Storia della RSI nel Comasco – 03: Arrivano i tedeschi e si infiamma il confine

La notizia dell’avvenuto armistizio coglie alla sprovvista anche la popolazione lariana alle ore 18.00 di mercoledì 8 settembre. A Lecco, due ore più tardi, si tiene una prima riunione di numerosi antifascisti durante la quale il sindacalista Gaetano Invernizzi, già condannato al confino politico, incita alla resistenza contro i nazisti invitando i giovani a nascondersi sui monti del Resegone.

Il 9 settembre, a Como, alcune migliaia di cittadini manifestano davanti alla Prefettura ed al distretto militare per chiedere armi con le quali fermare le truppe tedesche in avvicinamento alla città. La manifestazione, organizzata da esponenti del Partito d’Azione, tra i quali vi si trova l’avvocato Pier Amato Perretta, si tiene in piazza del Duomo.

In Prefettura il generale Binacchi, dopo essersi incontrato con il commissario Rosasco, accoglie la richiesta per la concessione delle armi alla popolazione civile al fine di consentire la costituzione di una Guardia di difesa nazionale, ma durante la notte questi fugge da Como per raggiungere Milano.

Nelle ore serali nei dintorni della città pare ci siano alcune migliaia di soldati fuggiaschi, alcuni dei quali raggiungono la caserma “De Cristoforis”. Le loro testimonianze provocano serie preoccupazioni nei vertici e nelle fila degli altri militari. Terrore desta, in particolar modo, il racconto della recluta Luigi Monti di Carimate, presentatosi al distretto con un paio di calzoni ed una camica borghese sopra le fasce gambiere e i pantaloni grigioverde, spiegando che :

“(…) tra Bolzaneto e Sampierdarena i tedeschi hanno aperto il fuoco sul mio reparto. Oltre 350 uomini sono stati colpiti ; a noi superstiti il capitano ci ha consigliato di rompere le righe e di dirigerci, in borghese, in qualche località ritenuta sicura”[1].

Nell’attesa dell’arrivo delle truppe tedesche in città regna la massima confusione. Il generale Ruggero, da Milano, aveva diffuso il proclama di resa ai tedeschi ma gli ufficiali del presidio militare di Como rimangono nella caserma.

Molti militari sbandati, privi di documenti d’identità, non possono superare il confine con la Svizzera e mettersi in salvo dal sicuro arresto dei nazisti. Per cercare di salvare questi soldati disperati, il Commissario Rosasco, autorizza il rilascio di carte d’identità contraffatte, sennonché, nel giro delle successive ore, si riversano sul territorio cittadino diverse centinaia di soldati in fuga da Milano, in quei momenti occupata dai tedeschi, con l’intenzione di raggiungere la Confederazione Elvetica. Seppur in un clima di confusione ed incertezza la maggior parte degli sbandati riesce a superare il confine.

Domenica 12 settembre, verso mezzogiorno, reparti tedeschi di fanteria motorizzata, seguiti da mezzi corazzati, guidati dal maggiore italiano Carmelo Zaffiro e dal tenente colonnello Biagio Sallusti, entrano nelle mura cittadine e bloccano il valico di Ponte Chiasso. L’occupazione delle forze naziste di Como avviene proprio quando numerosi militari comaschi del 67° reggimento Fanteria stanno prendendo posizione contro i tedeschi a Monte Lungo, nelle Puglie[2].

Le forze germaniche costituiscono immediatamente due folti gruppi armati, il primo dei quali si dirige alla caserma “De Cristoforis” per consegnare il messaggio di resa ordinato dal generale di Milano, Ruggero, ai soldati rimasti. Il Capitano d’ispezione Aimo Conardi, valutata l’impossibilità di reagire agli occupanti, dà ordine ai militari di abbandonare la caserma.

Il secondo gruppo, composto da SS, si reca al valico di frontiera di Chiasso per chiedere il permesso alle autorità di gendarmeria federale della Svizzera di poter effettuare un controllo sullo stato delle vie di comunicazione del Cantone Ticino fino a Lugano per verificare se qualche soldato italiano ha approfittato della confusione per superare il confine. La richiesta viene, evidentemente, respinta.

A Como i tedeschi installano i propri comandi nei punti strategici della città : Comando Piazza nel retro della casa del Fascio ; comando Gendarmeria nel palazzo Saibene in piazza S.Agostino ; comando Logistico all’Hotel Suisse in piazza Cavour ; Comando Gestapo[3] in un edificio sito in via Zezio ; all’Istituto Carducci in via Cavallotti[4] prende sede il comando R.u.K[5], il cui comandante, generale Hans Leyers, requisisce come propria abitazione la villa della famiglia Rosasco. Depositi del materiale sequestrato sarebbero, in seguito, diventati lo stadio Sinigaglia e l’adiacente capannone dell’idroscalo.

I più alti ufficiali tedeschi prendono alloggio presso i prestigiosi alberghi sul lungolago Terminus, S.Gottardo e Barchetta, mentre un contingente di 400 SS si stabilisce a Mariano Comense al fine di avere sotto stretta sorveglianza la strada Milano-Como mentre altri presidi vengono dislocati in tutta la provincia per un totale di 2.845 uomini. In particolare a Ponte Lambro si costituisce il presidio Polizia ed a Mandello si stabilisce l’Armata tedesca “SS Liguria”. Un presidio confinario, forte di 250 militari, prende posizione in alto lago.

I comandi divisionali delle SS vengono dislocati ad Alzate Brianza a Villa Guardia il comando provinciale mentre la direzione per la Lombardia occupa Villa Locatelli a Cernobbio, al comando del capitano Joseph Voetterl, in realtà un agente segreto degli Stati Uniti.

Voetterl, cittadino austriaco nato a Salisburgo, fu il protagonista di uno dei più grandi successi dell’Office of Strategic Service americano. Dopo essere emigrato in America negli anni ‘20, all’avvento di Hitler al potere ritornò nel III Reich. Iscrittosi al partito nazista, aveva fatto carriera nelle SS, e durante la guerra era stato prima in Polonia e poi sul fronte russo di Stalingrado dove, ferito, fu trasferito in Francia, a Tolone. Disimpegnandosi con abilità riuscì ad arrivare a Cernobbio dove continuò il suo lavoro di agente segreto ed allo stesso tempo di comandante tedesco. Solo al termine della guerra, quando si venne a conoscenza del suo vero ruolo in seno all’oganizzazione di Himmler, si riuscì a spiegare il fatto che mai si verificarono rastrellamenti delle SS nella zona di Como pur essendo territorio soggetto a vaste operazioni da parte delle formazioni partigiane[6].

In provincia di Como prende sede anche la “29a Divisione SS Italiane” costituita da volontari, considerata dai tedeschi reparto:

“della Waffen SS con tutti i diritti e doveri, i cui ufficiali sono assolutamente esclusi da qualsiasi contatto con forze militari e politiche”[7].

Presso il capoluogo lariano viene dislocato l’apposito ufficio di arruolamento ma solo per qualche mese in città sarà di stanza l’VIII battaglione, al comando del maggiore Carlo Pace, successivamente trasferito a Lecco.[8]

Altri reparti delle SS italiane avevano assunto il controllo di tutta la provincia : ad Alzate Brianza vi si trovava il Quartier Generale e la Polizia Militare ; ad Albate il carcere ed il concentramento “quadrupedi requisiti” ; ad Asso il comando artiglieria ; a Barzanò un contingente di quasi 800 uomini, dei quali 300 tedeschi ; a Valmadrera aveva sede l’Ispettorato Generale Comando Unità Armate, alle dipendenze del generale Manelli[9].  A Lurago d’Erba aveva anche sede la scuola per il genio delle SS italiane.

La sera stessa dell’occupazione della città viene diramata la notizia dell’avvenuta liberazione di Benito Mussolini da parte di un gruppo di paracadutisti tedeschi, guidati dal capitano delle SS, Otto Skorzeny, dalla prigione di Campo Imperatore sul Gran Sasso. Dopo il 25 luglio l’indiscusso capo del fascismo era stato segregato prima all’isola di Ponza, poi alla Maddalena  ed infine in Abruzzo. Badoglio ed il re, in base agli accordi dell’armistizio, avrebbero dovuto consegnarlo agli angloamericani, cosa che però non fecero al momento della loro fuga per Brindisi[10].

La notizia ebbe come risultato l’inizio di notti frenetiche nelle vicinanze dei valichi di confine con la Svizzera nei dintorni della città, ovvero Pedrinate, Vacallo e Pizzamiglio[11] e lungo le prealpi lariane , zone non ancora sotto un peculiare controllo tedesco. Militari, ex detenuti politici, ebrei, prigionieri di guerra ed evasi dai campi di concentramento italiani cercano disperatamente di evitare la cattura e la conseguente deportazione nei campi di lavoro in Germania. Le autorità elvetiche, che avevano visto crescere in modo impressionante il numero dei rifugiati, per timore di un colpo di mano tedesco nel loro territorio, decisero e realizzarono il trasferimento degli stessi verso l’interno della Confederazione. In due settimane furono accolti e sistemati 19.055 “sbandati”[12].

[1] BIANCHI, Antifascismo e resistenza nel comasco, cit., p. 80.

[2] COPPENO, Como dalla dittatura alla libertà, cit., p. 175.

[3] Si tratta della forza di polizia tedesca con compiti di sicurezza.

[4] COPPENO, Como dalla dittatura alla libertà, cit., p. 182.

[5] E’ il Dipartimento Armi e Produzione bellica.

[6] Ulteriori notizie su Johann Voettrl possono trovarsi in BIANCHI, Antifascismo e resistenza, cit., pp. 98-100.

[7] I nazisti affidarono alle SS italiane unicamente compiti di polizia e rastrellamento, evitando il loro impiego in uno dei diversi fronti. BIANCHI, Antifascismo e resistenza, cit., p. 91.

[8] Costituito da 26 ufficiali, 100 sottoufficiali e 573 soldati, il battaglione fu spostato a Lecco con lo scopo di proteggere alcune industrie della cittadina che lavoravano esclusivamente per la Germania, in particolar modo l’industria Fiocchi che produce bossoli e pallottole per fucili, pistole e mitragliatrici.

[9] Lazzero RICCIOTTI, Le SS italiane. Storia dei 20.000 che giurarono fedeltà a Hitler, Rizzoli, Milano 1982, p. 72.

[10] MOREDDU, Il Quirinale, cit., p. 251.

[11] Piccoli paesi situati a nord est e nord ovest di Chiasso, circondati dalle prealpi.

[12] In tutto il mese di settembre trovarono rifugio in Svizzera 19.134 militari e 1626 civili. CANI-MONIZZA, Como e la sua storia,  cit., p. 299.

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Buone notizie per la stazione Como San Giovanni, gli eurocity fermeranno nel capoluogo lariano

trenordSi è tenuto a Palazzo Lombardia un tavolo tecnico relativo alle modifiche d’orario dei treni da Zurigo a Milano, e viceversa, dal prossimo giugno. All’incontro hanno partecipato i funzionari responsabili del trasporto ferroviario regionale, le società Trenord, Trenitalia e Rfi, i rappresentanti dei comitati pendolari della tratta Milano – Chiasso e i delegati degli enti locali interessati. Rispetto a quanto prospettato negli scorsi mesi, saranno ancora cinque i treni da Zurigo e Lucerna e quattro verso le città svizzere che fermeranno a Como durante la giornata. La stazione lariana non vedrà però la sosta di sette convogli che fermeranno unicamente a Chiasso. Favorita dal nuovo orario sarà al contrario Monza che, acquistando sette fermate EuroCity, diventa di fatto la prima stazione italiana dopo la frontiera. Con il nuovo orario si libereranno slot che permetteranno l’attivazione di cinque nuove corse Tilo (10.50, 16.50, 18.50 da Como verso Sud e 17.10 e 19.10 da Milano verso Nord) per un costo per la Regione di 1,5 milioni di euro all’anno. Continua a leggere

990 milioni di franchi per ampliare il San Gottardo

Treno merciL’asse ferroviario del San Gottardo deve essere adattato al trasporto di semirimorchi con un’altezza agli angoli di 4 metri per agevolare il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia. Il Consiglio degli Stati ha deciso di stanziare 990 milioni di franchi per intervenire in questo senso. Oltre un quarto del totale – 280 milioni, ossia 50 milioni in più del previsto – è destinato a lavori su territorio italiano. La somma comprende anche 10 milioni di franchi per l’adeguamento della vecchia tratta del Ceneri, il cui stanziamento è stato accolto con 26 voti contro 10. Quest’ultima proposta, contestata dalla commissione preparatoria e temuta in Ticino, era sostenuta dal governo, che vede nel terminal di Lugano Vedeggio un possibile ripiego in caso di ritardi da parte italiana nella costruzione di un terminal per il traffico combinato nella zona di Milano. Gli oppositori ritengono che si tratti di un cattivo segnale lanciato nei confronti della vicina Penisola. Più in generale, nessuno ha contestato la necessità di adattare il corridoio nord-sud, visto l’atteso aumento del traffico merci, che dovrebbe crescere del 50% entro il 2030 dopo l’apertura della galleria di base del San Gottardo. Continua a leggere

(Como) Mendrisio-Varese-Malpensa: la Confederazione Elvetica conferma l’impegno economico

Tracciato della linea (Como)-Mendrisio-Varese-Mxp

Tracciato della linea (Como)-Mendrisio-Varese-Mxp

La Confederazione Elvetica continuerà a sostenere economicamente la nuova linea Mendrisio-Varese-Malpensa, i cui lavori di realizzazione si concluderanno il prossimo anno, e che permetterà a Como di raggiungere in 30’ la città bosina e in meno di un’ora l’aeroporto più importante di Regione Lombardia. E’ questo il contenuto della formulata dal Consiglio Federale svizzero su  un’interrogazione avanzata dall’esponente della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, che chiedeva chiarimenti sulla politica economica adottata dalla Confederazione su questo progetto di mobilità trasfrontaliera. Continua a leggere