Diario di Guerra (1915-1918): il cimitero delle navi

nave_colpitaTra il 1915 ed il 1916 si afferma il principio della guerra “totale”. Prima di allora i conflitti armati fra le nazioni erano vicende che impegnavano soltanto principalmente gli eserciti: la gente comune, salvo che avesse la sfortuna di trovarsi o vivere nei luoghi dove si combatteva o in città cinte d’assedio, poteva continuare in genere la propria vita normale. Ma nel momento in cui ci uccideva dal Belgio alla Russia, dal Mare del Nord al Mediterraneo, era in pratica l’intero continente europeo che vedeva in gioco il proprio destino. La popolazione civile non poteva più rimanere estranea. Le conseguenze di questa nuova situazione furono molteplici. In primo luogo le predite immense provocate dagli attacchi frontali, spesso inutili perché la medesima località poteva essere persa e riconquistata più volte, obbligarono i governi a richiamare pressoché tutti gli uomini validi. La durata della guerra, prevista inizialmente in pochi mesi, comportava spese altissime: perciò più tasse, prestiti pubblici, sacrifici per le famiglie, corruzione. Infine si poneva per ciascuno dei contendenti l’esigenza di fiaccare la resistenza fisica ed anche psicologica del nemico, cercando in particolare di affamarlo. Gli inglesi per primi avevano progettato un blocco navale della Germania, fallendo in parte per la scarsa propensione dell’Ammiragliato a cercare scontri aperti in mare, in parte per la forte protezione delle coste tedesche. Poi l’iniziativa passò a Berlino attraverso un mezzo micidiale e fino ad allora scarsamente impiegato, il sommergibile. Continua a leggere