Un imperatore alla volta…Tito Flavio Domiziano

Domiziano CI Domiziano

Domiziano, nasce a Roma il 24 ottobre del 51 d. C.. E’ figlio di Vespasiano e fratello di Tito alla cui morte, a causa di febbri malariche, il 13 settembre 81 partì subito per Roma dove si fece acclamare imperatore dai pretoriani ed ai quali distribuì, come tradizione, la stessa somma che essi avevano ricevuto da Tito. Con l’obiettivo di rafforzare la struttura dell’Impero, da una parte attuò una politica di espansione territoriale (consolidamento della conquista della Britannia, costruzione del limes germanico, vittorie su catti, sarmati e suebi), dall’altra combatté il Senato ingraziandosi i ceti popolari e provinciali (estensione dei diritti di cittadinanza, concessione di cariche e onori). Si comportò, però, da sovrano assoluto, provocando  moti di rivolta e congiure, nel corso di una delle quali fu ucciso. Continua a leggere

Un imperatore alla volta…Tito Flavio Vespasiano Cesare Augusto

TitoTito Carta

A Vespasiano successe il figlio Tito che il padre stesso aveva designato. Tito era nato il 29 dicembre del 41, l’anno in cui era morto Caligola, ed era stato educato con Britannico cui lo legava un’amicizia profonda.Di lui dice Svetonio:  Aveva  un bell’aspetto, pieno di dignità e di grazia; una forza straordinaria sebbene non fosse molto alto e avesse il ventre grosso; una grande inclinazione a tutte le arti della guerra e della pace. Una memoria meravigliosa, molta abilità nel maneggio delle armi e dei cavalli, una conoscenza profonda delle lettere greche e latine, ed una sorprendente facilità nello scrivere poesie in queste lingue e nell’improvvisare. Si intendeva anche dl musica; cantava e suonava con leggiadria e perizia.

Tribuno militare in Britannia e in Germania, si era acquistata fama di valoroso. Prudente guerriero; per breve tempo e con successo si era dedicato al Foro; aveva ricoperto la carica di questore; nominato comandante di una legione, era stato mandato in Giudea dove aveva espugnato Tarichea e Gamala e tornato a Roma dopo la guerra giudaica, in cui aveva dato prove magnifiche di valore e di tenacia, era stato sempre al fianco del padre nel governo dell’ impero. Collega del padre era stato infatti nella censura, nella potestà tribunizia e in sette consolati e in nome di Vespasiano era solito dettare lettere e firmare i decreti.  Ma Tito saliva al potere preceduto da una cattiva fama. Lo si credeva avido di ricchezze perché, imitando il padre, cercava con tutti i mezzi di restaurare l’erario; crudele perché in guerra non risparmiava i nemici e, in pace, era spietato con gli avversari di Vespasiano (era stato lui a fare uccidere Cecina); dissoluto perché fino a tarda ora della notte era avvezzo a gozzovigliare con viziosi compagni; lussurioso perché si circondava di eunuchi  e conviveva con la regina Berenice, sorella di Erode Agrippa. Continua a leggere

Un imperatore alla volta…Tito Flavio Sabino Vespasiano Cesare Augusto

vespasiano  Vespasiano Carta

Tito Flavio Sabino Vespasiano Cesare Augusto, meglio conosciuto come Vespasiano, nasce in Sabina presso l’antico Vicus Phalacrinae (l’odierna cittadina di Cittareale), figlio di Flavio Sabino, esattore di imposte e piccolo operatore finanziario; la madre Vespasia Polla era sorella di un senatore di Roma.Dopo aver servito nell’esercito in Tracia ed essere stato questore nella provincia di Creta e Cirene, Vespasiano diviene edile e pretore, avendo nel frattempo sposato Flavia Domitilla, figlia di un cavaliere, da cui avrà due figli: Tito e Domiziano – che diverranno in seguito imperatori – ed una figlia, Domitilla. La moglie e la figlia moriranno entrambe prima che Vespasiano lasci la magistratura. Dopo aver servito nell’esercito in Germania, partecipa all’invasione romana della Britannia sotto l’Imperatore Claudio: in questo contesto si distingue nel comando della Legione II Augusta sotto il comando di Aulo Plauzio. Grazie a lui viene sottomessa l’Isola di Wight, portando l’esercito a penetrare il territorio fino ai confini del Somerset (Inghilterra). Continua a leggere

Un imperatore alla volta: Aulo Vitellio Germanico

Vitellio

Vitellio CI

Aulo Vitellio Germanico, chiamato generalmente Vitellio (Nuceria Alfaterna, 24 settembre 15 – Roma, 22 dicembre 69) fu dunque il terzo a salire sul trono nell’anno dei quattro imperatori. A gennaio del 69 imperatore di Roma è Otone che, più acuto osservatore della realtà politica che Galba non fosse stato, intuì il malcontento latente e le cause profonde di malessere delle province, e il fatto che tali forze, sino ad ora sotterranee, nel venire alla ribalta della storia, si erano occasionalmente coagulate intorno alla figura, di per sé insignificante, di Aulo Vitellio. Egli era comunque debitore per la sua situazione alle coorti pretorie e, in misura minore, del favore del popolino della capitale

A prima vista, si sarebbe potuto credere che la situazione di Otone fosse vantaggiosa e più favorevole di quella rivale di Vitellio che stava facendo convergere sull’Italia le legioni del nord. In Giudea, ove le tre legioni impegnate nella dura guerra contro gli Ebrei stavano stringendo d’assedio Gerusalemme, il loro comandante Tito Flavio Vespasiano aveva fatto giurar loro fedeltà davanti alle immagini di Otone. Lo stesso avevano fatto Licinio Muciano con le legioni di Siria e Tiberio Alessandro con quelle d’Egitto. Anche l’Africa aveva abbracciato la causa di Otone, sollevando l’Urbe dallo spettro della fame, che già per un attimo era balenato al momento del tentativo di Clodio Macro contro Galba. Le due maggiori province granarie dell’Impero, l’Africa Proconsolare e l’Egitto, erano dunque aperte al traffico marittimo con Ostia e Pozzuoli e ciò rimuoveva il pericolo di sommosse del popolino ormai abituato alla consuetudine delle pubbliche distribuzioni di grano. Così pure la Spagna, antica roccaforte di Galba, e l’Aquitania parevano fedeli a Otone. Ma l’adesione più importante al nuovo imperatore venne dalle legioni della Dalmazia, della Pannonia e della Mesia, che per valore e disciplina erano in grado di battersi alla pari con quelle germaniche e per vicinanza geografica al teatro d’operazioni sarebbero state in grado di intervenire nella lotta assai prima delle lontane legioni d’Asia e d’Egitto. Continua a leggere

Un imperatore alla volta: Marco Otone Cesare Augusto

Otone  Otone carta

Le legioni germaniche erano rimaste deluse e contrariate dal fatto che Galba, insediatosi al potere, non aveva concesso loro alcun riconoscimento per quanto avevano fatto; anzi, avevano assistito con sdegno alle punizioni inflitte alle città e alle tribù galliche e germaniche che non avevano partecipato al movimento di Vindice e avevano aiutato le legioni del Reno a domarlo. Dopo la morte di Nerone e l’ascesa di Galba, lo scontento diffuso non aveva accennato a placarsi e l’episodio di Fonteio Capitone non aveva certo migliorato il loro stato d’animo nei confronti di Galba. Inviato da quest’ultimo quale legato della Germania Inferiore, Capitone – a quanto pare – aveva cercato di mettersi a capo di una rivolta militare, sfruttando l’inquietudine delle truppe e la loro avversione nei confronti degli Edui, dei Sequani e delle altre tribù galliche che avevano parteggiato per Vindice. Galba, però, venuto in qualche modo a conoscenza dei suoi piani, era riuscito a prevenirlo prima che il movimento avesse avuto il tempo di prendere consistenza. Secondo Tacito, anzi, l’imperatore non fece altro che limitarsi ad avallare quanto Cornelio Aquino e Fabio Valente avevano fatto in suo nome. Aquino e Valente comandavano ciascuno una legione del Reno e, non appena ebbero sentore delle intenzioni del legato, senza attendere ulteriori istruzioni da Roma lo avevano fatto sopprimere. Esecutore materiale dell’assassinio di Capitone era stato il centurione Crispino che, più tardi, sarebbe stato messo a morte dai legionari ancora legati al ricordo del loro governatore. Pare che anche il prefetto della flotta del Reno, Giulio Burdone, fosse a parte dell’iniziativa di Aquino e Valente. Ma senza dubbio la parte di maggior rilievo dovette essere svolta dallo stesso Fabio Valente, comandante energico e spregiudicato, che aveva già svolto un ruolo, peraltro non ben conosciuto, nel fallimento della proclamazione di Verginio Rufo da parte delle legioni, e che adesso sperava di ricevere ampie ricompense dall’imperatore al quale, per due volte, aveva eliminato un pericoloso rivale. Senonché, questi suoi meriti non ricevettero affatto il riconoscimento da lui sperato, e l’ambiziosissimo Valente, amaramente deluso dall’ingratitudine di Galba, cominciò a sua volta sul fuoco dello scontento dell’elemento militare per trarne direttamente vantaggio. Continua a leggere

Un imperatore alla volta – Servio Sulpicio Galba

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Servio Sulpicio Galba (in latino Servius Sulpicius Galba) nasce a Terracina nel 4 a. C. Stimato alla corte di Augusto e di Tiberio e protetto dall’imperatrice Livia, fu console nel 33; poi legato della Germania Superiore, sottomise i Catti nel 41; dal 45 al 47 fu proconsole d’Africa; dal 60 al 68 governò la Spagna Tarraconense. E’ con la sua figura che prende vita una nuova guerra civile che tra il 68 ed il 69 interesserà Roma con il succedersi di tre imperatori.

Il lungo regno di Nerone, dal 54 al 68 d. C., vide un sotterraneo accumularsi di quegli elementi di contraddizione che già da tempo stavano emergendo e che sarebbero sfociati nella caduta della dinastia Giulio-Claudia: la tendenza monarchico-assolutistica, la persecuzione del Senato dopo la scoperta della congiura pisoniana, il malcontento dell’elemento militare per il disinteresse del sovrano mostrato per le cose militari in genere e l’ampliamento dei confini in specie, nonché lo scanalo costituito per la mentalità latina tradizionalista dalle esibizioni teatrali e dall’ostentato gusto ellenizzante di Nerone. A ciò si devono aggiungere i delitti da lui perpetrati nell’ambito della stessa famiglia imperiale, delitti che avevano prodotto scalpore sia fra l’aristocrazia romana che fra la plebe. E poi gli odiosi sospetti originati dall’incendio di Roma del 64, aggravati dall’esproprio di vasti terreni pubblici sul Celio e sull’Esquilino per la costruzione della fastosissima Domus Aurea; e infine la “liberazione” della Grecia e il taglio del canale di Corinto, che minacciavano una riduzione della base tributaria dell’Impero proprio nel momento in cui le folli spese del sovrano per la sua politica di prestigio accentuavano le difficoltà economiche dello Stato. Continua a leggere

Un imperatore alla volta – Lucio Domizio Enobarbo Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico

Nerone Nero

Nerone (in latino: Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus) nasce ad Anzio il 15 dicembre dell’anno 37, da Agrippina Minore e Gneo Domizio Enobarbo. Il padre appartiene a una famiglia considerata di nobiltà plebea, mentre la madre è figlia dell’acclamato condottiero Germanico, nipote di Marco Antonio, di Agrippa e di Augusto, nonché sorella dell’imperatore Caligola che di Nerone è pertanto zio materno. Continua a leggere