Sempre più complessi i collegamenti tra Como e Milano. Ed un tempo si cercò nella creazione di un canale navigabile la soluzione a tutti i mali

viaLe ultime notizie sulla presenza di sostanze inquinanti nei terreni dei Comuni brianzoli che dovrebbero ospitare il futuro prolungamento dell’Autostrada Pedemontana in direzione di Dalmine ha creato un vero e proprio “vespaio” nelle località a nord di Milano perché questo significa, in parole povere, un costo maggiore dell’opera (ed a Como ne sappiamo qualcosa di quanto “costano” le bonifiche con il caso ex Ticosa ancora aperto oppure, spostandoci di qualche chilometro verso Varese, per ciò che concerne la realizzazione della linea ferroviaria Mendrisio-Stabio-Varese) ed un prolungamento indefinito dei tempi di costruzione. In ogni caso questa notizia conferma come sul fronte dei collegamenti tra Como e Milano (hinterland compreso) non si stia attraversando un periodo favorevole: sul cosiddetto banco degli imputati siede infatti ancora il futuro della linea ferroviaria Milano-Monza-Como in vista dell’entrata in funzione del nuovo collegamento Alptransit sotto il San Gottardo. Direttrice per la quale sono stati annunciati ammodernamenti ma, finora, non si è mai entrati nel dettaglio su cosa di fatto questi comporteranno. Eppure ci fu un tempo in cui si sognava di realizzare addirittura una via d’acqua navigabile tra Milano ed il capoluogo lariano. Anzi, il progetto era ben più ambizioso perché il canale milanese-comasco in realtà era parte del collegamento diretto tra Genova e Basilea. Di fatto l’idea proponeva di utilizzare imbarcazioni per quello che, con fatica, si sta cercando di fare da anni sul fronte della mobilità ferroviaria, soprattutto delle merci.

La prima bozza di idea fu promossa sul finire del 1907 con i primi abbozzi di un progetto complessivamente lungo 591 chilometri di vie d’acqua, dei quali 260 risultavano all’epoca già attivi. Rilanciato a più riprese nel 1909 e nel 1912 il progetto venne accantonato a causa della I guerra mondiale ma tornò prepotentemente d’attualità nel 1918 quando fu costituito un Comitato promotore, appoggiato finanziariamente dalla società elettrica Edison, e che vedeva in prima fila il famoso imprenditore Giorgio Falck nonché l’allora sindaco di Milano, avv. Caldara. Per ciò che concerneva il tragitto Milano-Como furono presentate addirittura diverse soluzioni progettuali: ci fu chi propose lo sfruttamento della valle dell’Adda, chi invece il corso del Lambro fino al lago di Pusiano attraversando le colline di Alcurzio e Paterno. Alla fine, invece, prevalse l’idea del Dott. Mario Beretta e dell’Ing. Mario Malocchi che progettarono la creazione di una via d’acqua che da Milano avrebbero attraversato la Brianza fino a Lecco (concretamente i lavori avrebbero previsto la creazione di più canali: il primo da Lambrate a Crescenzago e ad Affori; poi un canale da Crescenzago a Sesto, Monza, Vimercate e un terzo fino a Lecco. In più sarebbe stata realizzata una tratta anche tra Monza e Trezzo d’Adda per mettere in contatto la via d’acqua con il corso del fiume Adda) sfruttando e sistemando, in parte, il corso del fiume fino alla città manzoniana, dove sarebbe stato costruito un porto, e quindi utilizzare il Lario per i successivi spostamenti fino a Como oppure al lago di Mezzola. Qui, facendo affidamento sulla trazione mista con il rimorchio, si sarebbe poi proceduto alla costruzione di un canale a fondo inclinato “indi – si legge nella presentazione del complesso elaborato – 16 chilometri di canale tubolare, poi 15 chilometri di galleria sotto lo Spluga, e altri 15 chilometri di scala di conche fino a Thusis”, nel canton Grigioni, dove, mediante ulteriori canali scoperti, le imbarcazioni avrebbero poi raggiunto il lago di Costanza e, seguendo il corso del Reno, Basilea. Tale progetto, completato dalla domanda di costruzione e dell’esercizio dei canali e dei suoi porti, venne presentata il 28 aprile 1919 al Ministero dei Lavori Pubblici il quale dopo appena due settimane si “compiacque vivamente – come riportarono le cronache dell’epoca citando direttamente le parole del Ministro Bonomi – per l’importante iniziativa di studio e di azione e si dichiarò favorevole al sorgere di una forte società fra gli interessati impegnandosi a sollecitare e semplificare il più possibile le necessarie procedure finalizzate all’emanazione dello speciale provvedimento legislativo”. Nella successiva estate il Consorzio promotore ribadì la sua disponibilità ad assumere esso stesso la concessione per il canale e i suoi numerosi porti che, vennero definiti, “il più grandioso impianto del genere nel nostro Paese e tale da poter stare a pari con i più moderni dell’estero”. Purtroppo in quell’estate 1919 si perdono le tracce di questo avveniristico progetto, fagocitato da quel clima rovente che caratterizzò la società italiana del periodo del resto uscita molto provata dalla I Guerra Mondiale e che, nell’arco di qualche anno, dopo diverse elezioni, tumulti, scioperi e quasi altrettanti cambi di Governo e di Ministri, favorì l’avvento del Partito Fascista al potere. Speriamo che, alle prese con altre tensioni politiche e con gli effetti dell’attuale contesto economico, anche i tentativi di migliorare, su gomma o su rotaia, i collegamenti tra Como (e il suo comprensorio) con Milano (e il suo hinterland) non facciano, a poco più di cento anni di distanza, la stessa fine.

Sagnino ricorda l’Ing. Rossi con una targa sul muro di villa Baragiola

targa-rossiA sei anni esatti dalla sua scomparsa domenica scorsa, 16 ottobre, il Comitato “Monumento Ing. Alessandro Rossi” ha inaugurato la targa al fondatore della società Rivarossi, una delle prime industrie italiane produttrici di modellini ferroviari in Italia con sede nella frazione di Sagnino. La targa commemorativa è stata posizionata in una nicchia del muro di cinta della magnifica villa Baragiola, imponente edificio costruito nel 1689 dal Marchese Stoppani e allora abitazione della famiglia Rossi, a due passi dallo stabilimento che fu realizzato in quella “remota” località perché i terreni erano di proprietà della madre di Alessandro Rossi, la Signora Maria “Mary” Baragiola. La cerimonia è stata preceduta, venerdì 14 ottobre ad Albese con Cassano, da una serata particolare ospitata dalla chiesa di San Pietro dedicata a “Treni e trenini tra realtà e modellismo: canzoni, marce e immagini”, nel corso della quale è stato presentato il libro “I Rivarossi. Un percorso nel segno del mito” a cura di Vittorio Mottola, Marco Rossi e Paolo Albano.

La posa della targa a Sagnino, però, è stato un momento parte integrante del cosiddetto “Percorso Rivarossiano” promosso dal Comitato che vuole ricordare la figura dell’imprenditore comasco scomparso proprio il 16 ottobre del 2010. Tra gli altri momenti proposti negli ultimi anni l’inaugurazione, avvenuta il 3 marzo 2013, del monumento all’ing. Rossi posizionato sul piazzale dove un tempo esisteva lo storico stabilimento che ha contribuito all’evoluzione nel settore della produzione modellistica, diventata non un gioco ma soprattutto un passatempo per milioni di persone di ogni età nei decenni passati, in particolare a partire dall’immediato secondo dopoguerra. Nello stabilimento di Sagnino vennero, con coraggio, introdotte nella produzione dei modellini ferroviari innovazioni tecnologiche rivoluzionarie che portarono l’azienda a conquistare i mercati di tutto il mondo almeno fino alla seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso quando l’elettronica fece il suo ingresso nel mondo del gioco e del tempo libero. Ma a Sagnino erano prodotti modelli di autovetture, in particolarmodo i modellini delle autovetture FIAT (500, 600, 124, ecc.) grazie ad un incarico affidato direttamente dallo stabilimento di Torino. Ma anche oggi, nel ricordo, Rivarossi ha assunto un ruolo particolare. Questo perché dal monumento posato nel 2013 sono stati estratti, con un sistema di incisione laser, parti raffiguranti “locomotive” in scala, denominate “Segno nel Mito”. Ogni locomotiva è stata consegnata nei singoli Comuni, facenti parte della vita di Alessandro Rossi: Albese con Cassano, primo sito della Fabbrica dei trenini “Rivarossi”; Cortina d’Ampezzo e ultima tappa Schio. Lo stabilimento Rivarossi portò ricchezza e prosperità nel quartiere e la cerimonia di inaugurazione della targa commemorativa ha potuto contare sul patrocinio di diverse amministrazioni comunali come Como e Cernobbio.

Nel frattempo rimane sempre d’attualità la possibilità di dar vita ad un museo che ripercorra la storia di questa fabbrica e possa esporre i suoi modelllini. Già da qualche anno il Comitato ha ottenuto autorizzazioni in tal senso da parte della società Hornby, multinazionale inglese del modellismo su rotaia, che dopo la chiusura della società di via Pio XI ne acquisì i diritti. L’idea era stata avanzata all’Amministrazione Comunale di Como ma, finora, non si è arrivati ad un risultato concreto.

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I protagonisti di Como e Lecco dicono sì all’Area Vasta del Lario

Questa unione territoriale sa’ da fare. Non c’è ne voglia Alessandro Manzoni se, prendendo spunto da un passo dei “Promessi Sposi”, riassumiamo l’opinione delle principali istituzioni locali di Como e Lecco circa la definizione della futura Area Vasta del Lario, ovvero l’ente locale intermedio tra Regione e Provincia previsto dalla riforma istituzionale Del Rio che, appunto, comporterà la cancellazione dalla Costituzione di ogni riferimento alle attuali Amministrazioni Provinciali, realtà sulle quali si è fondato il nostro ordinamento locale soprattutto a partire dall’epoca napoleonica. Qualche settimana fa abbiamo presentato le ipotesi sulle quali, in Regione Lombardia e nel territorio, si sta attualmente discutendo per il ridisegno della nostra area ovvero grande Brianza, cantone dell’Insubria, area vasta del Lario. Approfittando di una recente tavola rotonda, dedicata a questa tematica, abbiamo raccolto le opinioni degli attuali vertici delle Amministrazioni Provinciali e comunali di Como e Lecco su quale dovrebbe essere la migliore definizione di Area Vasta per la nostra realtà. Dai diversi pensieri raccolti emerge come l’auspicio sarebbe quello di un “ritorno al passato” ovvero alla riunificazione dei territori comaschi e lecchesi superando così gli effetti dovuti alla creazione della Provincia di Lecco nel 1995 che ha suddiviso in due parti il lago dando vita a non poche difficoltà di gestione, in particolare del comprensorio lacuale. “L’ipotesi della creazione di un Cantone dell’Insubria non è ottimale per l’ambito lariano – sottolinea Maria Rita Livio, attuale Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Como -. L’istituzione di un’area vasta del Lario è, infatti, una sfida da raccogliere. Ecco perché sono convinta come nella definizione delle suddivisioni future locali, Regione Lombardia debba cercare la massima coordinazione. Basarsi sull’attuale riforma sanitaria come punto di partenza per ridisegno amministrativo non lo reputo una strada percorribile, soprattutto per quanto è previsto per il territorio comasco destinato ad essere suddiviso in più realtà, vanificando così quanto di buono è stato fatto sin dal 1786, anno in cui è nata la provincia di Como che in origine gestiva anche il varesino e la Valtellina, oltre al lecchese. Ritengo che nella riforma delle Aree Vaste occorra quindi basarsi sul principio dell’equità di accesso ai servizi per i cittadini nonché su una maggiore coerenza con gli altri progetti di riforma in corso a livello nazionale ovvero il ridisegno delle Prefetture e delle Camere di commercio”. “Ritengo che, prima a di parlare di confini, sua auspicabile chiarire innanzitutto quali saranno le competenze delle aree vaste – è il pensiero del sindaco di Como Mario Lucini-. Quel che è certo è che l’attuale situazione di “vuoto amministrativo” ha creato una vasta confusione sulla gestione di tanti servizi per i cittadini. Occorre, quindi, mettere un po’ d’ordine, anche se le ragioni che hanno concorso a creare questa situazione sono le più diverse. Solo dopo si potrà parlare di ipotesi territoriali su cui lavorare anche se il punto di partenza deve essere quello di un lago di Como unito”. Ma nel lecchese cosa pensano in proposito? “L’auspicio è quello di superare ogni tentazione di frazionare il lago – ha sottolineato Anna Mazzoleni, assessore comunale e Lecco e consigliere provinciale lecchese -. Occorre, quindi, fare un passo indietro rispetto al passato ovvero ritornare a lavorare insieme. Non è più tempo di particolarismi. Un esempio? La sinergia sulle diverse opportunità turistiche per Como e Lecco. A Lecco abbiamo aderito al brand unico “Lago di Como”. Allo stesso tempo il capoluogo lariano può godere delle opportunità di turismo sportivo tipico delle nostre Prealpi”. Sì all’unione di Lecco con Como ma con un’avvertenza: “Anche insieme, comunque, saremo troppo piccoli – ha puntualizzato Anna Mazzoleni -. Dobbiamo allargare il nostro sguardo, ritengo, al mondo della Brianza monzese, almeno fino alle porte della Città metropolitana di Milano. Se poi possiamo aprirci anche al varesino tanto meglio ma Lecco guarda in primis alla Brianza”. Preoccupazione sul futuro è invece manifestata da Paolo Furgoni, sindaco di Cernobbio: “Credo che se dal comasco non si alzerà al più presto una voce forte, così come per la riforma sanitaria, in Regione Lombardia si sia già deciso cosa aspetta al territorio comasco, ovvero il Cantone dell’Insubria. Logica invece vuole Como e Lecco nuovamente insieme: il più giusto punto di partenza per il futuro del nostro comprensorio”. Infine abbiamo raccolto un pensiero sull’argomento anche da parte dell’On. Mauro Guerra, parlamentare e sindaco della Tremezzina, secondo il quale “è imprescindibile che in questa riforma debba essere salvaguardata l’unità territoriale del lago”.

Enti di Area Vasta: tutti gli scenari e le tempistiche di una riforma “ignorata” dai cittadini

Di fronte a quanto accaduto nelle ultime settimane a Palazzo Lombardia la questione è passata un po’ in secondo piano ma a livello politico regionale la questione più “spinosa” che sta tenendo banco in questo 2016 è il futuro delle Province che sono destinate a diventare «enti di area vasta», così come definiti dal Ddl di riforma costituzionale varato dal consiglio dei ministri nel mese di aprile del 2015. Questo decreto, che elimina dalla Costituzione la parola «Province», inserisce questi nuovi enti che di fatto sono gli eredi delle amministrazioni provinciali. A livello nazionale la riperimetrazione dei confini è stata demandata alle Regioni ed in Lombardia della questione se ne sta occupando un gruppo di lavoro costituito da professori universitari, rappresentanti degli enti locali e delle Camere di Commercio nonché altri stakeholders. Negli ultimi mesi ampio spazio è stato dato alle diverse proposte che riguardano il futuro del territorio lariano così come noi lo conosciamo dopo la creazione della Provincia di Lecco nel 1995. Le proposte attualmente sul tavolo sono tre. La prima, in ordine di tempo, è stata presentata dal Presidente della Provincia di Monza e Brianza, Gigi Ponti, che prevede la creazione della cosiddetta “ Grande Brianza”, una vasta area che comprenderebbe le attuali province di Como, Monza, Lecco per un totale di 1.803.000 abitanti e 183.000 aziende. Il Tavolo della Competitività di Como ha invece rilanciato un progetto già illustrato a più riprese anche nel passato ovvero d’unione delle attuali province di Como, Varese e Lecco con Como capofila. Infine abbiamo il disegno di riorganizzazione stilato dal Presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, che affascinato da quel che accade oltre confine ha promosso la creazione dei “Cantoni lombardi”. Nel nostro caso Como sarebbe interessata dal “Cantone dell’insubria” che unirà la provincia di Varese a parte di quella comasca. Il territorio del lago, infatti, sarebbe diviso in tre con la parte nord–occidentale (Valle Intelvi compresa) destinata al Cantone della Montagna (Valtellina e alto Bresciano) e la parte sud-orientale al Cantone della Brianza (attuali province di Monza e Lecco). Quel che è certo che gli enti di area vasta in Lombardia saranno inferiori alle attuali 12 Province. Regione Lombardia ha comunque previsto che saranno i territori ed i singoli comuni a pronunciarsi sul loro futuro e alcune delle attuali istituzioni potrebbero essere smembrate. Il ridisegno delle Province, comunque, sta comportando una riforma degli assetti territoriali anche per molte realtà. Il 1° gennaio scorso ne abbiamo avuto un assaggio con l’entrata in vigore della riforma sanitaria che ha visto il territorio della provincia di Como diviso tra due Agenzie di Tutela della Salute (ATS), quella dell’Insubria e quella della Montagna. Ciò ha   portato a vivaci proteste di tutto il comparto del Medio Alto Lario che continuano tuttora. Anche per l’Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) è recentemente scattato l’accorpamento. Gli uffici di Como sono stati uniti a quelli di Varese e Monza con preminenza da parte della “città giardino”. In procinto di entrare in attività è invece l’unione sancita dalla nascita dei bacini per il trasporto pubblico dove Como è unita a Varese e Lecco. In questo caso capofila sarà la sede comasca. Tutta ancora da disegnare è la ridistribuzione delle Camere di Commercio. Da Como si sta caldeggiando l’unione con Lecco (sull’esempio di quanto verificatosi per alcune sigle sindacali), non escludendo comunque un’eventuale inclusione anche di Monza. La fine delle Province è prevista al più tardi entro quest’anno. Toccherà comunque a Regione Lombardia indire il referendum sull’istituzione delle Aree Vaste. Qualche giorno fa Maroni ha proposto al Governo che la consultazione in Lombardia si svolga a giugno in occasione del primo turno delle elezioni amministrative. A Milano si sta attendendo la risposta da parte di Palazzo Chigi.

Entro la fine del 2017 finalmente da Como a Malpensa via Mendrisio?

Settembre 2017. E’ questa l’ennesima nuova scadenza per ciò che concerne il mondo ferroviario comasco. Tra 19 mesi, infatti, si concluderanno i lavori per il completamento della linea ferroviaria Arcisate-Stabio, che collegherà Varese con Como e il Canton Ticino secondo quanto stabilito dalla recente intesa siglata in Regione Lombardia dal presidente della Regione, Roberto Maroni, dal presidente della provincia di Varese, Nicola Gunnar Vincenzi, dall’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana, Maurizio Gentile e dai sindaci dei comuni coinvolti. La storia del cantiere della linea Arcisate-Stabio è ben nota: i lavori avrebbero dovuto andare di pari passo con quelli nel Mendrisiotto ma la linea tra il centro principale del Ticino Meridionale con il confine italiano solo conclusi da tempo, in Italia invece si è assistito a continue interruzioni dovute alla presenza di arsenico nelle terre del cantiere ed a varie vicissitudini che hanno coinvolto l’impresa cui erano stati appaltati i lavori. Secondo quanto deciso a Milano, invece, le opere ferroviarie del nuovo cantiere dovranno essere terminate per il mese di maggio del 2017, tutti i lavori complementari entro settembre cosicché con l’entrata in vigore dell’orario invernale 2017/2018 i primi treni in partenza da Como potranno raggiungere l’aeroporto di Malpensa passando dal Canton Ticino ridando così vita ad un collegamento ferroviario tra il capoluogo lariano e Varese a cinquant’anni esatti dalla chiusura della Grandate-Malnate avvenuta, appunto, il 1° agosto 1966. L’investimento complessivo per completare le opere ferroviarie dell’Arcisate-Stabio ammonta a circa 260 milioni di euro. “Abbiamo riavviato i lavori – ha affermato dopo la firma l’ad di RFI, Maurizio Gentile – dopo un periodo tormentato e dopo aver preso anche decisioni difficili. Dopo le sofferenze delle comunità locali, sono state prese decisioni per la riduzione dei disagi con opere compensative che non sono particolarmente complesse, ma molto importanti per il territorio». Dunque i cantieri sono ora pieno regime, dopo l’approvazione da parte della Corte dei Conti della delibera CIPE per il conferimento delle terre da scavo. Lo stato di avanzamento dei lavori (opere civili, armamento ferroviario e sistema di alimentazione elettrica dei treni) è attualmente al 50%. La nuova linea Arcisate – Stabio (Svizzera) creerà un nuovo collegamento per Como con il Canton Ticino e con Varese (attraverso l’interscambio di Mendrisio) e, come già sottolineato, permetterà di raggiungere l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa dalle città della Svizzera centrale e meridionale e sarà connessa, grazie all’interscambio ferroviario di Gallarate, alle direttrici del Sempione (Losanna, Ginevra e Berna) e del Gottardo (Bellinzona e Lugano). Il progetto prevede anche la nuova fermata Gaggiolo (a Cantello), la riqualificazione delle fermate Induno Olona e Arcisate e l’interramento, fra Induno Olona e Arcisate, della linea esistente. Va segnalato che in Regione Lombardia la firma di questa intesa è stata accompagnata da informazioni anche relative ad altri progetti e cantieri in materia ferroviaria interessanti per il territorio. In particolare, lungo la tratta Milano-Lecco-Tirano saranno aperti due cantieri, a Bellano e a Ponte in Valtellina per potenziare la linea Lecco-Colico-Tirano; a Bergamo verrà realizzata la nuova fermata ferroviaria in coincidenza con il locale Ospedale mentre prosegue il cantiere per la realizzazione della nuova fermata di interscambio RFI/FNM di Como/Camerlata mentre altri interventi per la velocizzazione e la regolarizzazione del servizio ferroviario regionale dovrebbero interessare altre linee a binario semplice oltre alla Lecco-Tirano ovvero la Milano-Mortara (cantieri ad Abbiategrasso e Vigevano) e la Codogno-Mantova (cantiere a Castellucchio).

Raccolta differenziata: il futuro è rappresentato dall’economia circolare del riciclo

RamazziniDi raccolta differenziata se ne parla ormai da anni e da quanto praticamente tutti i centri del Comasco hanno adottato sistemi che privilegiano il ritiro dei rifiuti, seppure secondo modalità che talvolta differiscono anche in modo significativo da località a località, si può tranquillamente affermare che l’argomento sia entrato a far parte del bagaglio personale di ognuno di noi. Anche il riciclo è un tema ampiamente diffuso ma pur utilizzando il suo simbolo in maniera generalizzata, ovvero il disegno schematico che raffigura un’economia circolare intorno al rifiuto, nel pensiero comune questo non è strettamente associato al nostro fare raccolta differenziata. Alcuni dei perché ci sia effettivamente questa differenza di opinioni sono illustrati nel volume “La raccolta differenziata” scritto da Daniele Fortini, presidente e amministratore delegato di Ama Roma (la società che si occupa della gestione dei servizi di igiene urbana della capitale), e  Nadia Ramazzini, della Fondazione Nazionale Sicurezza “Rubes Triva” che si occupa di formazione dei lavoratori delle imprese di igiene ambientale sulla prevenzione, protezione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il libro è stato presentato qualche giorno fa a Como e l’occasione di incontrare Nadia Ramazzini ha rappresentato l’occasione per approfondire il cosiddetto “circolo virtuoso” dei rifiuti nonché alcuni aspetti della sua complessità in quanto lo stesso è sottoposto a norme e condizioni gestionali talvolta spericolate, nonché a criticità vecchie e nuove, che possono sfociare in comportamenti illegali e soprattutto nocivi non più accettabili per l’ambiente e l’uomo. Eppure le opportunità di progresso e di crescita economica in questo campo sono enormi: “I rifiuti rappresentano da anni un grande strumento di crescita sociale per i cittadini – ci racconta Nadia Ramazzini -. Differenziare i rifiuti, sapere se e come possono essere riciclati, avere la consapevolezza che trattare alcune tipologie con superficialità può avere effetti nocivi per la salute di tutti ed alti costi per tutta la società sono concetti che solo qualche decennio fa erano oscuri per la maggior parte degli italiani. L’obiettivo ora deve essere quello di una crescita a livello quantitativo e qualitativo di questa sensibilità. Se invece affrontiamo la questione dal punto di vista industriale i rifiuti possono anche qui rappresentare un’opportunità significativa per il comparto ma a patto che l’intera filiera di recupero e riciclo avvenga in una maniera più coerente e sensata, ovvero compia un salto di qualità sposando quelle tecnologie di recupero dei materiali già presenti sul mercato e quelle in fase di sperimentazione. Tutto questo per far sì che tutto ciò che noi separiamo in casa possa  tornare ad essere effettivamente utilizzabili e non disperso in discarica o incenerito dando così vita a quell’economia circolare che fa bella mostra di sé nei simboli utilizzati proprio per rappresentare la raccolta differenziata”. Continua a leggere

Anche a Como il Security team per la prevenzione nelle stazioni ferroviarie FNM

treni fnm“Security team”: anche a Como sono arrivati i vigilantes nelle stazioni ferroviarie. Un presidio, al momento con
due persone, per la sorveglianza delle stazioni cittadine delle Nord. L’iniziativa s’inserisce in un provvedimento assunto dalla
Regione in collaborazione con Fnm e Trenord. Il costo è di 7 milioni di euro, per 150 uomini dislocati su tutto il territorio
lombardo. I vigilantes hanno compiti di prevenzione: non saranno armati ma collaboreranno con la polizia ferroviaria. Ogni coppia si aggirerà per le stazioni a orari sempre diversi, così la loro presenza sarà imprevedibile anche per combattere il vizio
di salire a bordo senza biglietto.