In Lombardia si cercano di disegnare nuovi scenari per la “Vita indipendente” dei disabili

vita-indipendenteNegli ultimi tempi la disabilità è tornata prepotentemente alla ribalta degli organi di informazione locali soprattutto per la mancanza di senso civico registrata nei due principali centri della Brianza comasca (Cantù e Mariano Comense) da parte della popolazione verso la categoria. Nel mirino della stampa è finita (giustamente!) l’occupazione impropria dei posti auto riservati ai disabili dalle rispettive Amministrazioni Comunali da parte dei soggetti più disparati. In ogni caso il tema della disabilità rimane strettamente d’attualità anche per tutta un’altra serie di motivi. Innanzitutto perché proprio in queste settimane in Regione Lombardia sono state presente due proposte di legge dedicate alla “Vita indipendente” che portano la firma, rispettivamente, del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. Due testi che traggono ispirazione dai contenuti del piano nazionale sulla disabilità che sancisce, appunto, il diritto alla vita indipendente. Il Governo Renzi, infatti, ha stabilizzato il Fondo nazionale per la non autosufficienza ma, circoscrivendo la nostra attenzione territorialmente, dobbiamo rilevare come in Lombardia manchi ancora una cultura della disabilità. Basti pensare che le politiche pubbliche a favore delle persone con disabilità sono sotto-finanziate rispetto agli altri Paesi europei e l’erogazione dei servizi è sempre più carente.  L’offerta, col tempo, si è stabilizzata su servizi non personalizzabili che non consentono altre soluzioni alternative, soprattutto nei casi di disabilità intellettiva grave (le case famiglia o le piccole comunità alloggio rappresentano soltanto il 3,7% del totale dei servizi residenziali e non consentendo un sostegno intensivo risultano accessibili prevalentemente alle presone con disabilità moderata). Continua a leggere

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