Al centro Schiavi di Hitler è stato donato il plastico del campo di Fallingbostel realizzato da Angelo Digiuni, testimone della strage di Hidelsheim

Il plastico del campo di internamento di Fallingbostel realizzato da Angelo Digiuni

Il plastico del campo di internamento di Fallingbostel realizzato da Angelo Digiuni

Raccogliere la memoria di eventi tragici e drammatici, che rischiano di essere seppelliti per sempre dal trascorrere del tempo e dalla morte dei loro protagonisti. Portare alla ribalta vicende che, per dolore e pudore personale, chi le visse le conservò nel proprio cuore, difficilmente condividendole con gli altri in quanto grande era rischio di non essere creduti. E’ questo uno dei compiti principali del Centro Studi “Schiavi di Hitler” di Cernobbio che dal 1999 esegue un attento lavoro storiografico dedicato, come dice il nome, anche alla deportazione dei civili e all’internamento dei militari finalizzato al lavoro coatto per il Terzo Reich, in particolare nel biennio 1943-1945. Talvolta, dall’incontro con i sopravvissuti, nascono anche rapporti ed amicizie che finiscono per “portare nuovi frutti” ed accrescere l’importanza del Centro stesso. Come nel caso di Angelo Digiuni, cavaliere della Repubblica e Medaglia d’Onore, che ha portato con sé per tutta la vita il ricordo della deportazione, quando, neanche ventenne, finì in un campo di lavoro come prigioniero di guerra. Scomparso il 20 luglio 2013, all’età di 88 anni, Digiuni aveva infatti realizzato un plastico del campo di smistamento e raccolta di Fallingbostel (Bassa Sassonia), più volte visitato dopo il conflitto, protagonista indiscusso anche di altri suoi lavori di testimonianza come alcuni quadri che, insieme a fotografie, conservano anche parte del filo spinato oppure la targhetta in legno con il numero di matricola: 159.209. Continua a leggere