Testimoni di libertà…perché riproporre queste storie…

Copertina1L’estate del 1945 non è solo calda dall’intenso tepore dovuto dalla bella stagione. È calda perché, dopo tanti anni, un vento di libertà e di fiducia verso il futuro incomincia ad incunearsi nella società italiana e cernobbiese dopo un trentennio di violenza caratterizzato prima dalla Grande Guerra, poi dai convulsi anni che seguirono la pace di Vittorio Veneto fino all’instaurarsi della dittatura fascista ed infine dalla drammatica guerra voluta dal Regime con il ben tragico strascico di morte, distruzione, non solo fisica e materiale bensì nella società, nei suoi rapporti e negli affetti, dovuta dai terribili anni della RSI e della violenza nazifascista contro la lotta partigiana. È in questo contesto di forti emozioni che, nonostante le difficoltà evidenti (non è che con la fine delle ostilità i problemi della fame e della disoccupazione si siano risolti come d’incanto) che a Cernobbio si vuole comunque volgere il proprio sguardo a quanto è successo con l’obiettivo di ricordare e celebrare. La memoria dell’uomo, infatti, resta comunque flebile.
Il calendario riporta la data del 28 luglio 1945. La guerra, nel nord Italia, dunque si è conclusa da poco più di due mesi. Come accennato è il breve lasso di tempo che separa tutti dalla fine del lugubre crepitio delle armi con la consapevolezza che la normalità della vita civile è un obiettivo ancora laborioso da perseguire. Eppure in questa calda giornata estiva la nuova giunta comunale di Cernobbio formata dal sindaco Michele Riva e dagli assessori Mario Della Torre, Felice Bossuto, Enrico Fasana e Leopoldo Ostinelli, decide non solo di procedere alla modifica della toponomastica con la rimozione di tutti i riferimenti di matrice fascista dalle vie e dalle piazze del paese ma anche di dedicare altrettante strade a quattro personaggi che, in diverse circostante, avevano sacrificato la loro vita nel nome della “libertà” nei terribili anni della seconda guerra mondiale. Angelo Noseda, Enrico Caronti, don Umberto Marmori ed Ettore Fumagalli sono i protagonisti principali della Delibera di Giunta n° 33/1945 che li rende ancora di più parte integrante della memoria e della storia di Cernobbio. Decidendo di scolpire i loro nomi nel marmo, infatti, la conseguenza più immediata è quella di rendere perpetuo il loro coraggio ed il loro esempio. Nessuno di questi quattro personaggi è nato a Cernobbio. C’è chi vi ha lavorato, come Enrico Caronti; chi vi ha vissuto per un certo periodo della propria vita, come Ettore Fumagalli e don Umberto Marmori; chi non ha mancato di frequentare la nostra località inneggiando all’uguaglianza e ad una vita più rispettosa dell’impegno profuso in fabbrica dalle maestranze operaie come Angelo Noseda.
Come già accennato uno dei difetti della nostra “macchina perfetta” in quanto uomini è che lo scorrere del tempo annebbia i ricordi, le testimonianze, i gesti e le parole. Per questo, a 70 anni dalla fine della II guerra mondiale, della vittoria della democrazia sull’ideologia fascista, in occasione del ricordo di quanto accaduto anche nel nostro Comune nelle giornate della “liberazione” e nel solco di quella riconoscenza pubblica che si è in seguito manifestata anche in altri gesti di attestazione pubblica verso questi quattro “testimoni di libertà”, come l’intitolazione della scuola Secondaria di I Grado di Cernobbio a “Don Umberto Marmori” oppure delle occasioni pubbliche che si sono succedute negli anni per ricordare quella storica riunione della giunta cernobbiese, l’attuale Amministrazione Comunale di Cernobbio vuole ripercorrere i tratti salienti della vita e del sacrificio di questi “Protagonisti” della sua storia, ripercorrendo in modo sommario la loro vita che finì per essere parte integrante di quei drammatici eventi che videro protagonista l’Italia, soprattutto le regioni settentrionali e le località del nostro territorio, nei tribolati anni della seconda guerra mondiale. Il tutto con la consapevolezza che tali orrori non debbano più ripetersi e questo grazie anche all’esempio di chi ha saputo fronteggiare con coraggio, con spirito di condivisione, nel nome del rispetto e della fratellanza reciproca, l’esasperato fanatismo di un’ideologia macabra e malata.

Luigi Clerici

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