Cento anni fa “l’ultimo anno di guerra” – Correva il giorno 20 aprile 1918

Dal fronte
Sul campo dell’onore

«La famiglia del soldato Alai Stellante ha avuto notizia giovedì che il bravo giovanotto venne colpito da una scheggia di granata ed è morto in un ospedale di Bologna. Alai Stellante modesto ed attivo lavoratore non aveva che amici perché col suo carattere sapeva farsi ben volere da tutti. Apparteneva all’arma del genio e stava al fronte dall’inizio della guerra. Deponiamo un fiore sulla sua fossa ed inviamo le nostre condoglianze alla famiglia che lo piange»

A Cernobbio

La qualità del pane

«Il Consorzio Granario, a dissipare giustificati sospetti avvalorati dalla scoperta delle note frodi, comunica che le indagini fatte in questi giorni presso mugnai e panettieri hanno sì messo in luce alcune frodi ma di entità affatto trascurabile. Il fatto più saliente rilevato a carico di una ditta esercente la molitura non ha relazione colla qualità del pane perché la ditta stessa sin dallo scorso agosto non macinava che farina da pasta. I maggiori rimarchi che vengono fatti contro la qualità del pane sono: la poca sapidità, il colore indefinibile e alquanto variabile, la imperfetta lievitatura e la insufficiente cottura. I primi due inconvenienti dipendono esclusivamente dalla qualità delle farine e sono purtroppo non eliminabili. Per approvvigionare i 511 comuni costituenti la nostra Provincia con una popolazione stabile di 632.000 persone ed una riuttuante di altre 9.000, occorrono al minimo 34mila quintali di grano al mese e  basando il calcolo su una razione giornaliera per persona di grammi duecento di pane, razione assolutamente irriducibile. Il Commissariato dei consumi non fu però mai in grado di fornire tutta questa quantità di grano e finora arrivò ad un massimo di q.li 29.000. Da ciò uno sbilancio mensile di circa q.li 5.000 di cereali panificabili. Causa questa deficienza, che, malgrado tutte le pratiche e proteste esperite, non fu mai possibile colmare, il Consorzio si trovò davanti ad un bivio penosissimo e ciò o di dovere ridurre la razione giornaliera di pane a poco più di 140 grammi per persona, o di provvedere a colmare la deficienza con surrogati, che ineccepibili da lato igienico, fossero atti alla panificazione. Il Consorzio Granario preferì appigliarsi a questa seconda soluzione, quale la più logica e la meno penosa per i cittadini, e come surrogati adottò la farina di granoturco e la farina di castagne nella proporzione complessiva del 15%. Questa percentuale così bassa non ebbe influenza apprezzabile sulla qualità del pane e il pubblico non l’avvertì. A principiare però dal febbraio scorso il Commissariato dei Consumi non si trovò più in grado di fornire il già insufficiente quantitativo di cereali per panificazione tutto in frumento, ma vi dovette sostituire a complemento  orzo, segale e ultimamente granoturco in larga dose. Ne derivò che quella percentuale di surrogati di frumento già adottata dal Consorzio Granario e non mai superiore al 15% aumentò fino a raggiungere oggi il 45% , dando così una miscela di farine, che se dal lato igienico non è criticabile, non è certamente l’ideale per una buona panificazione. Questa miscela per dare un pane passabile richiede una lavorazione molto maggiore e più diligente e una cottura più progressiva e prolungata».

La guerra c’è ma la vita continua

Contravvenzione

«La latteria di Cernobbio venne posta in contravvenzione perché vendeva latte annacquato. Il provvedimento ha destato in paese buona impressione e speriamo che si faccia sul serio in avvenire nella tutela della pubblica igiene ed economia».

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Cento anni fa “l’ultimo anno di guerra” – Correva il giorno 13 aprile 1918

In onore di un caduto
La cerimonia di domenica mattina in onore del compianto Porta Alessandro caduto sul campo dell’onore, è riuscita una nuova attestazione del patriottismo di Cernobbio nostra e della riconoscenza che essa nutre verso i suoi figli ch verano il proprio sangue per la Patria.

Panem nostrum quotidiano
Da qualche giorno il pane è immangiabile, malgrado tutta la buona volontà dei nostri prestinai i quali naturalmente non sanno far miracoli se le farine fornite dal Consorzio Granario sono pessime. A questo proposito, riceviamo questa lettera da un abbonato e la pubblichiamo ben volentieri: “A tempo perso mi diletto un po’ di chimica e ieri ho voluto prendermi il gusto di analizzare il pane portatomi dal prestinatio. Vuol sapere che cosa ho trovato? Erano rappresentati tutti i cereali e qualche cosa ancora, ma del frumento, nessuna traccia! E pensare che un decreto luogotenenziale prescrive che l’abburattamento della farina all’85%. Povero 85%. Povero frumento! Povera salute pubblica che per cura tutta speciale dell’eccelso Consorzio Granario deve sottostare a ben dure prove.

Distribuzione del lardo
In questa settimana venne distribuito il lardo, ma in misura tanto piccola che ormai è un caro ricordo del passato. Sappiamo che al Comune era stato promesso un quantitativo maggiore, che questo quantitativo maggiore già era stato pagato, ma che poi all’ultimo momento in Consorzio Granario ha fatto i comodacci suoi.

Calzature di Stato
Da più parti si domanda perché le calzature di Stato non sono poste in vendita anche nei comuni foresi. Si fa presente che, per disposizioni ministeriale, il quantitativo relativamente scarso di scarpe presentemente messe in vendita, è riservato, per ora, alle popolazioni urbane, anche perché le scarpe stesse sono più adatte alla popolazione civile urbana”. Questo comunicato è semplicemente ridicolo e varrà certo ad aumentare le lamentele della popolazione forese per la mancata vendita delle scarpe dello Stato. Di grazia, che cosa si pensa a Como? Si crede forze che oltre Villa Salazar e Camerlata non vi siano più popolazioni civili che si possano paragonare a quella urbana? E’ un po’ troppo, via, ed è curioso che tanta poca conoscenza delle condizioni della popolazione della Provincia si abbia da coloro che ci amministrano in nome del Governo. Aggiungiamo, anche che il contadino non acquisterebbe certo le scarpe di Stato quando le ritenesse non adatte ai suoi bisogni, ma lo farebbero invece l’operaio, l’impiegato e tutte le altre categorie di cittadini i quali godono gli stessi diritti della popolazione civile urbana,e non sono certo inferiori a questa per civiltà. La scusa è troppo meschina, e vogliamo sperare che venga presto un provvedimento atto a togliere un inconveniente che può sembrare una ingiustizia.

Cento anni fa “l’ultimo anno di guerra” – Correva il giorno 6 aprile 1918

Dal fronte
Concittadini che si fanno onore

«Apprendiamo con vero compiacimento che il concittadino Cesare Dotti, tenente al fronte dove già ha riportato ferite ed encomi solenni, venne assegnata la medaglia d’argento al valore militare giusto premio per il suo ardimento ed al suo eroismo. Giungano al valoroso le nostre vive congratulazioni.
Il tenente Ricò Arturo è stato promosso capitano in questi giorni. Anche a lui le nostre congratulazioni.
All’ospedale principale di Padova si trova invece degente il soldato Cassina Battista, nostro concittadino, che ha perduto l’occhio destro ed ha riportato altre deformazioni al viso durante un combattimento. Al valoroso mutilato gli giungano gli auguri di una sollecita guarigione
».
A Cernobbio

Pane ai prigionieri
«Portiamo a conoscenza degli interessati che il Comitato d’Assistenza ha ripreso da pochi giorni le spedizioni di pane, che aveva prima dovuto sospendere in causa delle solite chiusure di frontiera. Questo è quanto ci comunica cortesemente il segretario del Comitato, aggiungendo che la continuazione del servizio è dovuto al cortese interessamento del Ministero della Guerra».
La guerra c’è ma la vita continua

Una frana

«Sulla vecchia strada per Cernobbio, causa il tempo orribile dei giorni passati, è caduta una frana poco sotto la frazione Cazasso. Non si ebbero disgrazie e l’autorità ha provveduto ad impedire il passaggio delle persone».

Cento anni fa “l’ultimo anno di guerra” – Correva il giorno 23 marzo 1918

Dal fronte
In tempo di guerra…

«In questi giorni, si fanno circolare le più strane notizie di tradimenti compiuti da generali, di soldati arrestati, perché traditori, ed altre, una più grossa dell’altra che basta udirle per capire che sono balle belle e buone. Diffidate di queste notizie: esse non sono vere, e con ogni probabilità sono messe in giro da agenti austro-tedeschi ed a scopo disfattista».

La vita e la guerra…
A proposito di tacchini
«Abbiamo sentito ripetere da molti che, qui da noi, sui nostri mercati di polleria, si è arrivati a pagare un tacchino fino a 90 lire! Sarà una fola. Ma se la cosa fosse vera (e vi è taluno che l’assicura proprio) non sarebbe un sintomo di tal benessere da spaventare il mondo? Intanto noi diciamo la verità: se fossimo a capo di una Provincia e venissimo a cognizione che sui mercati si pagano i tacchini a 90 lire, faremmo arrestare il compratore. Parola d’onore! E lo faremmo arrestare perché vorremmo da lui sapere come e con quali mezzi può spingersi a soddisfare la sua ingordigia ventraiola fino a tal punto! L’oro tedesco corre dappertutto, sia dice: perché molto ne hanno speso e molto sono disposti a spendere pur di riuscire a corrompere le popolazioni dei paesi coi quali sono in guerra. Noi ci siamo messi in testa – e non siamo soli a pensarla così – che chi spende a quel modo non può avere che denaro di ignobile e illegittima provenienza. L’autorità farà bene ad investigare. Chi soffre veramente i disagi di questi critici momenti, ha il diritto di non essere almeno schernito da simili compra-vendite inesplicabili e vergognose!».

La guerra c’è ma la vita continua

Anche i gelsi

«Anche i gelsi non possono più essere abbattuti, essendo state estese ad essi le disposizioni del decreto 21 febbraio 1918 riguardante il divieto di abbattimento degli ulivi. Il divieto di abbattere i gelsi è assoluto, e comprende anche il taglio dei rami principali a meno che si tratti di potatura, di riforma o di ringiovanimento. Chiunque esegue abbattimenti o tagli di gelsi all’infuori delle eccezioni al divieto è punito con pena pecuniaria dal doppio al quintuplo del valore del legno che ne ritrae».

Cento anni fa “l’ultimo anno di guerra” – Correva il giorno 16 marzo 1918

Nomina a sottotenente 

«Con piacere apprendiamo la nomina a sottotenente degli alpini dei concittadini Aldo Levi e Dombrè Guglielmo. Giungano ad essi le nostre congratulazioni».

La babele dei prezzi
«Al momento di andare in macchina apprendiamo da sicurissima fonte che il sindaco cavalier Noseda e l’assessore Sereni hanno già iniziato le pratiche opportune presso le Autorità militari per avere un’assegnazione di carne congelata e che per ottenerla si interessa vivamente anche il nostro consigliere provinciale, rag. Giuseppe Ferrari, il quale, nella sua qualità di Assessore di Como, farà le pratiche per i rifornimenti col tramite del Comune di Como e per l’uso dei refrigeranti comaschi. Tanto meglio! Plaudiamo all’iniziativa del Comune e facciamo voti che le pratiche necessarie non abbiano ad andare troppo per le lunghe perché il tempo stringe ed il prezzo della carne nostrana aumenta settimanalmente».

 

La guerra c’è ma la vita continua – Alla Società Operaia

«L’assemblea della Società Operaia di Mutuo Soccorso ebbe luogo domenica scorsa ma vi intervennero pochissimi soci. La discussione fu assai movimentata e mentre il presidente, sig. Pietro Bernasconi con un felice discorso ha fatto appello alla concordia di tutti i soci per il bene della società, qualcuno dei presenti non ha creduto di accogliere questo appello e non ha mancato di regalare parole fuori posto».

Consiglio Comunale

La seduta del Consiglio comunale si tenne sabato sera alle ore 20. Presiedeva il sindaco, cav. Noseda. Dopo la lettura del verbale della seduta precedente si passava all’ordine del giorno ed all’unanimità, facendo voto di pronta guarigione per il signor Alfredo Malacrida, si deliberava la cessione dell’Esattoria comunale al signor rag. Padovani. In seconda lettura si deliberava il compenso al dott. Fasola per la vacanza non fruita nel 1917. Anche la domanda del dottor Fasola veniva accolta all’unanimità. Si procedeva all’estrazione di un membro della Congregazione di Carità, ed essendo uscito il nome del signor Alessandro Molteni, il Consiglio all’unanimità lo riconfermava in carica. A membri della Commissione di prima istanza per l’applicazione delle tasse comunali vennero eletti i signori dott. Carlo Mira, Gatti Camillo e Pesce Riccardo. In seconda lettura veniva deliberato l’aumento di stipendio al messo comunale.

(riproduzione su autorizzazione dell’autore – Luigi Clerici)

Cento anni fa “l’ultimo anno di guerra” – Correva il giorno 9 marzo 1918

La babele dei prezzi: bisogna provvedere
«Le lamentele sono generali. Le nostre buone e pazienti donne vedono ormai dileguato al martedì il gruzzolo che dovrebbe durare fino al sabato, e non sanno più a qual santo ricorrere onde poter soddisfare se non completamente almeno in parte le esigenze fameliche dei familiari che lavorano. Il prezzo dei generi alimentari aumenta vertiginosamente e intanto si getta la colpa sul governo e sulla guerra. Il caso deplorevole è da attribuire alla ingorda speculazione dei grossisti che affamano il popolo incassando continuamente bigliettoni. Bisogna provvedere! Quella della carne poi è una questione delle più curiose. La si vende a sei, sette ed otto lire secondo il momento e le persone, e ciò lo prova inconfutabilmente il fatto di due macellai che non hanno gli stessi prezzi. Il calmiere? C’è o non c’è? E se c’è perché non lo si fa rispettare? Viviamo in un felice paese dove purtroppo nessuno di preoccupa di nulla, e si lascia che la gente brontoli. Il governo può far leggi, può compilare decreti, può emanare ordinanze fin che vuole, nessuno le rispetta, ed i prezzi aumentano e la povera gente è costretta ormai al regime dei carcerati. Bisogna che le autorità provvedano, ripetiamo, ma dobbiamo anche aggiungere che i cittadini devono contribuire a facilitare il loro compito, combattendo essi stessi l’imboscamento dei viveri. Quando un esercente offre a titolo di favore un genere a prezzo non conforme al calmiere, lo si denunci senz’altro. Quando un venditore ambulante viene in casa ad offrire lardo, olio, formaggi a prezzi favolosi, lo si faccia arrestare. Invece di sussurrare sommessamente che questo o quell’esercente ha i magazzini pieni di roba si trovi modo di stabilire la verità e se ciò risulterà vero si avvertino i carabinieri o le guardie che provvederanno a fare il resto. Non è far la spia agire in tal modo; è null’altro che fare il bene di tutti. Combattere le false interpretazioni e lavorare unite e compatti a disboscare i viveri».

Disservizio postale
Ormai è diventata un’abitudine. Sei dei sette giorni della settimana i giornali di Milano arrivano a mezzogiorno e vengono distribuiti nel pomeriggio; nei giorni festivi non vengono nemmeno distribuiti. Le generali lamentele non trovano chi le accolga e si tira innanzi alla meglio col solito ritornello della guerra. Non sarebbe opportuno che si trovi modo di far cessare tanto incoveniente?

La guerra c’è ma la vita continua

Assolto in tribunale

«Con piacere apprendiamo che il signor Taroni Domenica contro il quale era stata elevata contravvenzione per mancata denuncia di cereali ha potuto provare al Tribunale la completa sua innocenza e così venne assolto per inesistenza di reato​».

Cento anni fa “l’ultimo anno di guerra” – Correva il giorno 2 marzo 1918

Concittadino disperso fornisce sue notizie
«Da ottobre non si avevano notizie del caporale di fanteria Carlo Moroni e già il fratello Davide era in apprensione quando giovedì sera ricevette una cartolina (censura) nella quale il Carlo gli dice di trovarsi (censura) ed in buona salute. All’egregio concittadino che per la patria più volte ha combattuto, ed ha riportato delle ferite l’augurio di presto riaverlo tra noi a festeggiare la vittoria».

Contravvenzioni

«Perché tenevano aperti i loro esercizi oltre l’ora prescritta, i Carabinieri hanno elevata contravvenzione a due esercenti di Cernobbio. Stiano in guardia gli altri, specialmente coloro che dimenticano l’obbligo di chiudere a mezzogiorno alla domenica».

Tra le vittime della valanga

«Tra le povere vittime delle valanga di Dosso di Liro, v’è purtroppo anche la guardia richiamata Caccioli di Arezzo, ammogliatosi a Rovenna. La vedova è stata avverita domenica della disgrazia toccatale. Il povero Caccioli, lavoratore attivo, era amato e stimato da quanto lo conoscevano e lascia con la moglie tra bambini in tenera età».