Un sentiero sul Bisbino non solo per salvarsi ma per trovare la felicità…la storia del Maggiore Tony Dobson

tony dobson 002Tony Dobson. Un nome inglese come tanti altri. Un nome comune tra le migliaia di soldati che hanno servito in guerra sua Maestà Giorgio VI, padre dell’attuale Regina Elisabetta II. Un nome che, a prima vista, non suscita alcuna particolare considerazione. Invece quest’uomo, Maggiore dell’esercito britannico, riuscì a salvarsi nelle settimane seguenti l’8 settembre 1943, grazie all’aiuto ricevuto sulle sponde del lago di Como. Aiuto che gli permise, attraverso i sentieri del monte Bisbino, di raggiungere non solo la salvezza ma, per quegli strani giochi che solo il destino sembra riservare alle persone, anche l’amore e la felicità La storia del maggiore Tony Dobson è stata scoperta e recuperata da Franco Edera, “anima” del Piccolo Museo del Monte Bisbino, un autentico scrigno di storie, testimonianze e ricordi della vita in questa zona del nostro territorio comasco, ubicato accanto al Santuario ed punto ristoro in vetta alla montagna. Continua a leggere

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Storia della RSI nel Comasco – 02 – Una calda estate…e poi venne l’armistizio

LiraIl 29 luglio il generale Canale ottiene la delega per la difesa del territorio provinciale comasco. Questi insediandosi emana un comunicato in cui si chiede alla popolazione ordine, lavoro e ritorno al comportamento tipico di una vita normale. Si tratta di atteggiamenti che la popolazione deve mettere in pratica ad ogni costo[1].

Anche se non ufficialmente, avevano intanto ripreso l’attività i partiti banditi durante la dittatura che, secondo l’ingegnere Giordano Azzi[2], esponente socialista, contavano circa 300 aderenti in città.

Già la sera del 26 luglio presso i locali del caffè “Cidago”, in pieno centro, si erano riunite 60 persone che avevano inneggiato alla nascita ormai prossima di una repubblica socialista italiana[3].

Il giorno seguente si svolge la prima riunione dei numerosi responsabili di queste forze politiche tra i quali vi si trovano buona parte degli uomini che avrebbero composto il primo C.L.N. comasco. In questa riunione viene deciso di affidare ad Eugenio Rosasco l’incarico di commissario prefettizio straordinario per il comune di Como.

Ai primi di agosto si sparge la voce che la notte del 26 luglio il colonnello Vassarotti, rientrato al comando delle truppe del 67° Fanteria, avesse preso a revolverate la foto dell’ex duce, improvvisato un rogo con le tessere del P.N.F. appartenenti ai soldati e distrutto i fasci littori eretti nel ventennio all’interno delle strutture della caserma DeCristoforis.

Il 1 agosto, presso la Prefettura, sorge l’Ufficio provinciale di assistenza, sotto la direzione del generale di corpo d’armata Giovanni DeBenedetti che assume l’incarico di commissario straordinario per le organizzazioni giovanili del disciolto Partito Fascista, allo scopo di assicurare continuità nelle attività amministrative e di assistenza, mentre Canale provvede a visionare le forze della XVI Legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, diventata nel frattempo semplice forza armata dello Stato senza funzioni politiche.

Il giorno successivo arriva in città il nuovo Prefetto, Michele Chiaromonte. Il suo primo provvedimento è di adempiere alla decisione del Governo di sciogliere le forze della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e di far entrare nelle Forze Armate gli agenti in servizio presso le Forze di polizia Universitaria.

Nelle prime settimane di agosto quattro incursioni aeree si abbattono su Milano[4] provocando la distruzione di centinaia di abitazioni civili e costringendo 300.000 persone a fuggire verso le localià della provincia di Como, specie nella Brianza e lungo le sponde del lago. Questo inaspettato aumento della popolazione residente provoca seri problemi nell’approvvigionamento delle derrate alimentari, già razionate e scarse.

Le disponibilità monetarie per l’acquisto degli alimenti sono così contenute che viene organizzata una raccolta delle divise del disciolto P.N.F., dietro regolare pagamento[5].

Il 15 agosto, poche ore prima di un’incursione aerea alleata su Milano, il prefetto Chiaromonte nomina i nuovi commissari della Pubblica Amministrazione in sostituzione di quelli compromessi col regime. A Como entra in carica Eugenio Rosasco con il compito principale di vigilare sull’operato del generale Gaetano Binacchi, per fare in modo che l’uso dello stato d’assedio e della censura preventiva sulla stampa non fossero applicati in modo ossessivo[6].

A livello nazionale, nel frattempo, regna la massima incertezza. L’esecutivo del generale Badoglio aveva infatti adottato una politica di irresponsabile doppiezza, ovvero rassicurare Hitler del fatto che l’alleanza con la Germania non sarebbe venuta meno ed allo stesso tempo iniziare, segretamente, trattative con gli angloamericani per una pace separata.

I tedeschi, allarmati per il rapido ed inatteso mutamento della situazione italiana, ignari di dove si trovasse Benito Mussolini e sospettosi di un prossimo totale “tradimento”, iniziano ad attuare il piano militare “Alarico” il cui obiettivo è il controllo totale della penisola. Più volte, nel corso del mese di agosto, rappresentanti italiani e tedeschi si incontrano ribadendo, però, le rispettive convinzioni ufficiali, ma, ovviamente, tutte e due le parti erano convinte della reciproca falsità delle dichiarazioni.

In questo clima di crisi e confusione viene firmato da parte del Governo italiano, il 3 settembre a Cassibile, presso Siracusa, l’armistizio con gli Alleati. L’avvenimento viene ufficializzato l’8 settembre, con qualche giorno di anticipo rispetto alle previsioni per il timore di un colpo di mano tedesco destinato a rovesciare l’esecutivo badogliano.

Il giorno successivo il re e la sua famiglia, insieme con alcuni ministri e le rispettive famiglie, lasciano Roma e, raggiunta prima Pescara e poi Ortona, si imbarcano per Brindisi, città già sotto il controllo delle forze statunitensi[7].

Gli eventi non colgono per nulla alla sprovvista i tedeschi, già a conoscenza delle trattative segrete tra italiani ed Alleati per mezzo di una serie di intercettazioni effettuate dalle SS.  In poche ore la Wermacht occupa, senza difficoltà, il rimanente territorio nazionale e disarma 80 divisioni italiane abbandonate al loro destino dal comportamento irresponsabile del Governo.

[1] Appello del generale Canale alla popolazione, “La Provincia di Como”, 30 luglio 1943.

[2] Giordano Azzi, nato a Como il 6 marzo 1910. Laureato in Ingegneria industriale elettrotecnica continuò sempre a svolgere la propria attività di insegnante durante il secondo conflitto mondiale presso il Politecnico di Milano. Aderente al Partito Socialista Italiano, divenne in seguito membro del C.L.N.

[3] Giorgio CAVALLERI, Ombre sul lago, Piemme, Casale Monferrato 1995, p. 77.

[4] Rispettivamente le incursioni si verificano l’8, il 13, il 15 ed il 16 agosto. Vedi Emilio DILIGENTI e Alfredo POZZI, La Brianza in un secolo di storia d’Italia, Teti Editore, Milano 1980, p. 305.

[5] Raccolta di divise del disciolto P.N.F. (regolarmente pagate), “La Provincia di Como”, 23 agosto 1943.

[6] La prima decisione presa da Rosasco fu la creazione di un comitato per l’assistenza ai 15.000 sfollati arrivati a Como. Vedi PIPPIONE, Como dal fascismo alla democrazia, cit., p. 59.

[7] Una descrizione accurata degli avvenimenti precedenti e della fuga del re da Roma si può trovare nel volume di Matteo MOREDDU, Il Quirinale del Re, Feltrinelli, Milano 1977, pp. 118-127.

28 aprile 1945-28 aprile 2014: 2) Cenni di “ventennio” nel Comasco

Manifestazione davanti alla Casa del Fascio per l'annuncio della conquista dell'Etiopia (1936)

Manifestazione davanti alla Casa del Fascio per l’annuncio della conquista dell’Etiopia (1936)

Il 1924 è l’anno che vede instaurarsi la dittatura fascista con lo scioglimento di tutti i partiti ed i sindacati, l’abolizione del diritto di sciopero e la forte limitazione della libertà di stampa[1]. A Como segretario locale del Partito Fascista è Alessandro Tarabini[2], inviso alla maggioranza delle camice nere lariane. L’astio ed il sospetto nei suoi riguardi porteranno allo scioglimento della federazione provinciale nell’agosto 1929 ed al suo commissariamento straordinario. Ma negli anni in cui Tarabini può adempiere al proprio dovere non si può non rilevare come il P.N.F. fosse molto attivo a livello propagandistico anche se il “ras” non riuscì a colmare l’effettivo distacco esistente tra la maggioranza della popolazione ed i rappresentanti istituzionali fascisti. Continua a leggere