Como e la raccolta dei rifiuti: una storia caratterizzata da lamentele “perpetue”

RifiutiUna delle polemiche che, a Como, non sembra mai conoscere alcuna interruzione di sorta è quella riguardante i servizi ambientali. Del resto in tutta Italia sono ben poche le località i cui abitanti non si lagnano del servizio di pulizia delle strade e di raccolta dei rifiuti. Nel capoluogo lariano l’attenzione verso questo servizio è diventata particolarmente puntuale negli ultimi anni in seguito all’affermarsi della vocazione turistica della città. “Lamentele continue dei cittadini, proteste dei giornali e ripetute discussioni in Consiglio Comunale” non sono però caratteristiche attuali. La frase sopra riportata, infatti, è una citazione da un settimanale cattolico di Como, “La Vita del Popolo”, datato 11 febbraio 1911! Praticamente è trascorso più di un secolo ma il sentore dell’opinione pubblica sul modo in cui vengono svolti i servizi ambientali in città non pare certo cambiato in meglio anche perché, allora come oggi, si chiedono radicali rinnovamenti. Continua a leggere

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Rifiuti, coltelli, bossoli, siringhe ed erba alta. Il Parco delle Rimembranze è stato nuovamente abbandonato

Rimembranze rifiuti 1L’apposita segnaletica, rovinata dal tempo e dall’incuria, suona quasi beffarda per chi si reca in queste settimane al Parco della Rimembranze posto ai piedi della collina su cui sorge il Castel Baradello. “Ogni utente è pregato di portare con sé i rifiuti e di non abbandonarli” si legge sui cartelli. Peccato che le parole, ormai sbiadite delle insegne, siano rimaste, nei fatti, lettera morta. Numerosi rifiuti di varia natura, ubicati in diversi punti del prato, insieme a coltelli, bossoli di pistola, anche siringhe, nonché resti di fuochi accesi sul terreno, sono infatti gli assoluti protagonisti di questo prato dal quale si può ammirare in tutta la sua bellezza la torre dell’antico castello medievale di Como ricostruita nel 1903 ad opera di un comitato cittadino ed alle cui pendici si sono poi alteranti numerosi scavi archeologici, gli ultimi dei quali hanno evidenziato come il manufatto medievalesia stato edificato su una precedente struttura risalente all’epoca romana. Ma non è la storia, antica o recente, che ora caratterizza questo contesto. L’incuria, la mancanza di senso civico ed il disinteresse sono gli assoluti protagonisti di quel desolante panorama che oggi caratterizza soprattutto il giardino nato negli anni ’30 per ricordare i caduti, e le rispettive armi di appartenenza, della Grande Guerra. Uno scenario squallido che in queste ultime settimane è inoltre apparso davanti agli occhi increduli delle centinaia di bambini e di adolescenti di diversi gruppi dei GREST della zona di Como Sud che, nelle loro attività, stanno frequentando sentieri e località della Spina Verde. Uno scenario di abbandono che risulta ancora più odioso in quanto su tutta la collina che cinge da un lato la città, e sulle cui pendici ha avuto origine la Como preistorica e celtica prima dell’arrivo dei romani, deve (dovrebbe?) vigilare un apposito Parco, almeno come soggetto che se non può intervenire direttamente segnala ad altre autorità le situazioni più a rischio. Per dovere di cronaca si deve affermare che tale scempio non ha eguali su tutto il resto del territorio della Spina Verde che però, complessivamente, si presenta agli occhi di gitanti, ragazzi e turisti nei suoi sentieri e nei suoi spazi ammantata da una cornice di decadimento e abbandono con la sola eccezione rappresentata dalle zone circostanti le diverse baite tra le quali possono annoverarsi anche sorprese inaspettate agli occhi dei frequentatori di passaggio. Ogni riferimento in questo caso è rivolto a quell’autentica trasformazione che è in corso ormai da un anno alla ex baita Elisa che da discarica privata, anche di materiale altamente inquinante (resine e vernici di diversa natura su tutte), sta piano piano cambiando pelle tornando all’antico, in quanto in procinto di essere riaperta come Casa Scout intitolata all’indimenticato parroco di Prestino, e accanito sostenitore del movimento creato da Baden Powell, don Giambattista Levi. Continua a leggere