L’esperienza di Invincible Diving, la libertà dell’attività subacqua senza barriere per portatori di handicap e non vedenti

invincibleL’attività subacquea e le sue emozioni in completa libertà, senza barriere. È questo l’obiettivo perseguito da Invincible diving, associazione nata nello scorso mese di giugno da un gruppo di tre amici entusiasti sub che, dopo aver coltivato per anni la loro passione con varie attività e corsi, hanno deciso di dare la possibilità anche ai portatori di handicap ed alle persone non vedenti, di vivere questa esperienza. Proprio in queste settimane autunnali il sodalizio, che ha sede a Cernobbio e che qualche mese fa ha partecipato ad “Un lago di emozioni”, II giornata dello sport promossa dall’AUS Ninguarda sul lungolago cernobbiese insieme a tanti altri sodalizi che si occupano di attività sportiva per persone sia normodotate che disabili, riscuotendo apprezzamenti ed un vivace interesse, sta promuovendo le proprie attività nel corso di una serie di incontri di presentazione presso alcuni centri del territorio. Continua a leggere

Generi a Colori

20160301_131246E’ stato presentato nella prestissimo cornice di Villa Bernasconi a Cernobbio “Generi a colori. Proposte formative sulle pari opportunità nei contesti multiculturali dei nostri territori”, un percorso di formazione promosso da diverse Amministrazioni comunali del comasco e che ha ottenuto il sostegno di Regione Lombardia. “Dopo l’esperienza di Lario in rete, ampliando il nostro raggio di azione anche a Cernobbio, è stata preparata questa proposta che contempla tutta una serie di iniziative che coinvolgono diversi partner nei territori dei cinque comuni, teatro operativo del progetto, ovvero Como, Cantù, Fino Mornasco, Olgiate Comasco e Cernobbio – ha sottolineato Silvia Magni, vicesindaco del comune di Como -. Ad esempio l’Università dell’Insubria realizzerà nei prossimi mesi una ricerca sui stereotipi e pregiudizi suoi ruoli maschili e femminili nelle diverse culture straniere prevalenti nel comasco coinvolgendo direttamente gli immigrati attraverso un questionario. La seconda azione sarà invece rappresentata da una serie di proposte anche di intrattenimento che vogliono far riflettere”. Generi a colori trae spunto dal fatto che la popolazione straniera nel territorio provinciale ormai rappresenta l’ 8.2% dei residenti. “La condizione della popolazione straniera nel comasco è profondamente cambiata – ha affermato Eleonora Galli, assessore alla coesione ed integrazione sociale del comune di Cernobbio -. Ecco perché è importante un progetto come questo che ci consente, come amministrazioni pubbliche, di interagire con le diverse associazioni che hanno rapporti con gli stranieri”. Secondo il rapporto Caritas 2014 in Provincia provengono da altre nazioni 49.561 persone, il 50,9% donne, con i quali il Centro Servizi per il Volontariato, altro partner di “Generi a colori”, interagisce da tempo attraverso l’organizzazione di momenti di confronto e condivisione. “Il primo evento che aprirà la serie di proposte aperte a tutti e che vedono in prima fila i diversi comuni partner del progetto, si svolgerà il 10 marzo al teatro San Teodoro di Cantù con la proiezione di 10 cortometraggi sulla cultura magrebina cui seguirà un momento di riflessione – ha rilevato Francesco Pavesi, vicesindaco di Cantù -. Le altre serate saranno ospitate da Fino Mornasco il 31 marzo per mettere sotto osservazione l’est Europa (area di maggior provenienza delle cittadine straniere nel comasco), il 14 aprile ad Olgiate Comasco dedicata al Nord Africa, il 5 e il 20 maggio a Como, in biblioteca, rispettivamente su Asia ed America Latina. “Rispetto e diritti sono al centro delle politiche dei nostri Comuni – è stata la riflessione di Marisa Reghenzani, assessore alla Famiglia del Comune di Fino Mornasco – e l’obiettivo è quello di proseguire in un’azione diretta alla cura ed attenzione al tema delle pari opportunità nel confronto con le altre culture”. Da segnalare che è previsto l’ingresso libero a tutti gli incontri.

Enti di Area Vasta: tutti gli scenari e le tempistiche di una riforma “ignorata” dai cittadini

Di fronte a quanto accaduto nelle ultime settimane a Palazzo Lombardia la questione è passata un po’ in secondo piano ma a livello politico regionale la questione più “spinosa” che sta tenendo banco in questo 2016 è il futuro delle Province che sono destinate a diventare «enti di area vasta», così come definiti dal Ddl di riforma costituzionale varato dal consiglio dei ministri nel mese di aprile del 2015. Questo decreto, che elimina dalla Costituzione la parola «Province», inserisce questi nuovi enti che di fatto sono gli eredi delle amministrazioni provinciali. A livello nazionale la riperimetrazione dei confini è stata demandata alle Regioni ed in Lombardia della questione se ne sta occupando un gruppo di lavoro costituito da professori universitari, rappresentanti degli enti locali e delle Camere di Commercio nonché altri stakeholders. Negli ultimi mesi ampio spazio è stato dato alle diverse proposte che riguardano il futuro del territorio lariano così come noi lo conosciamo dopo la creazione della Provincia di Lecco nel 1995. Le proposte attualmente sul tavolo sono tre. La prima, in ordine di tempo, è stata presentata dal Presidente della Provincia di Monza e Brianza, Gigi Ponti, che prevede la creazione della cosiddetta “ Grande Brianza”, una vasta area che comprenderebbe le attuali province di Como, Monza, Lecco per un totale di 1.803.000 abitanti e 183.000 aziende. Il Tavolo della Competitività di Como ha invece rilanciato un progetto già illustrato a più riprese anche nel passato ovvero d’unione delle attuali province di Como, Varese e Lecco con Como capofila. Infine abbiamo il disegno di riorganizzazione stilato dal Presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, che affascinato da quel che accade oltre confine ha promosso la creazione dei “Cantoni lombardi”. Nel nostro caso Como sarebbe interessata dal “Cantone dell’insubria” che unirà la provincia di Varese a parte di quella comasca. Il territorio del lago, infatti, sarebbe diviso in tre con la parte nord–occidentale (Valle Intelvi compresa) destinata al Cantone della Montagna (Valtellina e alto Bresciano) e la parte sud-orientale al Cantone della Brianza (attuali province di Monza e Lecco). Quel che è certo che gli enti di area vasta in Lombardia saranno inferiori alle attuali 12 Province. Regione Lombardia ha comunque previsto che saranno i territori ed i singoli comuni a pronunciarsi sul loro futuro e alcune delle attuali istituzioni potrebbero essere smembrate. Il ridisegno delle Province, comunque, sta comportando una riforma degli assetti territoriali anche per molte realtà. Il 1° gennaio scorso ne abbiamo avuto un assaggio con l’entrata in vigore della riforma sanitaria che ha visto il territorio della provincia di Como diviso tra due Agenzie di Tutela della Salute (ATS), quella dell’Insubria e quella della Montagna. Ciò ha   portato a vivaci proteste di tutto il comparto del Medio Alto Lario che continuano tuttora. Anche per l’Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) è recentemente scattato l’accorpamento. Gli uffici di Como sono stati uniti a quelli di Varese e Monza con preminenza da parte della “città giardino”. In procinto di entrare in attività è invece l’unione sancita dalla nascita dei bacini per il trasporto pubblico dove Como è unita a Varese e Lecco. In questo caso capofila sarà la sede comasca. Tutta ancora da disegnare è la ridistribuzione delle Camere di Commercio. Da Como si sta caldeggiando l’unione con Lecco (sull’esempio di quanto verificatosi per alcune sigle sindacali), non escludendo comunque un’eventuale inclusione anche di Monza. La fine delle Province è prevista al più tardi entro quest’anno. Toccherà comunque a Regione Lombardia indire il referendum sull’istituzione delle Aree Vaste. Qualche giorno fa Maroni ha proposto al Governo che la consultazione in Lombardia si svolga a giugno in occasione del primo turno delle elezioni amministrative. A Milano si sta attendendo la risposta da parte di Palazzo Chigi.

Ecoreati: finalmente una legge a tutela dell’ambiente. Ma c’è ancora tanto cammino da fare

Il Senato della Repubblica, nella seduta del 19 maggio scorso, ha approvato definitivamente il Disegno di Legge n. 1345-B in materia di delitti contro l’ambiente. La legge ha introdotto nel Codice Penale un nuovo titolo (il VI-bis) dedicato, appunto, a punire i reati ambienti. L’assenza di una legge che prevedesse le specifiche tipologie di reati ambientali ha consentito, infatti, come in questi anni il nostro Paese fosse vittima di grandi disastri che sono costati anche tante vite umane: dai morti dell’eternit a Casale Monferrato a quelli della “Terra dei fuochi” per citare due drammatici esempi. Situazioni per le quali o non si è trovato un colpevole e non sono state inflitte le giuste condanne. Oggi, con questa legge approvata da una maggioranza ampia e trasversale, si sta cercando di porre fine a questo scandaloso stato di cose…ma, come tante leggi italiane, le disposizioni rimarranno, purtroppo, solo sulla carta? Abbiamo rivolto questo serioso dilemma al responsabile Ambiente, Legalità e Centri di Azione Giuridica di Legambiente Lombardia Sergio Cannavò: «Purtroppo, in effetti, non basta una legge per tutelare effettivamente l’ambiente. Si tratta, però, di un passo fondamentale. Una “conditio sine qua non” che rappresenta un importante punto di partenza. Sicuramente il percorso deve continuare. Servono altri provvedimenti ed altre decisioni. Qualche esempio sono il migliorare l’organizzazione dei controlli ambientali nonché il poter contare su un apparato giudiziario, per quanto riguarda appunto l’ambiente e la represessione dei comportamenti illeciti, che deve funzionare al meglio. L’Italia ha bisogno di corpi di vigilanza efficienti come il Corpo Forestale dello Stato o quello che diventerà, se ristrutturato, ma in ogni caso dotato di risorse e di mezzi per poter condurre al meglio le indagini. Serve, soprattutto, una coscienza dei cittadini che veda ai primi posti il rispetto dell’ambiente perché solo così si può valorizzare al meglio il nostro territorio in quanto a nessuno, poi, verrebbe in mente di inquinarlo». Ed ogni riferimento, senza scomodare la criminalità organizzata, in caso caso va ai ripetuti ritrovamenti di materiale fortemente inquinante soprattutto sui nostri monti o nei nostri boschi. E’ solo di qualche settimana fa, ad esempio, la scoperta nei dintorni dei Monti di Lenno, sulla strada che da Rovenna porta al Bisbino, di una discarica abusiva di eternit. «Gli ambientalisti, ed in particolare soprattutto Legambiente, da oltre vent’anni, ovvero da quando si incominciato a studiare il fenomeno dell’illegalità ambientale con i primi rapporti “Ecomafia” che infatti risalgono appunto al 1994, si sono accorti dell’insufficienza della normativa italiana a contrastare questo genere di illegalità. Finalmente, dopo tutto questo tempo, siamo molto contenti, molto soddisfatti che il nostro ambienta possa contare su una tutela efficace, ben strutturata ed in linea con quello che le istituzioni europee auspicano per questo settore, per tutelare i nostri territori, il nostro paesaggio e, in molti casi, anche e soprattutto la salute dei cittadini». Il testo, infatti, individua tutta una serie di reati ovvero inquinamento ambientale (quando qualcuno abusivamente provoca un deterioramento signifiativo e quantificabile delle’acque, dell’aria o del suolo influendo sull’ecosistema e sulla sua biodiversità); disastro ambientale (un ‘alterazione irreversibile dell’equilibrio di ecosistema che può arrivare anche a costituire un pericolo per la pubblica incolumità); traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività; impedimento del controllo; omessa bonifica. Sono poi previste circostanze aggravanti con pene aumentate in caso di associazione a deliquere o mafiosa. Tra le altre caratteristiche della legge la riduzione di pena per chi si adopera per evitare che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori o si ponga d’aiuto alle autorità e il raddoppio dei termini di prescrizione per tutti i nuovi delitti contro l’ambiente.

Raccolta differenziata: il futuro è rappresentato dall’economia circolare del riciclo

RamazziniDi raccolta differenziata se ne parla ormai da anni e da quanto praticamente tutti i centri del Comasco hanno adottato sistemi che privilegiano il ritiro dei rifiuti, seppure secondo modalità che talvolta differiscono anche in modo significativo da località a località, si può tranquillamente affermare che l’argomento sia entrato a far parte del bagaglio personale di ognuno di noi. Anche il riciclo è un tema ampiamente diffuso ma pur utilizzando il suo simbolo in maniera generalizzata, ovvero il disegno schematico che raffigura un’economia circolare intorno al rifiuto, nel pensiero comune questo non è strettamente associato al nostro fare raccolta differenziata. Alcuni dei perché ci sia effettivamente questa differenza di opinioni sono illustrati nel volume “La raccolta differenziata” scritto da Daniele Fortini, presidente e amministratore delegato di Ama Roma (la società che si occupa della gestione dei servizi di igiene urbana della capitale), e  Nadia Ramazzini, della Fondazione Nazionale Sicurezza “Rubes Triva” che si occupa di formazione dei lavoratori delle imprese di igiene ambientale sulla prevenzione, protezione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il libro è stato presentato qualche giorno fa a Como e l’occasione di incontrare Nadia Ramazzini ha rappresentato l’occasione per approfondire il cosiddetto “circolo virtuoso” dei rifiuti nonché alcuni aspetti della sua complessità in quanto lo stesso è sottoposto a norme e condizioni gestionali talvolta spericolate, nonché a criticità vecchie e nuove, che possono sfociare in comportamenti illegali e soprattutto nocivi non più accettabili per l’ambiente e l’uomo. Eppure le opportunità di progresso e di crescita economica in questo campo sono enormi: “I rifiuti rappresentano da anni un grande strumento di crescita sociale per i cittadini – ci racconta Nadia Ramazzini -. Differenziare i rifiuti, sapere se e come possono essere riciclati, avere la consapevolezza che trattare alcune tipologie con superficialità può avere effetti nocivi per la salute di tutti ed alti costi per tutta la società sono concetti che solo qualche decennio fa erano oscuri per la maggior parte degli italiani. L’obiettivo ora deve essere quello di una crescita a livello quantitativo e qualitativo di questa sensibilità. Se invece affrontiamo la questione dal punto di vista industriale i rifiuti possono anche qui rappresentare un’opportunità significativa per il comparto ma a patto che l’intera filiera di recupero e riciclo avvenga in una maniera più coerente e sensata, ovvero compia un salto di qualità sposando quelle tecnologie di recupero dei materiali già presenti sul mercato e quelle in fase di sperimentazione. Tutto questo per far sì che tutto ciò che noi separiamo in casa possa  tornare ad essere effettivamente utilizzabili e non disperso in discarica o incenerito dando così vita a quell’economia circolare che fa bella mostra di sé nei simboli utilizzati proprio per rappresentare la raccolta differenziata”. Continua a leggere

Un’idea chiamata Europa… L’eredità romana

GiustinianoAnche dopo la calata dei barbari al di qua delle Alpi, l’Impero romano continua sulla carta ad esistere. E’ l’Impero d’Oriente che non ha Roma, Milano o Ravenna come capitale bensì Costantinopoli…Bisanzio. Estende il suo potere in terra africana e soprattutto asiatica, mentre sull’Europa conserva un’influenza molto limitata. Nel VI secolo, quando l’Impero romano d’Oriente raggiunge con Giustiniano il suo massimo splendore, in Occidente, solamente l’Italia, i Balcani, il sud della Spagna appaiono politicamente uniti. L’attuale Francia o la Germania, le grandi pianure slave, sono percorse da tribù di nomadi senza controllo. E’ in questi secoli che comincia a profilarsi un assetto europeo che non sia quello dell’impero romano. I guerrieri nomadi depredano i contadini o li obbligano a pagare duri tributi. Però queste tribù vaganti, come sono venute all’improvviso, così finiscono con l’andarsene; oppure, fondendosi almeno in parte con le popolazioni locali, formano una struttura sociale che resiste nel tempo. Un abbozzo di nazione si avrà solo in seguito, a cominciare dalle grandi comunità germaniche e slave; ma per ogni gruppo che rinuncia alla vita nomade un pezzo d’Europa comincia a prendere forma. Continua a leggere

Como San Giovanni, la notte è un dormitorio

Como SG (21)Ogni sera, nell’androne della stazione di Como San Giovanni, tra la biglietteria, il deposito bagagli e il bar dei cinesi, oppure sui vagoni fermi ai binari o ancora sotto le tettoie degli ingressi, un centinaio di persone si accampa con un sacco a pelo o anche soltanto con un cartone per trascorrere la notte. Sono in maggioranza stranieri, ma ci sono pure gli italiani. Il problema è serio e la situazione è destinata a peggiorare con l’arrivo dell’inverno in quanto la convivenza tra italiani e stranieri, in questa guerra tra poveri, è sempre più difficile.