La “Leggenda” dal Piave al Lario

LeggendaLa vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!… Così recita un telegramma, ora conservato presso il Museo delle Poste Italiane, scritto dal Comandante
del Regio Esercito, Armando Diaz, nel 1918 ed indirizzato ad “E. A. Mario”, pseudonimo sotto il quale si celava Giovanni Gaeta, autore del canto impegnato al fronte come volontario. La terza figlia del Maestro, Italia Terza Desiderata, insieme al nipote, Guido Nicolardi, da poco più un anno risiedono a Cernobbio. La località del Basso Lario era infatti molto apprezzata e frequentata negli anni ’30 del secolo scorso dal famoso compositore, autore di oltre 2.300 canzoni alcune delle quali molto popolari ancora oggi: «Mio padre amava Cernobbio ed il lago – racconta Italia Gaeta -, che anche io frequentai da bambina. Spesso veniva nel Comasco che era un territorio che lo aveva sempre affascinato durante i suoi viaggi di lavoro soprattutto dal 1930, quando aveva fondato una casa Editrice, la Edizioni Mario, a Milano ma aveva anche deciso di risiedere a Varese. In famiglia conserviamo ancora numerose sue cartoline spedite proprio da Cernobbio dove ora ci siamo trasferiti».
Mario è il nome che ha segnato la vita di Giovanni Ermete Gaeta, nato a Napoli il 5 maggio 1884. Decise di adottare questo pseudonimo già all’età di vent’anni: «Era impiegato alle Regie Poste – ricorda la terza figlia del Maestro, nata nel 1924 – ma collaborava al quotidiano “Il Lavoro” di Genova. Il direttore, Alessandro Sacheri, gli chiese di adottare uno pseudonimo per evitare di essere identificato con un altro  giornalista. Scelse quindi la E del suo secondo nome, Ermete, la A in onore di Sacheri e Mario fu una dedica ad una giornalista polacca impiegata presso il quotidiano che soleva
firmarsi al maschile. Nacque così E. A. Mario che finì per soppiantare anche in famiglia il nome Giovanni al quale mio padre non si sentiva particolarmente affezionato».
Pur essendo autore di brani militari (come la popolare “Canzone di Trincea” dall’orecchiabile strofa che incomincia con “sul cappello che noi portiamo”)
e non (il primo fu “Cara mammà”, canto biografico che narra della sua fuga da Pellizzano, Salerno, paese d’origine della famiglia per raggiungere nuovamente Napoli e allontanarsi da un destino che lo voleva barbiere come il padre), il suo nome è indissolubilmente legato a “La Leggenda del Piave”: «Che nacque come Canzone del Piave e della quale, prima della rotta di Caporetto, mio padre aveva già scritto le prime strofe. Essendo secondo maschio di una famiglia con 4 figli non era stato precettato per la guerra ma, fervente patriota, ogni tanto prendeva la Tradotta e raggiungeva il fronte. I fatti di Caporetto gli ispirarono la canzone “Le Rose Rosse”, nella quale parla delle rose macchiate dal rosso sangue dei soldati caduti. Decise, quindi, di arruolarsi e per questo,  anche a causa delle sue precedenti ripetute assenze per raggiungere le truppe in guerra, fu licenziato dalle Regie Poste».
Nei mesi successivi al suo arrivo sul Piave, il Maestro compose le ultime strofe de “La Leggenda” che iniziò ad essere canticchiata dai soldati diventando ben presto non solo un motivo molto popolare al fronte bensì un autentico strumento di prpaganda della cui importanza ne presero atto anche i vertici militari. La cosa, però, diede vita ad una situazione paradossale: «Tutti sapevano che questa canzone era stata composta da E. A.
Mario ma nessuno sapeva che era lo pseudonimo di Giovanni Gaeta. Quando si seppe chi fosse realmente l’autore del canto, mio padre fu riassunto dalle Regie Poste con tanto di scuse e tributo degli onori per il suo importante contributo all’ultimo anno di guerra dell’Italia».
Va sottolineato che solo per beghe e ripicche di natura strettamente politica nel dopoguerra la “Leggenda del Piave” fu inno provvisorio dell’Italia repubblicana solo per un biennio, ovvero dal 1946 al 1948. Poi fu adottato “Il canto degli Italiani”, popolarmente conosciuto come inno di Mameli: «Ma la “Leggenda del Piave” rimane sempre un inno molto importante. Ancora oggi è eseguito in occasione di alcune cerimonie pubbliche ed anzi viene suonato in modo esclusivo nel corso della deposizione della corona d’alloro al Monumento del Milite Ignoto».

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