Un’idea chiamata Europa… L’eredità romana

GiustinianoAnche dopo la calata dei barbari al di qua delle Alpi, l’Impero romano continua sulla carta ad esistere. E’ l’Impero d’Oriente che non ha Roma, Milano o Ravenna come capitale bensì Costantinopoli…Bisanzio. Estende il suo potere in terra africana e soprattutto asiatica, mentre sull’Europa conserva un’influenza molto limitata. Nel VI secolo, quando l’Impero romano d’Oriente raggiunge con Giustiniano il suo massimo splendore, in Occidente, solamente l’Italia, i Balcani, il sud della Spagna appaiono politicamente uniti. L’attuale Francia o la Germania, le grandi pianure slave, sono percorse da tribù di nomadi senza controllo. E’ in questi secoli che comincia a profilarsi un assetto europeo che non sia quello dell’impero romano. I guerrieri nomadi depredano i contadini o li obbligano a pagare duri tributi. Però queste tribù vaganti, come sono venute all’improvviso, così finiscono con l’andarsene; oppure, fondendosi almeno in parte con le popolazioni locali, formano una struttura sociale che resiste nel tempo. Un abbozzo di nazione si avrà solo in seguito, a cominciare dalle grandi comunità germaniche e slave; ma per ogni gruppo che rinuncia alla vita nomade un pezzo d’Europa comincia a prendere forma. Continua a leggere

Un imperatore alla volta: Marco Otone Cesare Augusto

Otone  Otone carta

Le legioni germaniche erano rimaste deluse e contrariate dal fatto che Galba, insediatosi al potere, non aveva concesso loro alcun riconoscimento per quanto avevano fatto; anzi, avevano assistito con sdegno alle punizioni inflitte alle città e alle tribù galliche e germaniche che non avevano partecipato al movimento di Vindice e avevano aiutato le legioni del Reno a domarlo. Dopo la morte di Nerone e l’ascesa di Galba, lo scontento diffuso non aveva accennato a placarsi e l’episodio di Fonteio Capitone non aveva certo migliorato il loro stato d’animo nei confronti di Galba. Inviato da quest’ultimo quale legato della Germania Inferiore, Capitone – a quanto pare – aveva cercato di mettersi a capo di una rivolta militare, sfruttando l’inquietudine delle truppe e la loro avversione nei confronti degli Edui, dei Sequani e delle altre tribù galliche che avevano parteggiato per Vindice. Galba, però, venuto in qualche modo a conoscenza dei suoi piani, era riuscito a prevenirlo prima che il movimento avesse avuto il tempo di prendere consistenza. Secondo Tacito, anzi, l’imperatore non fece altro che limitarsi ad avallare quanto Cornelio Aquino e Fabio Valente avevano fatto in suo nome. Aquino e Valente comandavano ciascuno una legione del Reno e, non appena ebbero sentore delle intenzioni del legato, senza attendere ulteriori istruzioni da Roma lo avevano fatto sopprimere. Esecutore materiale dell’assassinio di Capitone era stato il centurione Crispino che, più tardi, sarebbe stato messo a morte dai legionari ancora legati al ricordo del loro governatore. Pare che anche il prefetto della flotta del Reno, Giulio Burdone, fosse a parte dell’iniziativa di Aquino e Valente. Ma senza dubbio la parte di maggior rilievo dovette essere svolta dallo stesso Fabio Valente, comandante energico e spregiudicato, che aveva già svolto un ruolo, peraltro non ben conosciuto, nel fallimento della proclamazione di Verginio Rufo da parte delle legioni, e che adesso sperava di ricevere ampie ricompense dall’imperatore al quale, per due volte, aveva eliminato un pericoloso rivale. Senonché, questi suoi meriti non ricevettero affatto il riconoscimento da lui sperato, e l’ambiziosissimo Valente, amaramente deluso dall’ingratitudine di Galba, cominciò a sua volta sul fuoco dello scontento dell’elemento militare per trarne direttamente vantaggio. Continua a leggere

Un imperatore alla volta – Servio Sulpicio Galba

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Servio Sulpicio Galba (in latino Servius Sulpicius Galba) nasce a Terracina nel 4 a. C. Stimato alla corte di Augusto e di Tiberio e protetto dall’imperatrice Livia, fu console nel 33; poi legato della Germania Superiore, sottomise i Catti nel 41; dal 45 al 47 fu proconsole d’Africa; dal 60 al 68 governò la Spagna Tarraconense. E’ con la sua figura che prende vita una nuova guerra civile che tra il 68 ed il 69 interesserà Roma con il succedersi di tre imperatori.

Il lungo regno di Nerone, dal 54 al 68 d. C., vide un sotterraneo accumularsi di quegli elementi di contraddizione che già da tempo stavano emergendo e che sarebbero sfociati nella caduta della dinastia Giulio-Claudia: la tendenza monarchico-assolutistica, la persecuzione del Senato dopo la scoperta della congiura pisoniana, il malcontento dell’elemento militare per il disinteresse del sovrano mostrato per le cose militari in genere e l’ampliamento dei confini in specie, nonché lo scanalo costituito per la mentalità latina tradizionalista dalle esibizioni teatrali e dall’ostentato gusto ellenizzante di Nerone. A ciò si devono aggiungere i delitti da lui perpetrati nell’ambito della stessa famiglia imperiale, delitti che avevano prodotto scalpore sia fra l’aristocrazia romana che fra la plebe. E poi gli odiosi sospetti originati dall’incendio di Roma del 64, aggravati dall’esproprio di vasti terreni pubblici sul Celio e sull’Esquilino per la costruzione della fastosissima Domus Aurea; e infine la “liberazione” della Grecia e il taglio del canale di Corinto, che minacciavano una riduzione della base tributaria dell’Impero proprio nel momento in cui le folli spese del sovrano per la sua politica di prestigio accentuavano le difficoltà economiche dello Stato. Continua a leggere

Un imperatore alla volta: Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico

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« Dopo l’uccisione di Caligola… Claudio suo zio… cinquantenne… divenne imperatore per uno strano caso. Infatti, trascurato dagli uccisori di Caligola, avendo quelli portato via il numero dei congiunti e dei servi di questo, egli s’era nascosto in una sala di nome Ermeo. Non molto dopo, spaventato dal rumore della porta, proseguì verso il vicino solarium e si nascose dietro alle tende davanti all’ingresso. Qui, essendosi tenuto nascosto ancora, un soldato semplice, visti i piedi lo tirò fuori mentre Claudio si inginocchiava per il timore, ma riconosciutolo, lo salutò imperatore. Poi lo condusse dagli altri soldati, esitanti e frementi. Posto dai suoi sulla lettiga, fu portato nell’accampamento, triste e trepidante, mentre la folla che incontravano lo commiserava, quasi stesse per essere giustiziato pur essendo innocente. Ricevuto entro il vallo, pernottò tra le tende dei soldati, temendo più che sperando. Invero all’indomani, reclamando il popolo una guida per lo Stato, fu salutato da tutti imperatore. » (Svetonio, Vite dei Cesari, V, 10.) Continua a leggere

Un Imperatore alla volta – Gaio Cesare Germanico (Caligola)

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La morte di Tiberio il 13 marzo del 37 d.C. fu occasione di sollievo per il popolo romano. Morto alla età di sessantotto anni, Tiberio aveva regnato per gli ultimi ventitre della sua vita, e venne ai suoi tempi considerato un tiranno, per via dei cattivi rapporti instaurati con il popolo, il senato e i militari. Pare infatti che la sua morte non fu accidentale. Quando gli succedette il pronipote Caligola il mondo apparve più roseo. Nato ad Anzio il 31 agosto dell’anno 12, Gaio Giulio Cesare Germanico – meglio conosciuto come Gaio Cesare o Caligola – allora venticinquenne, protendeva infatti verso la repubblica, e iniziò ben presto una efficace collaborazione con i Pater Conscriptis della città. Tutti lo giudicavano con favore. Caligola promosse amnistie, diminuì le tasse, organizzò giochi e feste, rese di nuovo legali i comizi. Questo periodo felice non durò in eterno. Dopo soli sette mesi da Imperatore Caligola venne colto da una improvvisa e strana malattia. Ne uscì sconvolto nel fisico ma soprattutto nella mente. Continua a leggere

Un imperatore alla volta: II – Tiberio Giulio Cesare Augusto

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Tiberio sale al potere nel 767 dalla fondazione di Roma (14 d.C.), l’anno stesso della morte di Augusto, del quale è stato uno dei migliori e più famosi generali (il primo, forse, dopo Agrippa). Nasce nel 711 (42 a.C.) da Tiberio Claudio Nerone, della gens giulia, che però aveva sostenuto Antonio, e non Ottaviano, dopo la morte di Cesare. Rientrò a Roma dopo gli accordi di Brindisi, che davano garanzie ai nemici di Ottaviano. Successivamente la madre, Livia Drusilla, sposò Ottaviano (Tiberio aveva quattro anni) e l’imperatore adottò lui ed il fratello minore Druso. Continua a leggere