Diario di guerra (1915-1918) – Gli antefatti, l’attentato di Sarajevo

L'attentato di Sarajevo nella storia ricostruzione grafica di Achille Beltrame per "La Domenica del Corriere"

L’attentato di Sarajevo nella storia ricostruzione grafica di Achille Beltrame per “La Domenica del Corriere”

Sul lungofiume di Sarajevo due orme di piede sul cemento indicano ancora il punto dal quale Gavrilo Princip, giovane irredentista serbo, sparò il 28 giugno 1914 sul principe ereditario d’Austria, Francesco Ferdinando. Quel colpo di pistola, si dice comunemente, fu all’origine della Grande Guerra, anche se le ostilità cominciarono cinque settimane dopo. Ma resta vera un’altra considerazione: in realtà la guerra si preparava da tempo e l’assassinio di Sarajevo non ne fu che un movente occasionale. Per capire le origini del conflitto dobbiamo tornare indietro di un secolo con modi e principi di governo oggi inconcepibili. In Russia lo zar aveva il potere assoluto, in Germania era l’Imperatore che nominava e scacciava i capi di governo, senza controllo del Parlamento; e se in Francia e in Gran Bretagna i diritti costituzionali erano meglio garantiti, ugualmente comandava un ristretto gruppo di potenti. Sovrani e capi di Stato repubblicani andavano insieme alle grandi manovre militari, comperavano cannoni dai medesimi mercanti, si disputavano gli ultimi ritrovati di guerra: il mortaio più micidiale, la mitragliatrice più veloce, ecc. Una società singolare in cui, per esempio, il re d’Inghilterra e l’Imperatore di Germania erano zio e nipote, mentre quest’ultimo scriveva allo Zar dandogli del tu, salvo poi detestarsi per rivalità familiari oppure aggredirsi per orgoglio. In questo mondo che si sta spegnendo, e proprio dalla guerra riceverà il colpo definitivo, dominano due fattori: la sete di potenza e la paura. Quattro i protagonisti: la Germania che mira a controllare l’Europa e ad estendere il suo impero coloniale; la Francia, sconfitta nel 1870 dai tedeschi, che sogna la rivincita; la Russia, che cerca uno sbocco nel Mediterraneo; l’Inghilterra, che un po’ in disparte per la sua posizione insulare, mantiene ugualmente una sua fortissima influenza e non vuole squilibri nei rapporti di forze. Continua a leggere

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Storia di Israele e del Sionismo – 03

Suddivisione della Palestina e della Transgiordania II) DAL NAZIONALISMO ALLE NAZIONI

Si è detto che la guerra è levatrice di rivoluzioni. Bene, quella del 1914/18, fu anche levatrice di nazioni e permise ai nazionalismi arabo ed ebraico di compiere passi decisivi. Nel 1914 l’Impero ottomano entra in guerra al fianco degli imperi centrali e nel mese di aprile del 1916 Gran Bretagna, Francia e Russia formano un piano di spartizione di gran parte dell’impero stipulando l’accordo segreto denominato Sykes-Picot. Continua a leggere

Storia di Israele e del Sionismo – 02

L'effige di Theodor Herzl in una nuova banconota Shekel

L’effige di Theodor Herzl in una nuova banconota Shekel

1) NAZIONALISMO EBRAICO E NAZIONALISMO ARABO (II parte)

La Palestina allora era una provincia araba dell’Impero ottomano, ma questo non era considerato un problema per i discendenti di re Davide,che pensavano di portare il progresso e la civiltà a popolazioni più o meno arretrate, anche a costo di sloggiarle o di sottometterle. Esistevano già piccole comunità ebraiche in Palestina formate da ebrei di diversa provenienza (nel 1880 si contano 24.000 ebrei). Dopo l’ondata di antisemitismo russa del 1881 della massa di ebrei in fuga molti si rifugiarono in Palestina. Questi  si dedicarono principalmente all’attività agricola, lavorando in colonie riunite in associazioni, che presero il nome di “Chowewe Zion” (Amanti di Sion), comunità socialisteggianti nella speranza di costituire una società socialista vera, dato che il poco numero di insediamenti scartava la possibilità della costituzione di uno “Stato” nel senso ottocentesco del termine. Continua a leggere