Olimpiadi invernali: in attesa di Pyeongchang tutti i titoli vinti da atleti nati nel territorio della Diocesi di Como

PyeongChang_2018Tra poche settimana, il 9 febbraio in particolare, il sipario si alzerà sulle Olimpiadi invernali 2018 che si terranno nella località sudcoreana di Pyeongchang. Si tratta dell’evento sportivo principale di quest’anno per l’Italia in quanto, come tutti sappiamo, la nazionale maggiore di calcio non si è qualificata per la fase finale dei Mondiali che invece si terranno in Russia nel prossimo mese di giugno. La XXIII edizione dei Giochi “bianchi” potrebbe inoltre essere l’occasione, come è ventilato soprattutto nelle scorse settimane, per stemperare il clima politico acceso dalla Corea del Nord con i suoi numerosi test balistici che hanno allarmato tutto il mondo per il rischio di un conflitto nucleare. Per la Diocesi di Como, invece, l’appuntamento con Pyeongchang potrebbe essere l’occasione per arricchire ulteriormente il suo medagliere. Continua a leggere

La scomparsa di Fattori, ultimo giocatore del Como che si impose nel Torneo Lombardo 1944/45

Titoli della Gazzetta dello Sport, marzo 1945, dedicati al Torneo benefico lombardo

La notizia degli arresti domiciliari spiccati nei confronti dell’ex presidente del Calcio Como Srl, Pietro Porro, e di Flavio Foti, già numero 2 della società di viale Sinigaglia, la scorsa settimana ha riportato agli onori delle cronache la vicenda del fallimento del Como avvenuto nel mese di luglio del 2016 sottraendo spazio alle gesta sportive del nuovo club calcistico cittadino che, comunque, ben si sta comportando nel campionato di serie D dove occupa attualmente il III posto, anche se un po’ attardato dalla coppia di testa composta da Caronnese e Gozzano. La vicenda di cronaca, infatti, ha riguardato la decisione della Procura della Repubblica presa nei confronti dei due ex dirigenti accusati di “bancarotta per distrazione e dissipazione” e “bancarotta preferenziale”. Il loro comportamento, infatti, avrebbe provocato un danno per i creditori della Calcio Como SRL, tra i quali l’Erario (per 414.570,59 euro), l’INPS nonché i dipendenti. Gli arresti effettuati la scorsa settimana seguono il sequestro preventivo, risalente al mese di aprile del 2017, del Centro Sportivo “Mario Beretta” di Orsenigo al centro di una transazione che avrebbe sempre danneggiato i creditori dell’ex società calcistica. Una vicenda, quindi, “amara” per il calcio a Como quando queste settimane ci offrono ben altri motivi per parlarne.

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Sulle rive del Breggia il primo velodromo italiano: fucina di record e di gare nazionali

ciclismo eroico

Tutti gli appassionati di sport avranno, almeno una sola volta nella vita, sentito parlare del Velodromo Vigorelli di Milano, il famoso anello dedicato per tanti anni al ciclismo e che sul terreno vide, tra le tante gesta, Fausto Coppi conquistare il primato del mondo dell’ora in piena seconda guerra mondiale, ovvero nel 1942. Una struttura costruita per sostituire una precedente impianto, il Sempione che si trovava a poca distanza il quale, a sua volta, aveva preso il posto di un più antico “ciclodromo” risalente al 1907. Tre  impianti, realizzati a Milano in meno di trent’anni, “figli” però di una geniale ed innovativa idea che arriva da Como e che scrisse pagine importanti in un’epoca dove storia e leggenda del ciclismo convivono nelle gesta di popolari campioni del pedale, per lo più milanesi, dell’epoca: il velodromo di Villa Erba a Cernobbio. Realizzato nel 1898, in legno, per iniziativa della Società Ciclistica Comense al fine di porre un limite ai funesti incidenti stradali cui quotidianamente erano vittime gli appassionati del pedale dell’epoca durante i loro allenamenti, il velodromo era ubicato nell’area oggi conosciuta come “ex galoppatoio” di Villa Erba. Continua a leggere

Quando con la Comense finì sul podio in serie A ma sul campo da basket giocavano gli uomini

Stadio Civico Arena

Il famoso stadio Civico Arena di Milano, primo stadio del capoluogo lombardo che ospitò non solo partite di calcio bensì anche gli incontri, disputati all’aperto, dei primi campionati italiani di pallacanestro nei quali la Ginnastica Comense si comportò in modo più che egregio.

Come  ha affermato il presidente del CONI, Giovanni Malagò, il 2017 è stato un anno record per l’Italia che ha conquistato un gran numero di titoli mondiali in numerose discipline sportive olimpiche (ben 73!). Anche la città di Como ha vissuto a dicembre un momento particolare in cui sono stati premiati, dall’Amministrazione Comunale, 65 giovani atleti (under 14) di 23 società sportive cittadine che si sono particolarmente contraddistinti durante l’anno. Eppure non tutto lo sport non vive un periodo particolarmente florido nel nostro territorio. La prima parte dell’anno scorso passerà infatti agli archivi come l’ennesimo periodo burrascoso per lo storico Calcio Como, passato da un fallimento ad acquisizione fantasma per poi ritrovarsi in serie D, mentre delle altre società di altre discipline, che un tempo militavano con successo anche nelle rispettive serie A, si sono perse le tracce nelle categorie inferiori. Anche dal punto di vista dell’impiantistica le cose, finora, non sono andate tanto bene anche se il 2018 potrebbe portare (finalmente) al rifacimento del palazzetto dello Sport di Muggiò e ad un quantomai necessario intervento di ristrutturazione per lo stadio del ghiaccio di Casate. Il quadro complessivo, quindi, è a tinte fosche con sprizzi di colore che fanno sperare in un futuro roseo. Ed appunto per questo vogliamo iniziare a raccontarvi alcune storie, nella maggior parte dimenticate, che in passato hanno visto lo sport e la città di Como primeggiare. Iniziamo parlando della Ginnastica Comense che, tra l’altro, è stata costretta a migrare da Como a Cernobbio per il saggio della sezione ginnastica mentre lo storico palazzetto di Casnate con Bernate, in cui con la compagine di pallacanestro femminile conquistò tanti scudetti (e detiene ancora il record di vittorie nazionali con 15 titoli), ora non ha neppure l’agibilità per il pubblico. Tutti sanno che questo sodalizio è nato nel 1872 e che, fin dai suoi  primordi, si occupò di numerose discipline, alcune delle quali poi abbandonate. Continua a leggere

L’esperienza di Invincible Diving, la libertà dell’attività subacqua senza barriere per portatori di handicap e non vedenti

invincibleL’attività subacquea e le sue emozioni in completa libertà, senza barriere. È questo l’obiettivo perseguito da Invincible diving, associazione nata nello scorso mese di giugno da un gruppo di tre amici entusiasti sub che, dopo aver coltivato per anni la loro passione con varie attività e corsi, hanno deciso di dare la possibilità anche ai portatori di handicap ed alle persone non vedenti, di vivere questa esperienza. Proprio in queste settimane autunnali il sodalizio, che ha sede a Cernobbio e che qualche mese fa ha partecipato ad “Un lago di emozioni”, II giornata dello sport promossa dall’AUS Ninguarda sul lungolago cernobbiese insieme a tanti altri sodalizi che si occupano di attività sportiva per persone sia normodotate che disabili, riscuotendo apprezzamenti ed un vivace interesse, sta promuovendo le proprie attività nel corso di una serie di incontri di presentazione presso alcuni centri del territorio. Continua a leggere

Il Como è tornato in serie B dopo 11 anni

calcio-comoEbbene sì, mi sono sentito “cattivo profeta” in buona compagnia anche con colleghi di altre testate più prestigiose e più accreditate. Ad essere molto generosi mi vengono in mente i paragoni con l’atteggiamento di quasi tutta la stampa italiana con la nazionale alla vigilia e durante la prima fase dei mondiali di Spagna ’82…anche se non sono mai stato così “cattivo”…anche perché non c’era ragione. In ogni caso riconosco di essere contento di essere stato smentito dai fatti.

Poco meno di due mesi, sulle pagine del “Settimanale”, ho sfogato la mia perplessità e delusione per il comportamento che il Calcio Como aveva dimostrato nel “gettare al vento” la finale di Coppa Italia di serie C contro il Cosenza e nel proporsi in campionato come un’eterna incompiuta, pur avendo le possibilità per far bene anche perché queste erano state mostrate seppur a sprazzi. Allora, reduci dal pareggio casalingo con l’Arezzo, le possibilità per accedere ai play-off erano infinitesimali. Inoltre l’accesso sarebbe stato da “ultima” e quindi con un cammino tutto in salita. Da allora, però, il Como non ha più sbagliato niente. Ha vinto ad Alessandria e convinto nelle ultime domeniche della stagione regolare strappando coi denti la qualificazione. Si è imposto a Benevento per 2-1 al 90°, unica delle sfide dei IV di finale conclusasi nei tempi regolamentari, opposto ad una squadra che aveva dato vita ad un intenso duello con la Salernitana poi promossa in B. Ha avuto ragione del Matera dopo due sfide al cardiopalma (entrambe conclusesi sull’1-1) con una prestazione, nella gara di ritorno, che aveva visto i lariani dominare l’ultima parte della sfida in trasferta e sprecare alcune occasioni limpide da gol per cui se il successo fosse arrivato non ai calci di rigore non ci sarebbe stato nulla da eccepire. Ha regolato il Bassano al Sinigaglia con un rotondo 2-0 con la consapevolezza che il risultato avrebbe potuto essere anche più rotondo anche perché la formazione giallorossa, giunta sì in coabitazione con il Novara al primo posto in campionato e non promossa a causa dei risultati avversi negli scontri diretti, era stata fino ad allora incapace di superare gli avversari in questi play-off (nel dettaglio Juve Stabia e Reggiana) se non ai calci di rigore. Ed il leit motiv non è cambiato. Domenica, nella località del famoso ponte, il Como ha tenuto a bada gli avversari, cedendo anche un po’ fisicamente nel finale, ma conservando lo 0-0 (confermando l’incapacità del Bassano di vincere in questo ultimo mese) e tornando in serie B dopo 11 anni. Un lungo periodo caratterizzato da diverse sofferenze sportive, con un fallimento alle spalle, i convulsi anni della serie D, la meteora II Divisione ed una Lega Pro che ha sempre visto gli azzurri recitare un ruolo di II piano. La promozione del Como quest’anno è arrivata con una squadra capace di vincere 13 volte in trasferta e che ha visto a gennaio il cambio di allenatore con Giovanni Colella dare spazio a Carlo Sabatini. Arrivato alla presidenza nel 2012, Pietro Porro aveva affermato: “Il nostro progetto è di tre anni: nel primo una salvezza tranquilla, nel secondo l’accesso ai play-off, nel terzo la serie B”. Detto..fatto. Complimenti ed applausi per lui e i suoi collaboratori nonché per una città ed un ambiente che hanno ritrovato una squadra ed un feeling perso dopo l’ultimo campionato meteora in serie A nel 2002/03. I debiti con il passato più recente del Como oggi sono stati definitivamente saldati. La serie B che attenderà il Como è un campionato difficile ma di questo si inizierà a pensarci tra un po’. Ora è il momento di festeggiare e per me di “cospargermi il capo con un po’ di cenere”…ma va bene così

(Luigi Clerici)

«L’obiettivo è consentire a tutti i bambini di giocare e socializzare»: parola di Johan Cruyff

Immagine Cruyff Court Fondation«Attraverso il gioco, lo sport e altre attività ricreative, i bambini costruiscono le loro attività sociali, imparano a vincere e perdere così come a sviluppare tattiche e strategie. Quando vivevo negli Stati Uniti avevo come vicino un ragazzo con la sindrome di Down, che era sempre solo e guardava gli altri bambini giocare e divertirsi. Un giorno gli insegnai come colpire la palla con la testa. Dopo un po’ di tempo, una volta che tornai a casa dopo un match in trasferta, trovai quel bambino a giocare a calcio insieme agli altri residenti nel vicinato. Realizzai che a quel bambino, fino ad allora emarginato, lo sport aveva cambiato completamente la vita». Johan Cruyff, asso della Grande Olanda degli anni ’70, così ha raccontato a Como come è nata l’idea di creare quella che è diventata la fondazione che porta il suo nome. Una realtà che da un lato supporta progetti di promozione sportiva per bambini disabili e disagiati in tutto il mondo ed anche, come sappiamo bene dopo l’inaugurazione del campo in via dei Mille, sviluppa i Cruyff Courts, ovvero spazi giochi che forniscono ai piccoli ed agli adolescenti un posto sicuro dove giocare.

Più volte, anche da queste pagine, abbiamo fortemente criticato la deriva affaristica che da un trentennio a questa parte affligge il mondo del calcio. Dobbiamo però dire che in questo caso, così come in tante altre iniziative per lo più promosse dall’UEFA, c’è anche una faccia del vituperato pallone che cerca di dare alla società ben altri segnali. La presenza sul Lario del campione olandese ci ha quindi consentito di approfondire il più profondo della Fondazione Cruyff e quali sono i risultati raccolti in questi anni in una visione particolare dello sport spesso accantonata dai mass media che prediligono, invece, risultati, polemiche e scandali. «Non ci si deve pensare su – ha detto Johan Cruyff -. Quando hai la possibilità di fare qualcosa per un qualcun altro devi cogliere questa opportunità». La Fondazione nasce da questa visione nel 1997 e Cruyff è il primo sportivo vivente a collegare il proprio nome ad un ente benefico. Realmente intenzionato a fare la differenza, dopo anni di partecipazione in attività di raccolta fondi, l’ex numero 14 della nazionale olandese decide di usare la sua influenza per supportare lo sport, il gioco e progettare esercizi per bambini di tutto il mondo, in particolare disabili. «Insieme all’educazione, alla cura della salute, del cibo, i bambini hanno diritto allo sport ed alle attività ricreative – ha raccontato Cruyff -. L’importanza dello sport è stata, per tanto tempo, sottovalutata nei programmi di sviluppo ma, per fortuna, l’approccio ha recentemente cambiato prospettiva. La Fondazione Cruyff fornisce supporto finanziario a progetti sportivi con lo scopo di migliorare la qualità della vita, in particolare a bambini con difficoltà mentali, fisiche o multiple perché, per loro, fare sport è ancora più importante che per gli altri». La Fondazione ha come obiettivo anche quello di stimolare l’educazione dei giovani attraverso un programma educativo speciale chiamato le “14 regole” che vengono applicate nei Cruyff Courts come quello di Como. Tra queste citiamo l’importanza del gioco di squadra, il richiamo alla responsabilità ed al rispetto, la voglia di integrazione, lo spirito di iniziativa e di partecipazione sociale, nonché la creatività, il giocare insieme e lo sviluppo della personalità. «Sono oltre 50.000 i bambini con forme diverse di disabilità che partecipano al programma della Fondazione Cruyff con attività settimanali attuate in collaborazione con dieci federazioni sportive internazionali di tennis, calcio, atletica, basket, ciclismo e sci, soprattutto olandesi – ha proseguito il popolare ex calciatore ed allenatore -. Un impegno nel tempo che, tra l’altro, ha permesso a 26 atleti di tennis in carrozzella, provenienti da nazioni differenti, di partecipare agli ultimi Giochi Paralimpici estivi di Londra».

L’ultimo progetto promosso dalla Fondazione Cruyff è “Schoolyard 14”: «L’obiettivo è favorire l’attività sportiva di molti studenti che in Olanda non praticano alcuna disciplina durante gli anni scolastici. Troppi adolescenti trascorrono il loro tempo libero in casa davanti ad uno schermo sia questo della TV, del computer, del telefono, e non escono mai dalla propria abitazione. La soluzione a questa situazione è molto semplice: favorire l’attività, soprattutto durante l’anno scolastico. Con Schoolyard 14, così come con le Cruyff Court, si vuole promuovere una politica di nuovo vicinato. Creare luoghi ed opportunità per i più giovani al fine di offrirgli occasioni di socializzare e di movimento. Situazioni importanti soprattutto da qualche decennio a questa parte quando ormai è diventato impossibile per i più giovani giocare e divertirsi liberamente in strada ed in cortile a causa del traffico e dei pericoli». Un nuovo modo di pensare, quindi, quello di Johann Cruyff così come negli anni ’70 il suo gioco, con la maglia dell’Ajax e dell’Olanda, rivoluzionò il calcio. (Luigi Clerici) (foto)