– Aneddoti, curiosità e personaggi in settant’anni di passione per il mondo delle corse. I ricordi e le emozioni di un “ferrarista” di lungo corso

Anello MonzaDella sua attività e della sua presenza in Africa, in Uganda in particolare, ne ha parlato a più riprese anche il nostro Settimanale ed il suo nome è conosciuto in tutta la Diocesi, ed oltre. Soprattutto per i parrocchiani di Prestino, ed in modo particolare per gli adulti di oggi che negli anni ’80 frequentavano le locali scuole elementari, ora primarie, i suoi racconti, le sue diapositive, le sue testimonianze hanno permesso di svelare, anche nella loro drammaticità, quel volto dell’Africa che la lettura di libri o di articoli di giornale, per non parlare delle immagini televisive, tende a rendere molto ovattato. Ma nella vita di Serafino Cavalleri da Prestino, alla soglia degli 80 anni di età, c’è anche una grande passione sportiva, nata quando era ragazzo e rimasta immutata nel corso degli anni. E’ quella per il mondo dei motori, delle corse, dell’automobilismo e della Ferrari in particolare. Certo è che se tutto lo sport è profondamente cambiato dall’immediato dopoguerra ad oggi, l’automobilismo ed il motociclismo hanno assunto caratteristiche inimmagibili solo qualche decennio fa. Ecco, quindi, che ripercorrere insieme a lui tanti lustri di passione verso il mondo delle corse è paragonabile ad un viaggio nella memoria di uno sport, che anche in questo caso, non c’è più. Continua a leggere

Lo sport, strumento per un’effettiva integrazione sociale a 360°

ParalimpiadiLo sport è una delle attività che consente ai disabili di essere parte integrante della società”. Basta questa considerazione per descrivere l’importanza che ricopre l’attività sportiva per ogni persona con handicap fisico o mentale. E sono state proprio queste le parole con cui Nicola Stilla, presidente regionale della FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili), ha aperto a Como il convengo “Sport e disabilità”, momento di approfondimento che ha caratterizzato la II giornata di primavera organizzata dal Comitato FAND a Como ed al quale sono intervenuti tre atleti disabili che hanno raccontato la loro esperienza sportiva che si è tradotta soprattutto in un’esperienza di vita che, proprio grazie all’attività sportiva, ha trovato maggiore pienezza. “A prima vista non esiste nulla di più lontano nell’immaginario collettivo tra lo stato di disabilità e la pratica sportiva – ha rilevato nella sua introduzione Stilla -. Eppure grazie allo sport tutti condividiamo allo stesso modo gioie e amarezze. La pratica sportiva, infatti, elimina le differenze fisico-sensoriali tra le persone oltre ad essere strumento per un maggior benessere”. E proprio questo è stato al centro dell’intervento di Mario Mazzoleni, presidente del Gruppo Sportivo Ciechi Lariani, che ha raccontato la sua vita sportiva sugli sci: “Nel 1977, quando abbiamo iniziato a cimentarci in questo sport, era ancora radicata l’idea che lo sci fosse assolutamente impraticabile per ciechi o ipovedenti. I fatti hanno dimostrato come questo pensiero fosse del tutto errato. Basta soltanto vedere quanto appena accaduto a Sochi in occasione degli ultimi giochi invernali Paralimpici. Infatti non esiste altra attività che ci dà massima libertà in quanto la nostra pratica non è delimitata da corsie. Soltanto una piccola trasmittente, che ci consente di interagire con la nostra guida, ci differenzia da ogni altro sciatore”.

Valentino Statella, raccontando la propria esperienza personale, invece ha sottolineato come lo sport sia una fondamentale occasione per una valorizzazione personale. Grande appassionato di pesistica e di body building, Statella ha perso l’uso delle gambe in seguito ad una lesione alla colonna vertebrale dopo un incidente stradale. “Per un anno non me la sono sentita di uscire di casa. Le difficoltà sono, infatti, notevoli – ha commentato -. Poi ho ritrovato uno dei pesi che utilizzavo e sono tornato ad allenarmi. I carichi di lavoro crescevano ed alla fine l’attività a casa non era più sufficiente. Così sono tornato in palestra. Nei primi momenti gli altri atleti erano pronti ad aiutarmi. Dopo un po’ sono stato io a diventare esempio per loro. Lo sport mi ha aiutato a ricreare quell’autostima in me stesso che la disabilità sembrava aver compromesso. Da qui la decisione di mettere a disposizione degli altri le mie conoscenze sportive. Oggi sono allenatore di una squadra di disabili che gareggia insieme ad atleti normodotati con ottimi risultati”. “Lo sport è un veicolo che consente di reagire e di affrontare la vita, impedendo di cadere nella disperazione” ha concluso Statella che, ricordiamo, è anche responsabile del Comitato Paralimpico.

Ma lo sport per disabili non è solo individuale bensì anche di squadra come ha ben raccontato Matteo Cani nella sua illustrazione del baseball per ciechi, disciplina sportiva creata da ex giocatori del BC Bologna nel 1994: “Il baseball per ciechi rappresenta uno sport dove una persona cieca o ipovedente gode della massima autonomia per quanto riguarda non solo la corsa lungo il diamante ma anche nella fase di battuta. L’unica cosa cui bisogna prestare attenzione, infatti, sono i segnali sonori che permettono di indirizzare la propria corsa verso una base”.

Tre discipline diverse, tre esperienze differenti per dimostrare come l’attività fisica e sportiva siano artefici di una sola finalità. Consentono infatti la socializzazione e la reintegrazione sociale permettendo di superare ostacoli, barriere o limiti così da permettere a tante persone di superare al meglio le proprie difficoltà di ogni giorno.

Un campione di calcio e di simpatia: José Altafini

AltafiniNella storia dello sport è uno dei rari esempi di longevità agonistica ed insieme a Luisito Monti e Raimondo “Mumo” Orsi è uno degli unici tre calciatori ad aver vinto un Campionato del Mondo pur avendo partecipato a due edizioni della manifestazione indossando le casacche di altrettante nazioni diverse. Monti ha partecipato al mondiale del 1930 e con la maglia dell’Argentina ha dovuto arrendersi all’Uruguay in finale riscattandosi quattro anni dopo con l’Italia vittoriosa per 2-1 sulla Cecoslovacchia. Orsi fu riserva in quel mondiale del 1930 ma titolare inamovibile, e campione, quattro anni dopo con l’Italia. Il nostro protagonista, invece, si è laureato campione del mondo nel 1958 in Svezia giocando insieme a Pelè e quattro anni dopo ha indossato la maglia dell’Italia nella sfortunata spedizione azzurra ai mondiali in Cile (l’Italia fu estromessa dai padroni di casa in uno degli incontri più assurdi della storia della Rimet con l’arbitro inglese Aston impegnato più a punire gli azzurri che ad arbitrare come hanno riconosciuto giornalisti ed atleti di tutto il mondo dal 1962 ad oggi). Stiamo parlando del famoso attaccante Josè Altafini, bandiera di Milan, Napoli e Juventus dal 1958 al 1976 soprannominato “Mazzola” da giovane per la sua somiglianza con il capitano del grande Torino perito a Superga il 4 maggio 1949 insieme ai suoi compagni di squadra, oggi un 75enne in piena forma. Altafini è stato a Como per partecipare alla presentazione del libro “Passo doppio” del suo amico e collega Luigi Colombo con il quale ha dato voce al mondo del calcio su TeleMonteCarlo dai primi anni ’80 fino a quasi alla fine del decennio successivo. L’occasione è stata ghiotta per parlare di lui di calcio ma anche del Como…ma andiamo con ordine e partiamo dai mondiali di calcio. Nel 2014 il mondiale torna in Brasile 64 anni dopo la “tragedia del Maracanà” ovvero quando l’Uruguay di Ghiggia e Schiaffino sconfisse i verdeoro per 2-1 gettando il Paese sudamericano in una drammatica, quando assurda, depressione…

“Sì. Il mondiale torna in Brasile ed io ho avuto la fortuna di riscattare quella sconfitta otto anni dopo in Svezia laureandomi campione del mondo e giocando insieme a Pelè. Abbiamo dato vita al primo “caffelatte” del Brasile perché gli attaccanti eravamo io bianco e lui nero. Il Brasile ne ha avuti poi tanti altri. Nel 1962 il Brasile decise di non convocare più gli atleti che giocavano all’estero ed io, dopo i mondiali svedesi del 1958, mi ero trasferito al Milan. Quindi fui convocato dall’Italia ma la spedizione fu sfortunata e venimmo eliminati. Insieme a Monti, Orsi e Puskas (Ungheria e Spagna, dove era fuggito in seguito all’invasione sovietica del paese magiaro nel 1956) sono uno dei pochi giocatori che ho preso parte a due mondiali con le maglie di altrettante nazionali diverse. Questo perché dopo il 1962 la FIFA, la Federazione Internazionale, vietò ai giocatori di indossare la maglia di una nuovamnazione se ne avevano già vestita una”.

Lei è stato protagonista di una carriera molto lunga…iniziata nel 1957 e finita nel 1979…

“Sì. Ho iniziato a giocare titolare a 17 anni nel Palmeiras, in Brasile, nel 1957. Dopo i mondiali mi trasferii in Italia, al Milan, dove ho giocato fino al 1966 vincendo scudetti e una coppa dei Campioni”.

Competizione della quale ha mantenuto fino a quest’anno il record di gol segnati…

“Era il 1963. Realizzai 14 gol ma in sole 9 partite. Quest’anno sono stato superato da Cristiano Ronaldo del Real Madrid ma oggi, per vincere la Coppa, si giocano ben 15 incontri. In ogni caso mi sono tolto la soddisfazione di segnare il primo gol nella finale vinta dal Milan a Wembley contro il Benfica”.

Dopo il Milan ecco il Napoli…

“Maglia con la quale era difficile vincere. Di fatto, insieme a Sivori mio compagno di squadra arrivato alle falde del Vesuvio dalla Juventus, abbiamo vinto solo la Coppa delle Alpi ma siamo arrivati due volte secondi”.

Infine la Juventus…

“Dopo tanti anni volevo giocare ancora la Coppa dei Campioni e ci sono riuscito. Nel 1973 siamo arrivati in finale ma l’Ajax si è rivelato più forte. Però ho vinto altri scudetti fino al 1976 quando mi sono trasferito in Svizzera giocando prima a Chiasso e poi a Mendrisio ma risiedendo sempre a Torino”.

E la sua carriera in Italia avrebbe potuto concludersi con la maglia del Como in serie A, vero?

“Su questa vicenda esistono varie versioni ma non è esattamente così. Il Como nel 1975/76 era in serie A e faceva fatica, soprattutto in attacco. Bagnoli, che ad ottobre era allenatore in seconda e che poi in seguito divenne primo allenatore dopo l’esonero del tecnico Beniamino Cancian, era stato compagno di squadra mio e di Capello con la maglia del Milan quindi, insieme a Beltrami, ci telefonò a Torino per chiederci qualche rinforzo. Il Como, infatti, aveva ceduto alla Juventus l’estate precedente nientemeno che Marco Tardelli e quindi i dirigenti bianconeri avevano un debito di riconoscenza. Tutti noi parlammo bene di un giovane attaccante della primavera, un certo Paolo Rossi, che quindi finì al Como. Purtroppo Rossi era giovane ed al Como sarebbe servito più un attaccante “di peso” mentre il futuro Pablito allora era schierato come ala. L’esperienza, quindi, non fu positiva per il Como e per Rossi che però era un campione come dimostrò a Vicenza, nella nazionale ed in seguito con la maglia della Juventus”.

Attaccate le scarpette al chiodo la sua è diventata una delle voci più divertenti del mondo del calcio…

“Grazie a Luigi Colombo ed alla sua invenzione delle telecronache a due nonché per il fatto che TeleMonteCarlo disponeva dei diritti dell’Eurovisione e quindi ci ha permesso di portare nelle case degli italiani grandi eventi e soprattutto di far scoprire al pubblico il calcio estero”.

La sua esuberanza è stata però anche causa di vivaci proteste…

“Eh sì, capito quando per la prima volta utilizzai un termine molto popolare in Sudamerica per indicare un gol particolare e spettacolare ovvero “golaso”. Ebbene durante la trasmissione la regia ricevette diverse chiamate di telespettatori che chiedevano di censurare le parolacce che, secondo loro, stavo dicendo in diretta”.

Verso i mondiali di hockey 2014…le mie statistiche IIHF dal 2001 al 2013

Logo IIHF oldVenerdì 9 maggio in Bielorussia prenderà il via la 78^ edizione dei campionati del mondo di hockey su ghiaccio di gruppo A. I due gironi nei quali sono suddivise le 16 formazioni partecipanti sono stati decisi in base al ranking IIHF. Ai mondiali A prenderà parte anche l’Italia, promossa lo scorso anno dalla Seconda Divisione. Continua a leggere

La classe Star non è più specialità olimpica. E il lago di Como non è certo felice.

velaLa notizia è arrivata mentre erano in corso le Olimpiadi invernali in quel di Sochi: la classe velica Star è stata esclusa dal programma dei Giochi Olimpici. La più gloriosa e longeva delle classi olimpiche di questa specialità sportiva non sarà quindi più inserita tra le specialità in programma a partire dal prossimo appuntamento in programma a Rivo de Janeiro tra due anni. La decisione definitiva è arrivata dal Comitato Olimpico Internazionale che fermato il tentativo di riportare ai Giochi la Star, classe che in Brasile dopo tutto vanta una importante tradizione che va da Torben Grael a Robert Scheidt. Continua a leggere

Al via i Giochi di Sochi e Como sogna una medaglia con Anna Cappellini

SochiAl momento di andare in stampa mancano soltanto poche ore alla cerimonia di apertura dei XXII Giochi Olimpici invernali che di disputano nella località russa di Sochi, vicino al mar Nero, teatro in passato di aspre contese territoriali tra Russi, Cosacchi e popolazioni del Caucaso. Malumori e tensioni che non si sono certo placate se consideriamo che negli ultimi dieci giorni il CONI è stato oggetto di alcune mail contenenti minacce terroristiche, peraltro inviate direttamente al CIO ed anche ad altri Comitati Olimpici. Continua a leggere

Gigi Meroni da San Bartolomeo

Meroni_Genoa_3Pubblicato sul “Settimanale della Diocesi di Como” del 7 dicembre

Si può dire tutto ma non che abbia lasciato indifferente anche i telespettatori che leggono “Il Settimanale” la messa in onda della fiction “La farfalla granata” ispirata alla vita del calciatore Gigi Meroni. Il commento più ricorrente è che in questo prodotto televisivo si è completamente ignorata la giovinezza del campione comasco e la sua esplosione come giovanissimo talento del pallone nelle fila del Libertas San Bartolomeo. Continua a leggere