Arriva il Regime Fascista: dalle proteste alla programmazione. E si ottiene qualche risultato positivo

Retrospettiva giornalistica della storia di questa linea ferroviaria (3-ultima)

La Grande Guerra porta via con sé speranze e sogni della Belle Epoque. Per diversi anni di ferrovie nel comasco se ne parla esclusivamente in ottica militare. A conflitto bellico finito, nonostante il clima sociale piuttosto acceso, ci si torna ad occupare anche della linea ferroviaria Como-Lecco. Alla vigilia della “Marcia su Roma” da parte delle avanguardie fasciste, il 14 ottobre 1922, il settimanale “Il Prealpino” di Lecco non usa mezzi termini per definire questo collegamento: «La linea ferroviaria Lecco-Como è una linea sballata e sbagliata nel progetto e nella esecuzione. Ma dal momento che c’è bisogna tenersela; e perché entri nella simpatia dei viaggiatori bisogna che non sia trascurata dalle ferrovie. E per questo occorrerebbero che le quattro corse giornaliere possano percorrere i 42 chilometri in un’ora e dieci minuti. Solo così potraà la ferrovia battere la concorrenza del servizio combinato corriera-tramvai». Sì, perché ora ad unire i due centri ci sono anche la tramvia e si incominciano a sperimentare i primi servizi di autobus. Affinché la linea venga valorizzata, e non adibita al solo traffico merci, viene costituito un Movimento per il miglioramento del servizio, iniziativa antesignana a tanti Comitati e gruppi che sorgeranno nei decenni successivi. Questa iniziativa sembra non suscitare un particolare fervore nei lecchesi che espongono le loro idee in modo schietto e diretto: «Noi di Lecco non siamo freddi davanti al movimento sorto per i miglioramento del servizio di questa dannata linea Lecco-Como – si legge sempre nel Prealpino del 14 ottobre -; siamo semplicemente scettici perché l’Amministrazione Ferroviaria non farà mai un corno per soddisfare le esigenze delle popolazioni, trincerandosi dietro il pretesto che la linea è già passiva. È la storia dell’uovo e della gallina».

La situazione, però, non risulta del tutto così catastrofica. Anzi, proprio in questi anni, sembra proprio che le istituzioni vogliano provare a migliorare effettivamente il servizio. Nel 1923 la Regia Commissione Straordinaria per il miglioramento del servizio ferroviario nel Regno d’Italia incarica gli avvocati comaschi F. Lanfranconi ed il dottor Giussani di elaborare uno studio sulla Como-Lecco. I risultati vengono presentati l’anno successivo e devono essere stati ritenuti molto positivi in quanto vengono avallati dai Commissari Prefettizi di Como e di Lecco, dalle Camere di Commercio di Como e di Lecco, dalla Deputazione provinciale di Sondrio e dal Consiglio di Disciplina dei Procuratori di Como come riporta il settimanale “L’Araldo” di Cernobbio in data 16 aprile: «Conformemente all’incarico datoci ci siamo recati ieri alla Direzione Compartimentale delle Ferrovie dello Stato di Milano per concordare le novità da introdurre sulla ferrovia Como-Lecco in seguito alla concessione della quarta coppia (di treni) da attivarsi col primo giugno p.v., quarta coppia che si è finalmente ottenuta, e per le pratiche fatte alla Conferenza di Locarno e per quelle successive». I nuovi orari vengono studiati in modo da consentire coincidenze, a Lecco, con i convogli diretti in Valtellina, a Milano ed a Bergamo; a Merone con le corse delle FNM dirette a Milano o Erba Incino; ed a Como con i treni diretti sul Gottardo. Inoltre ad Oggiono le fermate consentiranno ai viaggiatori di raggiungere Milano sfruttando le corse della ferrovia Oggiono-Molteno-Monza. I rappresentanti delle Ferrovie dello Stato, a nostra richiesta, hanno dichiarato che le quattro coppie saranno tutte di treni viaggiatori, esclusi quindi i treni misti».

Sarà anche per la particolare cura che, a partire dal 1925, il Regime Fascista dedica al trasporto ferroviario oppure per il ferreo controllo su tutto ciò che viene pubblicato dai quotidiani, in ogni caso il 29 gennaio 1930 il quotidiano”La Provincia-Il Gagliardetto” rileva che «L’Amministrazione Provinciale è vivamente grata all’Amministrazione delle FF.SS. per i notevoli miglioramenti introdotti su questa linea. Pertanto si chiede che vengano conservate tutte le coppie di treni della stagione invernale attuale». È questo un periodo in cui si investe anche da un punto di vista turistico sulla linea. Dopo tutto idee, in proposito, ne erano state avanzate diverse. Ad esempio sulla “Cronaca” di Lecco si legge: «Sarebbe inoltre desiderabile che nell’intento di apprestare alla massa dei forestirei comodità maggiori in occasione del loro soggiorno nella regione dei laghi, l’Onorevole Amministrazione delle Ferrovie dello Stato facesse pratiche presso la Società Nord Milano e la Società di Navigazione sul Lago Maggiore affine di addivenire ad un accordo per la creazione di una coppia almeno giornaliera diretta fra Venezia-Rovato e Laveno con coincidenza in quest’ultima stazione per quelle di Pallanza, Baveno, Stresa. L’onor. Amministrazione delle Ferrovie dello Stato potrebbe dimostrare la sua buona disposizione al riguardo studiando fin d’ora e preordinando il raccordo alla stazione di Albate-Camerlata coi treni della Como-Varese e della Como-Lecco».

La frase pronunciata da Benito Mussolini su come gli orari, durante il regime Fascista, arrivino sempre in orario sembra quindi calzare a pennello anche alla Como-Lecco a cinquant’anni dalla sua attivazione e dalle pagine della stampa scompare ogni accenno a disagi e critiche. Una situazione, quindi, che appare idilliaca con solo qualche auspicio di ulteriori migliorie come sottolineato dal quotidiano “La Provincia-Il Gagliardetto” il 23 dicembre 1934: «Si raccomanda l’accelleramento di marcia su questa linea di tutti i treni, facendo voti che i convogli più leggeri possano al più presto venire sostituiti con le Littorine». Il sospetto, però che anche in questo caso le cronache fossero comunque controllate ed organizzate dal Regime è più che lecito. Anche perché si tratta dell’unico periodo in cui la Como-Lecco non è stata oggetto di strali, proteste e polemiche in tutta la sua storia.

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La ferrovia della Valmorea promossa a ferrovia turistica italiana. Lo propone un interessante disegno di legge

Ferrovia ValmoreaLa ferrovia della Valmorea potrebbe diventare entro l’anno una “ferrovia turistica” a tutti gli effetti attraverso un recupero con finalità di valorizzazione storico-naturalistica. E’ questa l’interessante novità che prospetta un progetto di legge all’esame della commissione Trasporti della Camera, che proprio per questo ha avviato una serie di audizioni e nei giorni scorsi ha sentito i rappresentanti di Rete Ferroviaria Italiana SpA, della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF). A livello nazionale l’obiettivo è quello di recuperare a nuova vita linee abbandonate, in via dismissione o fortemente ammalorate e non più utilizzate. Nella proposta di legge si fa presente come In Italia vi siano almeno sei percorsi ferroviari ufficialmente ancora esistenti nell’elenco della rete ferroviaria, dove circolano, quasi esclusivamente, treni straordinari e che hanno tutte le caratteristiche necessarie alla loro trasformazione in ferrovia turistica. Si tratta della ferrovia Palazzolo-Paratico (Lombardia), la ferrovia Asciano-Monte Antico (Toscana), la ferrovia Ceva-Ormea (Piemonte), la ferrovia Sulmona-Casteldisangro-Carpinone (Abruzzo-Molise), la ferrovia Agrigento-Porto Empedocle (Sicilia) ed appunto la ferrovia della Valmorea.  La denominazione storica ufficiale di questa linea è, però, “Castellanza-Valmorea-Mendrisio”, nata per soddisfare il fabbisogno di vie di comunicazione che si era venuto a creare in Italia nella seconda metà del XIX secolo. Promossa dalle Ferrovie Nord Milano la sua apertura al pubblico, da Castellanza a Lonate Ceppino, avviene il 18 luglio 1904. Nel mense di novembre 1912 viene invece approntato il progetto per il proseguimento dei binari fino a Valmorea ma i lavori entrano nel vivo alla fine della I guerra mondiale. Il 27 giugno 1926 la linea è ufficialmente inaugurata ed inizia ad essere conosciuta come la “ferrovia della Valmorea”, in quanto nel territorio comunale del paese comasco venne costruita la stazione internazionale di confine, obbligatoria per legge. Un tracciato che si estende per circa 30 chilometri in Italia e 7 in Svizzera. L’avversione delle Ferrovie dello Stato a concedere alle FNM di poter utilizzare su questa tratta i più moderni convogli merci dell’epoca, i contenuti numeri del traffico viaggiatori in quanto non conveniente rispetto alla linea Milano-Chiasso delle Ferrovie dello Stato ed infine l’avversione del Regime Fascista ad avere relazioni con la società controparte svizzera della tratta, porta però repentinamente alla chiusura del tratto tra Mendrisio e Valmorea che avviene a meno di due anni dall’apertura, ovvero nel mese di maggio del 1928. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la linea risulta in esercizio solo nel breve tratto tra Cairate e Castiglione Olona e tra Cairate e Castellanza. Nel 1952 termina il servizio del traffico viaggiatori e nel 1977, dopo il fallimento di alcune imprese della valle Olona che la utilizzavano con convogli merci, linea viene definitivamente chiusa. Il suo recupero, prima da Malnate Olona a Valmorea e poi fino a Stabio e Mendrisio, promosso fin dal 1993 per iniziative di tanti sodalizi della zona e di diversi enti locali, inizia nel 2007 e prosegue fino al 2013 con treni a vapore (la famosa locomotiva modello E3/3 del 1904) che trainano carrozze d’epoca. Va anche segnalato che nel 2014 la ferrovia ha subito una sosta forzata di più di un anno legata ai lavori della tratta ferroviaria Mendrisio-Stabio. Solo la scorsa estate è tornato in funzione il treno turistico che, però, ha percorso solo il tratto in territorio elvetico.  Al fine di garantire l’avvio di ciascuna ferrovia turistica presa in considerazione  il disegno di legge prevede come il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti debba assegnare, per il primo anno di esercizio, un contributo pari a 500 mila euro da destinare all’organizzazione dei treni storici e ordinari sulle diverse tratte ferroviarie. E’ infine previsto come a questo primo elenco possano essere eventualmente aggiunti in futuro anche altri percorsi ferroviarie per i quali sia possibile una totale riconversione ad esclusivo scopo turistico.