Quella volta che il Como rappresentò ufficialmente l’Italia in Olanda

1950-06-08 La Provincia Como-Utrecht

Da La Provincia dell’8 giugno 1950 la notizia della prima vittoria del Como nei Paesi Bassi 

Al giorno d’oggi le tournee all’estero delle società di calcio non fanno certo più notizia. Eppure non è sempre stato così. Così come il fatto che, sempre nel mondo sportivo moderno, sono (quasi) sempre i club più famosi e facoltosi (Juventus, Inter, Milan ecc.) a confrontarsi con formazioni di altre nazioni, per lo più extraeuropee. La passione sportiva, il confrontarsi con realtà diverse dalla propria, alla base di queste esperienze che sono insite fin dalla diffusione del calcio nel nostro Paese, hanno quindi lasciato spazio per lo più a motivazioni che concernono soprattutto benefici di stampo economico, per lo più in termini di sponsorizzazioni. Qualche decennio fa, come accennato, erano invece motivazioni prettamente sociali che favorivano questi viaggi all’estero. In particolar modo negli anni successi al secondo conflitto mondiale. Tutto questo, nel mese di giugno del 1950, fece sì che il Calcio Como si trovò a rappresentare l’Italia in una tournee prevista in Olanda. Continua a leggere

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«L’obiettivo è consentire a tutti i bambini di giocare e socializzare»: parola di Johan Cruyff

Immagine Cruyff Court Fondation«Attraverso il gioco, lo sport e altre attività ricreative, i bambini costruiscono le loro attività sociali, imparano a vincere e perdere così come a sviluppare tattiche e strategie. Quando vivevo negli Stati Uniti avevo come vicino un ragazzo con la sindrome di Down, che era sempre solo e guardava gli altri bambini giocare e divertirsi. Un giorno gli insegnai come colpire la palla con la testa. Dopo un po’ di tempo, una volta che tornai a casa dopo un match in trasferta, trovai quel bambino a giocare a calcio insieme agli altri residenti nel vicinato. Realizzai che a quel bambino, fino ad allora emarginato, lo sport aveva cambiato completamente la vita». Johan Cruyff, asso della Grande Olanda degli anni ’70, così ha raccontato a Como come è nata l’idea di creare quella che è diventata la fondazione che porta il suo nome. Una realtà che da un lato supporta progetti di promozione sportiva per bambini disabili e disagiati in tutto il mondo ed anche, come sappiamo bene dopo l’inaugurazione del campo in via dei Mille, sviluppa i Cruyff Courts, ovvero spazi giochi che forniscono ai piccoli ed agli adolescenti un posto sicuro dove giocare.

Più volte, anche da queste pagine, abbiamo fortemente criticato la deriva affaristica che da un trentennio a questa parte affligge il mondo del calcio. Dobbiamo però dire che in questo caso, così come in tante altre iniziative per lo più promosse dall’UEFA, c’è anche una faccia del vituperato pallone che cerca di dare alla società ben altri segnali. La presenza sul Lario del campione olandese ci ha quindi consentito di approfondire il più profondo della Fondazione Cruyff e quali sono i risultati raccolti in questi anni in una visione particolare dello sport spesso accantonata dai mass media che prediligono, invece, risultati, polemiche e scandali. «Non ci si deve pensare su – ha detto Johan Cruyff -. Quando hai la possibilità di fare qualcosa per un qualcun altro devi cogliere questa opportunità». La Fondazione nasce da questa visione nel 1997 e Cruyff è il primo sportivo vivente a collegare il proprio nome ad un ente benefico. Realmente intenzionato a fare la differenza, dopo anni di partecipazione in attività di raccolta fondi, l’ex numero 14 della nazionale olandese decide di usare la sua influenza per supportare lo sport, il gioco e progettare esercizi per bambini di tutto il mondo, in particolare disabili. «Insieme all’educazione, alla cura della salute, del cibo, i bambini hanno diritto allo sport ed alle attività ricreative – ha raccontato Cruyff -. L’importanza dello sport è stata, per tanto tempo, sottovalutata nei programmi di sviluppo ma, per fortuna, l’approccio ha recentemente cambiato prospettiva. La Fondazione Cruyff fornisce supporto finanziario a progetti sportivi con lo scopo di migliorare la qualità della vita, in particolare a bambini con difficoltà mentali, fisiche o multiple perché, per loro, fare sport è ancora più importante che per gli altri». La Fondazione ha come obiettivo anche quello di stimolare l’educazione dei giovani attraverso un programma educativo speciale chiamato le “14 regole” che vengono applicate nei Cruyff Courts come quello di Como. Tra queste citiamo l’importanza del gioco di squadra, il richiamo alla responsabilità ed al rispetto, la voglia di integrazione, lo spirito di iniziativa e di partecipazione sociale, nonché la creatività, il giocare insieme e lo sviluppo della personalità. «Sono oltre 50.000 i bambini con forme diverse di disabilità che partecipano al programma della Fondazione Cruyff con attività settimanali attuate in collaborazione con dieci federazioni sportive internazionali di tennis, calcio, atletica, basket, ciclismo e sci, soprattutto olandesi – ha proseguito il popolare ex calciatore ed allenatore -. Un impegno nel tempo che, tra l’altro, ha permesso a 26 atleti di tennis in carrozzella, provenienti da nazioni differenti, di partecipare agli ultimi Giochi Paralimpici estivi di Londra».

L’ultimo progetto promosso dalla Fondazione Cruyff è “Schoolyard 14”: «L’obiettivo è favorire l’attività sportiva di molti studenti che in Olanda non praticano alcuna disciplina durante gli anni scolastici. Troppi adolescenti trascorrono il loro tempo libero in casa davanti ad uno schermo sia questo della TV, del computer, del telefono, e non escono mai dalla propria abitazione. La soluzione a questa situazione è molto semplice: favorire l’attività, soprattutto durante l’anno scolastico. Con Schoolyard 14, così come con le Cruyff Court, si vuole promuovere una politica di nuovo vicinato. Creare luoghi ed opportunità per i più giovani al fine di offrirgli occasioni di socializzare e di movimento. Situazioni importanti soprattutto da qualche decennio a questa parte quando ormai è diventato impossibile per i più giovani giocare e divertirsi liberamente in strada ed in cortile a causa del traffico e dei pericoli». Un nuovo modo di pensare, quindi, quello di Johann Cruyff così come negli anni ’70 il suo gioco, con la maglia dell’Ajax e dell’Olanda, rivoluzionò il calcio. (Luigi Clerici) (foto)