Il Cinema Alessandro Volta di Cernobbio

Ex Cinema VoltaOggi è soltanto un rudere in attesa di un suo rilancio ma per tanti anni è stato uno dei principali ruoli di incontro e di divertimento della città di Cernobbio in un’epoca quando la televisione non era ancora stata inventata e le occasioni di divertimento erano rappresentate dalla “rivista di avanspettacolo”, dai film, dal teatro. Protagonista è l’ex cinema-teatro “Alessandro Volta” di via Aquileia: una struttura che fino al 1970 ha allietato la vita di tutto il paese e che oggi, così come il suo quasi contemporaneo Politeama, è abbandonata. Va però sottollineato come questo stabile, edificato nei primi del XX secolo, non è stato il primo cinema di Cernobbio. Nel primo decennio del 1900, infatti, era attivo il “Cinema Popolare” ubicato al Primo Crotto: una sala molto spartana nell’edificio lungo via Libertà, edificato dall’impreditore tessile Davide Bernasconi come casa popolare, che oggi ospita il  Comando della Polizia locale. Fu infatti qui che spettacoli e piece teatrali, insieme alle prime proiezioni cinematografiche, iniziarono ad allietare la vita dei cernobbiesi che, ben presto, ebbero l’opportunità addirittura di scegliere come trascorrere il proprio tempo quando, sempre in questo primo decennio del XX secolo, aprì i battenti il teatro della Società Sportiva Savoia. Fino agli ‘30, dunque, furono due le sale attive in paese: locali che in seguito alle vicende belliche del Regno d’Italia, prima nella guerra di Libia e poi nella I guerra mondiale, videro i rispettivi palchi ospitare incontri, concerti e spettacoli di sostegno ai soldati al fronte nonché alle rispettive famiglie rimaste a Cernobbio. Continua a leggere

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L’esperienza di Invincible Diving, la libertà dell’attività subacqua senza barriere per portatori di handicap e non vedenti

invincibleL’attività subacquea e le sue emozioni in completa libertà, senza barriere. È questo l’obiettivo perseguito da Invincible diving, associazione nata nello scorso mese di giugno da un gruppo di tre amici entusiasti sub che, dopo aver coltivato per anni la loro passione con varie attività e corsi, hanno deciso di dare la possibilità anche ai portatori di handicap ed alle persone non vedenti, di vivere questa esperienza. Proprio in queste settimane autunnali il sodalizio, che ha sede a Cernobbio e che qualche mese fa ha partecipato ad “Un lago di emozioni”, II giornata dello sport promossa dall’AUS Ninguarda sul lungolago cernobbiese insieme a tanti altri sodalizi che si occupano di attività sportiva per persone sia normodotate che disabili, riscuotendo apprezzamenti ed un vivace interesse, sta promuovendo le proprie attività nel corso di una serie di incontri di presentazione presso alcuni centri del territorio. Continua a leggere

Generi a Colori

20160301_131246E’ stato presentato nella prestissimo cornice di Villa Bernasconi a Cernobbio “Generi a colori. Proposte formative sulle pari opportunità nei contesti multiculturali dei nostri territori”, un percorso di formazione promosso da diverse Amministrazioni comunali del comasco e che ha ottenuto il sostegno di Regione Lombardia. “Dopo l’esperienza di Lario in rete, ampliando il nostro raggio di azione anche a Cernobbio, è stata preparata questa proposta che contempla tutta una serie di iniziative che coinvolgono diversi partner nei territori dei cinque comuni, teatro operativo del progetto, ovvero Como, Cantù, Fino Mornasco, Olgiate Comasco e Cernobbio – ha sottolineato Silvia Magni, vicesindaco del comune di Como -. Ad esempio l’Università dell’Insubria realizzerà nei prossimi mesi una ricerca sui stereotipi e pregiudizi suoi ruoli maschili e femminili nelle diverse culture straniere prevalenti nel comasco coinvolgendo direttamente gli immigrati attraverso un questionario. La seconda azione sarà invece rappresentata da una serie di proposte anche di intrattenimento che vogliono far riflettere”. Generi a colori trae spunto dal fatto che la popolazione straniera nel territorio provinciale ormai rappresenta l’ 8.2% dei residenti. “La condizione della popolazione straniera nel comasco è profondamente cambiata – ha affermato Eleonora Galli, assessore alla coesione ed integrazione sociale del comune di Cernobbio -. Ecco perché è importante un progetto come questo che ci consente, come amministrazioni pubbliche, di interagire con le diverse associazioni che hanno rapporti con gli stranieri”. Secondo il rapporto Caritas 2014 in Provincia provengono da altre nazioni 49.561 persone, il 50,9% donne, con i quali il Centro Servizi per il Volontariato, altro partner di “Generi a colori”, interagisce da tempo attraverso l’organizzazione di momenti di confronto e condivisione. “Il primo evento che aprirà la serie di proposte aperte a tutti e che vedono in prima fila i diversi comuni partner del progetto, si svolgerà il 10 marzo al teatro San Teodoro di Cantù con la proiezione di 10 cortometraggi sulla cultura magrebina cui seguirà un momento di riflessione – ha rilevato Francesco Pavesi, vicesindaco di Cantù -. Le altre serate saranno ospitate da Fino Mornasco il 31 marzo per mettere sotto osservazione l’est Europa (area di maggior provenienza delle cittadine straniere nel comasco), il 14 aprile ad Olgiate Comasco dedicata al Nord Africa, il 5 e il 20 maggio a Como, in biblioteca, rispettivamente su Asia ed America Latina. “Rispetto e diritti sono al centro delle politiche dei nostri Comuni – è stata la riflessione di Marisa Reghenzani, assessore alla Famiglia del Comune di Fino Mornasco – e l’obiettivo è quello di proseguire in un’azione diretta alla cura ed attenzione al tema delle pari opportunità nel confronto con le altre culture”. Da segnalare che è previsto l’ingresso libero a tutti gli incontri.

Un’idea chiamata Europa… L’eredità romana

GiustinianoAnche dopo la calata dei barbari al di qua delle Alpi, l’Impero romano continua sulla carta ad esistere. E’ l’Impero d’Oriente che non ha Roma, Milano o Ravenna come capitale bensì Costantinopoli…Bisanzio. Estende il suo potere in terra africana e soprattutto asiatica, mentre sull’Europa conserva un’influenza molto limitata. Nel VI secolo, quando l’Impero romano d’Oriente raggiunge con Giustiniano il suo massimo splendore, in Occidente, solamente l’Italia, i Balcani, il sud della Spagna appaiono politicamente uniti. L’attuale Francia o la Germania, le grandi pianure slave, sono percorse da tribù di nomadi senza controllo. E’ in questi secoli che comincia a profilarsi un assetto europeo che non sia quello dell’impero romano. I guerrieri nomadi depredano i contadini o li obbligano a pagare duri tributi. Però queste tribù vaganti, come sono venute all’improvviso, così finiscono con l’andarsene; oppure, fondendosi almeno in parte con le popolazioni locali, formano una struttura sociale che resiste nel tempo. Un abbozzo di nazione si avrà solo in seguito, a cominciare dalle grandi comunità germaniche e slave; ma per ogni gruppo che rinuncia alla vita nomade un pezzo d’Europa comincia a prendere forma. Continua a leggere

Como San Giovanni, la notte è un dormitorio

Como SG (21)Ogni sera, nell’androne della stazione di Como San Giovanni, tra la biglietteria, il deposito bagagli e il bar dei cinesi, oppure sui vagoni fermi ai binari o ancora sotto le tettoie degli ingressi, un centinaio di persone si accampa con un sacco a pelo o anche soltanto con un cartone per trascorrere la notte. Sono in maggioranza stranieri, ma ci sono pure gli italiani. Il problema è serio e la situazione è destinata a peggiorare con l’arrivo dell’inverno in quanto la convivenza tra italiani e stranieri, in questa guerra tra poveri, è sempre più difficile.

In tre mesi 470mila turisti sono arrivati sul lago di Como in treno.

Treno regionaleLo rivelano i dati di Trenord. I numeri riguardano solo i biglietti singoli venduti nei mesi di giugno, luglio e agosto. Nel trimestre sono stati acquistati oltre 700mila biglietti per raggiungere una delle 16 destinazioni servite da Trenord sui laghi
di Como, d’Iseo, Garda e Maggiore.  Continua a leggere

Valdocco nel bi-Centenario di don Bosco: storia di una tettoia

Particolare della pala d'altare del Santuario di Maria Ausiliatrice a Valdocco che riproduce l'ambiente in cui venne costruita la basilica

Particolare della pala d’altare del Santuario di Maria Ausiliatrice a Valdocco che riproduce l’ambiente in cui venne costruita la basilica

Nel bi-Centenario di don Bosco può capitare di andare a Torino (anche per vedere la Sindone) e per rinverdire, nonché accrescere, la storia di don Giovanni Bosco e della sua opera. Visitare Valdocco è fare un tuffo nel passato, in una società così diversa ma con tratti tanto uguali alla nostra dove, spesso, un cane vale più di un bambino. In questa occasione mi preme ricordare come don Bosco ha iniziato la sua opera a Valdocco, partendo da una semplice tettoia.

lI signor Pinardi fece entrare don Bosco sotto la tettoia per una porta posteriore. Disse: «Ecco ciò che ci vuole per il suo laboratorio». E don Bosco: «Ma io voglio fare un oratorio, cioè una piccola chiesa dove portare i miei ragazzi a pregare». Intanto guarda in giro: era solo una povera tettoia, bassa, appoggiata al lato nord della casa Pinardi. Un muretto tutto intorno la trasformava in una specie di baracca o stanzone. Don Bosco disse: «Troppo bassa, non mi serve». Ma Pinardi: «Farò abbassare il pavimento di mezzo metro, farò il pavimento di legno, metterò porte e finestre. Ci tengo ad avere una chiesa». Don Bosco pagò 300 lire per un anno: per lo stanzone-tettoia e la striscia di terra intorno, dove far giocare i suoi ragazzi. Tornò di corsa ai suoi ragazzi e gridò: «Allegri! Abbiamo trovato l’oratorio! A Pasqua ci andremo: è là, in casa del si gnor Pinardi!». Il 12 aprile era domenica di Pasqua. Tutte le campane del la città squillarono a festa. Alla tettoia non c’era nessuna campana, ma c’era il cuore di don Bosco che chiamava tutti quei ragazzi, che arrivarono a centinaia.

Entrando nella cappella, sulla destra, c’è la statua di Maria Consolatrice. È la prima statua che don Bosco comperò per la sua prima chiesa. Non è di legno né di metallo, troppo cara. È di cartapesta. Gli costò 27 lire (la paga di un operaio meccanico in quel tempo era di due lire al giorno). Nelle feste, i ragazzi portavano quella statua in processione «nei dintorni». I dintorni erano vastissimi prati e campi, pochissime casupole, e due osterie dove gli operai della periferia si ubriacavano regolarmente nel pomeriggio di ogni domenica. Questo fatto disturbava, special mente d’estate quando bisognava tenere aperte le finestre della chiesetta. Durante la predica si sentivano i canti e gli urli degli ubriachi. A volte risse furibonde coprivano la voce del predicatore. Qualche volta don Bosco perdeva la pazienza, scendeva dal pulpito, si toglieva cotta e stola e correva all’osteria a pestarepugni sul tavolo e a gridare che adesso chiamava i carabinieri. Otteneva un silenzio sbigottito. La tettoia Pinardi fu usata come cappella per sei anni, cioè fino al 20 giugno 1852, data di inaugurazione della chiesa di San Francesco di Sales. Venne quindi adibita a sala di studio e di ricreazione e anche a dormitorio fino al 1856, quando la si demolì insieme a casa Pinardi. Sull’area occupata dal l’antica chiesetta venne ricavato un vano adibito a refettorio per don Bosco e i primi salesiani. Alla sua povera mensa si sedettero tanti ami ci e benefattori, tra cui Giuseppe Sarto e Achille Ratti che diventeranno rispettivamente Pio X e Pio XI.