La Polizia Locale a Como: dalle Guardine civiche e daziarie ai Vigili Urbani. 150 anni di storia e curiosità

Domenica 20 gennaio, festa di San Sebastiano, si è svolta la tradizionale festa del Corpo di Polizia Locale del Comune di Como che quest’anno, 2019, ha voluto ricordare i 150 anni dalla sua fondazione. Per questo motivo Villa Olmo ha ospitato una vera e propria festa della Polizia Locale del territorio regionale, visto che sul Lario sono arrivate delegazioni dagli altri capoluoghi di Provincia della Lombardia nonché lo stesso governatore, Attilio Fontana. Correva, dunque, l’anno 1869 quando Como si dotò del primo corpo di “Vigili Urbani”. Del resto, in Italia, tutti i corpi di polizia locale sono nati tra la fine del ‘700 e la fine dell’ottocento (Torino 1791, Milano 1860, Bergamo 1864, Venezia 1876, Vicenza 1871). Del resto lo Statuto del Regno di Sardegna del 1848, e la Legge Comunale e Provinciale del 1859, davano ai Comuni la possibilità di dotarsi di guardie per vigilare sul rispetto delle proprie norme. La possibilità di creare questi corpi era comunque subordinata all’autorizzazione dei Governatori provinciali che potevano anche rifiutarne la costituzione. Come accennato, a Como il Corpo divenne realtà 150 anni fa. Ma quest’anno, però, ricorre anche un secondo anniversario. Sono infatti trascorsi 110 anni dalla sua prima grande riforma a livello locale. Nel 1909, infatti, Palazzo Cernezzi decise di unificare i funzionari dei Vigili con un secondo gruppo di agenti, ovvero le Guardie Daziarie, mettendo in atto quanto, del resto, deciso da un Regio Decreto che identificava con gli attuali operatori di polizia locale anche, ad esempio, le Guardie Campestri (figura presente soprattutto nei paesi di campagna), quelle Boschive o Rurali. In particolare, a Como, le Guardie Daziarie avevano il compito di vigilare sui Regolamenti Comunali in materia, ovvero di accertare l’avvenuto corretto pagamento dei tributi municipali nel movimento delle merci in un autentico “ginepraio” di tasse, imposte e balzelli che è del tutto simile al carico fiscale che oggi grava su ogni bene importato dall’estero e messo in vendita. Il Comune di Como nel 1909 da quindi vita ad un solo corpo che, alla vigilia della I Guerra Mondiale, arriverà a contare 42 agenti, tre brigadieri, sei vice-brigadieri e sei vigili scelti per una spesa relativa al suo funzionamento regolare che ammontava ad oltre 57mila lire dell’epoca. Va sottolineato che tra le motivazioni “pratiche” che suggerirono tale riforma, il Comune di Como mirava, con la nomina di un solo comandante e con la unificazione dei servizi sotto un’unica direttiva, a provvedere ad una migliore scelta dei funzionari. Il nuovo Regolamento di disciplina del Corpo, infatti, prevedeva che l’assunzione non si sarebbe basata unicamente sui titoli in possesso del candidato bensì anche sull’esito di esami orali e scritti. Per controllare l’operato del Comando si istituì inoltre la “Commissione permanente di disciplina” composta dal Sindaco, dall’Assessore ai Vigili Urbani, dal Segretario Comunale, dal Comandante e da un agente commissario. Un organismo che avrebbe proposto alla Giunta eventuali nomine, premiazioni, punizioni, licenziamenti ed “assegni di pensione”. Dopo questa riforma occorre attendere il 1952 per assistere ad altre novità riguardo il funzionamento del corpo che, pur dipendendo dai Comuni, veniva impiegato con modalità e scopi che non rispondevano alle reali necessità del territorio. Con gli anni ’50 del secolo scorso, e l’avvento successivo della motorizzazione di massa che determinò lo sviluppo esponenziale della circolazione nei centri urbani, ai Vigili Urbani venne anche affidato un ruolo di primo piano nella regolamentazione e controllo del traffico nei centri abitati, ruolo che tuttora identifica nell’immaginario collettivo questa figura professionale e che, del resto, è stato immortalato da numerose pellicole cinematografiche di successo con protagonisti, ad esempio, Alberto Sordi o Totò. Un ultima curiosità: pur essendo familiarmente ancora conosciuti come “Vigili Urbani”, tale denominazione è inesatta dal 1986 quando la prima vera e propria Legge dell’età repubblicana in materia li identificò come “Agenti di Polizia Municipale”. Ad oggi sono le diverse normative regionali che, al fine di ricomprendere le Polizie Municipali e Provinciali, hanno adottato il termine Polizia Locale. (Luigi Clerici)

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