Sabato 19 novembre “Il binario perduto” alle ore 21.00 al centro Medioevo insieme all’Arch. Ghioldi

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Sagnino ricorda l’Ing. Rossi con una targa sul muro di villa Baragiola

targa-rossiA sei anni esatti dalla sua scomparsa domenica scorsa, 16 ottobre, il Comitato “Monumento Ing. Alessandro Rossi” ha inaugurato la targa al fondatore della società Rivarossi, una delle prime industrie italiane produttrici di modellini ferroviari in Italia con sede nella frazione di Sagnino. La targa commemorativa è stata posizionata in una nicchia del muro di cinta della magnifica villa Baragiola, imponente edificio costruito nel 1689 dal Marchese Stoppani e allora abitazione della famiglia Rossi, a due passi dallo stabilimento che fu realizzato in quella “remota” località perché i terreni erano di proprietà della madre di Alessandro Rossi, la Signora Maria “Mary” Baragiola. La cerimonia è stata preceduta, venerdì 14 ottobre ad Albese con Cassano, da una serata particolare ospitata dalla chiesa di San Pietro dedicata a “Treni e trenini tra realtà e modellismo: canzoni, marce e immagini”, nel corso della quale è stato presentato il libro “I Rivarossi. Un percorso nel segno del mito” a cura di Vittorio Mottola, Marco Rossi e Paolo Albano.

La posa della targa a Sagnino, però, è stato un momento parte integrante del cosiddetto “Percorso Rivarossiano” promosso dal Comitato che vuole ricordare la figura dell’imprenditore comasco scomparso proprio il 16 ottobre del 2010. Tra gli altri momenti proposti negli ultimi anni l’inaugurazione, avvenuta il 3 marzo 2013, del monumento all’ing. Rossi posizionato sul piazzale dove un tempo esisteva lo storico stabilimento che ha contribuito all’evoluzione nel settore della produzione modellistica, diventata non un gioco ma soprattutto un passatempo per milioni di persone di ogni età nei decenni passati, in particolare a partire dall’immediato secondo dopoguerra. Nello stabilimento di Sagnino vennero, con coraggio, introdotte nella produzione dei modellini ferroviari innovazioni tecnologiche rivoluzionarie che portarono l’azienda a conquistare i mercati di tutto il mondo almeno fino alla seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso quando l’elettronica fece il suo ingresso nel mondo del gioco e del tempo libero. Ma a Sagnino erano prodotti modelli di autovetture, in particolarmodo i modellini delle autovetture FIAT (500, 600, 124, ecc.) grazie ad un incarico affidato direttamente dallo stabilimento di Torino. Ma anche oggi, nel ricordo, Rivarossi ha assunto un ruolo particolare. Questo perché dal monumento posato nel 2013 sono stati estratti, con un sistema di incisione laser, parti raffiguranti “locomotive” in scala, denominate “Segno nel Mito”. Ogni locomotiva è stata consegnata nei singoli Comuni, facenti parte della vita di Alessandro Rossi: Albese con Cassano, primo sito della Fabbrica dei trenini “Rivarossi”; Cortina d’Ampezzo e ultima tappa Schio. Lo stabilimento Rivarossi portò ricchezza e prosperità nel quartiere e la cerimonia di inaugurazione della targa commemorativa ha potuto contare sul patrocinio di diverse amministrazioni comunali come Como e Cernobbio.

Nel frattempo rimane sempre d’attualità la possibilità di dar vita ad un museo che ripercorra la storia di questa fabbrica e possa esporre i suoi modelllini. Già da qualche anno il Comitato ha ottenuto autorizzazioni in tal senso da parte della società Hornby, multinazionale inglese del modellismo su rotaia, che dopo la chiusura della società di via Pio XI ne acquisì i diritti. L’idea era stata avanzata all’Amministrazione Comunale di Como ma, finora, non si è arrivati ad un risultato concreto.

Scarica l’articolo pubblicato da Il Settimanale:

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Entro la fine del 2017 finalmente da Como a Malpensa via Mendrisio?

Settembre 2017. E’ questa l’ennesima nuova scadenza per ciò che concerne il mondo ferroviario comasco. Tra 19 mesi, infatti, si concluderanno i lavori per il completamento della linea ferroviaria Arcisate-Stabio, che collegherà Varese con Como e il Canton Ticino secondo quanto stabilito dalla recente intesa siglata in Regione Lombardia dal presidente della Regione, Roberto Maroni, dal presidente della provincia di Varese, Nicola Gunnar Vincenzi, dall’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana, Maurizio Gentile e dai sindaci dei comuni coinvolti. La storia del cantiere della linea Arcisate-Stabio è ben nota: i lavori avrebbero dovuto andare di pari passo con quelli nel Mendrisiotto ma la linea tra il centro principale del Ticino Meridionale con il confine italiano solo conclusi da tempo, in Italia invece si è assistito a continue interruzioni dovute alla presenza di arsenico nelle terre del cantiere ed a varie vicissitudini che hanno coinvolto l’impresa cui erano stati appaltati i lavori. Secondo quanto deciso a Milano, invece, le opere ferroviarie del nuovo cantiere dovranno essere terminate per il mese di maggio del 2017, tutti i lavori complementari entro settembre cosicché con l’entrata in vigore dell’orario invernale 2017/2018 i primi treni in partenza da Como potranno raggiungere l’aeroporto di Malpensa passando dal Canton Ticino ridando così vita ad un collegamento ferroviario tra il capoluogo lariano e Varese a cinquant’anni esatti dalla chiusura della Grandate-Malnate avvenuta, appunto, il 1° agosto 1966. L’investimento complessivo per completare le opere ferroviarie dell’Arcisate-Stabio ammonta a circa 260 milioni di euro. “Abbiamo riavviato i lavori – ha affermato dopo la firma l’ad di RFI, Maurizio Gentile – dopo un periodo tormentato e dopo aver preso anche decisioni difficili. Dopo le sofferenze delle comunità locali, sono state prese decisioni per la riduzione dei disagi con opere compensative che non sono particolarmente complesse, ma molto importanti per il territorio». Dunque i cantieri sono ora pieno regime, dopo l’approvazione da parte della Corte dei Conti della delibera CIPE per il conferimento delle terre da scavo. Lo stato di avanzamento dei lavori (opere civili, armamento ferroviario e sistema di alimentazione elettrica dei treni) è attualmente al 50%. La nuova linea Arcisate – Stabio (Svizzera) creerà un nuovo collegamento per Como con il Canton Ticino e con Varese (attraverso l’interscambio di Mendrisio) e, come già sottolineato, permetterà di raggiungere l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa dalle città della Svizzera centrale e meridionale e sarà connessa, grazie all’interscambio ferroviario di Gallarate, alle direttrici del Sempione (Losanna, Ginevra e Berna) e del Gottardo (Bellinzona e Lugano). Il progetto prevede anche la nuova fermata Gaggiolo (a Cantello), la riqualificazione delle fermate Induno Olona e Arcisate e l’interramento, fra Induno Olona e Arcisate, della linea esistente. Va segnalato che in Regione Lombardia la firma di questa intesa è stata accompagnata da informazioni anche relative ad altri progetti e cantieri in materia ferroviaria interessanti per il territorio. In particolare, lungo la tratta Milano-Lecco-Tirano saranno aperti due cantieri, a Bellano e a Ponte in Valtellina per potenziare la linea Lecco-Colico-Tirano; a Bergamo verrà realizzata la nuova fermata ferroviaria in coincidenza con il locale Ospedale mentre prosegue il cantiere per la realizzazione della nuova fermata di interscambio RFI/FNM di Como/Camerlata mentre altri interventi per la velocizzazione e la regolarizzazione del servizio ferroviario regionale dovrebbero interessare altre linee a binario semplice oltre alla Lecco-Tirano ovvero la Milano-Mortara (cantieri ad Abbiategrasso e Vigevano) e la Codogno-Mantova (cantiere a Castellucchio).

Recuperiamo il tempo perduto…Ferrovia Como-Lecco: dalla presenza nel progetto innovativo “Green Station” ai disagi cronici. Le due facce della stessa medaglia

Treno regionaleDopo qualche mese “in altre faccende affaccendato”, recuperiamo un po’ di tempo pubblicando alcuni miei articoli già apparsi…

La consapevolezza che può costituire un asse importante per gli spostamenti nel territorio per motivi di studio, di lavoro e turismo. Allo stesso tempo una realtà quotidiana caratterizzata da continui e ripetuti disagi. Ancora una volta l’argomento al centro della nostra riflessione è la linea ferroviaria Como-Lecco, che transita anche da Cantù, Merone e Molteno. Qualche settimana fa, infatti, si sono conclusi i lavori che hanno interessato questa direttrice e che più volte erano stati prorogati nel corso degli ultimi anni. In concomitanza con la chiusura del cantiere, che ha permesso di migliorare alcuni aspetti tecnici della linea ferroviaria (binari) e che costringevano i convogli a circolare a velocità ridotte, l’importanza di questo collegamento è stata ribadita da alcuni sodalizi ambientali del territorio, quale il circolo “Ilaria Alpi” che, riflettendo in merito al fenomeno dell’inquinamento atmosferico che sta interessando, salvo brevi parentesi vista la presenza quasi continuativa del bel tempo alle nostre latitudini, buona parte del nord Italia. In un nota il presidente del circolo, Roberto Fumagalli, ha sottolineato come qualsiasi decisione politica efficace per contrastare l’inquinamento debba essere finalizzata ad un sempre maggiore spostamento delle quote di traffico dalle strade (auto, camion) alle ferrovie. Un po’ quello che da anni stanno cercando di fare in Svizzera con la creazione del corridoio Alptransit anche se lo stesso principio sta creando non pochi scontri di opinione circa i lavori di risanamento delle gallerie autostradali sotto il San Gottardo che entreranno nel vivo tra pochi anni. Il sodalizio ambientale comasco ha manifestato la propria avversione ai nuovi tracciati previsti in Lombardia, quali la Varese-Como-Lecco, a tutto vantaggio di investimenti da effettuare sulla linea ferroviaria Como-Lecco che “potrebbe spostare molti passeggeri dalle auto private al treno, risolvendo in parte il problema del traffico tra Lecco e l’Oggionese e da qui per Erba, Cantù e Como, con conseguente contenimento dell’inquinamento”. L’idea non è nuova e, come abbiamo visto anche negli scorsi mesi, ha incontrato più di una voce autorevole a suo sostegno. Purtroppo, però, la realtà del servizio su questa direttrice continua ad essere caratterizzato da una negatività persistente in fatto di qualità e disservizi. Non passa, infatti, settimana che consultando i blog dei pendolari oppure dando uno sguardo alle notizie stampa locali, non emergano situazioni inconcepibili come treni soppressi a causa di altri convogli che hanno subito guasti, pendolari costretti a rimanere sul treno per ore malgrado le richieste pressanti da parte dell’utenza di potere scendere e continuare il tragitto a piedi, ritardi… Situazioni che hanno portato, recentemente, a più di uno sfogo da parte del Comitato pendolari. Frasi dove si sottolinea come, nonostante gli sforzi congiunti di enti locali ed associazioni varie per migliorare il servizio sulla Como-Lecco, il gestore Trenord non si occupi affatto di questa linea con il risultato che, semopre e comunque, i viaggiatori risultano privi di alcun tipo di informazione. E dire che, se si ci imbatte sui Comunicati stampa ufficiali delle già Ferrovie dello Stato, la Como-Lecco figura tra linee inserite in un progetto innovativo, ovvero Green Stations, che abbina la promozione dell’economia locale con attività di salvaguardia ambientale, protezione civile, turistiche, naturalistiche e storico culturali. In particolare si fa riferimento alla stazione di Brenna-Alzate dove è stato ricavato uno spazio per l’allestimento di mostre per favorire l’inclusione sociale e la valorizzazione del territorio. La stazione di Brenna-Alzate, già sfondo naturale per una pellicola cinematografica in passato, avrà trovato, dunque, una nuova ragione d’essere ma il servizio di trasporto su questa linea, però, continua a non essere certo al passo coi tempi.

 

La ferrovia della Valmorea promossa a ferrovia turistica italiana. Lo propone un interessante disegno di legge

Ferrovia ValmoreaLa ferrovia della Valmorea potrebbe diventare entro l’anno una “ferrovia turistica” a tutti gli effetti attraverso un recupero con finalità di valorizzazione storico-naturalistica. E’ questa l’interessante novità che prospetta un progetto di legge all’esame della commissione Trasporti della Camera, che proprio per questo ha avviato una serie di audizioni e nei giorni scorsi ha sentito i rappresentanti di Rete Ferroviaria Italiana SpA, della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF). A livello nazionale l’obiettivo è quello di recuperare a nuova vita linee abbandonate, in via dismissione o fortemente ammalorate e non più utilizzate. Nella proposta di legge si fa presente come In Italia vi siano almeno sei percorsi ferroviari ufficialmente ancora esistenti nell’elenco della rete ferroviaria, dove circolano, quasi esclusivamente, treni straordinari e che hanno tutte le caratteristiche necessarie alla loro trasformazione in ferrovia turistica. Si tratta della ferrovia Palazzolo-Paratico (Lombardia), la ferrovia Asciano-Monte Antico (Toscana), la ferrovia Ceva-Ormea (Piemonte), la ferrovia Sulmona-Casteldisangro-Carpinone (Abruzzo-Molise), la ferrovia Agrigento-Porto Empedocle (Sicilia) ed appunto la ferrovia della Valmorea.  La denominazione storica ufficiale di questa linea è, però, “Castellanza-Valmorea-Mendrisio”, nata per soddisfare il fabbisogno di vie di comunicazione che si era venuto a creare in Italia nella seconda metà del XIX secolo. Promossa dalle Ferrovie Nord Milano la sua apertura al pubblico, da Castellanza a Lonate Ceppino, avviene il 18 luglio 1904. Nel mense di novembre 1912 viene invece approntato il progetto per il proseguimento dei binari fino a Valmorea ma i lavori entrano nel vivo alla fine della I guerra mondiale. Il 27 giugno 1926 la linea è ufficialmente inaugurata ed inizia ad essere conosciuta come la “ferrovia della Valmorea”, in quanto nel territorio comunale del paese comasco venne costruita la stazione internazionale di confine, obbligatoria per legge. Un tracciato che si estende per circa 30 chilometri in Italia e 7 in Svizzera. L’avversione delle Ferrovie dello Stato a concedere alle FNM di poter utilizzare su questa tratta i più moderni convogli merci dell’epoca, i contenuti numeri del traffico viaggiatori in quanto non conveniente rispetto alla linea Milano-Chiasso delle Ferrovie dello Stato ed infine l’avversione del Regime Fascista ad avere relazioni con la società controparte svizzera della tratta, porta però repentinamente alla chiusura del tratto tra Mendrisio e Valmorea che avviene a meno di due anni dall’apertura, ovvero nel mese di maggio del 1928. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la linea risulta in esercizio solo nel breve tratto tra Cairate e Castiglione Olona e tra Cairate e Castellanza. Nel 1952 termina il servizio del traffico viaggiatori e nel 1977, dopo il fallimento di alcune imprese della valle Olona che la utilizzavano con convogli merci, linea viene definitivamente chiusa. Il suo recupero, prima da Malnate Olona a Valmorea e poi fino a Stabio e Mendrisio, promosso fin dal 1993 per iniziative di tanti sodalizi della zona e di diversi enti locali, inizia nel 2007 e prosegue fino al 2013 con treni a vapore (la famosa locomotiva modello E3/3 del 1904) che trainano carrozze d’epoca. Va anche segnalato che nel 2014 la ferrovia ha subito una sosta forzata di più di un anno legata ai lavori della tratta ferroviaria Mendrisio-Stabio. Solo la scorsa estate è tornato in funzione il treno turistico che, però, ha percorso solo il tratto in territorio elvetico.  Al fine di garantire l’avvio di ciascuna ferrovia turistica presa in considerazione  il disegno di legge prevede come il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti debba assegnare, per il primo anno di esercizio, un contributo pari a 500 mila euro da destinare all’organizzazione dei treni storici e ordinari sulle diverse tratte ferroviarie. E’ infine previsto come a questo primo elenco possano essere eventualmente aggiunti in futuro anche altri percorsi ferroviarie per i quali sia possibile una totale riconversione ad esclusivo scopo turistico.

Quando i treni raggiungevano le sponde del Lario. In una pubblicazione la storia della locomotiva “dei giardinetti di Como” e dello scalo a lago

851-186 CopPer tanti anni poteva essere ammirata nelle vicinanze dello zoo di Como. Poi è stata spostata all’angolo tra via Cavallotti e viale Fratelli Rosselli. Infine da anni si trova presso i vicini giardini a lago in un’aiuola di viale Filippo Corridoni e qualche anno fa è stata soggetta ad un importante intervento di restauro. Il soggetto di questo nostro breve escursus urbano non è un monumento. O meglio non lo era in origine. Era una locomotiva funzionante: modello 851, numero di serie 186. A Como divenne famosa perché era il locomotore utilizzato nello scalo ferroviario delle ferrovie che collegava la stazione di Como San Giovanni ai giardini a lago. A questa storica locomotiva come detto da tempo posizionata ai giardinetti e che vanta la veneranda età di 106 anni essendo stata costruita nel 1909 dall’Officina Costruzioni Meccaniche di Saronno e che poteva funzionare sia a carbone che a nafta, alcuni instancabili soci dell’associazione “Como in Treno” hanno dedicato una pubblicazione che ripercorre non solo la storia di questo modello bensì anche dello scalo ferroviario a lago. Bisogna infatti sapere che fino all’arrivo degli anni ’60 le merci venivano trasportate ancora su chiatte via lago ed i carichi (per lo più materiali ferrosi nonché combustibili destinati alle acciaierie di Dongo) raggiungevano il molo per il loro carico e scarico dove era posizionata una gru. Stiamo parlando di manufatti ubicati dove dal 1983 si trova il Monumento alla Resistenza Europea. Per raggiungere le sponde del lago i convogli percorrevano un lungo viadotto a semicerchio che, partendo dai binari della linea ferroviaria Como-Chiasso, passavano sopra il Borgo Vico (dove oggi rimane visibile un ultimo tratto del viadotto), e  degradavano dolcemente fino a viale Recchi (che veniva momentaneamente chiuso al traffico veicolare con una catenella posizionata da agenti di polizia locale in occasione del loro transito) per poi raggiungere lo scalo. La locomotiva modello 851 era dunque adibita a trainare i carri che contenevano la la merce da caricare sulle chiatte che poi avrebbero raggiunto l’alto lago. E’ anche vero che i libri di storia cittadina raccontano come ci furono anche autentici treni adibiti al trasporto di persone che percorsero questo storico tragitto. Come nel 1899 quando il re Umberto I arrivò in treno direttamente ai giardini a lago in occasione dell’Esposizione voltiana che era in corso nello spazio attualmente occupato dallo stadio Giuseppe Sinigaglia. Proprio questa costruzione è legata, in parte, al vecchio sistema di trasporto delle merci tra Como e Dongo. I substrati su cui è stato realizzato lo stadio cittadini, infatti, altro non sono che il risultato dei sedimenti di terra accumulatisi nel corso anni dalle chiatte in arrivo da Dongo. Un terreno ricco di materiali ferrosi qualche tempo indicato come una delle possibili cause che vedrebbero appunto il tappeto erboso dell’impianto comasco come uno dei più a rischio per la salute dei calciatori vista la frequenza con cui sono stati colpiti da SLA, atleti che hanno vestito la casacca del Como. Va però ribadito che queste sono sempre state indicate come supposizioni in quanto nulla è mai stato effettivamente provato. Ma torniamo ad occuparci dello scalo a lago. Questo rimase attivo fino al completamento del cosiddetto “miracolo economico italiano”. Con gli anni ’60, infatti, il viadotto e lo scalo vennero prima chiusi e poi smantellati, con la sola eccezione di qualche tratto che oggi, seppur piuttosto degradato, rimane muto testimone di un passato che non c’è più. L’opuscolo “851-186: la leggendaria loCOMOtiva dei giardinetti a lago” è stato realizzato da Roberto Ghioldi, presidente dell’associazione Como in Treno; da Salvo Bordonaro, non solo docente ma appassionato a 360° di tutto ciò che riguarda il mondo ferroviario ed il ferromodellismo, e Bruno Pizzolante, ed è edito dalle Edizioni Tecnografica di Lomazzo. La pubblicazione è stata messa in vendita per la prima volta in occasione de il “Trenino dei balocchi”, iniziativa che ha animato tre fine settimana al Broletto della XXII edizione della “Città dei Balocchi”, e può comunque essere richiesta all’associazione visitando il sito internet www.comointreno.it. Il prezzo della pubblicazione è di Euro 5.

Con l’inverno alle porte prendono il via i lavori per sistemare binari e traversine della linea ferroviaria Como-Lecco

Convoglio TILO S10 in sosta ad Albate Camerlata

Convoglio TILO S10 in sosta ad Albate Camerlata

Lavori programmati ed in procinto di iniziare, ma poi rinviati. Convegni con studiosi e rappresentanti del mondo economico e politico, seguiti da atti amministrativi “ad hoc” finalizzati ad assicurare maggiore attenzione ad un’infrastruttura troppo spesso abbandonata a se stessa ed ai suoi (pochi) utenti. Spaziano letteralmente a 360° le notizie ed i fatti che hanno caratterizzato dal 2008 ad oggi la linea ferroviaria Como-Lecco. Un’attenzione, quella dimostrata dal territorio verso una delle più bistrattate direttrici su ferro della Lombardia, che è stata caratterizzata da segnali spesso contrastanti. Gli ultimi avvenimenti, dopo tutto, fotografano benissimo la situazione. Esattamente qualche mese fa prima abbiamo annunciato che ad agosto sarebbero entrati nel vivo i tanto agognati interventi per il rifacimento dell’armamentario ferroviario (binari e traversine) nella tratta tra Cantù e Merone per poi, a settembre, rettificare che tali i lavori erano rinviati sine die. Oggi, dopo altri proclami, annunci e relative smentite; riunioni a Milano e consigli comunali in diversi Paesi interessati dalla tratta, sembra che il momento di vedere effettivamente mezzi ed operai sulla direttrice sia finalmente arrivato. Entro la fine di novembre avranno, infatti, inizio gli interventi per migliorare questa tratta ferroviaria. Un cantiere che dovrebbe durare, meteo permettendo anche perché calendario alla mano siamo alla vigilia dell’inverno forse la stagione meno propizia per lavori del genere, circa due mesi e che comporterà un investimento di 10 milioni di euro così come deciso da Regione Lombardia d’intesa con Rete Ferroviaria Italiana. Che sia veramente giunto l’agognato momento di un maggiore interesse finalizzato a migliorare questa tratta, usata da diverse centinaia di pendolari che potenzialmente potrebbero crescere in modo considerevole ma il cui sviluppo è notoriamente limitato dalla cronica carenza strutturale nonché di mezzi? “Il tratto ferroviario Como–Lecco è sicuramente uno snodo importante per il territorio – ha commentato in proposito la Consigliera regionale Daniela Maroni – proprio per questa ragione ho chiesto qualche mese fa di creare un tavolo di lavoro che si aggiornasse continuamente per risolvere il problema legato alla ferrovia. Così è stato. È intervenuta RFI che ha comunicato la volontà di intervenire velocemente dettando i tempi e le modalità per avviare il cantiere Albate/Merone, per la sistemazione dei binari ferroviari. Lavori che partiranno a metà novembre e si chiuderanno nei primi giorni del mese di gennaio 2016 prevedendo un investimento di 10milioni di euro”. Vedremo se la tempistica annunciata verrà rispettata perché i lavori saranno eseguiti durante la notte (e su questo punto è tutto da valutare l’impatto del cantiere sulla vita delle persone che abitano nei pressi della ferrovia) dove le temperature sono destinate, nelle prossime settimane, a toccare ovviamente lo zero termico. Bisogna vedere se il gelo, dunque, influirà sullo stato di avanzamento del cantiere anche se Rete Ferroviaria Italiana, da parte sua, ha annunciato l’utilizzo di macchinari di ultima generazione in grado di posare circa 600/700 metri di binario ferroviario al giorno. Una volta ultimato l’intervento la linea ferroviaria Como-Lecco dovrebbe essere interessata poi da altre importanti novità come l’introduzione di due nuove corse nel programma orario giornaliero del servizio, ovvero una nella fascia del mezzogiorno da Lecco a Como e l’altra nella fascia del mattino da Como a Lecco, e l’utilizzo di nuovi convogli in sostituzione di alcuni vetusti locomotori modello 668 uno dei quali salì prepotentemente alla ribalta nel mese di settembre perché andò a fuoco appena sceso l’ultimo dei suoi passeggeri alla stazione di Como San Giovanni. Infine si prevede anche di intervenire sui manufatti adibiti a stazioni al fine di migliorare il loro stato anche se, su questo punto, va detto che notevoli passi avanti sono stati fatti in molte località (Casletto Rogeno, Merone, Cantù) negli ultimi anni.