La ferrovia della Valmorea promossa a ferrovia turistica italiana. Lo propone un interessante disegno di legge

Ferrovia ValmoreaLa ferrovia della Valmorea potrebbe diventare entro l’anno una “ferrovia turistica” a tutti gli effetti attraverso un recupero con finalità di valorizzazione storico-naturalistica. E’ questa l’interessante novità che prospetta un progetto di legge all’esame della commissione Trasporti della Camera, che proprio per questo ha avviato una serie di audizioni e nei giorni scorsi ha sentito i rappresentanti di Rete Ferroviaria Italiana SpA, della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF). A livello nazionale l’obiettivo è quello di recuperare a nuova vita linee abbandonate, in via dismissione o fortemente ammalorate e non più utilizzate. Nella proposta di legge si fa presente come In Italia vi siano almeno sei percorsi ferroviari ufficialmente ancora esistenti nell’elenco della rete ferroviaria, dove circolano, quasi esclusivamente, treni straordinari e che hanno tutte le caratteristiche necessarie alla loro trasformazione in ferrovia turistica. Si tratta della ferrovia Palazzolo-Paratico (Lombardia), la ferrovia Asciano-Monte Antico (Toscana), la ferrovia Ceva-Ormea (Piemonte), la ferrovia Sulmona-Casteldisangro-Carpinone (Abruzzo-Molise), la ferrovia Agrigento-Porto Empedocle (Sicilia) ed appunto la ferrovia della Valmorea.  La denominazione storica ufficiale di questa linea è, però, “Castellanza-Valmorea-Mendrisio”, nata per soddisfare il fabbisogno di vie di comunicazione che si era venuto a creare in Italia nella seconda metà del XIX secolo. Promossa dalle Ferrovie Nord Milano la sua apertura al pubblico, da Castellanza a Lonate Ceppino, avviene il 18 luglio 1904. Nel mense di novembre 1912 viene invece approntato il progetto per il proseguimento dei binari fino a Valmorea ma i lavori entrano nel vivo alla fine della I guerra mondiale. Il 27 giugno 1926 la linea è ufficialmente inaugurata ed inizia ad essere conosciuta come la “ferrovia della Valmorea”, in quanto nel territorio comunale del paese comasco venne costruita la stazione internazionale di confine, obbligatoria per legge. Un tracciato che si estende per circa 30 chilometri in Italia e 7 in Svizzera. L’avversione delle Ferrovie dello Stato a concedere alle FNM di poter utilizzare su questa tratta i più moderni convogli merci dell’epoca, i contenuti numeri del traffico viaggiatori in quanto non conveniente rispetto alla linea Milano-Chiasso delle Ferrovie dello Stato ed infine l’avversione del Regime Fascista ad avere relazioni con la società controparte svizzera della tratta, porta però repentinamente alla chiusura del tratto tra Mendrisio e Valmorea che avviene a meno di due anni dall’apertura, ovvero nel mese di maggio del 1928. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la linea risulta in esercizio solo nel breve tratto tra Cairate e Castiglione Olona e tra Cairate e Castellanza. Nel 1952 termina il servizio del traffico viaggiatori e nel 1977, dopo il fallimento di alcune imprese della valle Olona che la utilizzavano con convogli merci, linea viene definitivamente chiusa. Il suo recupero, prima da Malnate Olona a Valmorea e poi fino a Stabio e Mendrisio, promosso fin dal 1993 per iniziative di tanti sodalizi della zona e di diversi enti locali, inizia nel 2007 e prosegue fino al 2013 con treni a vapore (la famosa locomotiva modello E3/3 del 1904) che trainano carrozze d’epoca. Va anche segnalato che nel 2014 la ferrovia ha subito una sosta forzata di più di un anno legata ai lavori della tratta ferroviaria Mendrisio-Stabio. Solo la scorsa estate è tornato in funzione il treno turistico che, però, ha percorso solo il tratto in territorio elvetico.  Al fine di garantire l’avvio di ciascuna ferrovia turistica presa in considerazione  il disegno di legge prevede come il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti debba assegnare, per il primo anno di esercizio, un contributo pari a 500 mila euro da destinare all’organizzazione dei treni storici e ordinari sulle diverse tratte ferroviarie. E’ infine previsto come a questo primo elenco possano essere eventualmente aggiunti in futuro anche altri percorsi ferroviarie per i quali sia possibile una totale riconversione ad esclusivo scopo turistico.

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Sindaco Mauch: “Gottardo sarà una rivoluzione nei rapporti Zurigo-Milano”

Logo_AlptransitIL NUOVO TUNNEL: UNA RIVOLUZIONE NEI RAPPORTI TRA MILANO E ZURIGO E NEI TERRITORI ATTRAVERSATI

Un colloquio con Corine Mauch, sindaco di Zurigo, sul suo rapporto personale con il Gottardo e sul futuro rapporto delle aree urbane e rurali che si trovano lungo la linea del Gottardo.

Nel 2016 inizierà una nuova era. Grazie alle gallerie NFTA del Gottardo e del Ceneri le distanze si accorciano. Quali effetti concreti si attende per l’area metropolitana di Zurigo?
In futuro, quella di Zurigo andrà maggiormente collegata alle aree metropolitane adiacenti con tratte ferroviarie ad alta capacità. Questo è particolarmente importante per i viaggi d’affari internazionali. Dal 2016, nel quadrilatero tra Milano, Ginevra, Parigi e Monaco converrà viaggiare in treno.

La Città di Zurigo, insieme ai cantoni Ticino, Uri e Svitto, ha esaminato gli scenari per una futura collaborazione nel corridoio del Gottardo. Perché quest’analisi?
L’analisi del corridoio del Gottardo è sorta spontanea perché sin dalla costruzione della prima galleria questo corridoio ha costituito un asse di trasporto importante, soprattutto per Zurigo. Vi è inoltre grande interesse per l’area economica del Norditalia. Il corridoio del Gottardo è avvincente perché la nuova tratta ferroviaria attraversa un enorme massiccio montuoso e il viaggiatore quasi non se ne accorge: egli percorrerà la galleria ferroviaria più lunga del mondo, quasi come effetto collaterale.

Dove sta il potenziale maggiore di una futura collaborazione?
Oltre allo scambio sociale e culturale più intenso, ritengo che il potenziale maggiore stia nell’interconnessione economica delle due aree metropolitane di Zurigo e Milano. Di tutto ciò beneficeranno anche le regioni che si trovano nel corridoio del Gottardo.

Sono previsti interventi pubblici concreti?
Dall’intenso dibattito con i cantoni Svitto, Uri e Ticino è emerso che per il momento non sono necessari ulteriori interventi dell’ente pubblico. Tutti i cantoni e tutte le regioni adegueranno tuttavia i trasporti pubblici alle nuove condizioni quadro. Il cantone di Uri, ad esempio, ha progettato una «stazione cantonale » ad Altdorf che dovrà collegare tutto il cantone alla rete ad alta capacità della NFTA.

Oltre alle molte opportunità, la NFTA comporta anche dei rischi?
Secondo me prevalgono le opportunità. Le chance non sfruttate possono tuttavia convertirsi in rischi; le regioni rurali come la Leventina potrebbero per esempio perdere attrattiva per l’insufficienza di collegamenti. Per questo è estremamente importante adeguare i piani di trasporto pubblico delle singole regioni.

Prevede che ci sarà un maggior numero di pendolari dai cantoni Svitto, Uri e perfino Ticino verso l’area economica di Zurigo?
Tra il Canton Uri e la parte interna del Canton Svitto cambia relativamente poco nei rapporti con Zurigo. È invece assolutamente ipotizzabile che in futuro ci siano pendolari per esempio tra Bellinzona e l’area di Zurigo o la Svizzera centrale: sia studenti, sia persone che lavorano.

Da Zurigo a Milano ci vorranno in treno solo due ore e 45 minuti. Che vantaggio ne trarranno le due metropoli?
Le aree economiche di Zurigo e Milano beneficeranno dei tempi di percorrenza ridotti. Per i viaggi di lavoro tra le due città, la NFTA costituisce una piccola rivoluzione: Zurigo e Milano saranno infatti visitabili in giornata. Su questa tratta, il viaggio in treno sarà decisamente preferibile all’auto o all’aereo, senza intasamenti né attese.

Che rapporto personale ha oggi con il corridoio del Gottardo?
Oggi attraverso il massiccio del Gottardo almeno due volte l’anno e cioè in agosto quando vado al festival del cinema di Locarno. Queste due ore e mezzo in treno rappresentano dei momenti di gioia nell’attesa di alcuni giorni di relax nel bellissimo Ticino, di bei film e di numerosi incontri con  i film maker; al ritorno, il viaggio in treno mi permette di ripensare con calma alle giornate appena
trascorse.

NUOVA VICINANZA TRA MILANO E ZURIGO
Anna Schindler, Direttrice Sviluppo urbano, Zurigo
Tra Zurigo e Milano vi sono oggi contatti intensi e diversificati che con la Nuova ferrovia transalpina (NFTA) – in Ticino più comunemente chiamata AlpTransit – diverranno ancora più stretti. A partire dal 2019, in meno di tre ore ci si potrà spostare da nord a sud e viceversa: per una riunione d’affari si potrà andare da una città all’altra e rientrare il giorno stesso.

Questa vicinanza sui due versanti delle Alpi è cresciuta con lo sviluppo della ferrovia. Fin dagli inizi del XIX secolo Milano divenne il centro italiano di riferimento dell’economia svizzera – per l’industria così come per le banche e gli operatori finanziari. Il primo palazzo costruito a Milano dopo la seconda guerra mondiale fu il Centro Svizzero progettato dall’architetto zurighese Armin Meili. Negli anni Cinquanta, la grafica zurighese Lora Lamm contribuì a creare l’immagine inconfondibile de «La Rinascente». E gli architetti di Basilea Herzog & de Meuron hanno contribuito al masterplan originario di Expo Milano 2015. La Svizzera è stato il primo Paese ad aver aderito all’esposizione universale e per un’intera estate il padiglione svizzero sì è trovato accanto a quello italiano. Insieme a Basilea e Ginevra, all’Expo la Città di Zurigo ha presentato la Svizzera urbana: la cultura, la capacità d’innovazione, i paesaggi urbani lungo corsi e specchi d’acqua, la grande varietà sociale delle città, il loro contributo a una produzione e a un consumo alimentare sostenibili. Di questa vicinanza beneficiano non solo le città, ma anche il territorio che vi sta in mezzo: nel corridoio del Gottardo, da Chiasso a Sciaffusa, risulteranno più vicini anche i centri regionali più piccoli e le aree circostanti a essi, collegate dal trasporto pubblico. L’effetto divisorio tra aree culturali e linguistiche di questo grande massiccio montuoso si affievolisce sempre più.

Storia della RSI nel Comasco – 03: Arrivano i tedeschi e si infiamma il confine

La notizia dell’avvenuto armistizio coglie alla sprovvista anche la popolazione lariana alle ore 18.00 di mercoledì 8 settembre. A Lecco, due ore più tardi, si tiene una prima riunione di numerosi antifascisti durante la quale il sindacalista Gaetano Invernizzi, già condannato al confino politico, incita alla resistenza contro i nazisti invitando i giovani a nascondersi sui monti del Resegone.

Il 9 settembre, a Como, alcune migliaia di cittadini manifestano davanti alla Prefettura ed al distretto militare per chiedere armi con le quali fermare le truppe tedesche in avvicinamento alla città. La manifestazione, organizzata da esponenti del Partito d’Azione, tra i quali vi si trova l’avvocato Pier Amato Perretta, si tiene in piazza del Duomo.

In Prefettura il generale Binacchi, dopo essersi incontrato con il commissario Rosasco, accoglie la richiesta per la concessione delle armi alla popolazione civile al fine di consentire la costituzione di una Guardia di difesa nazionale, ma durante la notte questi fugge da Como per raggiungere Milano.

Nelle ore serali nei dintorni della città pare ci siano alcune migliaia di soldati fuggiaschi, alcuni dei quali raggiungono la caserma “De Cristoforis”. Le loro testimonianze provocano serie preoccupazioni nei vertici e nelle fila degli altri militari. Terrore desta, in particolar modo, il racconto della recluta Luigi Monti di Carimate, presentatosi al distretto con un paio di calzoni ed una camica borghese sopra le fasce gambiere e i pantaloni grigioverde, spiegando che :

“(…) tra Bolzaneto e Sampierdarena i tedeschi hanno aperto il fuoco sul mio reparto. Oltre 350 uomini sono stati colpiti ; a noi superstiti il capitano ci ha consigliato di rompere le righe e di dirigerci, in borghese, in qualche località ritenuta sicura”[1].

Nell’attesa dell’arrivo delle truppe tedesche in città regna la massima confusione. Il generale Ruggero, da Milano, aveva diffuso il proclama di resa ai tedeschi ma gli ufficiali del presidio militare di Como rimangono nella caserma.

Molti militari sbandati, privi di documenti d’identità, non possono superare il confine con la Svizzera e mettersi in salvo dal sicuro arresto dei nazisti. Per cercare di salvare questi soldati disperati, il Commissario Rosasco, autorizza il rilascio di carte d’identità contraffatte, sennonché, nel giro delle successive ore, si riversano sul territorio cittadino diverse centinaia di soldati in fuga da Milano, in quei momenti occupata dai tedeschi, con l’intenzione di raggiungere la Confederazione Elvetica. Seppur in un clima di confusione ed incertezza la maggior parte degli sbandati riesce a superare il confine.

Domenica 12 settembre, verso mezzogiorno, reparti tedeschi di fanteria motorizzata, seguiti da mezzi corazzati, guidati dal maggiore italiano Carmelo Zaffiro e dal tenente colonnello Biagio Sallusti, entrano nelle mura cittadine e bloccano il valico di Ponte Chiasso. L’occupazione delle forze naziste di Como avviene proprio quando numerosi militari comaschi del 67° reggimento Fanteria stanno prendendo posizione contro i tedeschi a Monte Lungo, nelle Puglie[2].

Le forze germaniche costituiscono immediatamente due folti gruppi armati, il primo dei quali si dirige alla caserma “De Cristoforis” per consegnare il messaggio di resa ordinato dal generale di Milano, Ruggero, ai soldati rimasti. Il Capitano d’ispezione Aimo Conardi, valutata l’impossibilità di reagire agli occupanti, dà ordine ai militari di abbandonare la caserma.

Il secondo gruppo, composto da SS, si reca al valico di frontiera di Chiasso per chiedere il permesso alle autorità di gendarmeria federale della Svizzera di poter effettuare un controllo sullo stato delle vie di comunicazione del Cantone Ticino fino a Lugano per verificare se qualche soldato italiano ha approfittato della confusione per superare il confine. La richiesta viene, evidentemente, respinta.

A Como i tedeschi installano i propri comandi nei punti strategici della città : Comando Piazza nel retro della casa del Fascio ; comando Gendarmeria nel palazzo Saibene in piazza S.Agostino ; comando Logistico all’Hotel Suisse in piazza Cavour ; Comando Gestapo[3] in un edificio sito in via Zezio ; all’Istituto Carducci in via Cavallotti[4] prende sede il comando R.u.K[5], il cui comandante, generale Hans Leyers, requisisce come propria abitazione la villa della famiglia Rosasco. Depositi del materiale sequestrato sarebbero, in seguito, diventati lo stadio Sinigaglia e l’adiacente capannone dell’idroscalo.

I più alti ufficiali tedeschi prendono alloggio presso i prestigiosi alberghi sul lungolago Terminus, S.Gottardo e Barchetta, mentre un contingente di 400 SS si stabilisce a Mariano Comense al fine di avere sotto stretta sorveglianza la strada Milano-Como mentre altri presidi vengono dislocati in tutta la provincia per un totale di 2.845 uomini. In particolare a Ponte Lambro si costituisce il presidio Polizia ed a Mandello si stabilisce l’Armata tedesca “SS Liguria”. Un presidio confinario, forte di 250 militari, prende posizione in alto lago.

I comandi divisionali delle SS vengono dislocati ad Alzate Brianza a Villa Guardia il comando provinciale mentre la direzione per la Lombardia occupa Villa Locatelli a Cernobbio, al comando del capitano Joseph Voetterl, in realtà un agente segreto degli Stati Uniti.

Voetterl, cittadino austriaco nato a Salisburgo, fu il protagonista di uno dei più grandi successi dell’Office of Strategic Service americano. Dopo essere emigrato in America negli anni ‘20, all’avvento di Hitler al potere ritornò nel III Reich. Iscrittosi al partito nazista, aveva fatto carriera nelle SS, e durante la guerra era stato prima in Polonia e poi sul fronte russo di Stalingrado dove, ferito, fu trasferito in Francia, a Tolone. Disimpegnandosi con abilità riuscì ad arrivare a Cernobbio dove continuò il suo lavoro di agente segreto ed allo stesso tempo di comandante tedesco. Solo al termine della guerra, quando si venne a conoscenza del suo vero ruolo in seno all’oganizzazione di Himmler, si riuscì a spiegare il fatto che mai si verificarono rastrellamenti delle SS nella zona di Como pur essendo territorio soggetto a vaste operazioni da parte delle formazioni partigiane[6].

In provincia di Como prende sede anche la “29a Divisione SS Italiane” costituita da volontari, considerata dai tedeschi reparto:

“della Waffen SS con tutti i diritti e doveri, i cui ufficiali sono assolutamente esclusi da qualsiasi contatto con forze militari e politiche”[7].

Presso il capoluogo lariano viene dislocato l’apposito ufficio di arruolamento ma solo per qualche mese in città sarà di stanza l’VIII battaglione, al comando del maggiore Carlo Pace, successivamente trasferito a Lecco.[8]

Altri reparti delle SS italiane avevano assunto il controllo di tutta la provincia : ad Alzate Brianza vi si trovava il Quartier Generale e la Polizia Militare ; ad Albate il carcere ed il concentramento “quadrupedi requisiti” ; ad Asso il comando artiglieria ; a Barzanò un contingente di quasi 800 uomini, dei quali 300 tedeschi ; a Valmadrera aveva sede l’Ispettorato Generale Comando Unità Armate, alle dipendenze del generale Manelli[9].  A Lurago d’Erba aveva anche sede la scuola per il genio delle SS italiane.

La sera stessa dell’occupazione della città viene diramata la notizia dell’avvenuta liberazione di Benito Mussolini da parte di un gruppo di paracadutisti tedeschi, guidati dal capitano delle SS, Otto Skorzeny, dalla prigione di Campo Imperatore sul Gran Sasso. Dopo il 25 luglio l’indiscusso capo del fascismo era stato segregato prima all’isola di Ponza, poi alla Maddalena  ed infine in Abruzzo. Badoglio ed il re, in base agli accordi dell’armistizio, avrebbero dovuto consegnarlo agli angloamericani, cosa che però non fecero al momento della loro fuga per Brindisi[10].

La notizia ebbe come risultato l’inizio di notti frenetiche nelle vicinanze dei valichi di confine con la Svizzera nei dintorni della città, ovvero Pedrinate, Vacallo e Pizzamiglio[11] e lungo le prealpi lariane , zone non ancora sotto un peculiare controllo tedesco. Militari, ex detenuti politici, ebrei, prigionieri di guerra ed evasi dai campi di concentramento italiani cercano disperatamente di evitare la cattura e la conseguente deportazione nei campi di lavoro in Germania. Le autorità elvetiche, che avevano visto crescere in modo impressionante il numero dei rifugiati, per timore di un colpo di mano tedesco nel loro territorio, decisero e realizzarono il trasferimento degli stessi verso l’interno della Confederazione. In due settimane furono accolti e sistemati 19.055 “sbandati”[12].

[1] BIANCHI, Antifascismo e resistenza nel comasco, cit., p. 80.

[2] COPPENO, Como dalla dittatura alla libertà, cit., p. 175.

[3] Si tratta della forza di polizia tedesca con compiti di sicurezza.

[4] COPPENO, Como dalla dittatura alla libertà, cit., p. 182.

[5] E’ il Dipartimento Armi e Produzione bellica.

[6] Ulteriori notizie su Johann Voettrl possono trovarsi in BIANCHI, Antifascismo e resistenza, cit., pp. 98-100.

[7] I nazisti affidarono alle SS italiane unicamente compiti di polizia e rastrellamento, evitando il loro impiego in uno dei diversi fronti. BIANCHI, Antifascismo e resistenza, cit., p. 91.

[8] Costituito da 26 ufficiali, 100 sottoufficiali e 573 soldati, il battaglione fu spostato a Lecco con lo scopo di proteggere alcune industrie della cittadina che lavoravano esclusivamente per la Germania, in particolar modo l’industria Fiocchi che produce bossoli e pallottole per fucili, pistole e mitragliatrici.

[9] Lazzero RICCIOTTI, Le SS italiane. Storia dei 20.000 che giurarono fedeltà a Hitler, Rizzoli, Milano 1982, p. 72.

[10] MOREDDU, Il Quirinale, cit., p. 251.

[11] Piccoli paesi situati a nord est e nord ovest di Chiasso, circondati dalle prealpi.

[12] In tutto il mese di settembre trovarono rifugio in Svizzera 19.134 militari e 1626 civili. CANI-MONIZZA, Como e la sua storia,  cit., p. 299.

Inaugurato il tratto ferroviario Mendrisio-Stabio. Dal 15 dicembre ad Albate-Camerlata tornano i TILO della nuova linea di confine

130612_Fermata_Stabio_binari1Tra pochi giorni sarà attivo il nuovo collegamento trasfrontaliero ferroviario TILO S40 che collegherà le stazioni di Albate-Camerlata, via Mendrisio, a Stabio,  con soste anche alle stazioni di Como S. Giovanni, Chiasso e Balerna. La scorsa settimana, infatti, è stato inaugurata la nuova linea ferroviaria Mendrisio–Stabio che assicurerà questo collegamento durante gli orari di punta del mattino e della sera, domeniche escluse. L’entrata in vigore di questo nuovo tronco, parte della linea che in futuro dovrebbe arrivare fino a Varese, comporterà anche l’introduzione di nuove coincidenze a Mendrisio che consentono alle autorità elvetiche di continuare nella politica di potenziamento dell’offerta di servizio di trasporto pubblico quale risposta efficace agli annosi problemi creati dal traffico privato sulle arterie di confine del Canton Ticino. Dopo tante polemiche lo storico scalo di Albate-Camerlata sulla direttrice ex Trenitalia per Milano torna, dunque, ad essere capolinea grazie a queste nuove corse che, è bene ribadirlo, sono diventare realtà grazie ad un sostanzioso finanziamento economico assicurato dalla Svizzera. Del resto TILO ha sempre considerato il bacino di utenza del Comasco particolarmente significativo.

Mercoledì 26 novembre scorso, alla cerimonia di inaugurazione della linea, come già sottolineato purtroppo giustamente definita incompleta fin quando non si chiarirà cosa accadrà sul lato italiano (l’unico dato certo è che i lavori per la costruzione del collegamento Stabio-Arcisate dovranno essere affidati a una nuova impresa con una nuova gara d’appalto e quindi i tempi per l’entrata in vigore del servizio complessivo sono destinati ad allungarsi a dismisura), sono intervenuti esponenti di primo piano nel mondo politico della Confederazione Elvetica. Tra questi Toni Eder, vicedirettore dell’Ufficio federale dei trasporti, e Philippe Gauderon, Direttore di FFS Infrastruttura e membro della direzione del Gruppo FFS che ha ribadito come “L’apertura di una nuova linea è sempre un fatto storico. In Ticino l’ultima inaugurazione risale alla galleria del San Gottardo nel 1882”.

Storia, arte, ricordi: il Piccolo Museo del Bisbino, uno scrigno di tesori che vuole crescere

ImmagineIn attesa di poter aprire al pubblico una nuova  sala dedicata alla grande collezione di fossili donata dagli eredi dell’appassionato comasco Flavio Ferrè, il Piccolo Museo del Bisbino ha recentemente aperto i propri battenti ad una nuova esposizione temporanea d’arte ovvero “Maurizia e il cielo” che presenta alcune opere dell’artista di Sagnino, Maurizia Sala. Una mostra affascinante che ben si inserisce tra i numerosi e variegati cimeli che sono esposti nelle due sale sul retro del Santuario della Beata Vergine del Bisbino.

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28 aprile 1945-28 aprile 2014: 2) Cenni di “ventennio” nel Comasco

Manifestazione davanti alla Casa del Fascio per l'annuncio della conquista dell'Etiopia (1936)

Manifestazione davanti alla Casa del Fascio per l’annuncio della conquista dell’Etiopia (1936)

Il 1924 è l’anno che vede instaurarsi la dittatura fascista con lo scioglimento di tutti i partiti ed i sindacati, l’abolizione del diritto di sciopero e la forte limitazione della libertà di stampa[1]. A Como segretario locale del Partito Fascista è Alessandro Tarabini[2], inviso alla maggioranza delle camice nere lariane. L’astio ed il sospetto nei suoi riguardi porteranno allo scioglimento della federazione provinciale nell’agosto 1929 ed al suo commissariamento straordinario. Ma negli anni in cui Tarabini può adempiere al proprio dovere non si può non rilevare come il P.N.F. fosse molto attivo a livello propagandistico anche se il “ras” non riuscì a colmare l’effettivo distacco esistente tra la maggioranza della popolazione ed i rappresentanti istituzionali fascisti. Continua a leggere

Immagini dalla presentazione del pieghevole sui congedi parentali

foto 6Tutte le informazioni utili per usufruire dei congedi parentali esposte in un linguaggio semplice e diretto. La terza edizione del pieghevole “Congedi dei genitori”, promosso da Comune di Maslianico e ACLI Como, con il patrocinio dei Comuni di Cernobbio, Malnate, San Fedele Intelvi, Uggiate Trevano, della Camera di Commercio di Como, di ACLI Lombardia e della Direzione Territoriale del lavoro di Como, è stata presentata quest’oggi nella suggestiva cornice liberty di Villa Bernasconi a Cernobbio. Continua a leggere