Sabato 19 novembre “Il binario perduto” alle ore 21.00 al centro Medioevo insieme all’Arch. Ghioldi

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Entro la fine del 2017 finalmente da Como a Malpensa via Mendrisio?

Settembre 2017. E’ questa l’ennesima nuova scadenza per ciò che concerne il mondo ferroviario comasco. Tra 19 mesi, infatti, si concluderanno i lavori per il completamento della linea ferroviaria Arcisate-Stabio, che collegherà Varese con Como e il Canton Ticino secondo quanto stabilito dalla recente intesa siglata in Regione Lombardia dal presidente della Regione, Roberto Maroni, dal presidente della provincia di Varese, Nicola Gunnar Vincenzi, dall’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana, Maurizio Gentile e dai sindaci dei comuni coinvolti. La storia del cantiere della linea Arcisate-Stabio è ben nota: i lavori avrebbero dovuto andare di pari passo con quelli nel Mendrisiotto ma la linea tra il centro principale del Ticino Meridionale con il confine italiano solo conclusi da tempo, in Italia invece si è assistito a continue interruzioni dovute alla presenza di arsenico nelle terre del cantiere ed a varie vicissitudini che hanno coinvolto l’impresa cui erano stati appaltati i lavori. Secondo quanto deciso a Milano, invece, le opere ferroviarie del nuovo cantiere dovranno essere terminate per il mese di maggio del 2017, tutti i lavori complementari entro settembre cosicché con l’entrata in vigore dell’orario invernale 2017/2018 i primi treni in partenza da Como potranno raggiungere l’aeroporto di Malpensa passando dal Canton Ticino ridando così vita ad un collegamento ferroviario tra il capoluogo lariano e Varese a cinquant’anni esatti dalla chiusura della Grandate-Malnate avvenuta, appunto, il 1° agosto 1966. L’investimento complessivo per completare le opere ferroviarie dell’Arcisate-Stabio ammonta a circa 260 milioni di euro. “Abbiamo riavviato i lavori – ha affermato dopo la firma l’ad di RFI, Maurizio Gentile – dopo un periodo tormentato e dopo aver preso anche decisioni difficili. Dopo le sofferenze delle comunità locali, sono state prese decisioni per la riduzione dei disagi con opere compensative che non sono particolarmente complesse, ma molto importanti per il territorio». Dunque i cantieri sono ora pieno regime, dopo l’approvazione da parte della Corte dei Conti della delibera CIPE per il conferimento delle terre da scavo. Lo stato di avanzamento dei lavori (opere civili, armamento ferroviario e sistema di alimentazione elettrica dei treni) è attualmente al 50%. La nuova linea Arcisate – Stabio (Svizzera) creerà un nuovo collegamento per Como con il Canton Ticino e con Varese (attraverso l’interscambio di Mendrisio) e, come già sottolineato, permetterà di raggiungere l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa dalle città della Svizzera centrale e meridionale e sarà connessa, grazie all’interscambio ferroviario di Gallarate, alle direttrici del Sempione (Losanna, Ginevra e Berna) e del Gottardo (Bellinzona e Lugano). Il progetto prevede anche la nuova fermata Gaggiolo (a Cantello), la riqualificazione delle fermate Induno Olona e Arcisate e l’interramento, fra Induno Olona e Arcisate, della linea esistente. Va segnalato che in Regione Lombardia la firma di questa intesa è stata accompagnata da informazioni anche relative ad altri progetti e cantieri in materia ferroviaria interessanti per il territorio. In particolare, lungo la tratta Milano-Lecco-Tirano saranno aperti due cantieri, a Bellano e a Ponte in Valtellina per potenziare la linea Lecco-Colico-Tirano; a Bergamo verrà realizzata la nuova fermata ferroviaria in coincidenza con il locale Ospedale mentre prosegue il cantiere per la realizzazione della nuova fermata di interscambio RFI/FNM di Como/Camerlata mentre altri interventi per la velocizzazione e la regolarizzazione del servizio ferroviario regionale dovrebbero interessare altre linee a binario semplice oltre alla Lecco-Tirano ovvero la Milano-Mortara (cantieri ad Abbiategrasso e Vigevano) e la Codogno-Mantova (cantiere a Castellucchio).

Recuperiamo il tempo perduto…Ferrovia Como-Lecco: dalla presenza nel progetto innovativo “Green Station” ai disagi cronici. Le due facce della stessa medaglia

Treno regionaleDopo qualche mese “in altre faccende affaccendato”, recuperiamo un po’ di tempo pubblicando alcuni miei articoli già apparsi…

La consapevolezza che può costituire un asse importante per gli spostamenti nel territorio per motivi di studio, di lavoro e turismo. Allo stesso tempo una realtà quotidiana caratterizzata da continui e ripetuti disagi. Ancora una volta l’argomento al centro della nostra riflessione è la linea ferroviaria Como-Lecco, che transita anche da Cantù, Merone e Molteno. Qualche settimana fa, infatti, si sono conclusi i lavori che hanno interessato questa direttrice e che più volte erano stati prorogati nel corso degli ultimi anni. In concomitanza con la chiusura del cantiere, che ha permesso di migliorare alcuni aspetti tecnici della linea ferroviaria (binari) e che costringevano i convogli a circolare a velocità ridotte, l’importanza di questo collegamento è stata ribadita da alcuni sodalizi ambientali del territorio, quale il circolo “Ilaria Alpi” che, riflettendo in merito al fenomeno dell’inquinamento atmosferico che sta interessando, salvo brevi parentesi vista la presenza quasi continuativa del bel tempo alle nostre latitudini, buona parte del nord Italia. In un nota il presidente del circolo, Roberto Fumagalli, ha sottolineato come qualsiasi decisione politica efficace per contrastare l’inquinamento debba essere finalizzata ad un sempre maggiore spostamento delle quote di traffico dalle strade (auto, camion) alle ferrovie. Un po’ quello che da anni stanno cercando di fare in Svizzera con la creazione del corridoio Alptransit anche se lo stesso principio sta creando non pochi scontri di opinione circa i lavori di risanamento delle gallerie autostradali sotto il San Gottardo che entreranno nel vivo tra pochi anni. Il sodalizio ambientale comasco ha manifestato la propria avversione ai nuovi tracciati previsti in Lombardia, quali la Varese-Como-Lecco, a tutto vantaggio di investimenti da effettuare sulla linea ferroviaria Como-Lecco che “potrebbe spostare molti passeggeri dalle auto private al treno, risolvendo in parte il problema del traffico tra Lecco e l’Oggionese e da qui per Erba, Cantù e Como, con conseguente contenimento dell’inquinamento”. L’idea non è nuova e, come abbiamo visto anche negli scorsi mesi, ha incontrato più di una voce autorevole a suo sostegno. Purtroppo, però, la realtà del servizio su questa direttrice continua ad essere caratterizzato da una negatività persistente in fatto di qualità e disservizi. Non passa, infatti, settimana che consultando i blog dei pendolari oppure dando uno sguardo alle notizie stampa locali, non emergano situazioni inconcepibili come treni soppressi a causa di altri convogli che hanno subito guasti, pendolari costretti a rimanere sul treno per ore malgrado le richieste pressanti da parte dell’utenza di potere scendere e continuare il tragitto a piedi, ritardi… Situazioni che hanno portato, recentemente, a più di uno sfogo da parte del Comitato pendolari. Frasi dove si sottolinea come, nonostante gli sforzi congiunti di enti locali ed associazioni varie per migliorare il servizio sulla Como-Lecco, il gestore Trenord non si occupi affatto di questa linea con il risultato che, semopre e comunque, i viaggiatori risultano privi di alcun tipo di informazione. E dire che, se si ci imbatte sui Comunicati stampa ufficiali delle già Ferrovie dello Stato, la Como-Lecco figura tra linee inserite in un progetto innovativo, ovvero Green Stations, che abbina la promozione dell’economia locale con attività di salvaguardia ambientale, protezione civile, turistiche, naturalistiche e storico culturali. In particolare si fa riferimento alla stazione di Brenna-Alzate dove è stato ricavato uno spazio per l’allestimento di mostre per favorire l’inclusione sociale e la valorizzazione del territorio. La stazione di Brenna-Alzate, già sfondo naturale per una pellicola cinematografica in passato, avrà trovato, dunque, una nuova ragione d’essere ma il servizio di trasporto su questa linea, però, continua a non essere certo al passo coi tempi.

 

Quando i treni raggiungevano le sponde del Lario. In una pubblicazione la storia della locomotiva “dei giardinetti di Como” e dello scalo a lago

851-186 CopPer tanti anni poteva essere ammirata nelle vicinanze dello zoo di Como. Poi è stata spostata all’angolo tra via Cavallotti e viale Fratelli Rosselli. Infine da anni si trova presso i vicini giardini a lago in un’aiuola di viale Filippo Corridoni e qualche anno fa è stata soggetta ad un importante intervento di restauro. Il soggetto di questo nostro breve escursus urbano non è un monumento. O meglio non lo era in origine. Era una locomotiva funzionante: modello 851, numero di serie 186. A Como divenne famosa perché era il locomotore utilizzato nello scalo ferroviario delle ferrovie che collegava la stazione di Como San Giovanni ai giardini a lago. A questa storica locomotiva come detto da tempo posizionata ai giardinetti e che vanta la veneranda età di 106 anni essendo stata costruita nel 1909 dall’Officina Costruzioni Meccaniche di Saronno e che poteva funzionare sia a carbone che a nafta, alcuni instancabili soci dell’associazione “Como in Treno” hanno dedicato una pubblicazione che ripercorre non solo la storia di questo modello bensì anche dello scalo ferroviario a lago. Bisogna infatti sapere che fino all’arrivo degli anni ’60 le merci venivano trasportate ancora su chiatte via lago ed i carichi (per lo più materiali ferrosi nonché combustibili destinati alle acciaierie di Dongo) raggiungevano il molo per il loro carico e scarico dove era posizionata una gru. Stiamo parlando di manufatti ubicati dove dal 1983 si trova il Monumento alla Resistenza Europea. Per raggiungere le sponde del lago i convogli percorrevano un lungo viadotto a semicerchio che, partendo dai binari della linea ferroviaria Como-Chiasso, passavano sopra il Borgo Vico (dove oggi rimane visibile un ultimo tratto del viadotto), e  degradavano dolcemente fino a viale Recchi (che veniva momentaneamente chiuso al traffico veicolare con una catenella posizionata da agenti di polizia locale in occasione del loro transito) per poi raggiungere lo scalo. La locomotiva modello 851 era dunque adibita a trainare i carri che contenevano la la merce da caricare sulle chiatte che poi avrebbero raggiunto l’alto lago. E’ anche vero che i libri di storia cittadina raccontano come ci furono anche autentici treni adibiti al trasporto di persone che percorsero questo storico tragitto. Come nel 1899 quando il re Umberto I arrivò in treno direttamente ai giardini a lago in occasione dell’Esposizione voltiana che era in corso nello spazio attualmente occupato dallo stadio Giuseppe Sinigaglia. Proprio questa costruzione è legata, in parte, al vecchio sistema di trasporto delle merci tra Como e Dongo. I substrati su cui è stato realizzato lo stadio cittadini, infatti, altro non sono che il risultato dei sedimenti di terra accumulatisi nel corso anni dalle chiatte in arrivo da Dongo. Un terreno ricco di materiali ferrosi qualche tempo indicato come una delle possibili cause che vedrebbero appunto il tappeto erboso dell’impianto comasco come uno dei più a rischio per la salute dei calciatori vista la frequenza con cui sono stati colpiti da SLA, atleti che hanno vestito la casacca del Como. Va però ribadito che queste sono sempre state indicate come supposizioni in quanto nulla è mai stato effettivamente provato. Ma torniamo ad occuparci dello scalo a lago. Questo rimase attivo fino al completamento del cosiddetto “miracolo economico italiano”. Con gli anni ’60, infatti, il viadotto e lo scalo vennero prima chiusi e poi smantellati, con la sola eccezione di qualche tratto che oggi, seppur piuttosto degradato, rimane muto testimone di un passato che non c’è più. L’opuscolo “851-186: la leggendaria loCOMOtiva dei giardinetti a lago” è stato realizzato da Roberto Ghioldi, presidente dell’associazione Como in Treno; da Salvo Bordonaro, non solo docente ma appassionato a 360° di tutto ciò che riguarda il mondo ferroviario ed il ferromodellismo, e Bruno Pizzolante, ed è edito dalle Edizioni Tecnografica di Lomazzo. La pubblicazione è stata messa in vendita per la prima volta in occasione de il “Trenino dei balocchi”, iniziativa che ha animato tre fine settimana al Broletto della XXII edizione della “Città dei Balocchi”, e può comunque essere richiesta all’associazione visitando il sito internet www.comointreno.it. Il prezzo della pubblicazione è di Euro 5.

Scenari per un treno da Erba a Como

Besanino a Como San Giovanni (3)La scorsa settimana la stazione di Merone è stata teatro di una sorta di nuova inaugurazione in occasione dell’ultimazione dei lavori di sistemazione dello scalo ferroviario avviati nel mese di giugno del 2013. Nell’unico punto di intersezione tra le linee delle ex FNM (Asso-Erba-Milano) ed ex Trenitalia (Como-Lecco) si è proceduto alla realizzazione di nuove pensiline, di un sottopasso con ascensore, del potenziamento dell’impianto di illuminazione nonché dell’adeguamento degli impianti per la gestione del traffico. Un’inaugurazione che presuppone un rinnovato interesse sul fronte del trasporto su ferro da parte delle maggiori istituzioni del territorio. L’assessore con delega ai trasporti della Provincia di Como, Mirko Baruffini, sta infatti cercando di focalizzare l’attenzione sulle potenzialità della linea Pedemontana Ferroviaria “Como-Lecco” mentre a Milano, presso Palazzo Lombardia, proprio nelle stesse ore in cui si procedeva all’inaugurazione dello scalo di Merone, sono stati sottoscritti alcuni contratti che hanno l’obiettivo di supportare il ruolo e l’azione di FNM in vista di EXPO 2015 attraverso il potenziamento della flotta di treni a disposizione di Trenord. Grazie a cospicue risorse finanziarie il Gruppo Fnm, infatti, procederà all’acquisto di dodici nuovi convogli a 6 carrozze a un piano con automotrici elettriche e di cinque Treni per il Servizio Regionale (gli ormai famosi TSR) a 6 carrozze, per un totale di circa 4.800 posti a sedere. Continua a leggere

Torna il treno per i frontalieri ad Albate Camerlata ma in città la provocazione è chiudere Como San Giovanni

Convoglio Stadler della TILO in sosta ad Albate Camerlata (foto LCL)

Convoglio Stadler della TILO in sosta ad Albate Camerlata (foto LCL)

Torna il treno dei frontalieri ad Albate Camerlata ma a Como c’è addirittura chi consiglia la chiusura al pubblico della stazione di “San Giovanni” in ottica EXPO 2015 visto il degrado in cui versa la struttura. E’ la situazione paradossale che sta vivendo, sul fronte dei trasporti, il capoluogo lombardo all’indomani delle festività pasquali. Continua a leggere

Como San Giovanni in ritardo per l’appuntamento con EXPO?

Como SG (21)Dopo qualche settimana la stazione ferroviaria di Como San Giovanni è tornata ad occupare un posto di primo piano nelle cronache cittadine sempre a causa della lentezza dei lavori di riqualificazione dello scalo. Certo, fa piacere vedere che ci sono i nuovi pannelli luminosi che indicano i treni in transito o in fermata ma occorre segnalare che non si sono ancora conclusi tutti gli interventi previsti per lo scorso anno (dalla sistemazione della pensilina del secondo marciapiede e al rifacimento dell’impianto d’illuminazione, che proseguono solo a rilento). Inoltre manca qualsiasi certezza in merito alle opere preventivate da qui al 2015. Continua a leggere