembre gli è arrivata  Cernobbio il 13 dopo avere sostato a Como all’Ufficio Censura fino al 12. Sono le delizie della Censura e bisogna accettarle senza arrabbiarsi, ringraziando invece lor signori della Censura perché alla cartolina in questione non sia toccata peggior sorte”.

Cento anni fa “la grande guerra” – 11 novembre 1916

Al fronte

“La lotta si va svolgendo su tutta la fronte con una certa attività e più specialmente sul fronte nostro dove il nemico perde continuamente terreno, uomini, armi e munizioni.
Anche i francesi a Verdun hanno fatto un nuovo balzo in avanti ed hanno strappato ai tedeschi in poche ore tutte quelle posizioni che essi avevano conquistato a prezzo di sacrifici enormi durante otto mesi di lotta accanita.
I rumeni appoggiati dai russi hanno saputo fermare l’offensiva tedesco-bulgara in Dobrugia e tedesco-austro-ungarica in Transilvania, e riattaccando il nemico lo vanno combattendo in tutte le località.
Sul mare, i pirati della Kultur continuano a compiere le loro gesta e dall’aria vanno gettando bombe non sempre su opere fortificate. Squadriglie di nostre siluranti hanno compiuto un’audace escursione nel porto di Pola silurando una grossa unità austriaca la quale può chiamarsi fortunata per essersi salvata grazie alle reti che aveva tese tutto all’ingiro. Un nostro dirigibile ha bombardato il porto di Sebenico. Il numero totale dei prigionieri catturati dalle nostre truppe ascende a 40mila dal 6 agosto al 6 novembre (…)”.

A Cernobbio

Il prezzo del sale non sarà aumentato

“(…) per tagliar corto alla fantastica voce di un prossimo aumento del sale riportiamo il testo del seguente telegramma inviato alla Federazione Tabaccai: ’Inconveniente segnalato telegramma deriva evidentemente da falsa notizia corsa anche in Liguria prossimo aumento prezzo sale. Tale voce destituita fondamento venga smentita nel modo più assoluto’.

Nuova chiamata alle armi degli abitanti di Cernobbio, Piazza Santo Stefano e Rovenna

“Viene affisso oggi venerdì 11 novembre 1916 il manifesto di chiamata alle armi della terza categoria della classe 1878 fissata per il 15 corrente, giorno in cui i richiamati dovranno presentarsi ai relativi distretti”.

Divieto di esportazione di pomidoro e conserve

Il Municipio di Cernobbio “comunica che l’esportazione per qualsiasi destinazione dei pomidoro pelati e delle conserve di pomidoro di ogni specie (…) resta d’ora innanzi subordinata esclusivamente a particolari permessi del Ministero delle Finanze (Direzione Generale delle Gabelle). Sono state però eccezionalmente autorizzate le Dogane stesse a consentire l’uscita di quelle partite la cui spedizione diretta verso l’estero risulti dai documenti ferroviari accettata dalle stazioni di partenza entro il giorno 10 corrente”.

La guerra c’è ma la vita continua

Sotto il titolo “Irrendentismo?” de L’Araldo dell’11 novembre 1916 compare questa notizia: “A titolo di cronaca registriamo una voce che corre in paese. Gli abitanti delle frazioni Vergello e Crotti stanno facendo le pratiche per staccare le frazioni del Comune di Piazza ed unirle a quelle di Cernobbio”.
(riproduzione su autorizzazione dell’autore – Luigi Clerici)

Sempre più complessi i collegamenti tra Como e Milano. Ed un tempo si cercò nella creazione di un canale navigabile la soluzione a tutti i mali

viaLe ultime notizie sulla presenza di sostanze inquinanti nei terreni dei Comuni brianzoli che dovrebbero ospitare il futuro prolungamento dell’Autostrada Pedemontana in direzione di Dalmine ha creato un vero e proprio “vespaio” nelle località a nord di Milano perché questo significa, in parole povere, un costo maggiore dell’opera (ed a Como ne sappiamo qualcosa di quanto “costano” le bonifiche con il caso ex Ticosa ancora aperto oppure, spostandoci di qualche chilometro verso Varese, per ciò che concerne la realizzazione della linea ferroviaria Mendrisio-Stabio-Varese) ed un prolungamento indefinito dei tempi di costruzione. In ogni caso questa notizia conferma come sul fronte dei collegamenti tra Como e Milano (hinterland compreso) non si stia attraversando un periodo favorevole: sul cosiddetto banco degli imputati siede infatti ancora il futuro della linea ferroviaria Milano-Monza-Como in vista dell’entrata in funzione del nuovo collegamento Alptransit sotto il San Gottardo. Direttrice per la quale sono stati annunciati ammodernamenti ma, finora, non si è mai entrati nel dettaglio su cosa di fatto questi comporteranno. Eppure ci fu un tempo in cui si sognava di realizzare addirittura una via d’acqua navigabile tra Milano ed il capoluogo lariano. Anzi, il progetto era ben più ambizioso perché il canale milanese-comasco in realtà era parte del collegamento diretto tra Genova e Basilea. Di fatto l’idea proponeva di utilizzare imbarcazioni per quello che, con fatica, si sta cercando di fare da anni sul fronte della mobilità ferroviaria, soprattutto delle merci.

La prima bozza di idea fu promossa sul finire del 1907 con i primi abbozzi di un progetto complessivamente lungo 591 chilometri di vie d’acqua, dei quali 260 risultavano all’epoca già attivi. Rilanciato a più riprese nel 1909 e nel 1912 il progetto venne accantonato a causa della I guerra mondiale ma tornò prepotentemente d’attualità nel 1918 quando fu costituito un Comitato promotore, appoggiato finanziariamente dalla società elettrica Edison, e che vedeva in prima fila il famoso imprenditore Giorgio Falck nonché l’allora sindaco di Milano, avv. Caldara. Per ciò che concerneva il tragitto Milano-Como furono presentate addirittura diverse soluzioni progettuali: ci fu chi propose lo sfruttamento della valle dell’Adda, chi invece il corso del Lambro fino al lago di Pusiano attraversando le colline di Alcurzio e Paterno. Alla fine, invece, prevalse l’idea del Dott. Mario Beretta e dell’Ing. Mario Malocchi che progettarono la creazione di una via d’acqua che da Milano avrebbero attraversato la Brianza fino a Lecco (concretamente i lavori avrebbero previsto la creazione di più canali: il primo da Lambrate a Crescenzago e ad Affori; poi un canale da Crescenzago a Sesto, Monza, Vimercate e un terzo fino a Lecco. In più sarebbe stata realizzata una tratta anche tra Monza e Trezzo d’Adda per mettere in contatto la via d’acqua con il corso del fiume Adda) sfruttando e sistemando, in parte, il corso del fiume fino alla città manzoniana, dove sarebbe stato costruito un porto, e quindi utilizzare il Lario per i successivi spostamenti fino a Como oppure al lago di Mezzola. Qui, facendo affidamento sulla trazione mista con il rimorchio, si sarebbe poi proceduto alla costruzione di un canale a fondo inclinato “indi – si legge nella presentazione del complesso elaborato – 16 chilometri di canale tubolare, poi 15 chilometri di galleria sotto lo Spluga, e altri 15 chilometri di scala di conche fino a Thusis”, nel canton Grigioni, dove, mediante ulteriori canali scoperti, le imbarcazioni avrebbero poi raggiunto il lago di Costanza e, seguendo il corso del Reno, Basilea. Tale progetto, completato dalla domanda di costruzione e dell’esercizio dei canali e dei suoi porti, venne presentata il 28 aprile 1919 al Ministero dei Lavori Pubblici il quale dopo appena due settimane si “compiacque vivamente – come riportarono le cronache dell’epoca citando direttamente le parole del Ministro Bonomi – per l’importante iniziativa di studio e di azione e si dichiarò favorevole al sorgere di una forte società fra gli interessati impegnandosi a sollecitare e semplificare il più possibile le necessarie procedure finalizzate all’emanazione dello speciale provvedimento legislativo”. Nella successiva estate il Consorzio promotore ribadì la sua disponibilità ad assumere esso stesso la concessione per il canale e i suoi numerosi porti che, vennero definiti, “il più grandioso impianto del genere nel nostro Paese e tale da poter stare a pari con i più moderni dell’estero”. Purtroppo in quell’estate 1919 si perdono le tracce di questo avveniristico progetto, fagocitato da quel clima rovente che caratterizzò la società italiana del periodo del resto uscita molto provata dalla I Guerra Mondiale e che, nell’arco di qualche anno, dopo diverse elezioni, tumulti, scioperi e quasi altrettanti cambi di Governo e di Ministri, favorì l’avvento del Partito Fascista al potere. Speriamo che, alle prese con altre tensioni politiche e con gli effetti dell’attuale contesto economico, anche i tentativi di migliorare, su gomma o su rotaia, i collegamenti tra Como (e il suo comprensorio) con Milano (e il suo hinterland) non facciano, a poco più di cento anni di distanza, la stessa fine.

Sagnino ricorda l’Ing. Rossi con una targa sul muro di villa Baragiola

targa-rossiA sei anni esatti dalla sua scomparsa domenica scorsa, 16 ottobre, il Comitato “Monumento Ing. Alessandro Rossi” ha inaugurato la targa al fondatore della società Rivarossi, una delle prime industrie italiane produttrici di modellini ferroviari in Italia con sede nella frazione di Sagnino. La targa commemorativa è stata posizionata in una nicchia del muro di cinta della magnifica villa Baragiola, imponente edificio costruito nel 1689 dal Marchese Stoppani e allora abitazione della famiglia Rossi, a due passi dallo stabilimento che fu realizzato in quella “remota” località perché i terreni erano di proprietà della madre di Alessandro Rossi, la Signora Maria “Mary” Baragiola. La cerimonia è stata preceduta, venerdì 14 ottobre ad Albese con Cassano, da una serata particolare ospitata dalla chiesa di San Pietro dedicata a “Treni e trenini tra realtà e modellismo: canzoni, marce e immagini”, nel corso della quale è stato presentato il libro “I Rivarossi. Un percorso nel segno del mito” a cura di Vittorio Mottola, Marco Rossi e Paolo Albano.

La posa della targa a Sagnino, però, è stato un momento parte integrante del cosiddetto “Percorso Rivarossiano” promosso dal Comitato che vuole ricordare la figura dell’imprenditore comasco scomparso proprio il 16 ottobre del 2010. Tra gli altri momenti proposti negli ultimi anni l’inaugurazione, avvenuta il 3 marzo 2013, del monumento all’ing. Rossi posizionato sul piazzale dove un tempo esisteva lo storico stabilimento che ha contribuito all’evoluzione nel settore della produzione modellistica, diventata non un gioco ma soprattutto un passatempo per milioni di persone di ogni età nei decenni passati, in particolare a partire dall’immediato secondo dopoguerra. Nello stabilimento di Sagnino vennero, con coraggio, introdotte nella produzione dei modellini ferroviari innovazioni tecnologiche rivoluzionarie che portarono l’azienda a conquistare i mercati di tutto il mondo almeno fino alla seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso quando l’elettronica fece il suo ingresso nel mondo del gioco e del tempo libero. Ma a Sagnino erano prodotti modelli di autovetture, in particolarmodo i modellini delle autovetture FIAT (500, 600, 124, ecc.) grazie ad un incarico affidato direttamente dallo stabilimento di Torino. Ma anche oggi, nel ricordo, Rivarossi ha assunto un ruolo particolare. Questo perché dal monumento posato nel 2013 sono stati estratti, con un sistema di incisione laser, parti raffiguranti “locomotive” in scala, denominate “Segno nel Mito”. Ogni locomotiva è stata consegnata nei singoli Comuni, facenti parte della vita di Alessandro Rossi: Albese con Cassano, primo sito della Fabbrica dei trenini “Rivarossi”; Cortina d’Ampezzo e ultima tappa Schio. Lo stabilimento Rivarossi portò ricchezza e prosperità nel quartiere e la cerimonia di inaugurazione della targa commemorativa ha potuto contare sul patrocinio di diverse amministrazioni comunali come Como e Cernobbio.

Nel frattempo rimane sempre d’attualità la possibilità di dar vita ad un museo che ripercorra la storia di questa fabbrica e possa esporre i suoi modelllini. Già da qualche anno il Comitato ha ottenuto autorizzazioni in tal senso da parte della società Hornby, multinazionale inglese del modellismo su rotaia, che dopo la chiusura della società di via Pio XI ne acquisì i diritti. L’idea era stata avanzata all’Amministrazione Comunale di Como ma, finora, non si è arrivati ad un risultato concreto.

Scarica l’articolo pubblicato da Il Settimanale:

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Diario di Guerra (1915-1918) XLV-XLVI settimane – avvenimenti fino all’8 aprile 1916

La lotta continua ed intensa si va svolgendo su tutti i fronti, ed ovunque le cose pare si vadano mettendo bene per la Quadruplice intesa. La caduta di Erzerum ha demoralizzato i Turchi i quali arrivano perfino a parlare di pace e la chiederebbero ben volentieri se i Tedeschi che spadroneggiano a Costantinopoli non li minacciassero di guai seri se osassero tanto. Lunedì ancora una volta gli austriaci hanno tentato un raid aereo su Milano ma fu impedito dai nostri aviatori i quali fugarono i nemici, non prima però che gettassero qualche bomba su Paderno d’Adda, su Desenzano e su altri paesi della provincia di Brescia e di Bergamo. In Albania nulla di nuovo, sui mari anche, ed in Francia furono atterrati uno Zeppellin, e sugli aeroplani che tentarono volare su Parigi e su altre città per gettare bombe. A Salonicco calma ed anche in Mesopotamia. In Alsazia la lotta è sempre più intensa”.

Ed a Cernobbio…
La scorsa settimana abbiamo parlato dei rincari sulla legna da ardere e questa volta torniamo ad occuparci del commercio degli zuccheri. A Cernobbio, infatti, viene diramato il contenuto del Decreto Luogotenenziale datato 18 marzo 1916: “Ogni deposito di zuccheri fuori da magazzini di fabbriche in quantità superiore ai cinque quintali è soggetto a denuncia ed alla vigilanza degli Agenti di Guardia di Finanza nonché alle tenuto di un registro di carico e scarico”. Agli esercizi di vendita al pubblico vengono vietate le vendite superiori a qualche chilogrammo di zucchero. Ma non è solo lo zucchero ha provocare discussioni e polemiche. A Piazza Santo Stefano, infatti, sul ‘bando degli imputati’ finisce anche il prezzo del pane che “si vende a quattro centesimi in più di quanto lo si paga a Cernobbio, a Rovenna ed a Maslianico (…)”.
A Piazza Santo Stefano invece si riunisce il Comitato di Preparazione Civile che “sotto la presidente del Sindaco, ha, fra l’altro definito una seconda distribuzione di sussidi del Comitato giacenti presso il Banco Lariano (sede di Cernobbio) nella complessiva somma di L. 185 a 16 famiglie bisognose del paese aventi consanguinei sotto le armi, nella  misura, secondo i bisogni, di L. 15, 10 e 5 (…) In detta seduta venne altresì deliberato di concedere una gratificazione di L. 10 al soldato d’artiglieria Urio Ernesto, nativo di questo comune, ora in licenza, a titolo di premio per il suo atto di patriottismo compiuto presentandosi sotto le nostre armi pur trovandosi fin da bambino domiciliato a Mendrisio (Svizzera)”.

La guerra c’è ma la vita continua…
Siccome buona parte dei nostri musicanti hanno risposto all’appello della Patria e sono sotto le bandiere causando una completa inattività allo Società Filarmonica di Cernobbio un gruppo di vecchi musicanti ha deciso di rimpiazzarli temporaneamente fino al loro ritorno, e, sotto la direzione del maestro sig. Fasana vanno preparandosi attivamente per concerti e partecipare a manifestazioni patriottiche”.

I protagonisti di Como e Lecco dicono sì all’Area Vasta del Lario

Questa unione territoriale sa’ da fare. Non c’è ne voglia Alessandro Manzoni se, prendendo spunto da un passo dei “Promessi Sposi”, riassumiamo l’opinione delle principali istituzioni locali di Como e Lecco circa la definizione della futura Area Vasta del Lario, ovvero l’ente locale intermedio tra Regione e Provincia previsto dalla riforma istituzionale Del Rio che, appunto, comporterà la cancellazione dalla Costituzione di ogni riferimento alle attuali Amministrazioni Provinciali, realtà sulle quali si è fondato il nostro ordinamento locale soprattutto a partire dall’epoca napoleonica. Qualche settimana fa abbiamo presentato le ipotesi sulle quali, in Regione Lombardia e nel territorio, si sta attualmente discutendo per il ridisegno della nostra area ovvero grande Brianza, cantone dell’Insubria, area vasta del Lario. Approfittando di una recente tavola rotonda, dedicata a questa tematica, abbiamo raccolto le opinioni degli attuali vertici delle Amministrazioni Provinciali e comunali di Como e Lecco su quale dovrebbe essere la migliore definizione di Area Vasta per la nostra realtà. Dai diversi pensieri raccolti emerge come l’auspicio sarebbe quello di un “ritorno al passato” ovvero alla riunificazione dei territori comaschi e lecchesi superando così gli effetti dovuti alla creazione della Provincia di Lecco nel 1995 che ha suddiviso in due parti il lago dando vita a non poche difficoltà di gestione, in particolare del comprensorio lacuale. “L’ipotesi della creazione di un Cantone dell’Insubria non è ottimale per l’ambito lariano – sottolinea Maria Rita Livio, attuale Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Como -. L’istituzione di un’area vasta del Lario è, infatti, una sfida da raccogliere. Ecco perché sono convinta come nella definizione delle suddivisioni future locali, Regione Lombardia debba cercare la massima coordinazione. Basarsi sull’attuale riforma sanitaria come punto di partenza per ridisegno amministrativo non lo reputo una strada percorribile, soprattutto per quanto è previsto per il territorio comasco destinato ad essere suddiviso in più realtà, vanificando così quanto di buono è stato fatto sin dal 1786, anno in cui è nata la provincia di Como che in origine gestiva anche il varesino e la Valtellina, oltre al lecchese. Ritengo che nella riforma delle Aree Vaste occorra quindi basarsi sul principio dell’equità di accesso ai servizi per i cittadini nonché su una maggiore coerenza con gli altri progetti di riforma in corso a livello nazionale ovvero il ridisegno delle Prefetture e delle Camere di commercio”. “Ritengo che, prima a di parlare di confini, sua auspicabile chiarire innanzitutto quali saranno le competenze delle aree vaste – è il pensiero del sindaco di Como Mario Lucini-. Quel che è certo è che l’attuale situazione di “vuoto amministrativo” ha creato una vasta confusione sulla gestione di tanti servizi per i cittadini. Occorre, quindi, mettere un po’ d’ordine, anche se le ragioni che hanno concorso a creare questa situazione sono le più diverse. Solo dopo si potrà parlare di ipotesi territoriali su cui lavorare anche se il punto di partenza deve essere quello di un lago di Como unito”. Ma nel lecchese cosa pensano in proposito? “L’auspicio è quello di superare ogni tentazione di frazionare il lago – ha sottolineato Anna Mazzoleni, assessore comunale e Lecco e consigliere provinciale lecchese -. Occorre, quindi, fare un passo indietro rispetto al passato ovvero ritornare a lavorare insieme. Non è più tempo di particolarismi. Un esempio? La sinergia sulle diverse opportunità turistiche per Como e Lecco. A Lecco abbiamo aderito al brand unico “Lago di Como”. Allo stesso tempo il capoluogo lariano può godere delle opportunità di turismo sportivo tipico delle nostre Prealpi”. Sì all’unione di Lecco con Como ma con un’avvertenza: “Anche insieme, comunque, saremo troppo piccoli – ha puntualizzato Anna Mazzoleni -. Dobbiamo allargare il nostro sguardo, ritengo, al mondo della Brianza monzese, almeno fino alle porte della Città metropolitana di Milano. Se poi possiamo aprirci anche al varesino tanto meglio ma Lecco guarda in primis alla Brianza”. Preoccupazione sul futuro è invece manifestata da Paolo Furgoni, sindaco di Cernobbio: “Credo che se dal comasco non si alzerà al più presto una voce forte, così come per la riforma sanitaria, in Regione Lombardia si sia già deciso cosa aspetta al territorio comasco, ovvero il Cantone dell’Insubria. Logica invece vuole Como e Lecco nuovamente insieme: il più giusto punto di partenza per il futuro del nostro comprensorio”. Infine abbiamo raccolto un pensiero sull’argomento anche da parte dell’On. Mauro Guerra, parlamentare e sindaco della Tremezzina, secondo il quale “è imprescindibile che in questa riforma debba essere salvaguardata l’unità territoriale del lago”.