Un mito, una storia…Memnone

MemnoneFiglio di Titone, principe troiano, e di Eos, dea dell’Aurora, fu re d’Etiopia. Morì nell’assedio di Troia, in un duello contro Achille.

I greci assediano Troia. E’ arrivato dall’Etiopia anche l’esercito di Memnone, nipote di Priamo. Achille, il piè-veloce, si getta su di lui. Un terribile duello di semidei perché se Achille è figlio della de marina Teti, Memnone è figlio di Eos. Le due madri sono salite in cielo a pregare Zeus di concedere la vittoria al proprio figlio. Zeus è legge imparziale: nella mano regge la bilancia d’oro delle sorti e un piatto scende irresistibilmente, il piatto di Memnone. Sulla terra, in quel momento, Memnone cade, colpito a Morte da Achille. Eos supplica ancora Zeus di concedergli almeno l’immortalità. Zeus accenna di sì con la testa.

Dal rogo funebre di Memnone si alza la cenere e ruota e prende forma… Diventa un nugolo di uccelli ma visti che si battono fra di loro stridendo e poi volano via. Sono beccacce. I greci le chiameranno Memnonidi, perché in esse è racchiuso lo spirito del sovrano etiope. Ogni anno torneranno a battersi attorno al tumulo eretto in suo onore, dove piange, invisibile, la madre, l’Aurora, e le sue lacrime sono rugiada d’argento.

Il patto violato

MenelaoI due eserciti si fronteggiano sotto le mura di Troia. La guerra si trascina da nove anni. I troiani avanzano urlando; silenziosi i greci, ma bramosi anch’essi di dare battaglia. In prima fila tra i difensori della città è Paride, il rapitore di Elena: le spalle coperte da una pelle di leopardo, armato di arco, spada, due lance. Menelao, il re cui il troiano ha tolto la moglie, esulta come un leone che scorge la preda e gli si scaglia addosso. Paride non teme confronti come bellezza ma Menelao è un diavolo biondo e nerboruto, che mette paura. Pallido, tremante, il troiano rientra fra i suoi. Rispondendo ai fieri rimproveri del fratello Ettore, eroe fra gli eroi, si rincuora e avanza una proposta. Affronterà in duello Menelao: il vincitore si prenderà Elena e tutte le sue ricchezze. Ma comunque termini lo scontro, dovrà tornare la pace: così Troia sarà salva e i greci riprenderanno il mare. Gli animi sono scossi; sembra impossibile che, dopo tanti anni, la guerra possa finire. E’ commossa anche Elena, che sente un’ombra di rimpianto per il primo marito. Da lei il vecchio re troiano Priamo si fa indicare i capi nemici: il potente Agamennone, Ulisse dal gran senno, Aiace Telamonio grande e gagliardo, che supera tutti di una testa. Priamo scende fra i soldati, ma non resiste a vedere il figlio impegnato in quel duello mortale e rientra in città mentre Ettore e Ulisse misurano il campo di lotta e scelgono chi dovrà colpire per primo. La sorte favorisce Paride. Continua a leggere